Minimalismo

Quattro volte libro

abete

Comprare un libro è davvero solo girare per librerie andando a naso o provvisti di nota della spesa? Leggere un libro è davvero solo spaccarsi un polso nel tentativo di reggere I Miserabili a letto? Amare un libro è davvero solo lisciare la giusta fermata di metro perché non si può lasciare a metà la sfuriata di Jane Eyre? Scrivere un libro è davvero solo ridursi psicologicamente a dover tornare a controllare sei volte di aver chiuso il gas?
Quattro recenti esperienze mi hanno convinta di no. Da un anno a questa parte, sono certa che poche cose nutrono la solitaria attività del lettore (e dello scrittore) quanto una robusta interazione, e poche superano in risultato smagliante l’intenzione quanto una bella dose di serendipità.

1. MERCATINO

Faccio parte della schiera di coloro che, squattrinati più che affezionati all’atmosfera, vanno in giro per mercatini a procacciarsi libri di seconda mano. Quando un giorno potrò pagare una bolletta con le royalties dei miei libri, il cielo ricorderà quest’attitudine e farà sì che la società del gas non abbia registrato l’autolettura, ma non prima che io mi sia ritirata a casa depressa per aver trovato su una bancarella una copia del mio libro. Con dedica.
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Nuovi inediti di Greta Rosso

scena 2.

RITIENE IMPOSSIBILE DIRE LA CURVA COSÌ COME È TRACCIATA,
 lievemente, dai capelli umidi vicino alla orecchie
 o la poesia che non risiede, se non sussurrata, in un
 paio di slip di cotone, ripiegati, sul bordo di una vasca
 da bagno, rivestita di piastrelle azzurre e spente;
 nessuna finestra.

scena 1.

LE CICATRICI BRUNE SULLA MANO SINISTRA
 lei spreme un fondo di limone nella sua tazza.
 i movimenti misurati, calmi, appena teneri
 “ti è passato il mal di stomaco?”

la trama nei movimenti, nelle cicatrici, nella tazza.
 espungerla, impossibile. 

lia.2

il porto sicuro nel quale non sono mai approdata
il gesto squallido con cui lui avvia la testa di lei verso la zona pubica
l’intangibilità dei sogni in cui lei si offre a un uomo diverso e uguale
le lattine arrugginite che lui pone a perimetro del suo cuore.
lia e tutti i suoi nomi interrotti di prima che le dicessero non andartene. 

lia.6

a volte temo di essere solo
l’immagine al negativo
degli amori che sono stata

(altri livelli) 

la sera si ritrovano su un piccolo divano, lui
tace. l’impianto della scena si fonda sul buio.
le imposte non filtrerebbero luce nemmeno se aperte.

Altre poesie di Greta Rosso sono già state pubblicate su Poetarum Silva a cura di Gianni Montieri.

Lovers on a Park Bench – Knee Play n. 5 – Philip Glass, Robert Wilson, Samuel Johnson (post di natàlia castaldi)

Einstein on the Beach è un’opera nata nel 1976 dall’ingegno creativo e dalla proficua collaborazione tra Philip Glass e Robert Wilson.

L’opera si divide in tre atti, che costituiscono tre diverse scene: Train, Trial, Field; più altri cinque pezzi chiamati Knee Plays che, rispettivamente, si trovano in apertura e chiusura dell’opera, e come “intermezzo” tra ciascun atto.

quello a seguire è il Knee Play n. 5

Lovers on a Park Bench

(Text written by Mr. Samuel Johnson)

The day with its cares and perplexities is ended and the night is now upon us. The night should be a time of peace and tranquility, a time to relax and be calm. We have need of a soothing story to banish the disturbing thoughts of the day, to set at rest our troubled minds, and put at ease our ruffled spirits.

And what sort of story shall we hear ? Ah, it will be a familiar story, a story that is so very, very old, and yet it is so new. It is the old, old story of love.

Two lovers sat on a park bench with their bodies touching each other, holding hands in the moonlight.

There was silence between them. So profound was theire love for each other, they needed no words to express it. And so they sat in silence, on a park bench, with their bodies touching, holding hands in the moonlight.

Finally she spoke. “Do you love me, John ?” she asked. “You know I love you. darling,” he replied. “I love you more than tongue can tell. You are the light of my life. my sun. moon and stars. You are my everything. Without you I have no reason for being.”

Again there was silence as the two lovers sat on a park bench, their bodies touching, holding handls in the moonlight. Once more she spoke. “How much do you love me, John ?” she asked. He answered : “How’ much do I love you ? Count the stars in the sky. Measure the waters of the oceans with a teaspoon. Number the grains of sand on the sea shore. Impossible, you say. Yes and it is just as impossible for me to say how much I love you.

“My love for you is higher than the heavens, deeper than Hades, and broader than the earth. It has no limits, no bounds. Everything must have an ending except my love for you.”

There was more of silence as the two lovers sat on a park bench with their bodies touching, holding hands in the moonlight.

Once more her voice was heard. “Kiss me, John” she implored. And leaning over, he pressed his lips warmly to hers in fervent osculation…