Olocausto e Memoria

Io sto col Giudice Garzón

UN MILIONE DI VOCI A FAVORE DELLE VITTIME DEL FRANCHISMO, DELLA DEMOCRAZIA, DEI DIRITTI UMANI E IN DIFESA DEL GIUDICE D. BALTASAR GARZÓN REAL

Noi sottoscriventi cittadini e le Associazioni in difesa della Memoria Storica, identificabili dai dati personali di ciascuno, impegnati a rendere giustizia alle vittime del franchismo e nella difesa della democrazia nelle nostre istituzioni, siamo a conoscenza che:

in questo momento il Consiglio Generale del Potere Giuridico e il Tribunale Supremo si dispongono a formulare una decisione sulla sospensione ed il processamento del Giudice Baltasar Garzón Real, per il suo cercare di giudicare il genocidio spagnolo ad opera della dittatura franchista, a seguito della querela presentata dai gruppi di estrema destra Falange Spagnola e Mani Pulite. Sappiamo, altresì, che il Giudice Baltasar Garzón Real e riconosciuto internazionalmente per i suoi incessanti sforzi nel perseguire i crimini contro la umanità. Ma le sue investigazioni sulle atrocità commesse in Spagna durante il franchismo, assieme agli scandali di corruzione, hanno causato una scandalosa offensiva politica e legale, volta ad escluderlo dalla carriera giuridica e ad evitare che affiori la verità. (altro…)

18 settembre 1942 di Sotera Fornaro (post di natàlia castaldi)

L’Antigone di Berlino

18 settembre 1942 –  Berlino centro.

‘Niente paura, niente paura’ – la voce mi martella dentro,  mi impone di sorridere, mi tiene dritta  schiena e  sguardo, come se non avessi notato i due uomini all’ angolo della  Sebastianstrasse, il loro trench scuro – calpestano il mozzicone sul marciapiede,  poi guardano in alto, proprio verso le finestre del terzo piano, dove abitiamo. ‘Niente paura, sarà un caso’- mi ripeto, apro il portone,  faccio finta di non accorgermi che uno, il più giovane, dà un cenno all’altro, e tutti e due mi fissano,  si avvicinano, mi spintonano quasi, vogliono entrare con me. ‘Niente paura’ – ripete la voce, il cuore accellera, sento il loro passo pesante per le scale, dietro di me, ‘niente paura’ insiste quella voce che da qualche mese mi rassicura, mi dice che Rose non c’entra niente, nessuno l’avrebbe mai cercata, è solo una banale dattilografa,  non si accaniranno mai contro di lei, ha una figlia piccola e un marito in Russia. (altro…)

NON E’ POESIA

Era soltanto un anno fa.

Voi, che giustamente coltivate la memoria, celebrando giorni della memoria e del ricordo, di eventi che non avete visto, memoria dei vostri padri, perché voi non c´eravate ancora o, al più eravate bambini, voi siete in grado di ricordare anche l´ieri?
O la vostra memoria soffre di quella malattia senile che rievoca la fanciullezza ma impedisce di ricostruire il presente?
Voi, che fate accurato e pubblico esercizio di memoria, ricordate questi giorni dello scorso anno? Sono stati un pugno, ventidue giorni, ma così carichi di morte e d´infamia che non e´ lecito dimenticarli.
Hanno lasciato il frutto di 1415 morti (di cui 400 bambini e migliaia di mutilati) ed un terreno inquinato con quantità di sostante tossiche, che lavoreranno in silenzio, oltre che feriti, orfani, miseria…

Voi che non lasciate, giustamente, che l´oblio permetta il ripetersi dell´orrore, voi anche questo orrore, così vicino, volete che non si ripeta? O rispetto ad esso avete un nobile distacco?
Non volete ricordare l´orrore dello scorso anno? Perché non si ripeta mai più?

Gaza è ancora sotto duplice assedio ed embargo: Israele e l´Egitto i suoi carcerieri.
Non sento innalzarsi voci, se non quelle della società civile internazionale.

Era soltanto un anno fa e solo pochi lo ricordano.

Per Gaza, 17 gennaio 2010

Flavia Lepre

NON IN MIO NOME 

Io chiedo scusa al popolo palestinese per le dichiarazioni del presidente del consiglio italiano, sig. Silvio Berlusconi, pronunciate al parlamento israeliano.

Io chiedo scusa ai palestinesi superstiti e a quelli orrendamente trucidati nella feroce aggressione di un anno fa  a Gaza, operazione denominata col sinistro nome di “piombo fuso”.

Io reputo vergognose le parole di approvazione del sig. Silvio Berlusconi per un massacro di più di 1400 civili indifesi – di cui circa 400 bambini – e migliaia di feriti e mutilati, parole che falsificano la storia, parole pronunciate in disprezzo dei più elementari diritti umani. Il sig. Silvio Berlusconi ha plaudito al genocidio, ma non l’ha fatto in mio nome.

