Nataša Sardžoska

Andrej Al-Asadi, Poesie

Foto di ©Toshe Ognjanov

 

POESIE SCELTE DI ANDREJ AL-ASADI (Macedonia)

Traduzione dal macedone all’italiano di Nataša Sardžoska e Ana Senčić

 

DUE BATTAGLIE

Con uno sguardo latteo mi bevi
La corrente d’aria dalle ossa
Chiudi gli occhi
E ti corichi sulla terra calda
Mite
Per prendere fiato
Prima dell’ultima battaglia
Con me fino all’alba
Quando le talpe balleranno sotto la luna chiara
Io ti colmerò di un freddo denso
Per l’ultima volta
Prima di partire per non tornare mai più
Tu fatti forza
E perdona…

Две борби

Со млечен поглед ми ја пиеш
Промајата од коски
Затвораш очи
И врз топла почва легнуваш
Кротка
Да земеш здив
Пред последната борба
Со мене до зори
Кога кртови ќе танцуваат под светол месец
Јас ќе те појам со згуснат студ
За последен пат
Во неврат пред да тргнам
Ти собери сили
И прости…

 

CHE NON SI RIPETA MAI PIÙ

La libertà inghiottisce polvere da sparo
E vivace vi incita ad andare avanti
Dove pensate di scoprire la ripetitività
Nell’ira delle cavallette
– fame, rimorso, fiamma in due mani di cera

E strillate l’uno all’altro
Furiosi nel cerchio che si stringe
Per lasciare una landa
Dove per molto tempo dopo di voi
I fantasmi sepolti sbucheranno
Muti in tutte le lingue

Никогаш да не се повтори

Слободата голта барут
И бодро ве тера напред
Каде што мислите повторливост да одгатнете
Во бес на скакулци
– Гладе, каење и пламен во две раце восочни.

И врескате еден на друг
Бесно во кругот што се тесни
Пустош да оставите
Од каде долго по вас
Закопани сеништа ќе никнуваат
Неми на сите јазици… (altro…)

Nataša Sardžoska, tre poesie

foto gm

foto gm

 

Nataša Sardžoska, Tre poesie
(traduzione dal macedone a cura dell’autrice)

*

 

NON HANNO NOME QUELLE STRADE

Ho imparato i nomi di tutte le vie che hai preso per venire da me;
mentre ti cercavo le donne dei panifici mi sorridevano
e nemmeno i senzatetto scappavano dal rumore dei miei stivali
nella metro
sono diventata
assassina

il mio profumo lo sentivano tutti e il tuo dentro di me;
ma tu eri al di sopra di tutto ciò – incostante, sporadico;
e ti cercavo nei nostri posti, vagabondavo nei bar,
mangiavo solo formaggio di capra e salmone affumicato,
perdendomi nelle strade senza nome;

e lì per lì ho capito amaramente che nessuno ti capisce quando stai da solo
e che non esiste peggiore solitudine di quella quando cerchi qualcuno che è impresso in te –
e che il dolore è solo tuo, e cosi ti venerano come se fossi un re solitario;

non so cosa sia più selvaggio – il cielo livido tra i rami sotto cui non ci sei tu,
oppure i rami lividi nel petto che tu hai spogliato e ti sei infiltrato

Nella tua cucina
Ho morso l’arancia

Sono le sei e la notte è sorda;
io nella tua maglietta bianca
tu ti guardi su di me
mentre Parigi ci sorvola
come un mostro carnivoro
una volta per sempre

ho sputato dentro di te il seme

ho ancorato il mio orecchino d’argento tra le tue mani.
perché io fossi li per sempre anche quando tu non ci sarai

ma tu, tu
tu mi hai salvata

(altro…)