Novità editoriali

Il segreto delle fragole. Poetico Diario 2011 (LietoColle)

C’è qualcosa di zanzottiano nel nuovo Poetico Diario di LietoColle: “Il Segreto delle fragole” appena uscito è una sorta di lungo filò. È come se ci ritrovassimo anche noi lettori seduti a qualche punto di una lunga serie di sedie e ascoltassimo le storie da cento voci che, rispettosamente, si susseguono di pagina in pagina. Un filò lungo un anno a rinsaldare ancora una volta una consuetudine con la poesia e il quotidiano.
A curare l’edizione 2011 del Poetico Diario è l’editore in persona, ossia quel Michelangelo Camelliti, che negli ultimi venticinque anni molti hanno imparato a conoscere (e riconoscere) nei colori pastello e nelle immagini di copertina dei suoi libricini da collezionare.
Ma non è un’antologia autoreferenziale, si badi: è una nuova testimonianza della poesia che civilmente si fa portatrice dell’inquietudine del vivere quotidiano attraverso novantotto “canti” dedicati alla terra; un ambizioso progetto nato da una selezione di ben trecento testi inviati da centosettanta voci del panorama poetico nazionale (in prevalenza donne).
Sarebbe stato facile raccogliere i più dolci frutti, le più dolci fragole di venticinque anni di raccolti. E invece, ancora una volta, tra i nomi già affermati compaiono nuovi nomi, nuove voci, nuove speranze.
A volte pare il tema sia appena sfiorato; altre volte semplicemente posto a cornice; altre ancora reso oggetto preciso, aspetto sintomatico della devastazione o dell’intromissione umana nei ritmi e nelle forme della terra. Ma tutto ci parla di lei e di noi. Del nostro conoscerla e disconoscerla allo stesso tempo, sorta di grata ingratitudine tutta umana; e come emblemi di queste contraddizioni si ergono sia l’atto d’accusa di Donatella Nardin, lucido ritratto dello scempio della Laguna veneziana definito “sfida infelice”, sia la sapiente ed ironica poesia di Pasquale Vitagliano .
E tornano gli odori della terra (come quello “aspro di collina” della poesia di Francesca Lagomarsini), insieme ai suoi piccoli elementi (frequenti le conchiglie o le pietruzze levigate le une dal mare e le altre da acque lacustri o fluviali). E sono particolari che riflettono subito una sorta di osservazione dal basso come del figlio che guarda alla madre insieme con rispetto e reverenza, ma anche con quell’interrogativo costante di chi da sempre cerca di comprendere ciò che non ci è dato sapere: il suo pensiero (come nella poesia “Zolla” di Antonella Taravella).
È un cerchio che non si chiude il racconto che si sviluppa attraverso i componimenti inseriti nel Diario; è una narrazione per frammenti che non può conoscere la parola fine perché non è finito ancora il rapporto tra la Poesia e la sua Terra, tra il cantore e la sua terra, come sono infinite le mille storie che si generano e si rigenerano, pur mutando e sconvolgendo la materia, come recita “Prima dell’alba” di Marco Annicchiarico:

La nonna raccontava storie
seduta intorno al braciere
tra scorze d’arance e bambini svogliati.

Era sempre la stessa storia,
di padre in figlio.

“Il paese, visto dalle ali di un aereo,
diventa un serpente di luci gialle,
un pensare alla rovescia.
Senza le televisioni,
l’uomo si misurava in ettari,
si colorava del verde attorno alla casa,
tra la strada di ghiaia e la polvere”.

Oggi, è dimenticato tutto. Si resta
senza memoria e l’uomo si misura in carati,
al collo, alle dita, altre volte nella bocca.
L’oro è nel masticato, non più nel parlato.
Marradi ora è lontana, come mia nonna.
Senza baciare terra chiuse gli occhi
prima dell’alba, quando una farfalla
sul davanzale posò le ali. E di quella storia,
ancora oggi, non so la fine.


Fabio Michieli

ORCHESTRA – POETI ALL’OPERA – N.3 – AA.VV.

ORCHESTRA – POETI ALL’OPERA – N.3 – AA.VV. – ED. LIETOCOLLE 2010

Cosa fa funzionare un’orchestra? Qual è il codice che regola il flusso di note che arriva da ogni singolo strumento e lo fonde agli altri? Le risposte sono varie. La scelta dei musicisti , l’arrangiamento, un direttore di classe, i brani da eseguire. Quando tutti questi elementi sono sul palco, scatta l’armonia. Questa antologia è lo spartito giusto. Dieci poeti all’opera. Diversi per stile, provenienza, età, argomenti trattati . E’ interessante la scelta di Lietocolle di  seguire l’evoluzione di poeti che ha pubblicato negli anni scorsi, così come è corretto chiamare un curatore (direttore in questo caso) del calibro di Guido Oldani.

Oldani nell’introduzione al libro, avvicina questa orchestra a quella Vivaldiana sia per numero di autori, sia per gli strumenti adottati “costituita di soli archi e legni”. Ed è vero. I poeti che leggiamo in queste pagine, sono viole, violoncelli, violini, arpe. C’è una bella alchimia. Lo stesso Oldani sottolinea, inoltre,  la felice terra di mezzo dove si  muove la poetica degli autori antologizzati, “lo stile libero” lo definisce. Fra un canone del passato sovvertito ed un canone di scrittura nuovo che ancora non prevale.

