nazione indiana

Solo 1500 n. 30 – Trolley (i commentatori con la valigia)

Solo 1500 n. 30 – Trolley (i commentatori con la valigia)

Dopo l’articolo di Alessandro Bertante (pubblicato su Saturno e poi rilanciato da Marco Rovelli su Nazione Indiana – in basso troverete i link) sui Troll, questa specie di Spectre dei blog, quest’associazione di stampo insultistico/fascistico, (persone che non commentano i post ma si limitano quasi sempre agli attacchi personali verso l’autore che pubblica, o verso il sito che lo ospita ecc.) mi è venuto in mente che a questa,dei disturbatori seriali, va aggiunta una categoria peggiore, molto più pericolosa: I Trolley. I commentatori con la valigia. Chi sono questi tizi che partono dalla camera da letto con questa borsa sempre (troppo) piena di cazzi loro e arrivano davanti al pc, svuotandola in un commento che è (nella maggior parte dei casi) più lungo dell’articolo commentato? Attenzione, i Trolley sono molto bravi e furbi, perché mica la aprono subito la valigia. Nelle prime righe sembra che realmente stiano commentando l’articolo, poi proseguono e dopo una cinquantina di parole cominciano ad aprire la cerniera della borsa piazzando (con finta umiltà) un link che riconduce a un loro “già scritto sullo stesso argomento” e vanno avanti così in scioltezza; alcuni, va detto, con discreta classe, a doppiare l’originale con una valanga di cazzi propri, di rimandi personali – scritti pure bene, ci mancherebbe – che a un certo punto non riguardano più il post (di cui gli altri lettori si saranno ormai scordati) ma soltanto l’Io del commentatore, la sua maleducazione. I Trolley, appunto, che sono di più e più temibili dei Troll.

Gianni Montieri

Link al post di Alessandro Bertante e Marco Rovelli sui Troll

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

«Non ci sentiamo il paese sotto i piedi,
i nostri discorsi non si sentono a dieci passi di distanza,
e ovunque ci sia spazio per un mezzo discorso,
salta sempre fuori il montanaro del Cremlino.
Le sue dure dita sono grasse come vermi
e le sue parole esatte come fili a piombo.
Ammiccano nel riso i suoi baffi da scarafaggio,
brillano i suoi stivali.
Ha intorno una marmaglia di ducetti dagli esili colli,
e  si diletta dei servigi dei mezzi uomini.
Chi miagola, chi stride,  chi guaisce,
se soltanto lui apre bocca o punta il dito.
Come ferri da cavallo egli forgia un ukaz dietro l’altro,
a chi lo dà nell’inguine, a chi fra gli occhi,
a  chi sulla fronte, a chi sul muso.
Ogni morte è una fragola per la sua bocca,
osseta dalle larghe spalle».

Osip Mandel'štam, 1914

Osip Ėmil’evič Mandel’stam nasceva a Varsavia nel gennaio di 120 anni fa.
Autore di prosa e poesia fu perseguitato per i suoi testi  contro le politiche di Stalin, come i versi qui riportati.  Si salvò dalla condanna a morte una prima volta, su intervento di Pasternak.
Fu poi arrestato definitivamente nel 1938 per morire nel dicembre dello stesso anno, per “malattia” nel gulag di Vtoraja Rečka.
In un momento culturale in cui la poesia è necessariamente una forma di espressione rivoluzionaria, mi piace qui ricordarlo anche con i  versi di Carlo Cuppini  (classe 1980), recentemente editi su Nazione Indiana.

Ringrazio Carlo per la gentile concessione e vi invito a leggere i suoi testi su

( http://militanzadelfiore.blogspot.com/)

Omaggio a Osip Mandel’stam (1891-1938)

ci tagliano lembi di pelle sul torace
due strisce a forma di bretelle come fanno ai Ceceni
estraggono tasselli di carne per infilarci fagioli
scrivono editti di morte intrecciando i capelli di lei

nel vuoto il silenzio la stanza la salma dell’ornitorinco
il mostro conta i minuti inchiodato ai bracci dell’attesa
gli ficcano voci lusinghe minacce dentro orecchie pelose
puntellato agli antipodi sembra resistere e per un istante
ricordare il nome

col mitra si fanno buchi perfetti nel groviera
a riempirli di sangue ci ha già pensato il poeta
andando per tutta la Russia a gridare io sono il poeta
e la neve continuava a cadere su ciò che non c’era

Carlo Cuppini 2011