nome e legrime

proSabato: Elio Vittorini, Nome e lagrime. Racconto

Elio-Vittorini

Nome e lagrime

Io scrivevo sulla ghiaia del giardino e già era buio da un pezzo con le luci accese a tutte le finestre.
Passò il guardiano.
≪Che scrivete?≫ mi chiese.
≪Una parola≫ risposi.
Egli si chinò a guardare, ma non vide.
≪Che parola è?≫ chiese di nuovo.
≪Bene≫ dissi io.
≪È un nome.≫
Egli agitò le sue chiavi.
≪Niente viva? Niente abbasso?≫
≪Oh no!≫ io esclamai.
E risi anche.
≪È un nome di persona≫ dissi.
≪Di una persona che aspettate?≫ egli chiese.
≪Sì≫ io risposi.
≪L’aspetto.≫
Il guardiano allora si allontanò, e io ripresi a scrivere. Scrissi e incontrai la terra sotto la ghiaia, e scavai, e scrissi, e la notte fu più nera.

Ritornò il guardiano.
≪Ancora scrivete?≫ disse.
≪Sì≫ dissi io. ≪Ho scritto un altro poco.≫
≪Che altro avete scritto?≫ egli chiese.
≪Niente d’altro≫ io risposi. ≪Nient’altro che quella parola.≫
≪Come?≫ il guardiano gridò. ≪Nient’altro che quel nome?≫
E di nuovo agitò le sue chiavi, accese la sua lanterna per guardare. ≪Vedo≫ disse. ≪Non è altro che quel nome.≫
Alzò la lanterna e mi guardò in faccia.
≪L’ho scritto più profondo≫ spiegai io.
≪Ah così?≫ egli disse a questo. ≪Se volete continuare vi do una zappa.≫ ≪Datemela≫ risposi io.
II guardiano mi diede la zappa, poi di nuovo si allontanò, e con la zappaio scavai e scrissi il nome sino a molto profondo nella terra. L’avrei scritto, invero, sino al carbone e al ferro, sino ai più segreti metalli che sono nomi antichi. Ma il guardiano tornò ancora una volta e disse: ≪Ora dovete andarvene. Qui si chiude≫.

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