Oscar

Anomalisa (di Nicolò Barison)

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Anomalisa, l’Uomo Postmoderno nel film d’animazione di Charlie Kaufman

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Anomalisa è la storia di Michael, uomo di mezz’età annoiato dalla sua vita, che di lavoro fa l’oratore motivazionale, ovvero è specializzato nel dare un senso alle esistenze degli altri. Ha avuto un discreto successo con il suo libro sui servizi ai clienti delle varie compagnie. È inglese ma vive a Los Angeles, anche se in realtà a casa non c’è mai, dato che è sempre in viaggio da un Paese all’altro. Durante un soggiorno di lavoro giunge a Cincinnati, dove deve tenere un importante discorso ad una convention. Nel lussuoso hotel in cui alloggia conosce casualmente Lisa, una sua fan che lo colpisce sin da subito nel profondo.

Anomalisa, vincitore del Leone d’argento – Gran premio della giuria al Festival di Venezia 2015 ed in corsa agli Oscar, è il primo film d’animazione in stop motion diretto da Charlie Kaufman, con il supporto di Duke Johnson. E il risultato è davvero molto buono. Kaufman è prima di tutto un grande sceneggiatore, sin dai tempi dello splendido Essere John Malkovich, senza dimenticare Il ladro di orchidee e Se mi lasci ti cancello, scritti rispettivamente per Spike Jonze e Michel Gondry. Kaufman si è poi cimentato anche nella regia con Synecdoche, New York con il compianto Philip Seymour Hoffman e, appunto, Anomalisa. Il film, verboso, complesso e filosofico come tutto il cinema dello sceneggiatore/regista, mette in scena la vita-non-vita di un uomo di successo, distaccato dal mondo ed incapace di provare interesse per l’umanità che lo circonda. Egli manda sempre tutto a rotoli e non riesce ad instaurare rapporti umani sinceri con i suoi simili. Tutto sembra annoiarlo maledettamente e le persone gli appaiono tutte identiche (non a caso “tutti gli altri” sono doppiati dalla stessa grigia e robotica voce maschile, anche le donne), fino a quando non incontra Lisa, il cui timbro vocale (quello della Jennifer Jason Leigh di The Hateful Eight) presenta delle peculiarità diverse che lo fanno sentire di nuovo vivo. Michael, fino a quel momento, era maestro nel cambiare la vita delle altre persone, ma incapace di trasformare sé stesso. Ma Lisa ai suoi occhi e alle sua orecchie sembra totalmente diversa da quella massa informe e piatta che vede ogni giorno.

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Revenant/Redivivo: amore, sopravvivenza, vendetta (di Nicolò Barison)

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Revenant/ Redivivo: amore, sopravvivenza, vendetta

Nord Dakota, inizi del XX secolo. Il cacciatore di pelli Hugh Glass (Leonardo DiCaprio) fa parte di un numeroso gruppo di soldati americani, che, dopo essere stato attaccato e decimato dagli indiani Ree, si ritrova a dover abbandonare le pelli per raggiungere il fortino a piedi, fra nevi e monti inospitali. Glass, sulla via del ritorno, viene però attaccato da un orso che lo ferisce gravemente, riducendolo in fin di vita. Alcuni compagni rimasti a vegliare su di lui decidono di abbandonarlo al suo destino. Hugh elaborerà un piano di vendetta nei confronti di coloro che lo hanno tradito.

Parzialmente ispirato alla storia vera del cacciatore di pelli Hugh Glass e basato sull’omonimo romanzo di Michael Punke, Revenant – Redivivo è il maestoso ritorno, a distanza di un anno dal pluripremiato Birdman (vincitore di 4 premi Oscar fra cui miglior film e miglior regia) del talentuoso regista messicano Alejandro González Iñárritu (Amores Perros, 21 Grammi, Biutiful). I primi 30 minuti della pellicola sono da antologia (la battaglia con gli indiani, la fuga e la scena dell’orso) e basterebbero già per renderlo eccezionale. Nelle restanti due ore Revenant – Redivivo è capace di mantenere la tensione alta senza perdere ritmo, mostrandoci la dura lotta per la sopravvivenza del povero Leonardo DiCaprio, il quale si trova, solo e moribondo, fra le nevi dei monti del Nord Dakota. Glass è mantenuto in vita dalla sete di vendetta, proprio come il Conte di Montecristo. Procedendo faticosamente fra avversità naturali e incontri più o meno fortunati, compirà anche una vera e propria rinascita spirituale, tema tanto caro a Iñárritu (vedi su tutti il personaggio di Javier Bardem in Biutiful). Il film è composto da un’infinità di echi e suggestioni. Ai temi conradiani, al cinema di Terrence Malick, indubbiamente, ma anche e soprattutto a quello di Werner Herzog.  Il travagliato rapporto tra Uomo e Natura che permea quasi tutte le opere di Herzog si può ben ritrovare nel film di  Iñárritu, che ci catapulta dentro la natura selvaggia, misteriosa e inesplicabile.

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