michele serra

Festival dei Matti di Venezia 13-14-15 maggio “Nel nome degli altri”

locandina matti 2016 rid

Festival dei Matti 2016
Settima Edizione
Nel nome degli altri

13-14-15 maggio
a Venezia
www.festivaldeimatti.org

Teatrino di Palazzo Grassi
Isola di San Servolo
Auditorium Santa Margherita
Teatrino e parco Groggia

Produzione e organizzazione
Cooperativa Con-tatto

Curatela
Anna Poma con la collaborazione di Marina Maruzzi

In collaborazione con
Comune di Venezia, Forum Salute Mentale, Marco Polo Book Store, mpg.cultura, Palazzo Grassi-Punta della Dogana, StopOPG, Università Ca’ Foscari di Venezia Pro Helvetia Venezia

Con il patrocinio di
Municipalità di Venezia-Murano-Burano

Si ringraziano per il sostegno
Al Nono Risorto, Camst, CGIL Veneto e Nazionale, Coop Allenza3.0, Fondazione Franca e Franco Basaglia, S. Servolo Servizi Metropolitani Venezia

Ci sono sevizie mascherate da giochi di prestigio, intenzioni di cura, di rimedio o precauzione. Sevizie contraffatte da parole patinate e gesti performanti che vorrebbero, senza riuscirci, far sparire la violenza che le abita.
I “matti”, in troppi luoghi ancora, subiscono sevizie come queste, insieme all’astuzia di tacerne e di metterli a tacere.
Dire “matto” è già spostare altrove. Un dire che dà corpo a una barriera, un qui e un là, un dentro e un fuori. Sono sempre ‘gli altri’ a contrapporre, a costruire muri, a tenersi la “ragione”. Così il pericolo presunto torna indietro e le parti si rovesciano. Pericolosi alla fine sono “gli altri ‘ nel cui nome l’altro, il matto, si cancella. La settima edizione del Festival dei Matti, “Nel nome degli altri”, intende raccontare tutto questo ovvero: le sopraffazioni, gli abusi, le contenzioni, l’esclusione sociale, la miseria indotta, insomma la persistente pericolosità dei “non devianti”, in pace e in guerra, per chi è giudicato “matto”, e dunque “altro” in un’attribuzione che è quasi sempre una sentenza.

Programma

Venerdì 13 maggio
Teatrino di Palazzo Grassi
ore 9.30
Inaugurazione del Festival
saluti istituzionali
Anna Poma Curatrice del Festival
Paola Mar, Assessora Turismo Comune di Venezia
Flavio Gregori Prorettore Università di Ca’ Foscari

*

ore 10.00
“Follie di Guerra”
Marina Maruzzi incontra
Bruna Bianchi, storica docente all’Università di Ca’ Foscari
Gloria Nemec, docente e ricercatrice di storia sociale
Peppe Dell’Acqua, psichiatra, già Direttore del Dsm di Trieste, Direttore della Collana 180, edizione Allphabeta Verlag

*

ore 18.00
“Notizie dall’esilio”
Valentina Pedicini (documentarista e regista) incontra
Mariella Mehr (poetessa) e Anna Ruchat (traduttrice e scrittrice)

ore 21.00
“Ognuno potrebbe”
Anna Poma incontra
Michele Serra, giornalista e scrittore

***

Sabato 14 maggio
Isola di S. Servolo e
Auditorium Santa Margherita

Isola di S. Servolo
ore 10.00
Incontro nazionale del Forum di Salute Mentale

Sono previsti interventi di:
Franco Corleone commissario unico del Governo per le procedure necessarie al definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG), Vito D’Anza, portavoce Forum Nazionale di Salute Mentale, Alberta Basaglia vicepresidente Fondazione Franca e Franco Basaglia, referenti regionali del Forum di Salute Mentale, cittadini, familiari, persone con esperienza, operatori

* (altro…)

Quando dici Mantova # 1- (battaglie)

