Nuovi Argomenti

Nuovi Argomenti 74, Amelia Rosselli: Laura Pugno, La ragazza attraversata dalla luce

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Tommaso Pincio “Sfere celesti” 2015, materie varie su tavole (foto di Alessandro Vasari)

*

la ragazza attraversata dalla luce –
ombra
in forma di fulmine –
e tu faggio,
betulla nera,

la luce ti cola dalle mani

in forma di parole con metallo,
brunito ai bordi,
portato a incandescenza,

a oscurità: dirai e diranno,
ripetendo,
(mercurio vivo)

non avrai casa, è ora di andare,

sarà sempre,
la stessa ora fino all’ultima,

la casa –
comune ora – completamente aperta. Noi saremo
coperti dalle voci che ora parlano
di te, contro una porta

da dove s’intravede la distanza, un sì
di cielo o fiume, azzurro, verde-oscuro,
portando la corrente: lascia andare,
anche questa parola, brucerà con le altre

*

© Laura Pugno

Marco Mantello – poesie

berlino 2011 -foto gm

berlino 2011 -foto gm

 

All´entrata Roma sud dell´ateneo
che ci passano tante magliette
c´è una camera ardente
l´apriranno alle sette

Ogni giorno lo stesso corteo
sotto agli occhi divertiti dell´agente
Vedi il padre, l´amico, il parente
stare in bilico lí sulle porte

E di fronte all´edicola verde
dove cambia colore il tuo viso
resta come una linea mediana
tra la vita e la morte

il confine diventa preciso

.

Conoscenza della transitorietà

Si era messo il baffo finto
e una cuffia sui capelli
se ne stava davanti allo specchio
e dopo aver sorriso
come ridono tutti i pischelli
si accorse che era vecchio
All´inizio soltanto perplesso
alla fine con occhi di pianto
a fissare quell´altro se stesso
che era vero altrettanto
con il viso del padre riflesso
e uno sguardo piuttosto severo
il figliolo e quell´altro se stesso

.

 

Il sorriso era ben disteso
come quello di un santo
che ti ama senza pietà.
Se non era cosciente di amare
voleva dire che la sua paralisi
doveva essere permanente
e che il ghigno, lo sbuffo, lo sbrego
non potevano esprimere niente
non arroganza, né intelligenza
con quell´aria che passava dalla bocca
e mutava di colpo in fiato
il sorriso non si era salvato.

.

L´uccisione di Isacco R.

Vorrei essere un fabbro ferraio
per forgiare catene ed un paio
di lame affilate e colpire
tutto questo pollame e la tua
svogliatissima prosa volgare
Vorrei prendere e considerare
l´assoluta mancanza di prove
come un film con effetto speciale
dove tu l´antagonista
hai vissuto bevendo cicuta
hai voluto soltanto la pace
educando tuo figlio nel nome
di una legge che mi è sconosciuta
Ma dove io senza una terra,
terrorista e mi dispiace
se ogni tanto facevo a parole
perché ritornasse la guerra
e questo lo chiamo dolore.
La mia bocca non è sulla scia
di una stella che brilla a ponente
Per uccidere il mio presidente
come Davide miro a Golia
all´altezza del cranio ma piano
Perché cazzo il mio paese
sembra come un gigante
sulle spalle di un nano
e adesso io, da israeliano

.

 

Il cenacolo si svolse in un salotto
Quella massa di bare con foto
digiunò fino alle otto
poi arrivarono le cameriere
e versarono la pace universale
in un calice rimasto vuoto
I divani parevano rami secchi
e la padrona di casa
sparava acuti dal deretano
Quando lessi a voce alta “Il cimitero”
si svegliarono due tizi in dialisi
e una donna bellissima (chiaramente in nero)
mi strappò le parole di mano
con un bacio che durò trent´anni

.

 

Le vetrine

È probabile
che nelle vetrine del duemila
e cento uno o giù di lì
al posto dei soldatini di piombo
con la baionetta, il cappellaccio
e le mani che gli scoppiano in diretta
ci sarà uno del mio stabile
Camicia aperta a mo´di straccio
la schiena magra e la maglietta
dei Dead Boys prima del laccio
L´avvocato trasformato per la notte
l´ingegnere volontario nell´Angola
ed un mucchio di ragazze danzatrici
per le quali fare a botte e andare a scuola
Nelle vetrine del duemila e cento uno
ci saranno i miei amici

.

 

Le classi sociali

Hanno fatto la Luiss negli ottanta
perché costa denaro al paese
Abitavano in molti al Prenestino,
al Tiburtino, a Piazza Zama
e da quando guadagnano bene
sono i massimi esperti di un vino
comperato col loro stesso sangue

I laureati in legge, a luglio
rimanevano tutti in città.
Un´estate, due estati il concorso statale
il senato o la banca centrale.
A studiare studiavano in gregge
E poi, ogni sabato mattina
finivano tutti così, a bocca aperta
davanti a un ufficio postale:

“Li hai presi i soldi?“
“Li ho presi i soldi, si, scendo a Natale“.
Anche oggi organizzano feste
dove portano bambini appena nati
perché i vivi si sono sposati
con donne a metà
fra una notte a Milano
e un risveglio campano

Provengono dal sud
dallo stesso paese dei magistrati
e le carni sono fuse al piombo

Anche la lingua, le orecchie, gli ani
Alle volte le bocche dei cani
brillano: e tutti li credono umani.
Le ragazze che a testa rasata
vassoiano nei pub sono robot
e si fanno pagare a nottata
per mentire sulla propria identità
o sul numero di esami che gli manca…
Alcuni si organizzano in città
ma non hanno che polvere bianca
e una gran dimestichezza
con lo stato di ubriachezza

.

