Nel folto dei sentieri

Coriandoli a Natale #6: Umberto Piersanti, Natale nella casa nuova

sassi

Natale nella casa nuova

 

con queste mani,
da sempre disabituate
alle faccende,
hai disposto il presepio
piccolo, ma non tanto,
sulla stretta, lunga
cassapanca,
tutto sassi ed erbe,
senza strade e mestieri,
senza gli stagni azzurri
sotto il vetro
o dimore lontane
con i lumi,
qui affondano i pastori
dentro il muschio
e stanno boscaioli
tra rocce e querce,
lente avanzano donne
con le brocche,
molto, molto più forte
rilucono le stelle
sopra i campi remoti
via dalle case

da sempre uomini e piante
e terre e cieli,
pastori coi canestri
e re coi doni,
questa capanna unisce
e rasserena,
dentro le nuove stanze
e i nuovi giorni
oggi sta il padre
insieme con la madre
e a te figlio così
grande e possente,
ma ai giorni della nascita
tornato, dentro
la tua vicenda
fatti eterni

ad altri, remoti
anni, questo muschio
lucente ci riporta,
all’età dei padri,
delle tenere madri
tra gli addobbi azzurri
delle feste,
ad uno ad uno caduti
lungo gli anni,
ora sono ombre
così spesse e vere,
figure dentro il sangue
che trasale

la terra attaccata
sotto il muschio
Jacopo la sbriciola
e dissolve,
nel ben verde apre
squarci e varchi,
ma tu coi sassi
riempi tutti i vuoti,
è più aspro il presepio
ma permane

e quelle rocce fitte
nella panca,
con le sue luci,
a sera,
il pino accende

Dicembre 2012

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© Umberto Piersanti, Nel folto dei sentieri, Marcos y Marcos, 2015

Lungo i sentieri di Umberto Piersanti

nel-folto-dei-sentieriNel folto dei sentieri di Umberto Piersanti (Marcos y Marcos, 2015) è un libro che si è visto assegnare nel corso del 2016 un bel po’ di premi. Tutti meritati sicuramente; tutti attestanti il valore della poesia di Piersanti, che non ha certo bisogno di sentirselo dire. Ecco perché il fatto in sé si esaurisce qui, nel senso che i premi di poesia spesso lasciano il tempo che trovano, e bisognerebbe andarsi a vedere di ogni premio la composizione della giuria, e di ogni giurato la reale ‘competenza’, ossia il gusto da lettore, o l’area di gravitazione. Insomma, come già ai tempi dell’Antico Fattore, i premi letterari sono spesso una questione che poco ha a che fare con la poesia.
Nel folto dei sentieri, per sua e mia fortuna, ha molto a che fare con la poesia, perché è poesia allo stato puro; un lungo dialogo tra l’uomo e la poesia, perché è a essa che il poeta pone le domande, e perché è nella poesia che il poeta-padre ritrova il figlio al quale tutto il libro si rivolge perché in lui si riflette. E tutto nel segno della natura, perché Umberto Piersanti continua il suo percorso tra paesaggi a lui cari: monti, colline, valli, fiumi, prati. Nella natura tutto l’universo poetico si riflette, e non può essere altrimenti per un poeta che come uomo nella natura tende a riconoscersi. E nell’agire in questa direzione sono evidenti i riferimenti alla più alta tradizione poetica italiana, non solo novecentesca, con continui recuperi lessicali che si impastano con la fluida lingua di Piersanti dando vita a un fiume in piena di immagini che travolgono il lettore.
E la sensazione prima che assale proprio il lettore di queste poesie è quella di essere condotto per mano lungo i sentieri calpestati da Piersanti-cavaliere, alla ricerca infinita di questo “non luogo” («e sogna il cavaliere/ la bianca strada/ e un luogo non l’attende»), col privilegio di porre i propri piedi sulle (nelle) sue orme-impronte, senza mai rischiare di uscire dal solco, in un tutto che sospende anche il tempo («e lì s’arresta il tempo/ come nel quadro?» si chiede il poeta in Sentieri). (altro…)