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proSabato: Milena Milani, ‘Martino e la pastasciutta’

proSabato: Milena Milani, Martino e la pastasciutta

QUELLI erano giorni in cui non avevo un soldo. Abitavo una stanza in via Vitruvio, dove oltre a dormire mi facevo tutto, anche il mangiare sopra un fornello a spirito. Lavoravo in una cartoleria poco distante e stavo molte ore dietro al banco, a servire i clienti.
..Martino veniva qualche volta a mezzogiorno, quando la proprietaria della cartoleria si ritirava nel retrobottega. Fingeva di voler comprare una matita, un pennino, oppure guardava le cartoline di Milano, appese su un foglio di cartone.
..Io cercavo di mandarlo via, non mi piaceva che venisse in negozio. Martino mi guardava con gli occhi lucidi, quando gli dicevo di uscire; era triste, si frugava in tasca per trovare un po’ di denaro da comperare qualche oggetto.
..Un giorno che venne e stava piovendo forte (me lo trovai davanti all’improvviso, con i capelli bagnati e l’abito inzuppato), io ero più nervosa del solito perché avevo mangiato poco, il caffè bevuto in fretta mi rodeva lo stomaco con il suo sapore di cicoria, e il pane era duro e massiccio. Così gli dissi: «Esci» prima di sapere che cosa voleva.
..Guardavo con occhi assorti e cupi i vetri della porta tutti rigati di pioggia e via Vitruvio lucida d’acqua; nella cartoleria faceva freddo e la padrona stava mangiando nel retrobottega.
..Anzi, sentii la sua voce bassa e roca che gridava: «Chi c’è, Fausta?» e io risposi: «Nessuno, signora».
..Martino, appoggiato al banco davanti a me, taceva e si guardava i piedi. Anch’io mi sporsi per guardarli e vidi i suoi piedi nudi in quelle vecchie scarpe rotte, allora mi venne rabbia di avere un corteggiatore come quello, a pezzi, persino con le dita fuori.
..«Va’ via» gli dissi «va’ a lavorare».
..Così dicendo, lo sguardo si indugiò sui capelli chiari e a ricci, e mi sorpresi a desiderare di toccarli.
..«Fausta» disse Martino, sottovoce «ti ho portato una cosa.»
..«Che cosa?» non potei fare a meno di chiedere.
..«Una cosa da mangiare.»
..Senza volerlo la saliva mi si formò in bocca e inghiottii una, due volte.
..«Da mangiare?» dissi. «Ora?»
..Guardai alle mie spalle nel retrobottega; la padrona stava tagliando un pezzo di salame. Così anch’io pensavo al salame e dissi: «Un pezzo di salame?».
..Già me lo sentivo in bocca e avevo voglia di masticarlo; Martino fece di no con la testa.
..«No» disse «è un’altra cosa.»
..Ora mi sorprese uno strano rigonfiamento sotto la sua giacca.
..«Che hai, lì?» gli chiesi.
..In quel momento la porta si aperse ed entrò un uomo a comperare una busta di carta gialla; Martino si ritirò nell’angolo.
..«Una busta» gridai alla padrona «una busta grande da quindici lire.»
..Misi il denaro nel cassetto, la padrona gridò: «Ora vengo».
..«Va’ fuori» dissi in fretta a Martino «aspettami all’angolo.»
..Egli uscì, voltandosi goffamente verso di me e facendomi un segno di intesa con gli occhi; visto di dietro si notava chiaramente che portava qualche cosa sotto la giacca.
..Io tremavo, avevo persino brividi di freddo. “Non ci vado” pensai “non lo voglio, Martino” e mi sentivo un languore nello stomaco la saliva andava su e giù.
..La padrona entrò nel negozio; con un dito si stava pulendo i denti.
..«Be’» disse «va’ a mangiare e fa presto.»
..Aprì il cassetto e prese cinque lire. «Comperati cinque lire di pane» esclamò.
..Io uscii sotto l’acqua, con la mia sciarpa avvolta intorno al collo.

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Goliarda Sapienza e Milena Milani in Spagna: un reportage “critico”

Facoltà di Filologia di Salamanca

Mi scuserà chi legge se il contenuto di oggi risulterà molto personale e il titolo di questo post un po’ ingannevole; in effetti avrei potuto intitolare questo “reportage” Una ricerca appassionata, ma l’avremmo sentito tutti come troppo sentimentale e naif. Eppure mi pongo molte domande dopo la prima trasferta fuori Italia per ragioni legate al Dottorato; una di queste riguarda il perché non ho mai fatto l’Erasmus. Una domanda interna e non esterna, senza rimpianti e con la consapevolezza che ciò che non ho affrontato dieci anni fa sia stata una scelta consapevole, e che i propri desideri si possano esaudire anche molti anni dopo e in modo diverso, trovando una forma consona.

