Opera Nomadi

Primavera 2011: ricordi, riflessioni, rom

Il 2 dicembre 2001, su invito di Maria Olita,  insegnante di scuola elementare, impegnata da anni nell’Opera Nomadi, ho parlato a Cosenza dei Rom nella letteratura di lingua tedesca, all’interno di un corso di formazione in servizio sull’educazione interculturale da lei progettato. Ricordo che, mentre parlavo, avevo su di me lo sguardo serissimo di una ragazza poco più che ventenne. Sembrava soppesare ogni mia parola. Al termine del mio intervento, la ragazza si è avvicinata a me e mi ha chiesto dettagli bibliografici. Mi ha spiegato che, cresciuta in un campo nomadi a Cosenza, dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo (Maria era stata sua insegnante) si era iscritta all’Università. Considerava quel corso come una tappa importante della sua formazione. Avevo appena affrontato un esame, mi accorsi a quel punto. Ecco, i fatti di cronaca della mia città natale, in questi giorni, chiedono a gran voce che “non ci tiriamo fuori”. Ripropongo qui il testo del mio intervento di allora. Credo che la conoscenza dell’altro sia una via privilegiata per il superamento delle paure, che le paure, a loro volta, siano generate in gran parte dall’ignoranza. Il contributo si trova anche in rete, insieme ad altre proposte formulate nella cornice del progetto ELiCa, per un canone letterario europeo. Può essere consultato anche qui.
Invito a dare un’occhiata anche alla bibliografia e consiglio la lettura  (o la rilettura) de Gli Zingari e il Rinascimento di Antonio Tabucchi.

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