novità

Cieli clinici, di Alessandro Bellasio

20191101_113734

Delle undici poesie che compongono Cieli clinici, poemetto inedito di Alessandro Bellasio, si riportano qui le prime cinque. Anche una sola metà del testo (che tuttavia rappresenta di per sé un corpus organico) mostra, dimostra come sia stato questo lavoro, un flusso divorante. Traspaiono, alimentate da un fiato a lungo sospeso, le forze che l’hanno originato: tremore, angoscia.
Il verso di Bellasio si dà con forza, fortunatamente, grazie anche e soprattutto alla pulizia tecnica di molti momenti, a partire dal bellissimo (talmente è netto) incipit: «Non ricordo. C’è stato / …». Frattura e sospensione sono decisive qui a fine verso; perché il ritmo si detta proprio a partire da questa frattura e poi accelera in tante parti del poemetto grazie all’uso quasi frenetico della virgola (un esempio: «Sono stata, da lungo tempo, / trasportata, lungo una città / ravvicinata, in alto, tra i suoi cieli…»; o ancora: «Io pendevo, nascosta fra i capelli, / ho, da lontanissimo, / …»).
Così si annuncia, incentrato sull’esperienza della malattia come sorgente di conoscenza, il nuovo lavoro poetico di Bellasio dopo Nel tempo e nell’urto, libro del 2017. Scrive in esergo: «…al tuo confine». “Horos”, confine, soglia: l’autore ci porta là dove un colpo secco è esploso, o è pronto a farlo. Ha riguardato lui, altri, non è dato sapere; ciò che importa è invece come la prima persona s’impone e si espone in momenti di verticalità assoluta: «…Vedo / il mio respiro; / non lo inseguo. / Capisco». E ancora, in modo marcato, nel quinto “movimento”: «Non avrà mai fine. Io so /…»; «…io, di me che sono / metà spezzata / …».
Si riconosce volentieri, certo, l’ascendenza in particolare di De Angelis. In alcuni termini, penso a “pattugliamento”, “grido”, e nella formulazione del dettato: «di me. Ne riconosco il niente, il profondo / livido, l’odore». D’altronde l’autore sa restituirci il punto esatto tra l’eterno e il temporale dove restare, dove scrivere evitando “la slavina del parlare”. Sapendo che il tremore è tutto tra le mani e nella mente di un poeta. In attesa di “un salto”, sempre nell’angoscia, dove la poesia nasce, e si compie. (Cristiano Poletti)

 

A Ro… a Carlo, a Silvia, ad Angelo
“ma se ti capita di sentire anche tu
il colpo secco al tuo confine”

I

Non ricordo. C’è stato
lo svenire di una fronte, un impazzare
di voci, un grande andirivieni… misurini, contagocce
analisi… La vena, abrasa,
di una morte che fermenta
in accelerazione verso il cristo.
Non ricordo.
Sono stata, da lungo tempo,
trasportata, lungo una città
ravvicinata, in alto, tra i suoi cieli di ambulanze.
Ho varcato
di me qualcosa, sì, una voce
ignota, una
cosa
irrespirabile
sprofondata dentro me, da molto, da
prima – ma
piantata in alto, fra le sirene…
Sono stata
asciugata, da qualche parte, nei
secoli, un pomeriggio di novembre – è
semplice, vedete, mi hanno messo un camice,
ecco, mi hanno
mandata a chiamare.

 

II

Mi hanno appoggiata su una garza.
Io pendevo, nascosta fra i capelli,
ho, da lontanissimo,
chiamato un fazzoletto. È
questo
il reparto, la voragine
da dove decantare tramortiti. Ho
invocato
il sonno, la puntura
che contiene il buio, un grammo
di notte, la cattura.
Sto distesa… Sento
la mia carne, il lungo
muggito che mi serra – la mia vita
inchiodata in me, gli aghi.
Non mi muovo.
Respiro, qui, da qualche parte
al di sopra o
al di sotto (non so più)
di me. Vedo
il mio respiro;
non lo inseguo.
Capisco.