Ho conosciuto tante persone a Salamanca in questi giorni, studiosi di varie provenienze, sia italiani sia spagnoli, sia non: eravamo tutti riuniti per il Convegno Internazionale Las inéditas in una delle più antiche università del mondo per la Filologia, che ha accolto la proposta di un gruppo di ricerca molto attivo in Spagna, il cui comitato scientifico è formato da docenti, studiose e studiosi, ricercatrici e ricercatori che si muovono in Europa con grande agilità portando avanti un’indagine sopra la letteratura delle donne molto incline alla militanza ma non esclusivamente calata in essa: Escritoras y personages femininos en la literatura.

È utile dire sin da subito che le possibilità del Convegno proprio per la sua struttura, tra interventi che hanno toccato tutti i campi letterari (teatro, poesia, prosa, etc.), discussione, eventi di teatro e di altro genere, presentazioni di libri, denotano un’apertura non usuale al “fuori” dell’ambito accademico, cosa che in Italia non accade. È un’integrazione della realtà di cui ci si occupa (la poesia, il teatro, la canzone popolare in questo caso) all’interno della realtà di studio, una visione più consapevole e completa, un’ammissione di esistenza (!). Forse potrà sembrare ingenuo questo mio commento ma, per esperienza personale, lavorando da sempre come studiosa ora strutturata ma anche in ambito artistico trovo che l’Italia debba sempre più imparare a vedere fuori, ad accogliere il fuori nel dentro, ad avere una mobilità di pensiero che troppo spesso manca non solo nei contenuti ma soprattutto nella visione che sta a monte di questi contenuti.

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proSabato: Zavattini Ovale

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Oggi, domani e domenica 25 settembre ricordiamo Cesare Zavattini con alcune prose che riguardano lui e autori affini; per la rubrica domenicale rileggeremo alcune sue poesie; il suo compleanno sarebbe caduto il 20 settembre.

la redazione

proSabato: Zavattini ovale

……Più di cento Zavattini di tutte le misure mi guardavano dalle pareti della Galleria Toninelli di Roma, e uno gigantesco troneggiava di profilo, le mani dietro la schiena, stava osservando altri se stessi, soltanto teste colorate, rosse, bianche, grigie, d’oro, d’argento, tutte spaventatissime, con gli occhi sgranati.
……Perché questi occhi come buchi, come crateri, occhi insonni, con le palpebre orlate di rosso, infiammati, disperati?
……Conosco Zavattini da anni, ma quella mostra mi ha rivelato il suo io, più di quanto potrebbero farlo i suoi film o i suoi libri.
……C’è il fatto che Zavattini pittore non nasce adesso, bisogna risalire agli anni della guerra e anche prima, quando riempiva pezzettini di carta con i suoi preti e i suoi vescovi (da bambino metteva una cotta da chierico e le zie gli facevano i funerali): quei preti e quei vescovi li dipingeva perché non conosceva bene l’anatomia, certo fare una veste era più facile di un corpo nudo, ma forse del corpo nudo Zavattini ha sempre avuto terrore, o meglio un complesso, qualcosa che lo blocca, che lo inibisce.
……In fondo, è un timido, anche se sembra spregiudicato.
……Mi ricordo una volta che lo incontrai al Tritone, era notte, e stava osservando le passeggiatrici, ogni tanto parlava con una, poi con un’altra («per un’inchiesta» diceva), ma in realtà voleva una donna, e non sapeva come imbarcarla.
……Un’altra volta, a Venezia, qualcuno mi disse che Zavattini era innamorato, lo si vedeva al bar dell’Excelsior, al Lido, durante il Festival del Cinema, con un bicchiere in mano, ma non beveva mai, stava per ore a guardare il vuoto.
……A Parigi invece sembrava più sciolto, tuttavia il suo vero essere non era facile da scoprire, perché tutto il giorno andava per gallerie a vedere quadri, o in libreria a cercare libri, soltanto una notte, con me e con Gualtieri di San Lazzaro, prese a parlare di se stesso, ma con estremo pudore, quasi reticente.
……È questo il bello, che sia rimasto intatto nel mondo del cinema, che corrompe tanta gente; anzi, da quel mondo è venuto fuori saltando a piè pari una trentina d’anni, così che è sempre giovane, la sua pittura lo dimostra, e anche quello che scrive, che è stupendo, fresco, pieno di incanto.
……All’inaugurazione della sua mostra c’era tantissima gente, e Zavattini stava in un angolo, protetto dal baluardo degli amici venuti apposta da Luzzara, il posto dove è nato: un barbiere-poeta, un oste, un artigiano, un impiegato, due signorine-sorelle e una bambina.
……Quando mi vide, si illuminò, ricordammo i tempi favolosi del suo contratto.
……È tutta una storia. […]
……Non c’è che dire, ho riscoperto un autentico pittore. I cento volti, le cento e più teste ovali (« l’ovale della donna, l’ovulo, le ovaie, le uova » ha scritto) sono lì sulle pareti, con il loro mistero e anche con la loro chiarezza, formate e informi, definite e indefinibili.

