Panasonica

Simone di Biasio, da Panasonica. Inediti

 

Quando facciamo visita alle case in dialetto diciamo
che jam a visita’ i sepulcr’, visitiamo sepolcri
andiamo dal vivo a cercare qualcuno, a stanarlo
nell’ombra di luce in cui se ne sta raccolto.

 

 

(Il melograno s’inalbera in punto di morte
non si stacca suppura si spacca, si gonfia di sangue
spalanca la stagionatura, bocca rosso pompeiano
proprio come chi d’improvviso stagiona
si spegne sul punto più alto di maturazione.)

Tu che ricordi il tedesco ferito sotto un albero
a terra caduto come un frutto ammaccato
disperato con le foto di famiglia tra le mani
come noi adesso nel tuo salone color corteccia
tu che hai la pietà sparata in petto dalla guerra
vedi ancora dal basso, riparata dietro a una trincea.

 

 

Non rispondo più al telefono di casa
dalla notte che mostrò la tua regalità
il timore che sia ancora la tua voce
a chiedere “come stai?” perché collassa
ogni risposta, cadono dall’albero le ossa
ammonticchiate ai fili del vecchio apparecchio
singolarità spazio-temporale, santi e rosari
s’adunano per condurti a braccetto nell’origine
l’universo si fa sempre più stretto, denso e gira
gira come il tuo brodo di primordiale assenza.

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