Vince la poesia, evidentemente. Paga la scelta della diversità. I dieci autori qui raccolti, forniscono una splendida prova, colpendo a fondo il lettore, ognuno col proprio stile. Chi in maniera più analitica chi più sintetica, chi più ironica, chi più dolorosa. Chi usando un linguaggio più diretto, chi ricorrendo più spesso alla metafora, chi al dialetto. Il risultato finale è ottimo, l’antologia funziona, perché è fuori dagli schemi delle antologie, proprio perché uno schema ce l’ha. Propongo in lettura una breve selezione dei testi.

@ gianni montieri

 elenco autori: Alessio Alessandrini, Martha Canfield, Maddalena Capalbi, Maria PIna Ciancio, Salvatore Contessini, Antonio Fiori, Vincenzo Mascolo, Augusto Pivanti, Margherita Rimi, Anna Toscano

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ALESSIO ALESSANDRINI

FOTOGRAFIA

Dirsi “A domani”

è un po’ come dire “Ti amo”

creare un sottile riparo

mentre intorno la pioggia

allarma, ed alluvionano le

tante parole innescate.

Il cuore duplica lo sforzo

votato alla pulsione plurale

e ci apparecchiamo al Noi,

al giorno in cui saremo

mattoni impastati per nominare

la Casa. Tutto nel silenzio

trama alla fiaba

che abbiamo imparato

e ora all’orizzonte è

in rada. Due corpi

siamo, solo uno

esposto nell’abbraccio

certo che vulnerabili

ci inquadra.

(altro…)

Il rumore della terra che gira – il nuovo romanzo di Roberto Saporito

Il rumore della terra che gira - di Roberto Saporito

 

Tornata nella natia Alba per rispettare le volontà del nonno defunto, un’indaffarata scrittrice si lancia nell’improbo tentativo di riunire i dispersi membri della sua famiglia: un fratello pittore fuggito a New York in seguito a un tragico incidente, e una nipote stabilitasi a Londra per completare la formazione universitaria. Disabituata alla vita di campagna, e sola nella località (quasi) deserta, la donna si trova a fare i conti con un inatteso rumore di fondo: un “leggero scricchiolio”, come polvere negli ingranaggi che garantiscono la rotazione del globo terrestre. “Il rumore della terra che gira”. Costruito attraverso un’alternanza di punti di vista che non genera effetti corali (lo “scricchiolio”sembra legato alla difettosa rotazione della “sociosfera” piuttosto che al moto di rivoluzione terrestre, e l’ovvio senso di separazione e incomunicabilità che caratterizza i rapporti tra i tre personaggi è sottolineato dalla pleonastica dicitura “altro io”, che accompagna ogni cambio di narratore), “Il rumore della terra che gira” registra l’allontanamento di Roberto Saporito dal genere: se “Carenze di futuro” rendeva omaggio a Manchette e al noir esistenzialista francese, il nuovo romanzo sembra segnato dalla frequentazione del postmodernismo americano, e di DeLillo.

Come l’autore di “White Noise” tratteggiava il rapporto benjaminiano tra shopping, fantasmagoria e umana aspirazione all’immortalità, Saporito racconta lo scacco dei meccanismi sociali e familiari, dipinge la (presunta) precarietà politica nel suo farsi esistenziale (il momento culturale è quello immediatamente successivo all’11 settembre), sfiorando il risorgere della proprietà e dell’oggetto (si veda l’esuberante aggettivazione possessiva delle prime pagine). E il romanzo, deliberatamente (e sorprendentemente) destrutturato, e arricchito da un paio di notemetaforico-sociologiche di stupefacente lucidità, funziona alla perfezione.

 Recensione a cura di Fabrizio Fulio- Bragoni, già apparsa su MilanoNera Mag

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Dalla quarta di copertina:

Alla morte del nonno, una donna eredita una notevole somma di denaro e tre case. Ha il dovere di trovare suo fratello e la figlia di lui, perché ognuno abbia la sua parte di eredità. Non ha però loro notizie da più di vent’anni. Tra le colline delle Langhe piemontesi, Alba, New York, Londra, Parigi, Torino e la Costa Azzurra, si snodano così le tre vicende parallele di una scrittrice omosessuale, un artista eroinomane e una ragazza confusa. Tre storie attraversate da continui flashback, tre frammenti diversi di un’unica, sfuggente, famiglia.

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Roberto Saporito è nato ad Alba (CN) nel 1962. Ha pubblicato: Harley-Davidson Racconti (Stampa Alternativa, 1996); H-D. Harley-Davidson, deserti e moderni vampiri (Stampa Alternativa, 1998); Anche i lupi mannari fanno surf (Robin, 2002); Eccessi di realtà. Sushi Bar (Gruppo Editoriale Marche, 2003); Millenovecentosettantasette. Fantasmi armati (Besa, 2006) e Carenze di futuro (Zona, 2009). Suoi racconti sono stati pubblicati su numerose antologie e riviste letterarie.

 Per ordinare il libro potete cliccare uno dei seguenti link: