mostre

“Rovine” di Gabriele Tinti (comunicato stampa)

Gabriele Tinti, foto di ©Mauro Maglione

 

Rovine
di Gabriele Tinti

Sabato 16 Marzo alle ore 16.00 al LACMA di Los Angeles lo scrittore Gabriele Tinti presenterà l’evento Mercury in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e con la sponsorizzazione della Fondazione Arte e Cultura. L’evento consiste in una lettura di Robert Davi (noto per i suoi ruoli da protagonista in The Goonies, 007 Vendetta privata, Die Hard e molti altri) dei testi di Tinti ispirati al The Bateman Mercury della collezione del Museo protagonista della mostra To Rome and Back: Individualism and Authority in Art, 1500–1800.
Tinti inoltre parteciperà il martedì seguente, il 19 Marzo, al programma Facebook live from the galleries del J. Paul Getty Museum. Potrete assistere al live collegandovi al Facebook del Museo (Getty Museum e Getty Villa) alle 19:00 ora italiana (10 am ora di Los Angeles). In questa lettura lo scrittore sarà accompagnato dall’attore Michael Imperioli conosciuto per i suoi ruoli da protagonista in The Sopranos, Goodfellas, The Addiction di Abel Ferrara e in tutti i films di Spike Lee come Jungle Fever, Malcolm X, Clockers, Oldboy e Summer of Sam che Imperioli ha anche scritto e prodotto.
Entrambi gli eventi rientrano nel progetto “Rovine”. Progetto frutto del culto delle immagini di Tinti che ha composto una serie di poesie ispirandosi ai più importanti capolavori dell’arte antica come Il pugile a riposo, Il Galata suicida, il Giovane vittorioso (Atleta di Fano), il Fauno Barberini, Il Discobolo, I marmi del Partenone, l’Ercole Farnese e molti altri ancora, collaborando, negli anni, con alcuni attori (tra i quali Joe Mantegna, Robert Davi, Burt Young, Vincent Piazza, Franco Nero, Luigi Lo Cascio, Marton Csokas e Alessandro Haber) e alcuni dei maggiori Musei al mondo (come sono il Metropolitan di New York, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il British Museum di Londra, il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo e di Palazzo Altemps, la Gliptoteca di Monaco, i Musei Capitolini, il Museo dell’Ara Pacis e il Museo Archeologico di Napoli).
Rovine è stato insignito del “Premio Montale” per la poesia 2018 ed è stato recentemente scelto per celebrare il riallestimento delle collezioni del Getty Villa, per proseguire il dialogo iniziato con la mostra di artisti contemporanei “Plato in LA” in occasione della quale alcuni dei più celebrati artisti del panorama odierno hanno reinterpretato l’impatto di Platone sul mondo contemporaneo. Alcune immagini dell’evento dell’8 Maggio al Getty Museum sono visibili qui e nel sito del media partner dell’evento The Laboratory Arts Collective.

Leggere Rovine è stato come abbandonare ogni resistenza al passato, indossare ogni volta una maschera diversa, quelle degli antichi attori tragici, per provare a seguirli nell’incantesimo capace diunire le parole alle immagini.
(Alessandro Haber)

Like a rhapsode of old, Gabriele Tinti has performed his poems of ‘speaking-out’ (ekphrasis) to audiences in various parts of the world; here are those responses, an anthology of engagement and delight.
(Nigel Spivey, University  of Cambridge)

Prestare la voce a queste poesie sulla statuaria classica mi hanno fatto sentire in qualche modo partecipe della sopravvivenza di una civiltà così profonda, tragica, influente com’è stata quella antica. 
(Franco Nero)

Irish in Italy (una mostra)

Yeats

Yeats

Irish in Italy: una mostra sull’Irlanda in Italia nel primo ’900

di Carmen Gallo

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Si inaugura sabato 15 ottobre una bellissima mostra dal titolo Irish in Italy. Letteratura e politica irlandesi in Italia nella prima metà del Novecento, dedicata alla ricezione della politica e della letteratura irlandesi nel nostro paese nei primi cinquant’anni del xx secolo. Visitabile, fino all’8 gennaio 2017, presso la Galleria della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Viale del Castro Pretorio, 105, la mostra fa parte di un progetto internazionale più ampio curato da Antonio Bibbò, dell’Università di Manchester, già traduttore di Woolf (sua l’ultima traduzione per Feltrinelli de Gli Anni) e studioso di storia della ricezione con un particolare interesse per la letteratura italiana e quelle di lingua inglese.

