Olocausto

Poesie della memoria (di Anna Maria Curci e Gianni Montieri)

berlino - foto di gianni montieri

berlino – foto di gianni montieri

Roma, 16 ottobre 1943

Se Cassandra è Celeste,
è vestita di nero
è scarmigliata e sciatta
è fradicia di pioggia.

A vuoto profetizza,
scombinata com’è.
«Sfiduciata speranza»
apre gli occhi e li chiude.

Nell’alba successiva
le grida stropicciate.
Razzia, rastrellamento
nel cielo grigio topo.

 

 

Sachsenhausen, febbraio 2010

 

Tredici mesi fa a Sachsenhausen
corteggiava la neve il paradosso
dietro l’angolo, oltre il passeggio e quei
villini; in fila sgranavamo muti
nomi, biglietti, lembi di presenze.

Nel pomeriggio di fine febbraio
c’era chi preferiva altre visioni,
stracci colorati, East Side Gallery.

C’incontrammo la sera in Friedrichstraße.

 

 

 

Birkenau, 24 ottobre 2012

 

Il vento non serpeggia, il vento attizza
l’abbaiare di voci e pastori tedeschi.

La voce ferma e tremante di Sami
non pronuncia il nome, ma «links!» e «rechts!»,
spartiti per straziare corpi e storie.

Al crematorio due, al lato opposto
del suo Sonderkommando, il suo ricordo:
dov’era, Shlomo, ai giorni, Shekinah?

Di fronte alla baracca dei bambini
Andra e Tatiana parlano di Sergio,
del passo avanti e l’orrore di Amburgo.

Non sediamo sui fiumi a Babilonia,
ma il nostro pianto è in piedi e scuote il vento.

© Anna Maria Curci

***

 

SACHSENHAUSEN

 

I

Ho ascoltato il silenzio parola per parola
nella piazza dell’appello
ho raschiato i nomi dalle croci
e vi ho chiamati

chiedere scusa a ognuno
a giustifica parziale del non essere
nato in tempo, non aver tirato fuori
nessuno dal solco della storia.

 

II

Giù dalle scale è tutto bianco
di piastrella in piastrella:  agghiaccia
ovunque è il lucido a tenere banco
due tavoli di marmo contro il muro
dalla finestra un raggio opaco
una rasoiata rosso sangue.

 

III

Appena fuori dal paese
il campo di concentramento
dentro il campo, il carcere
un solo angusto corridoio
celle a sinistra, celle a destra
un metro per un metro
nessuna finestra, poca aria
per gli ospiti nessuna cortesia.

 

IV

Non lo diresti sotto questo cielo azzurro
in questo agosto luminoso
Berlino dietro l’angolo e qui
tutto questo verde, questa pace
non diresti dei trenta letti in pochi metri
dei cessi scavati nel terreno
del tanfo, ancora nelle cucine
non diresti mai che fra una fine e l’altra
sui muri si disegnava
qualcuno sorrideva prima di morire.

 

V

Sto seduto su una lapide
Roberta e Daniela
tornate a Berlino al sicuro,
lo sguardo è smarrito
a ogni angolo del campo
a ogni torre di vedetta

con una camicia da escursione
mi sento stupido, mi sembro niente.

 

VI

Andando avanti oltre l’ultimo museo
dietro le baracche russe: il cimitero
un cancello elettrico piantato
in mezzo  al nulla
oggi basta premere il pulsante.

 

VII

Faccio al contrario il percorso
dal campo al treno: 1,5 km
penso di nuovo a voi
trascinati in colonna
verso il cancello di ferro
mi domando chi fosse l’ultimo
a chiudere la fila
quanta aria in più
avrà potuto respirare.

 

(Un epilogo)

Il 27 gennaio dobbiamo ricordare
è questa la particolare memoria
che scherza e mette insieme flash
così nello stesso giorno io ricordo
l’Olocausto e il cielo azzurro d’agosto
in cui ho visitato un campo di sterminio

e poi nella stessa piccola scatola
-pensando a madri che non hanno potuto
a padri che non hanno vissuto- compare
una donna in minigonna che balla
con il figlio in braccio e canta
“ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao”

© Gianni Montieri

27 gennaio (inedito)

berlino 2009 foto gm

Il 27 gennaio dobbiamo ricordare
è questa la particolare memoria
che scherza e mette insieme flash
così nello stesso giorno io ricordo
l’Olocausto e il cielo azzurro d’agosto
in cui ho visitato un campo di sterminio

e poi nella stessa piccola scatola
-pensando a madri che non hanno potuto
a padri che non hanno vissuto- compare
una donna in minigonna che balla
con il figlio in braccio e canta
“ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao”

***

© Gianni Montieri – inediti 2014

Solo 1500 n. 31 – Tutta questa memoria

Solo 1500 n. 31 – Tutta questa memoria

Mi domando quanto davvero ci interessi. Quanto ci tocchi il cuore il ricordo delle vittime dell’Olocausto. Quanto sia vero il nostro disgusto, stupore, orrore, quando (una volta l’anno, in questo periodo) ci passano davanti agli occhi immagini di Auschwitz, video con racconti di superstiti. Libri che tiriamo giù dai nostri scaffali. Tutto questo, mi domando, ci fa male davvero? La nostra partecipazione alla “giornata della memoria” è seria? O è facciata, parvenza, vano tentativo di mettersi a posto la coscienza? Forse non basta questo, forse dovremmo saperne ancora di più, andare e non una volta sola nei campi di sterminio, parlare con qualcuno che rinchiuso lì dentro ci sia stato per davvero, parlarci magari in maggio a giorni della memoria lontani per comprendere, per imparare. Se la storia siamo noi, quale pezzo siamo? Sapere, ogni tanto, che il nostro piccolo, minuscolo, pezzettino di racconto personale viene da quell’altra storia, che è poi la stessa. Pensare che chi  è stato sterminato e chi ha lottato per porre fine a quello sterminio, per salvare anche una sola persona, sia il nostro certificato di esistenza in vita. Veniamo da lì, da tutti gli stermini, quelli della seconda guerra mondiale e tutti quelli prima ancora. Ricordarlo, non farne memoria, ma esserlo, tenere ben presente quell’unico dolore, non soltanto il 27 gennaio, quando saremo presi da scioperi di treni, di mezzi; esserlo sempre, ogni istante. Pensarci sotto il sole di giugno, quando il sole caldo e una prima, visibile, striscia di mare lasci immaginare che nulla di terribile possa più accadere.

Gianni Montieri

Auschwitz Birkenau – Trilogia di un deportato

Entrammo in massa,

uscimmo in mucchi.

.

Il Treno

Tra le fronde del Frassino vidi

arrivare

sulle rotaie ancora calde

dell’ultima partenza

vagoni vuoti e senza finestre

riempirsi di Uomo

e le sue carcasse.

Pianse la mamma

quando

mi vide arrivare in braccio

al bruno gendarme:

giocai

a nascondino con la vita

e la morte mi venne a cercare.

*

Il Campo

File di corpi

nudi

in mucchi

accatastati

*

Gas

Soffiava leggero

da sotto il soffitto

D’affanni e sospiri

gonfiava la stanza

stringendo la gola

al fiato sottile.

.

Ho visto la morte

e aveva i miei occhi.