Nicolás Guillén

Poesia latinoamericana #5: Nicolás Guillén

Poesia latinoamericana
Grandi autori del secolo XX

Il quinto appuntamento con la poesia latinoamericana è dedicato a Nicolás Guillén, poeta cubano. Continua così la serie di finestre che si aprono sulla poesia latinoamericana dello scorso secolo, e che anticipano il prossimo progetto antologico di Raffaelli Editore, curato da Gianni DarconzaMario Meléndezun’antologia di voci poco note, le più, ai lettori italiani. Una buona occasione per colmare un vuoto e aprire un dialogo. [fm]

 Nicolás Guillén

NICOLÁS GUILLÉN

 

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

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Nicolás Guillén (Cuba, 1902 ‑ 1989). È considerato un genuino rappresentante della poesia nera del suo paese. È entrato nel partito comunista nel 1937 e dopo il trionfo della Rivoluzione cubana del 1959 ha assunto incarichi e missioni diplomatiche. Tra le sue opere vale la pena di segnalare: Motivos de son (1930), Sóngoro cosongo. Poemas mulatos (1931), West Indies Ltd. (1934), Cantos para soldados y sones para turistas (1937), Poema en cuatro angustias y una esperanza (1937), El son entero (1947), La paloma de vuelo popular (1958), Tengo (1964), Poemas de amor (1964), El gran zoo (1967), La rueda dentada (1972), El diario que a diario (1972) e Por el mar de las Antillas anda un barco de papel. Poemas para niños y mayores de edad (1977).

CANCIÓN

¡De qué callada manera
se me adentra usted sonriendo,
como si fuera la primavera !
¡Yo, muriendo!

Y de qué modo sutil
me derramo en la camisa
todas las flores de abril

¿Quién le dijo que yo era
risa siempre, nunca llanto,
como si fuera
la primavera?
¡No soy tanto!

En cambio, ¡Qué espiritual
que usted me brinde una rosa
de su rosal principal!

De qué callada manera
se me adentra usted sonriendo,
como si fuera la primavera
¡Yo, muriendo!

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CANZONE

In che silenziosa maniera
mi si addentra lei sorridendo
come fosse la primavera!
Io, morendo!

E in che modo sottile
mi rovescio sulla camicia
tutti i fiori di aprile

Chi le ha detto che io ero
riso sempre, mai pianto,
come fossi davvero
la primavera?
Non così tanto!

Però, com’è spirituale
che lei mi offra una rosa
del suo roseto principale

In che silenziosa maniera
mi si addentra lei sorridendo
come fosse la primavera!
Io, morendo!

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