© Milena Milani, Zavattini ovale in Oggetto sessuale, Milano, Rusconi editore, 1977.

proSabato: Milena Milani, Marta Marzotto irrequieta

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proSabato: Marta Marzotto inquieta

Quando ritorno a Cortina, penso subito a lei, «dove sarà, che cosa farà Marta».
So benissimo che Marta Marzotto è già da queste parti, o sta per arrivare, l’inverno è la stagione ideale dei nostri appuntamenti, ritrovarci tra la neve, al sole, tra queste montagne, e poi stare insieme in certe folli serate, in cui anche se il tempo passa, crediamo di avere scoperto il sistema per vivere senza troppi pensieri, felici di niente, soltanto del fatto di restare in compagnia, di bere, mangiare, ridere, cantare, ballare, fare l’amore.
Marta ha mille doti, e anche mille difetti, ma appunto per questo è una creatura umana come ce sono poche. Ci sono donne più belle, ma la sua è una bellezza intrisa di intelligenza, con qualcosa di preciso, di terreno, di forte, di valido, di immediato, che ha il potere di sprigionare simpatia, di dare calore, consolazione.
Se Marta è a Cortina, tutto andrà bene, la stagione funzionerà perfettamente. Chi si cura più delle strade ridotte a lastroni ghiacciati, dove la neve a mucchi rappresenta un pericolo continuo? Su quelle strade andremo come il velluto. Marta ci guiderà con la sua irruenza, con la sua allegria, con la sua scanzonata maniera di affrontare le noie inevitabili, tanto che queste noie non ci sono più, sono scomparse.
Non solo retoricamente, perché Marta su quelle strade passa su una vecchissima VW tutta dipinta a fiori, retaggio hippy, su cui imbarca gli amici, i figli più piccoli, le sue enormi borse di pelliccia.
Non ho mai capito come possa avere avuto cinque figli con quel corpo liscio da adolescente, eppure l’ho vista mentre aspettava gli ultimi due, la figlia Diamante e il ricciuto Matteo, con la sua criniera da agnellino; era piena di vita, sempre in movimento, con milioni di idee, di iniziative.
I bambini nascevano e lei ritornava ragazza, i vestiti la ricoprivano come una buccia, aderivano perfetti alle sue membra agili, svelte, la sua risata aveva lo stesso suono fresco di sempre. Marta ha in fondo una grande qualità, quella appunto di restare ragazza, di ridiventarlo anzi ogni volta: le altre donne crescono, si appesantiscono spiritualmente, lei no, ha sempre nuovi interessi, nuovi scopi, motivi che la rendono inquieta, nel senso di una inquietudine che accresce la sua sensibilità.
È un giovane animale che fiuta il vento, che nessuno imbriglierà mai, né la famiglia né gli amici, anche se ognuno crede di capirla sino in fondo, di tenerla stretta in pugno.
Lei non si concede pur concedendosi, ogni volta si ritrae, fugge, riesce a stare sola anche in mezzo alla gente, a guardarsi dentro mentre sembra soltanto esteriore. (altro…)

I poeti della domenica #47. Milena Milani, La solitudine

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LA SOLITUDINE

È una tristezza vagabonda
che mi strazia
come giocano le mani
con queste intense viole
di Via Veneto.
Voi me le avete date
che io le porti
incontro al mare amico
che io le getti piano
lungo la via che corro
ansando
mentre niente d’intorno
dà gioia al mio sorriso.

Milena Milani, in Ignoti furono i cieli, Edizioni del Cavallino di Venezia, 1944

Poeti della domenica #33: Milena Milani, Ho aperto mezza finestra

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Ho aperto mezza finestra
soltanto
perché mezzo cuore vuole stare
al buio
vuole riposarsi tranquillo
della fatica di battere.

Milena Milani, in miei sogni arrivederci, Padova, Images 70 editrice, 1973