 

Quando vede il suo negozio di vestiti
apparire fra un foglio di via
ed il cuore tricolore
dell´omino sul cartello elettorale
si comincia finalmente a innamorare.
Ora posa davanti alla cassa
la borsetta e si sfila il cappotto
disinnesca l´allarme e si gira
a raccogliere cartacce da là sotto
Gradualmente la saracinesca
dà l´immagine completa degli interni
C´è una lapide a forma di insegna
e un terribile odore di vermi.
Quando vedo il suo negozio di vestiti
con il nome del parente fondatore
dieci lettere incassate nel soffitto
quattro chiodi che brillano al sole
Penso è strano che fai vivere tua figlia
chiusa dentro la cappella di famiglia.

.
Nota.
Le poesie L’uccisione di Isacco R. e Il sorriso era ben disteso sono inedite. Le altre poesie uscite originariamente su Standards (Zona, 2006), sono state riviste da Marco Mantello. La prima poesia, pubblicata in Standards fu pubblicata anche su Storie e Nuovi Argomenti in una versione più ampia.

 

Altre poesie di Marco Mantello pubblicate nel 2012

 

Carmen Gallo, Uno sguardo di rimando. Su Sereni

vittorio sereni

Uno sguardo di rimando. Su Sereni

Negli ultimi anni ho incontrato e ho parlato con molti giovani poeti, e sempre, per quanto diversa apparisse la nostra ricerca, l’accordo più insperato si è raggiunto pronunciando il nome di Vittorio Sereni: Gli strumenti umani Stella Variabile sono considerate raccolte fondamentali, sia da quanti vi riconoscono un debito sicuro, sia da quanti vi avvertono ormai una distanza, e faticano a riconoscere la poesia sereniana come cifra risolutiva, o coincidente con ciò che tocca ora provare a raccontare.
Partire da questa relazione ambivalente, isolando alcuni degli spunti che essa offre, fa senza dubbio torto alla complessità di Sereni, ma mi pare in qualche modo utile per riflettere sul valore della poesia − quel valore che Sereni difendeva pure tra le macerie di senso che circondano il soggetto contemporaneo − e sul futuro di tre parole-chiave: liricità, esperienza, dialogo.
Se, contro le neoavanguardie, aveva ancora senso per Sereni difendere l’aggettivo “lirico”, le attuali contaminazioni prosastiche – che hanno ulteriormente abbassato e vaporizzato lo statuto diremo tragico della lirica contemporanea − mi paiono talvolta alimentare l’illusione che si possa fare a meno di questo slancio (foss’anche nel vuoto). E invece, soprattutto tra le maglie del discorso più colloquiale e quotidiano, l’azzardo lirico come infrazione sintattica e straniamento fonico e retorico può aprire squarci di un senso profondo, e sottrarre all’autoreferenzialità di uno sperimentalismo tardo, equivocamente postmoderno, o alla facilità psicologica o spontaneistica, la pretesa di una ricerca poetica concreta.
Tornare a lavorare sulle forme più “aderenti” che la lirica può ancora assumere in questo primo scorcio di secolo significa anche, per venire alla seconda parola chiave, restituire un valore fondante all’esperienza diretta del soggetto. E non è un dato così scontato, questo, in un tempo come il nostro, lontano dalla storia,che sistematicamente tende a sostituire l’esperienza con surrogati simulati, rarefatti, lasciandoci a lungo superfici lisce e inscalfibili, rivestite di discorsi e impulsi prestampati. Gli stessi che ci illudono di poter riciclare esperienze indirette, mediate (rimbalzate da giornali o ri-mediate nella rete), per fare i conti con quelle che Sereni, in una precedente stesura della Nota a Gli Strumenti umani, chiama «le intimidazioni e i ricatti dell’impegno di vario tipo». Mi pare questa un’altra delle questioni più delicate della poesia contemporanea, e non solo di quella dei cosiddetti giovani poeti: la tentazione di mettere in piedi una “operazione” letteraria di forte impegno (o ostentato disimpegno, che è uguale) politico, sociale, culturale ecc. che di fatto esaurisce nelle intenzioni o nelle premesse il proprio valore, e che pur di prescindere dall’autobiografismo rinuncia alla compromissione personale con gli aspetti più contraddittori della realtà.
Avere il coraggio di trovare l’esperienza nel mondo prima che nella parola. E poi, rimandare tutto questo a un destinatario, a un interlocutore, interno o esterno, vivo o morto: un altro, che rende il colloquio possibile, e chiude il cerchio del tragico e del vissuto nella forma di una relazione ancora possibile, come, per esempio, il dialogo, l’amicizia. Lo sguardo che tra le macerie cerca l’altro, un altro indistinto o interiorizzato, che ricambia l’offerta di una fiducia temporanea, di rimando, è il monito più prezioso della poesia di Sereni, perché allude al persistere di un campo in cui, anche se accerchiati dalla perdita di senso delle cose, riconoscersi è ancora possibile.
Tradurre e ricontestualizzare questa consapevolezza nella poesia a venire sarà desiderio non so di quanti, né si può escludere che questo debito se pure decisivo sarà a tal punto trasfigurato da essere irriconoscibile; tuttavia, mi pare questa la strada che condurrà, attraverso nuove forme, a una partecipazione più tenace, o disperata, alla vita del mondo: quanto più questa si fa impalpabile, e atomizzata, tanto più vale la pena tentare ancora, nella forma della poesia, lo scavo profondo, umano, condiviso.

© Carmen Gallo

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[Saggio pubblicato in Nuovi Argomenti]