Noi vivi e noi morti

Attilio Carpi, Noi vivi e noi morti

Attilio Carpi, Noi vivi e noi morti, Pan editrice, 1972

[Grazie ad Anna Maria Carpi per aver concesso l’uso di questi testi]

 

Sconosciuto

Studenti dello stesso liceo,
io diciotto anni, molto serio,
lei sedici, svogliata, sorriso prodigo,
bella anche, così bionda e ben fatta,
l’andatura già di donna esperta.
Mi amava? N’ero certo,
tanti baci ci davamo,
scambiandoci lettere ogni giorno
e giuramenti d’amore
inestinguibile.
A un tratto amò un altro,
non riuscivo a capire perché.
Pensavo ai loro baci
e mi nascondevo per piangere
e ricordarla invece tra le mie braccia
con le parole d’amore sulle labbra.
Non m’iscrissi all’università,
vagabondai, fui impiegato, commerciante,
nulla di bello insomma.
Lei, al contrario era finita attrice,
acquistando fama e ricchezza,
ma divenuta molto bizzarra,
tutti dicevano,
con matrimoni e figli dietro di sé.
Un giorno lessi che si era avvelenata.
Fu come se fosse tornata a me.
affannato, ingoiando lacrime,
corsi per vederla un’ultima volta.
Seppi subito invece ch’era fuori pericolo,
e l’infermiera venne a rendermi il biglietto
con la sua risposta: non mi conosceva
e aveva bisogno di riposo.

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