Paola D’agostino

Paola D’Agostino (due poesie)

berlino 2011 - foto gm

La tartana e l’iperbole

Silenzio è la perfetta iperbole
arcobaleno in bianco e nero
colorato solo come sotto shock
dal profumo giallo acceso dei limoni
lungo l’indice dei libri del mese

entrerà nel giardino la luna anche stanotte
sorprendendoci sul cofano della macchina
parcheggiata nei riflessi dell’inverno
a far l’amore

entrerà sangue nuovo e pulito nella storia
del Regno di Napoli sui terrazzi di Santa Lucia
si mischierà all’inchiostro che ti scrivo
e solo allora ricomincerà il secolo
con la corsa all’ultima scheda bianca o nulla
del ventennio che si chiude su queste
primarie elezioni barbariche
lotteremo contro Pio IX come se fosse prima dell’Italia
come se ancora ci fosse un paese da inventare
e un Nettuno travestito da Schettino
al timone dei giorni e dei mari
ci stesse traghettando verso
la piazza San Domenico stupefatta dei tempi
del G8, prima di Genova un istante prima
e poco dopo i tuoi salti sul letto
quando eri solo un motard rock o un fratello maggiore
quando ancora si sparavano i botti a Capodanno
e l’Orientale era occupata
dai nostri tornei di scopone scientifico

silenzio l’iperbole da SMS
che salta i campi magnetici per sopravviversi
come i conigli ischitani nelle sere d’agosto per non finire nel calderone
o l’addio inverosimile sul molo a scongiurare un lieto fine nazional-popolare
in ogni porto ogni costone di roccia balneabile
cinico è il Cilento ormai
l’unica casa che nostro malgrado sottenda un noi
l’unico spazio pubblico che ci trascenda
Senza raziocinio se non un itinerario fra i tanti
la sola mappa condivisibile
di quei giorni che chiamammo amore.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

(Tartana: femmina profusione
Disintegrata dall’incuria
O da un errore di navigazione)

04/01/2013

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Lampedusa mon amour

Tu non hai visto Lampedusa
tu n’aies pas vu
il profugo orfano che dava la luce
al mare dei suoi occhi aperti
lacci clandestini e suole nelle mani
di vecchi marinai isolani
tu non hai visto quei fili di spine alla dogana
fucili
e livide false identità tra le boe di Lampedusa.

Le reti sciolte a seccare al sole
riavvolte da questa memoria nomade
riportano a galla cicatrici di torture
il pesce azzurro e l’uomo nero

l’albatro dell’esodo s’è fatto sciacallo
che fiuta, sputa, ringhia sul corridoio Mediterraneo
mentre sul nostro lungomare
lavora in corso
salsedine rappresa al catrame

la pietra pomice ci smacchiava i vestiti
prima di rincasare per la cena
ma non c’è pietra che tiri via la notte
di questa strage a distanze sognate
frontiere imposte e slanci soffocati.
Tu non hai visto Lampedusa
ma conosci la tempesta, i porti segreti
le grotte nascoste nei fondali
conosci i treni, le marce, il retrogusto di ogni singolo abisso
tu sai le partenze, gli arrivi, i viali deserti della domenica migrante
e la bocca vuota, il lavoro feroce,
rispondere a una domanda che comincia sempre inevitabilmente per
a casa tua
com’era a casa tua
com’era il mare?
Barche addossate a scogli
la sera eravamo
eliche abbandonate

il mio mare è Lampedusa
dici
e non l’hai mai neppure vista da vicino.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Paola D’Agostino è nata a Sapri nel 1975 e dal 2000 vive e lavora a Lisbona, dove traduce e insegna l’Italiano. Ha pubblicato Largo delle necessità e Questo freddo, entrambi per la casa editrice oxp di Napoli. Suoi racconti e testi sparsi sono riuniti in Portogallo nel libro Este Frio e Outras Histórias de Amor (ed. Fenda, 2011). Un suo testo compare nell’antologia Lissabon. Eine literarische Einladung (Berlino, Wagenbach, 2010).