Attraverso le bacheche allestite per l’occasione, e un salottino originale degli anni ’40, i visitatori potranno immergersi nell’atmosfera ma anche nelle testimonianze dell’epoca: lettere, documenti e estratti delle traduzioni “d’epoca” dei maggiori testi irlandesi del periodo, da Finnegans Wake alle poesie di Yeats, solo per citarne alcuni, letti da Luca Iervolino.

La mostra infatti, come si legge sul sito, segue due linee principali: “da una parte la lunga e sanguinosa storia dell’indipendenza irlandese e le versioni che di questa sono state presentate in Italia nei primi decenni del Novecento; dall’altra la storia della sorprendente rinascita letteraria irlandese e della sua diffusione e ricezione, prima nell’Italia liberale e poi in quella fascista. Il rapporto tra Italia e Irlanda durante la prima metà del Novecento si tradusse infatti in una serie di avvenimenti e pubblicazioni che raccontano come lo Stato Libero d’Irlanda si sia progressivamente imposto tra noi quale entità autonoma tanto da un punto di vista culturale quanto politico. L’Italia, in quegli stessi anni, stava vivendo una profonda mutazione politica e culturale, con la conclusione del processo risorgimentale e la successiva dittatura fascista”.

Sottolinea ancora Bibbò, “la mostra prova a dar conto di questo complesso rapporto, del suo andamento oscillante nei primi cinquant’anni del 1900 e dei rispecchiamenti tra il panorama letterario e il sistema politico che caratterizzarono, e spesso favorirono, gli scambi tra le due nazioni. L’intreccio tra letteratura ed esigenze politiche nell’emergere di una letteratura propriamente nazionale in Irlanda illumina così anche pagine poco note della nostra storia politica e culturale”.

La mostra ci racconta inoltre non solo la fortuna degli autori irlandesi in Italia nel primo Novecento, ma anche le personalità che più vi hanno contribuito. Tra tutte spicca quella pionieristica di Carlo Linati, traduttore dei drammaturghi dell’Abbey Theatre e di Joyce, che ritraduce Sterne (già tradotto da Foscolo) e fonda, con Enzo Ferrieri, la rivista Convegno, una delle più importanti per la diffusione della letteratura irlandese in Italia negli anni Venti; e quella più tarda di Paolo Grassi, che rinnoverà la scena teatrale italiana dopo il fascismo anche rivolgendo lo sguardo alla scena irlandese. In questi anni, scrive Bibbò, “la letteratura irlandese in Italia vive una seconda giovinezza dopo gli esperimenti pionieristici di Linati e si presenta quanto mai variegata e sorprendente: da una parte gli “europei” Joyce, Shaw e Wilde, dall’altra i “veri irlandesi” Yeats, Synge, O’Casey, e per finire i cosiddetti ‘oriundi’ come Eugene O’Neill. Con questi, si confrontano i maggiori letterati italiani del tempo, da Pavese a Montale, da Gian Dàuli a Emilio Cecchi, fino ai giovanissimi Pasolini e Manganelli”.

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© Carmen Gallo

Ronzio – sui disegni di Alfonso Benadduce

La strage della mia innocenza - 2010 (160 cm x 160 cm)

La strage della mia innocenza – 2010

Un tratto di matita può ronzare? È possibile che dell’inchiostro gridi?

Me lo chiedo guardando i disegni di Alfonso Benadduce, in mostra alla Casa delle Letterature di Roma dal 21 Marzo per il ciclo “Doppio passo. Incontri di Arte e Letteratura” a cura di Maria Ida Gaeta. La mostra, prorogata fino all’11 Aprile, ospita disegni – acrilici, matite, inchiostri – che scorrono lungo le pareti, nelle teche, accompagnati da pensieri tratti dal Funambolo di Jean Genet. Figure umane, volti, busti, che osservano il loro stesso pubblico mentre le parole di Genet cadenzano l’andamento delle tavole con il rosso dei pannelli su cui sono inscritte. Nel fondo della sala, La strage della mia innocenza, unico, grande olio su tela.
Decido di iniziare da lui, di vivere, per il momento, la galleria come un nartece. Se il titolo promette, il quadro mantiene: mi piace osservare i molti, come me, che risalgono con gli occhi le matasse vivide fino a incontrare quel preciso occhietto, quel sorriso; tutti in cerca del nostro babau, mentre il colore vivace, per contrasto, turba. Mi tornano alla mente le parole di Girard: «la tragedia è innanzitutto la festa che prende una brutta piega».

