New Yorker

I poeti della domenica #52: PJ Harvey, The Guest Room (traduzione inedita)

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La stanza degli ospiti

Una colomba grigia volteggia attorno alle rovine.
Un jet si dirige verso la base.

Un ragazzo canta all’uccello.
Trasporta una tanica azzurra di benzina.

Dove dovrei andare?
Non ho casa.

Avevo un posto
ma sono arrivati degli ospiti

e ci sono rimasti.
Dove dovrei andare?

Ci conduce attraverso il villaggio.
Un galletto. Un ammasso di scarpe

fuori da una porta con tenda.
Sediamo su cuscini arancioni.

I bambini ci portano tè e pane.
Vorrei che avessimo portato dei regali.

Spero sapremo quando andarcene.

*

The Guest Room

One gray dove circles the ruins.
A jet heads to the base.

A boy sings to the bird.
He carries a blue gas canister.

Where shall I go?
I have no home.

I had a place
but guests came

and they remained.
Where shall I go?

He leads us through the village.
One cockerel. A pile of shoes

outside a curtained door.
We sit on orange cushions.

Children bring us tea and bread.
I wish we had brought gifts.

I hope we know when to leave.

 

da The New Yorker Poetry, testo e lettura disponibili qui; traduzione inedita di © Anna Maria Curci e Alessandra Trevisan.

© PJ Harvey e The New Yorker, 2014

Solo 1500 n. 81: Il temperamatite professionale

biennale architettura 2010 - foto gm

Solo 1500 n. 81: Il temperamatite professionale

Negli USA è, da qualche mese, uscito questo libro “How to sharpen pencils”, un manuale sull’arte dell’affilatura delle matite, molto serio e molto divertente (stando a quanto dice Stefano Salis su “Collezione” del Il Sole 24 ore del 13 gennaio scorso). Il libro l’ha scritto David Rees, uno dei maggiori Cartoonist americani (New Yorker) e blogger per l’Huffington Post. Il nostro David un bel giorno decide di mollare tutto per fare un altro mestiere: l’affilatore di matite. Tu gli mandi la tua matita più quindici dollari e lui te la affila in maniera perfetta. Un lavoro artigianale e scientifico. La matita ti sarà restituita con tanto di certificato e di “resti”. Una figata pazzesca, soprattutto perché funziona. Difficile immaginare che potesse esistere un così ricco mercato di matitofili votati alla perfezione puntistica. L’uomo totalmente privo di manualità quale sono io si è soffermato sull’aspetto: “Mollo tutto”. Cioè, cosa potrei mai mollare? Il mio lavoro da impiegato? Forse. Il punto è che io non sarei in grado di affilare una matita manco se avessi un robot, inviato dalla Nasa, che lo faccia per me, figuriamoci da solo. Mi conforta, però, un aspetto non meno importante: qualora ne fossi capace potrei svolgere questa attività contemporaneamente a quella di poeta, che è reddito esente, come è noto. Se andasse male potrei almeno affilare (in maniera irregolare) le matite con cui riempio i taccuini.

Gianni Montieri