Il sig. Silvio Berlusconi non ha parlato in mio nome, e non può permettersi di parlare in nome del popolo italiano in virtù di una maggioranza parlamentare che poggia su una coalizione legata da innominabili interessi.

Io chiedo scusa al sangue, alle mutilazioni, alle lacrime, alla sofferenza ed alla disperazione del popolo palestinese, abbandonato al suo destino da quell’intreccio di giochi di potere definito comunità internazionale.

L’obbedienza che il sig. Silvio Berlusconi deve al capufficio di Washington ed alle lobbies ebraiche non infangherà la mia dignità di essere umano, e nemmeno quella del popolo italiano, mai.

Non in mio nome.

Luigi Di Costanzo

Per non dimenticare… ciò che ancora accade sotto i nostri occhi

Discorso parlamentare pronunciato il 15 gennaio 2009 dal deputato britannico ebreo Gerald Kaufman, la cui famiglia in Polonia fu in gran parte inghiottita dalla Shoah, una persona dalla inattaccabilità biografica formidabile.

Sono stato cresciuto come un ebreo ortodosso e un sionista. Su una mensola in cucina c’era una scatola di latta per il Fondo nazionale ebraico, dentro la quale mettevamo le monete per aiutare i pionieri a costruire una presenza ebraica in Palestina.
Sono andato la prima volta in Israele nel 1961 e vi sono tornato innumerevoli volte. Ho avuto familiari in Israele e ho amici in Israele. Uno di essi ha combattuto nelle guerre del 1956, 1967 e 1973 ed è stato ferito in due di esse. Il distintivo che indosso viene da una decorazione sul campo a lui insignita, che mi ha regalato. Ho conosciuto la maggior parte dei primi ministri di Israele, a partire dal Primo ministro fondatore David Ben-Gurion. Golda Meir era mia amica, così come lo è stato Yigal Allon, vice primo ministro, che, da generale, conquistò il Negev per Israele nella guerra del 1948 per l’indipendenza.

I miei genitori vennero in Gran Bretagna come rifugiati provenienti dalla Polonia. La maggior parte dei loro familiari sono stati in seguito uccisi dai nazisti nell’olocausto. Mia nonna era a letto malata, quando i nazisti giunsero alla sua città natale, Staszow. Un soldato tedesco la uccise sparandole nel suo letto. Mia nonna non è morta per fornire la copertura ai soldati israeliani che ammazzano le nonne palestinesi a Gaza.
L’attuale governo israeliano sfrutta spietatamente e cinicamente il continuo senso di colpa tra i gentili per la strage degli ebrei nell’olocausto per giustificare la sua uccisione di palestinesi.

L’implicazione è che la vita degli ebrei sia preziosa, ma la vita dei palestinesi non conti. Su Sky News pochi giorni fa, al portavoce dell’esercito israeliano, il Maggiore Leibovich, è stato chiesto in merito all’uccisione da parte israeliana di, in quel momento, 800 palestinesi (il totale è ora di 1000). Ha risposto all’istante che «500 di questi erano militanti».

Questa era la risposta di un nazista.

Suppongo che gli ebrei che lottavano per la loro vita nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere denigrati in quanto militanti.

Il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, afferma che il suo governo non avrà rapporti con Hamas, perché sono terroristi. Il padre di Tzipi Livni era Eitan Livni, il capo delle operazioni dell’organizzazione terroristicaiIrgun Zvai Leumi, (it.wikipedia.org/wiki/Irgun_Zvai_Leumi) che ha organizzato l’attentato esplosivo dell’Hotel King David di Gerusalemme, in cui perirono 91 vittime, di cui quattro ebrei. Israele è stato partorito dal terrorismo ebraico.
Terroristi ebraici impiccarono due sergenti britannici e fecero esplodere i loro cadaveri.
Irgun, insieme con la banda terrorista Stern, nel 1948 massacrò 254 palestinesi nel villaggio di Deir Yassin (it.wikipedia.org/wiki/Deir_Yassin)
Oggi, gli attuale governanti israeliani indicano che sarebbero disposti, in circostanze per loro accettabili, a negoziare con il presidente palestinese Abbas, di al-Fatah. È troppo tardi per farlo. Essi avrebbero potuto negoziare con il precedente leader di al-Fatah, Yasser Arafat, che era un mio amico. Invece, lo assediarono in un bunker a Ramallah, dove lo visitai. A causa dei fallimenti di al-Fatah, a partire dalla morte di Arafat, Hamas ha vinto le elezioni palestinesi nel 2006. Hamas è una organizzazione sgradevolissima, ma è stata democraticamente eletta, ed è quel che passa il convento.
Il boicottaggio di Hamas, anche da parte del nostro governo, è stato un errore colpevole, dal quale sono derivate terribili conseguenze. Il grande ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, con il quale ho fatto campagna per la pace da molte tribune, ha dichiarato: «Fate la pace se parlate con i vostri nemici.»Per quanti palestinesi gli israeliani possano uccidere a Gaza, non possono risolvere questo problema esistenziale con mezzi militari.
Quando e qualora i combattimenti finissero, ci sarebbero ancora un milione e mezzo di palestinesi a Gaza e altri due milioni e mezzo in Cisgiordania. Essi sono trattati alla stregua di immondizia da parte degli israeliani, con centinaia di blocchi stradali e con gli orrendi abitatori degli insediamenti ebraici illegali che li molestano.