Figura

Figura

Passo ai disegni. I volti, le camminate, le piroette sono in dialogo con i testi di Genet, negli occhi sbigottiti come nelle pose morbide. Il rimbalzo schiude. Basta uno sguardo alla propria sinistra, osservando La strage della mia innocenza, perché le parole di Genet inchiodino al suo senso l’esperienza dell’intera mostra: «La Morte – la Morte di cui ti parlo – non è quella che seguirà la tua caduta, ma quella che precede la tua apparizione sul filo». È quando la mente spia quelle parole che una chiave ci si posa nella tasca, e si ha l’impressione di afferrare l’attimo in cui quei volti, quelle occhiate, quei movimenti, si sono imposti con chiarezza prima di diventare gesto, ogni tratto – anche il più automatico e furioso – sufficiente e necessario a comunicarne la posa e l’espressione. Che diventano, per un’empatia quasi involontaria, la posa e l’espressione di chi guarda.

Figura umana

Figura umana

Ma il suono, dunque: perché, in questo equilibrio che sembrerebbe muto, comincio dicendomi di avvertire un ronzio? La maniera in cui i disegni mi coinvolgono è quasi più sonora che visiva: ai miei occhi c’è ora il riverbero di un theremin, ora il mormorio di una parlata; e se mi sento inquieta è perché avverto una dominante chiara, che investe l’orecchio accanto all’occhio. Mi accorgo, a posteriori, che è perché l’uomo ha voce nel suo comunicare, e non c’è segno sul foglio che possa scavalcare questo inciampo di abitudine del pensiero: e i disegni che guardo mi comunicano, al punto da illudermi, forse, di avvertire il bandolo emotivo da cui sono sorti.
«Non v’è altra origine, per la bellezza, che la ferita, individuale, irripetibile, celata o visibile, che ogni uomo custodisce in sé e difende – dove si rifugia quando vuole abbandonare il mondo per una solitudine temporanea ma profonda»: così recita la locandina della mostra, ancora riprendendo Genet. È da questo raccoglimento minuzioso («non danzare per noi ma per te») che nasce l’immagine onesta e comunicabile. Comprendo, allora, che tutti i sensi sono in moto per ricercare un’identità al più possibile esatta con quello che osservano, per ricomporre, assorbire lo scarto tra la solitudine di partenza e la comunità di approdo: nell’attimo in cui domino questo pensiero, il suono smette, e guardo.

(c) Giovanna Amato

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Alfonso Benadduce (1974), pittore, regista, attore e autore, vive e lavora a Roma. A partire dal 1998 mette in scena per importanti teatri e rassegne numerose regie di testi dei quali è autore e protagonista, tra cui Tragedia al di là di Prometeo – Teatro Nuovo, Napoli 2000, La morte del giovane principe, performance ideata per il Festival di Volterra 2001, il povero Riccardo III, Museo Archelogico Campano, Capua 2005, Paradiso Perduto – danzodramma da John Milton, Leuciane Festival 2006, Studio in presenza di Amleto per il Mercadante Teatro Stabile di Napoli 2010, L’innominabile di Samuel Beckett, Festival Settembre al Borgo 2010. Su invito del critico d’arte Achille Bonito Oliva realizza, per le mostre internazionali d’arte contemporanea Le opere e i giorni (2003) e Fresco Bosco (2006), gli eventi teatrali: Estasi – monomanie su Diana e Atteone – immagini da Pierre Klossowski, e Agogno la gogna, da un suo testo pubblicato e a partire dal quale gira il suo primo film sperimentale, finalista nel 2008 al premio Riccione TTV Performing Arts sullo schermo. Con Libercolo dell’onta, sua prima opera in prosa, è finalista al Premio Viareggio 2006. Nel frattempo continua a mettere in scena Sempre perdendosi, poema tragico che la poetessa Silvia Bre ha scritto per il suo teatro e a lui dedicato. Espone i suoi quadri in due personali: a Roma nello Spazio R\R, 2004, e al KunstFoerderVerein di Weinheim, in Germania, 2010.
(Dal sito www.alfonsobenadduce.com)

Qui puoi scaricare il pdf dell’articolo

Solo 1500 n. 67 – La separazione dal soggetto

Solo 1500 n. 67- La separazione dal soggetto.