 

Pas de deux # 4

berlino 2011 - foto gm

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il quarto numero Paola D’Agostino e Giacomo Sandron hanno tradotto un testo di Susana Araújo.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: La redazione

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

DÍVIDA SOBERANA

A Topix agrega títulos de todo o mercado, nós
somos o produto humano desperdiçado. Esta
mesa tem abas que se fecham (assim como
eu desarmo): sentamo-nos sobre a toalha
inteira, falando nessa língua vossa
(estrangeira).

Até à noite em que não valerá a pena.
Desvalorizada a morte é uma pedra (ou
será moeda) lançada pela janela. O Estado
inclina-se para a frente e na calçada jazem
corpos desempregados.

A gargalhada de amigos, ignorante e alienígena,
não tem tradução. Apesar disso, procuras cego a
tua audiência fiel e bêbada. Eu olho para o prato:
um caroço de azeitona no centro dos nossos
valores.

Enquanto o meu país se desmorona, guio-vos em
roteiros de lazer, fantasia que me reverte para
outro copo, outra
nação.

Aqui (no rectângulo da nossa agregação),
somos a esfera indirecta do Fado
côdea de pão em mesa molhada,
peso morto sem obrigações nem
garantias.

(poesia tratta da Dívida Soberana, Lisboa, Mariposa Azual, 2012)

************

Traduzione di Paola D’Agostino

Debito sovrano

Il Topix aggrega titoli di tutto il mercato, noi
siamo il prodotto umano sperperato. Questo
tavolo ha ribalte che si chiudono (come
io abbasso le armi): ci sediamo sulla tovaglia
intera, parlando in quella lingua vostra
(straniera).

Fino alla notte in cui non ne varrà la pena.
Svalutata la morte è una pietra (o
forse moneta) lanciata dalla finestra. Lo Stato
si china in avanti e sul selciato giacciono
corpi disoccupati.

L o sghignazzare di amici, ignorante ed alieno,
non ha traduzione. Ciò nonostante ricerchi, cieco, la
tua audience fedele ed ebbra. Io guardo nel piatto:
un nocciolo d’oliva al centro dei nostri
valori.

Mentre il mio paese crolla, vi guido in
itinerari di piacere, fantasia che mi converte in
altro bicchiere, altra
nazione.

Qui (nel rettangolo della nostra aggregazione),
siamo la sfera indiretta del Fado
crosta di pane su tavola bagnata,
peso morto senza obbligazioni né
garanzie.

********************

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Traduzione di Giacomo Sandron

DEBITO SOVRANO

Il Topix raccoglie i titoli di tutto il mercato, noi
siamo il prodotto umano sprecato. Questa
tavola ha ripiani che si chiudono (così come
io butto le armi): ci sediamo sulla tovaglia
intera, parlando questa lingua vostra
(straniera).

Fino alla notte in cui non varrà la pena.
Senza valore la morte è una pietra (o
sarà moneta) lanciata dalla finestra. Lo Stato
si prostra e sulla strada stanno buttati
corpi disoccupati.

La risata di amici, ignorante e aliena,
non ha traduzione. Ciò nonostante, cerchi cieco il
tuo pubblico fedele e ubriaco. Io guardo nel piatto:
un osso d’oliva al centro dei nostri
valori.

Mentre il mio paese si sgretola, vi guido in
percorsi di piacere, fantasia che mi riporta a
un altro bicchiere, altra
nazione.

Qui (nel rettangolo della nostra riunione),
siamo l’orbita tortuosa del Destino
crosta di pane su tavola bagnata,
peso morto senza obblighi né
garanzie.

************************
:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Susana Araújo è autrice del libro di poesia Divida Soberana (Mariposa Azul, 2012); la prima versione (inedita) del libro è stata finalista al Prémio Revelação della APE (Associação Portuguesa de Escritores) nel 2010. Ha scritto il testo teatrale “O Ringue”, messo in scena dalla compagnia Última Cena. Ha pubblicato poesie, racconti e saggi su riviste letterarie portoghesi e inglesi. Ha studiato teatro e lavorato come attrice fino al 1997, anno in cui si è trasferita in Inghilterra. Ha studiato letteratura all’Università di Lisbona, specializzandosi in seguito a Warwick e conseguendo il dottorato nel Sussex. Dal 2008 lavora come ricercatrice al Centro de Estudos Comparatistas dell’Università di Lisbona dove insegna e coordina il progetto CILM – Cidade e (In)segurança na Literatura e nos Media.