opera jazz

Hans Werner Henze, Ingeborg Bachmann: Der junge Lord

 

50 anni fa, il 7 aprile 1965, la prima assoluta di Der junge Lord ebbe luogo alla Deutsche Oper di Berlino. Il lavoro a quest’opera – musica di Hans Werner Henze, libretto di Ingeborg Bachmann – era iniziato l’anno precedente. Bachmann scrive l’intero primo atto nella primavera del 1964; in una lettera che Henze le scrive da Castel Gandolfo il 19 luglio 1964, lo stato dell’arte descritto dimostra un deciso avanzamento dei lavori.
Nella lettera del 19 agosto 1964, scritta in italiano (gli errori che chi legge rileverà non sono dunque refusi), Hans Werner Henze fa riferimento al progetto di Ingeborg Bachmann: un carteggio sul procedere del lavoro comune a Der junge Lord:

Carissima Bimba,
Ebbi, dopo tre telefonate internazionali, l’invio d’un messaggero personale, ed un telegramma al prezzo di lire 3.000, i tanti bramati testi che mi servivano. Una settimana mi rubasti, in questa calda estate, dalle vacanze dalle quali mi separa soltanto il finire del »giovane lord.« Come sempre, il tuo comportamento di tartaruga lo fai poi perdonare per la qualità di quello che fai – ma talvolta si può anche disperare di te. La desiderata e con intensità richiesta Inhaltsangabe non venne mai fin’ora, e nemmeno la lunga lettera che promettesti di mandarmi quella sera stessa. Così immagino, non ci sarà mai il famoso carteggio da te stessa proposto. (altro…)

Due arie da “Gli oscillanti” di Claudio Morandini

Oggi su Poetarum Silva ospitiamo due arie dal libretto teatrale di Gli oscillanti di Claudio Morandini. I testi − particolari e insoliti anche come genere, per il nostro blog − non sono mai stati pubblicati altrove, pertanto ringrazio molto l’autore per questa concessione.

Alessandra Trevisan

"Gli oscillanti" in scena a Ravenna

“Gli oscillanti” in scena a Ravenna

Gli oscillanti

Prèmiere dell’opera a Cesena. Seduti: Marta Raviglia e Claudio Morandini

“Gli oscillanti” – appunti su un libretto d’opera

Potremmo definire Gli oscillanti un’opera jazz, basata non su una vera e propria trama, ma su temi, o motivi, come l’equilibrio, il dondolio, la vertigine, il precipitare, eccetera. Per essa ho scritto il libretto, dopo avere accolto le indicazioni di Marta Raviglia, che con Manuel Attanasio si è occupata della parte musicale (composizione, direzione, esecuzione). Marta ha inoltre coordinato il gruppo di allievi del workshop Voce che danza, corpo che canta in vista della prima rappresentazione dell’opera presso il Conservatorio Maderna di Cesena, il 22 giugno 2014. Insieme hanno lavorato sui movimenti, sull’interazione dei corpi, sulle voci, sull’improvvisazione controllata, sul collettivo e sul singolare. L’esperienza, felice, è stata riproposta il 23 luglio a Ravenna, presso l’ex-Chiesa Santa Maria delle Croci, con lo stesso organico a cui si sono aggiunti altri musicisti, e sarà ripresa anche altrove, fino a sfociare, in autunno, nella registrazione in studio per un CD.
Il termine “libretto”, che risale a una tradizione illustre, per quanto talvolta ritenuta minore, nel nostro caso è da intendersi con qualche virgolettatura. Quello di Gli oscillanti, flessibile e adattabile in ossequio allo spirito sperimentale del progetto, alterna arie solistiche e pezzi d’assieme (in prosa, però, quasi mai in versi), canto e recitativi, ed è giocato sulla contrapposizione tra una LEI e un LUI che non sono personaggi fissi, e nemmeno sono caratterizzati come femminile e maschile, ma si presentano piuttosto come gruppi che si alternano dinamicamente nello spazio e nel tempo. Ho cercato, nello scrivere il testo (in particolare le due “Arie”, di LUI e di LEI, che ho il piacere di presentare qui), di trovare un tono, un ritmo, un cursus che si prestassero al recitar cantando jazzistico distribuito tra i diversi interpreti.
In linea con la tradizione del libretto d’opera, ho voluto che le parole si ponessero con umiltà al servizio della musica: adattabili, forse meno cariche di senso, ma, spero, più dotate di musicalità, ritmicamente e coloristicamente disponibili, più che semanticamente solide – molto leggere, poco ingombranti, in nome di un’idea di sviluppo di natura più musicale che letteraria. Così, senza mai sentirmi sminuito, anzi con grande divertimento e senso di libertà, ho lavorato a Gli oscillanti, che non è il primo progetto di questo genere a cui mi sono dedicato, ma è il primo a concretizzarsi così rapidamente in una serie di spettacoli.

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