Il fotografo milanese Franco Vimercati (1940\2001) ha ritratto, per molti anni, oggetti. Molto spesso un unico oggetto per un lungo periodo, stesso scatto in ore diverse con luce diversa, o in giorni diversi di stagioni diverse. Famosissime sono, ad esempio, le serie de Il ciclo della zuppiera e delle Bottiglie d’acqua minerale. Vimercati a un certo punto della sua vita da fotografo decide di attuare quella che ha chiamato Separazione dal soggetto, concentrandosi solo sull’oggetto. Creando con questo un rapporto intimo. Il fotografo e l’oggetto. Per settimane, mesi. Quasi due amici. Col tempo poi Vimercati attua un passaggio successivo che renderà l’oggetto non più ciò che sta al centro della foto ma lo strumento che permette che la fotografia si realizzi. Lo farà mettendo gli oggetti rovesciati, davanti all’obiettivo. “Sono rovesciati perché la fotografia è così in fondo: l’oggetto viene proiettato sulla lastra al rovescio e quindi capovolgerlo per renderlo leggibile a questo punto a me non interessava. A me interessava che avvenisse la fotografia che scoccasse la fotografia.”. Questo tipo di lavoro mi ha molto colpito. La ricerca che porta a ritenere la fotografia l’atto, lo strumento, il soggetto. La fotografia in sé più importante di ciò che ritrae, in un rapporto che cambia un po’ le carte in tavola. La bellezza dello scatto è nello scatto stesso. Mi viene da pensare che il momento del click realizzi l’armonia tra più complici: il fotografo, il soggetto, la macchina, la luce, la pazienza. Le opere di Franco Vimercati sono esposte in questo periodo a Palazzo Fortuny a Venezia, all’interno di “Autunno a Palazzo Fortuny”. Mostra e Palazzo valgono bene une visita.

Informazioni qui : Autunno a Palazzo Fortuny

Gianni Montieri

SOLO 1500 N. 1 – Vivian Maier

Solo 1500 n. 1

 

Leggo sul domenicale de Il Sole 24 ore (art. di Serena Danna) di Vivian Maier , fotografa. Morta in disgrazia nel 2009 a 83 anni. Torno su: fotografa. Vivian non ha fatto altro per tutta la vita che fotografare. Fotografare – attenzione – senza mai stampare, nemmeno una foto, mai. I suoi sono scatti rubati in strada, a Chicago, New York, Manila, Bangkok, Pechino.  Vivian è un genio della fotografia che nessuno avrebbe mai scoperto se un agente immobiliare non avesse comprato a un’asta di quartiere per (soli) 400 dollari i suoi negativi, non si fosse incuriosito e intuito quanto quelle foto fossero speciali. Maloof (questo il nome) chiede pareri a esperti, le fa girare on-line, senza riscontro, fino a che  non sceglie di pubblicarle su FLICKR (sito che contiene milioni di fotografie) da lì comincia un percorso che porterà presto la Maier nella prossima edizione di Bystander e in mostra a Londra dal 7 luglio. Mi faccio una domanda: centomila negativi in sessant’anni di scatti e nessuna stampa, perché? Le risposte che mi vengono sono due, ma forse una comprende l’altra. La prima è che il vero artista è forse quello che si basta, ovvero, il piacere della Maier stava tutto nel momento del scatto, il dopo non le interessava. Lei scattava e andava bene così. La seconda risposta, nasce da conversazioni con qualcuno che di fotografia s’intende molto più di me ed è questa: Il fotografo “vero”, quello bravo davvero, nel momento in cui scatta, sente, sa già d’aver ottenuto quello che stava cercando.