Verrà il momento, non molto lontano da ora, in cui supereranno la popolazione ebraica in Israele. È giunto il momento per il nostro governo di render chiaro al governo israeliano che la sua condotta e la sua politica sono inaccettabili, e di imporre un divieto totale di esportare armi a Israele.
È l’ora della pace, ma la pace vera, non la soluzione attraverso il soggiogamento che è il vero obiettivo degli israeliani, ma che è impossibile per loro da raggiungere.
Essi non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono stupidi

Gerald Kaufman

 

Fra quanti decenni verranno indette le giornate “Per non dimenticare” il genocidio del popolo palestinese? Fra quanti decenni le nostre coscienze si ripuliranno, battendosi il petto una volta l’anno, per la lenta morte di un intero popolo, cancellato dalla storia dai figli e dai nipoti di coloro che hanno subito gli orrori del nazismo?

Gino Di Costanzo

 

Auschwitz Birkenau – Trilogia di un deportato

Entrammo in massa,

uscimmo in mucchi.

.

Il Treno

Tra le fronde del Frassino vidi

arrivare

sulle rotaie ancora calde

dell’ultima partenza

vagoni vuoti e senza finestre

riempirsi di Uomo

e le sue carcasse.

Pianse la mamma

quando

mi vide arrivare in braccio

al bruno gendarme:

giocai

a nascondino con la vita

e la morte mi venne a cercare.

*

Il Campo

File di corpi

nudi

in mucchi

accatastati

*

Gas

Soffiava leggero

da sotto il soffitto

D’affanni e sospiri

gonfiava la stanza

stringendo la gola

al fiato sottile.

.

Ho visto la morte

e aveva i miei occhi.

Ad Auschwitz ci torno volentieri. / mi dà la misura dei fatti. (d.d.) (post di natàlia castaldi)

 La paura

Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto
Di nuovo l’orrore ha colpito il ghetto,
un male crudele che ne scaccia ogni altro.
La morte, demone folle, brandisce una gelida falce
che decapita intorno le sue vittime.

I cuori dei padri battono oggi di paura
e le madri nascondevano il viso nel grembo.
La vipera del tifo strangola i bambini
e preleva le sue decime dal branco.

Ma no, mio Dio, non vogliamo vivere!
Non vogliamo vuoti nelle nostre file.
Il mondo è nostro e noi lo vogliamo migliore
Vogliamo fare qualcosa. E’ vietato morire!

Eva Pickova
(nata il 15.5.1929 – morta il 18.12.1943 ad Auschwitz)
 

 
 

 

 

 

NON SENTITE L’ODORE DEL FUMO  

AUSCHWITZ STA FIGLIANDO 

Le più grandi risorse

erano la speranza e la dignità.

Chi si rassegna, muore prima.

Non so se i giovani hanno appreso.

Se ci si lascia chiudere, terrorizzare

se ci si lascia cristallizzare

si diventa una cosa

gli altri ci diventano cose.

Molti ancora non sanno:

Auschwitz è tra noi. è in noi.

Non so se i giovani sanno

in ogni parte del mondo:

non c’è rivoluzione se si trattano gli uomini come sassi,

ai giovani occorre

l’esperienza creativa di un mondo

nuovo davvero.

Ad Auschwitz ci torno volentieri.

mi da la misura dei fatti. 

 

Danilo Dolci

 

DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?

Noi siamo gli sradicati

i rifugiati che non hanno un ruolo

i confinati nei campi di concentramento

condannati ai lavori forzati

condannati alle camere a gas

bruciaii nei forni crematori

e le ceneri disperse

Siamo il tuo popolo di Auschwitz

di Buchenwaid

di Belsen

di Dachau

Con la nostra pelle hanno fatto abat-jour

e con il nostro grasso han fatto sapone

Come pecore al macello

tu hai permesso che ci portassero

alle camere a gas

Hai lasciato che ci deportassero

Hai messo in vendita a poco prezzo il tuo popolo

e non si trovava un compratore

Andavamo come bestie

assiepati nei vagoni

verso i campi illuminati da riflettori

e circondati da filo spinato

ammucchiati nei camion verso le camere a gas

dove entravamo nudi

chiudevano le porte

spegnevano le luci

e tu ci coprivi con l’ombra della morte

Di noi non son rimasti che mucchi di vestiti

mucchi di giocattoli

e mucchi di scarpe.

 

Ernesto Cardenal 

Ilona Weissovà (nata il 6.3.1932 e uccisa il 15.5.1944 ad Auschwitz)