pace

Per Gianmario Lucini, il poeta, il costruttore di pace.

Gianmario_Lucini

L’ho visto domenica scorsa, 26 ottobre, nel pomeriggio. Era a Roma, al Villaggio Cultura, dove era divenuto una presenza familiare – quante volte, Gianmario, abbiamo parlato con il gruppo dei lettori lì, di andare “oltre le nazioni”, di coltivare la poesia e, insieme,  di costruire la pace! Gianmario Lucini ha presentato Keffiyeh. Intelligenze per la pace. Scritti e poesie dissidenti, un’antologia che lui stesso ha curato insieme a Mario Rigli e che ha pubblicato con la propria casa editrice, CFR. Abbiamo trascorso due ore animate dalla conversazione di tutti i presenti sull’essere umani, la storia, la poesia, la giusta collera, la pace. Ci siamo salutati dandoci appuntamento, sempre a Roma, per gennaio. La notte scorsa Gianmario Lucini è morto e il dolore immenso si affianca alla riconoscenza per i doni di poesia, critica, coscienza, giusta collera e pace di cui ci ha sempre generosamente messi a parte. Sì, Gianmario Lucini è stato sempre costruttore di pace, lui, con gli strumenti della parola: «La parola è e resta l’unica alternativa alle armi di distruzione, alla guerra», ci ha ripetuto domenica scorsa, riportando il suo pensiero e ricordando la testimonianza di David Maria Turoldo. Dalla sua raccolta, che doveva uscire a giorni, Vilipendio, riporto qui un testo che è apparso in anteprima su Keffiyeh:

Tregua di Natale

Benediceste allora i generali
menti dissolute di vecchi corrotti
di ghiaccio il monocolo all’occhio
spioventi i baffi, cazzuto
il gracchiare di corvo che gira
e gira in volo sui cadaveri.

Oggi, benedite nel nome di Cristo
i macelli dei soldati fratelli a Natale
nel nome del Nato, per la NATO e nella NATO
li volete scimmie sanguinarie
nel nome di Cristo e per Cristo e in Cristo
per la gloria del Signore Onnipotente Dio
Padre di scimmie macellaie
e orfani di guerra.

Avete indugiato nelle camere del dubbio
con le sirene del potere incoronate d’alghe rosse e gialle
– e quando, mi chiedo, quando
vi degnerete d’annegare
liberandoci così del vostro male?

Flashback 135 – Pace

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Le macchine che passano lungo la strada statale rallentano in prossimità della curva, qualcuno per via dei cartelli e qualcuno per la curiosità. Ogni tanto uno dei conducenti si accorge che ci sono due figure sulla montagna, vicino al bunker. Io continuo a scrivere, ripetendo le parole nella mente, e intanto mi chiedo cosa potranno mai immaginare da là sotto. Penseranno che sono qui per scrivere una dedica d’amore, una verità da nascondere o un insulto al politico di turno. Ogni tanto mi giro per controllare che non arrivino i Carabinieri; domani ho un aereo che mi aspetta per rientrare nelle mie città, quella di nascita e quella di adozione. Le parole si seguono e il caldo è sempre più caldo. Una volta in strada, guardo in alto: la poesia è l’unica cosa che resta.

© Marco Annicchiarico

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Ventuno settembre

(Bunker della Seconda Guerra Mondiale, 1942)

(Bunker della Seconda Guerra Mondiale, 1942)

 

Ventuno settembre

Fosse sempre domenica mattina
per scambiarci un segno nella fretta
e ricordare col sorriso di un bambino
che il corpo di Cristo è altra cosa.

Fosse sempre luglio per lasciare la città
e tornare alle origini oppure agosto
per stare fermi a guardare una stella
e un desiderio passare.

Fosse sempre il tempo che non è
quello delle bandiere appese sui balconi
come a un filo di speranza, in Italia
come in Siria, anche quando fuori piove

Fosse stato tutto questo, oggi sarei
andato al mare, avrei preso una birra
e sarei rimasto steso al sole, senza chiedermi
perché di pace si scrive solamente e non si vive.

2013 © Marco Annicchiarico, inedito