@ gianni montieri

LA BELLEZZA E LA ROVINA – Poeti al Garraffello

Un reading di poesia con l’intervento di musicisti, la proiezione di un’intervista a Edoardo Sanguineti realizzata da Ciprì e Maresco, la mostra “La Parola Fotografata” realizzata da Francesco Francaviglia sui poeti siciliani e la presenza di Radio Cento passi (erede di Radio aut di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia per la sua irridente e creativa lotta contro i boss) venerdì 2 luglio dalle 20.30 in poi a Piazza Garraffello, fra le rovine della Vucciria di Palermo, ma senza la spazzatura che solitamente circonda e riempie la bella fontana cinquecentesca del luogo, perché faranno una pulizia straordinaria gli abitanti della zona. A fondale dello scenario, la scritta “Uwe ti ama”, tracciata sui muri sbrecciati dall’artista austriaco Uwe Jaentsch, che da anni opera nel luogo e vi ha realizzato interventi che, sottolineandone il degrado, al tempo stesso ne esprimono la potenzialità. L’iniziativa è di un gruppo di operatori culturali, che hanno messo assieme forze e volontà di fare e, a titolo gratuito e coinvolgendo il quartiere, ha già realizzato un evento simile per la Giornata mondiale della poesia in un altro sito palermitano, recentemente recuperato ma rimasto inutilizzato (il Comune non vi ha previsto nessuna attività, sebbene sia uno spazio ideale per eventi culturali), il giardino di Piazza Fonderia. Parteciperanno i poeti Roberto Deidier, Nino De Vita, Francesca Traina, Biagio Guerrera, Nicola Romano, Margherita Rimi, Mara Librizzi, Luciano Mazziotta, Sebastiano Adernò, Giovanni Catalano, Francesco Balsamo, Francesca Pellegrino. Quelli di loro che non vivono a Palermo, verranno a loro spese, nello spirito della manifestazione, senza finanziamenti e senza scopi di lucro, testimonianza di indignazione attiva per l’incuria e la rovina che condannano a morte luoghi ricchi di storia e di arte e di fiducia nel potere delle parole e della bellezza.


PROGRAMMA

– SCHERMO
Omaggio alla memoria di Edoardo Sanguineti
Proiezione dell’intervista al poeta realizzata nel 2000 da Daniele Cipri’ e Franco Maresco

– MUSICA
Angelo Di Mino , violoncello

– POESIA
Giovanni Catalano, Nicola Romano, Francesca Pellegrino

– MUSICA
Toti Basso, chitarra

– POESIA
Roberto Deidier, Francesca Traina, Biagio Guerrera

– SCHERMO
Videoproiezione della mostra “La Parola Fotografata”realizzata da Francesco Francaviglia sui poeti siciliani

– MUSICA
Giovanni Mattaliano, solosax
“Come gli alberi sotto la neve” di Giovanni Mattaliano

– POESIA
Mara Librizzi , Nino De Vita

– MUSICA
Giampiero Riggio , chitarra e voce

– POESIA
Luciano Mazziotta, Sebastiano Aderno’ (al sax Corrado, La Marca), Margherita Rimi

– MUSICA
Salvo Compagno e Daniele Schimmenti, percussioni

23.30 DJ SET:
ABnormal ( elettronica, independent,pop?, nupop )
and more….

Presenta la serata Fosca Medizza

Bookshop a cura della Libreria MODUSVIVENDI

Organizzazione e promozione:
Patrizia Stagnitta, Associazione Mezzocielo
Rosanna Pirajno, Fondazione Salvare Palermo
Beatrice Agnello, Associazione culturale Gli Amici di Oblomov
Fabrizio Piazza, Libreria Modusvivendi
Antonio Saporito, Amici di Garage
Fosca Medizza,
Maria Giambruno, Cnn Piazza Marina & dintorni
Terremoto Jek
Dario Panzavecchia – ABnormal

Ufficio Stampa:
Beatrice Agnello (beagnello@libero.it, cell. 338.8632095)
Fabrizio Piazza (pessoa72@hotmail.com, 091.323493)

I Promotori ringraziano sentitamente tutti gli intervenuti, i poeti e i musicisti che partecipano alla manifestazione a titolo gratuito, i poeti venuti da lontano a proprie spese, i professionisti, gli amatori, gli amici che si sono prodigati nei diversi ambiti organizzativi, tutti coloro che hanno mostrato fattivamente interesse e passione, e condiviso entusiasmo ed energie per una iniziativa pensata e realizzata con amore per l’arte e la poesia. Con molte scuse per le inevitabili pecche.

Si ringraziano inoltre: Roberto Deidier, Maria Attanasio, Laura Imondi, Franco Maresco, Pippo Bisso, Shobha, Chiara Maio, Emilia Maggiordomo, Flavia Schiavo, Cettina Musca, Anna Sica, Ida Tedesco Zammarano.