Oltre lo smeriglio

Antonio Spagnuolo, Oltre lo smeriglio

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Antonio, Spagnuolo, Oltre lo smeriglio  ed. Kairòs 2014 – pagg.58 – € 10,00

Una scelta di poesie e una breve nota introduttiva di Anna Maria Curci


Qui, ora, nel tempo dell’assenza, la dialettica tra eros e thanatos si fa confronto serrato, dispiegato con strumenti espressivi di altissima qualità, raffinati sì, ma ben consapevoli della durezza dello scontro, dell’atroce bellezza, o meglio del bello come principio dell’orrido, cui fa riferimento Rilke nella prima Elegia di Duino; del tutto distanti, insomma, dalla mera levigatura. Non politesse, dunque, né lucidature, ma, al contrario, un fronteggiarsi di due principi opposti e coesistenti, la cui resa – non arrendevolezza! – nella parola poetica assume un valore intenzionale, manifesta il suo intento programmatico.

Grande dignità viene attribuita dal poeta a chi legge, scorge, interpreta, discerne. Visioni, colori, oggetti, sia nel loro palesarsi come frammenti, raggi obliqui di memoria, sia in corali e sinfonie che ricompongono l’insieme, sorprendono e strattonano, confortano e offrono “pause di respiro”.  (A.M. Curci)

 

III

Il mondo astratto che mi gira intorno
ritarda il sole
chiede curve di cipressi
recitando incubi sottocoltre.
Eri qualcosa da riempire
(quasi)
muro riguardo
stretto d’angolo
il bordone a sbalzi
mentre
fras-giungo ricordi.
Destinata pietra a concessioni
allaga il tuo rimando
rifugi stranianti.
Inadeguato
immergo questo inutile teatro
che mi assorbe.

(p. 13)

*

V

Nel tuo sempre diverso
tuffi di striscio ogni altro
che si arrende
sospettando ricordi.
Il sole taglia inganni delle ore
il cadmio , il violetto , l’arancione
ricamano il vermiglio, rosso cupo.
Era d’estate e le tue mani
cercavano la stretta incandescente
sui sacrati ormai esclusi,
nel fotogramma ingiallito,
quasi pausa d’ascolto
a piegare l’attesa.

(p. 15)

*

IX

Resiste ancora un bagliore nel contrasto
delle pareti disadorne,nelle regole intatte,
tua reazione pulsavi
cieco vestibolo
a creazioni,
procedevi nel simbolo.
Hai sbuffato proporzioni
ora indulgi nel vetro
capofitto
a stanza – occasione.
Le parti de/componi:
il campo è lacerato.
La tua ombra ruffa balbuzie.

(p. 19)

*

XIV

Qualcuno lanciava stilemi
mentre socchiudeva la lingua
in piccole concessioni.
“Sonata a Kreutzer” in atrofia
nei rifugi insanguinati,
pioggia di cespugli ove annida
il sogno per certezze angolari,
non più libera
hai legato le ali all’infinito
nel solcare lo specchio di passate avventure.
Hai inghiottito anche l’indugio
e sottocoltre qualcosa turba gli azzurri.

(p. 24)

*

FOTO

Se guardo la tua foto e sussurro il tuo nome
cosa rimane nel sogno che rinnova
l’angoscia e l’urlo delle mie illusioni ?
Anche il tempo dilata follie:
non più  tenerezze, non più con sillabe
masticate ai margini del mistero,
ma con il terrore della tua assenza ormai certa.
Il passato torna e mi avvolge
in una luce diversa,
e propone il profumo della tua gioventù,
per ingannare il momento.

(p. 33)

*

TALVOLTA

Così, attendo talvolta nel tramonto
il riflesso leggero di un colore
che mi stupisca,
come allora il bisbiglio
delle tue labbra rosate, nelle sere.
Ora potrei contare le tue ossa
e inorridire al buio della bara.
Immagino i tasselli della notte
che ripetono il volto nel tormento,
piegato ad invocare l’infinito.
Non posseggo memorie di parole
e svanisco giocando contro il tempo.

(p. 34)

*

NOTIZIE

Oggi anche il colpo del vento mi distoglie
dalle notizie irrisolte della mente:
incastro armonie,
e incontro arcobaleni nella rottura impietosa
del delirio.
E narro il segno del saluto che tra foglie
ingiallite cerca un evento effigiato
entro il volo.
Oltre il confine moltiplica l’azzurro
lo spazio rinserrato,
senza il mio ciglio scorre inesorabile
lo scandire del vecchio itinerario,
mentre dilegua col ritmo del minuto
anche la giovinezza.
Corrono come la brezza strade indomabili
e la memoria sconosciuta del passaggio
spezza corolle al ritorno delle nebbie.
Si cancella vaghezza di lucerna
per l’ingenua illusione d’un sospiro.

(p. 44)

*

INCANTI

L’onda lunga del sogno è mutamento
che raggiunge abbandoni, ed altro fiore
tenace nella mente assale gli attimi che inseguimmo,
con tenerezze d’incanto.
Non posso cancellare il dono della tua favola,
interrotta dal dubbio del mistero,
del silenzio che rotola, per quelle primavere
dolci nel sortilegio e non più nostre.

(p. 48)

*

PORPORA

A chi leggerò i miei versi sdruciti,
pinzettati dal klemmer, arrugginiti
nella tua assenza?
Picchiettano ancora affanni stemperando
solitudine e angoscia
mentre una carezza scivola il tempo
tra le chiome del nulla
e ingabbia nel silenzio il mio labbro
per un ultimo giorno.
Porpora rarefatta la tua scheggia,
l’ora di vetro, la stagione cadente.

Antonio Spagnuolo

Nota di lettura a Il senso della possibilità e Come un solfeggio di Antonio Spagnuolo – di Francesco Filia
Antonio Spagnuolo, Il senso della possibilità – nota di Anna Maria Curci