(altro…)

Il commissario Magrelli

Il commissario Magrelli

 

Valerio Magrelli, Il commissario Magrelli, Einaudi, 2018; 15 €

«Tutto funziona, solo l’uomo no» è la secca affermazione che troviamo in apertura di libro, in esergo. Una frase intrigante di Hugo Ball, poeta e regista tedesco (1886-1927); intrigante perché dà giustamente adito a un dubbio interpretativo, secondo la sfumatura che si sceglie nella lettura: funziona l’uomo, ma non da solo, oppure proprio soltanto l’uomo non funziona.
E se partiamo dal bivio offerto da questo dubbio sottile, è nel gioco del commissario/poeta che il doppio si esprime maggiormente. Nella quarta di copertina Valerio Magrelli scrive: «Quando ho incontrato il commissario mio omonimo, confesso di essere rimasto sorpreso… mi ha stupito la caparbietà, l’ostinazione con cui l’ho visto viaggiare… la sua specialità sembra consistere nella difesa della vittima…». E subito il doppio prova a spiegarsi, nella prima poesia riportata anche in copertina, il poeta dichiara: «… mi faccio commissario/ della poesia/ e parto sulle tracce dei misfatti/ che restano impuniti a questo mondo». Lo fa con la sua riconoscibile, caratteristica intelligenza.
È sempre un ragionamento il suo. A volte è un “gioco” di parole (a pagina 15, a pagina 21 e a pagina 43 troviamo tre esempi particolarmente efficaci, brillanti), altre volte si tratta di qualcosa di più: Magrelli, da poeta, la rivoluzione la fa rivoluzionando la frase, mutandone i termini e quindi il senso tramite un rivolgimento del pensiero. Così certe frasi di uso comune diventano: «Qualcuno tocchi Caino» (a pagina 29) e «condannato a amore» anziché «condannato a morte» (a pagina 33).
Dentro una rassegna di orrori, questa «piccola ma nutrita enciclopedia del reato» – come lo stesso commissario indica – Magrelli sa scegliere: sceglie, veramente, di prendere le difese della vittima e offre indicazioni precise: «Donne, paesaggio e infanzia,/ tutto ciò che è indifeso, vulnerabile,/ deve restare intatto,/ tabù,/ SACRO». Colpisce questa parola scolpita, “urlata” e inamovibile: stupro, incendio doloso, pedofilia sono dunque ai suoi occhi i mali più sconcertanti, i peggiori reati, intollerabili. (altro…)

Progetto Santiago – Comunicato Stampa (e non solo)

santiago1

Comunicato stampa

NASCE PROGETTO SANTIAGO, LA PRIMA REALTÀ EDITORIALE GESTITA AL 100% DAGLI SCRITTORI

Oltre 20 professionisti tra scrittori, editor e artisti, si uniscono per dare vita a un nuovo soggetto editoriale con uno scopo ben preciso: «Decidiamo noi cosa pubblicare, non il mercato». Subito online l’invito aperto ai lettori: tutti possono aderire al progetto cliccando su http://www.progettosantiago.it

Genova, 22 ottobre 2014 – Tutti fuori dall’editoria aziendale, per fare spazio ai lettori e agli autori. Sono queste le basi del nuovo progetto culturale ideato da Antonio Paolacci, scrittore ed editor di lungo corso, e forte di un collettivo di oltre 20 scrittori affermati, pronti a far rivivere in chiave contemporanea la figura dell’editore puro, a caccia di talenti piuttosto che di boom commerciali. Pensando prima di tutto ai lettori, chiamati a riprendersi il loro ruolo di protagonisti.

Costituita come associazione culturale, Santiago è un progetto open source, finanziato dagli autori stessi e aperto al sostegno di tutte le forme espressive di scrittura, anche multimediale. Avanti chi legge! è il manifesto di Progetto Santiago, che da oggi si mette alla ricerca di storie e percorsi artistici da raccontare. Libri da divorare, insomma, senza tanti fronzoli ma col gusto unico e inconfondibile del talento letterario.

«Come al falegname si chiede una sedia – spiega Antonio Paolacci nel raccontare l’idea – così all’editore si chiede un libro, non una strategia commerciale. Se i falegnami sacrificano la qualità della sedia per motivi legati al mercato, la gente non ha più un buon oggetto su cui sedersi. Lo stesso vale per gli editori. Oggi l’editoria ha perso di vista l’obiettivo primario: soddisfare i lettori. Sacrificati in nome dei profitti, si trovano in affanno. Occorre trovare un modo per tornare a offrire buoni libri. Chiedere agli scrittori è il modo più logico».

(altro…)