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In principio ho il dubbio che i volontari del Festival siano creature celesti: se io sbucassi immemore e sprovvista di mappa da una botola in un punto random della città in grado solo di sussurrare l’evento cui voglio partecipare, loro mi indicherebbero luogo, ora e il più comodo punto ristoro lungo il tragitto. Creature celesti. Ma la mia collega ne conosce alcuni, e mi convince che esistevano già.
Mi convinco da sola, invece, che:
1) La battaglia di ieri tra Michele Serra e i suoi giovanissimi intervistatori, moderata da Federico Taddia, mordeva quasi il tallone per brio e verve ironica l’oggetto stesso della discussione: pronti al confronto, gli studenti al microfono hanno gettato ponti o incendiato navi sull’argomento del gap generazionale, e su quella particolare maniera di guardarlo che è la cifra dolente e caustica de Gli sdraiati.
2) Il “Translation slam” dovrebbe diventare materia d’esame, ora di laboratorio in ogni scuola. Stamattina, ad esempio, nell’incontro di apertura di questo ciclo, il traduttore Matteo Colombo ha argomento la necessità di una nuova versione, da lui stessa effettuata per Einaudi, de Il giovane Holden, mentre Anna Rusconi ha tratteggiato il lavoro di Adriana Motti, prima traduttrice del capolavoro di Salinger. Una slide sulle loro teste ha riportato per lungo tempo una citazione di Tim Parks, che comincia così: «Each generation needs its own translators». (E termina, cito a memoria, con quanto rispetto dovremmo ai traduttori.)
Battaglie, insomma. E punti ristoro. E svariate creature celesti.

© Giovanna Amato

Pillole da Mantova #1 – (dieci anni di aspettative)

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Nel 2004 avevo 17 anni e arrivavo a Mantova per la prima volta. Era l’estate tra la terza e la quarta liceo, dieci anni fa. Avevo nella testa tante curiosità ma ero abbastanza confusa su ciò che avrei voluto fare da grande. Ricordo però che il festival mi abbracciò da subito, come un conoscente con cui per l’appunto non hai tanta confidenza ma che ti dimostra da subito che c’è empatia tra voi. Mi sono lasciata travolgere da questa relazione; nonostante i miei 8 anni di volontariato consecutivo interrotti da un paio di pause, non è mai finita e si rigenera ora con uno stupore nuovo. Certi amori iniziati durante l’adolescenza (lo si sa) creano un senso di appartenenza irrinunciabile! E di ‘adolescenza’ si è parlato ieri, nell’evento 9, con Michele Serra presentato da Federico Taddia e da tre studenti di liceo presso la bellissima Piazza Castello [nel 2004 lì ho assistito al mio primo concerto di Patti Smith, dalla prima fila]. I suoi ‘sdraiati‘ sono stati al centro di un dibattito intergenerazionale sorprendente; incalzato da numerose questioni anche provocatorie, Serra ha affermato: «A 16 anni ero uno spocchioso rompicoglioni [ma] non vorrei tornare adolescente; è un’età in cui sei vulnerabile.»
20140904_112216Se ripenso a me stessa allora ricordo il mio spaesamento non orizzontale (come quello del protagonista del romanzo di Serra) anzi, completamente verticale, eppure difficilmente governabile. Ed è anche quella l’età de Il giovane Holden, al centro del translation slam di stamattina (evento 15). La più recente traduzione per Einaudi è a cura di Matteo Colombo, presente presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria con la traduttrice Anna Rusconi; l’evento, moderato da Isabella Zani ha sollevato numerose questioni di approccio ad un romanzo ‘particolare’ come questo, che in Italia uscì nel ’61 tradotto da Adriana Motti. Questo libro, originariamente pensato come un monologo, ellittico e allusivo, presenta un inglese americano già per l’epoca molto contemporaneo; si tratta altresì di una scrittura ricca di ripetizioni ma, al contempo, raffinata in partenza, in cui tutto fa gioco allo stile, dalla sintassi alla punteggiatura. Rimettendo in discussione la traduzione di cinquant’anni fa, Colombo ha ascoltato il testo cercando di lavorare secondo la regola della ‘lealtà’ a detta di Rusconi, la quale recupera con questa definizione Bruno Osimo. Prosegue Colombo: «Ogni generazione merita che un testo venga veicolato nel miglior modo possibile. La lingua era un mio serio ostacolo da ragazzo, e mi dava la sensazione di non poter entrare nel romanzo. Questo è un testo che non ha bisogno di essere giovanilizzato perché questa cosa non c’è in originale. Ho scoperto che poteva reggere, sulla pagina scritta, una traduzione molto più fedele all’originale di quanto pensassi. Volevo sentire cosa questo personaggio tirasse fuori da me. Quando consegno un testo per me è [l’]’inevitabile’.» E prosegue: «Oggi non mi chiedo più [solo] come si potrebbe tradurre ma come si potrebbe vivere senza.»
Nel 2004 venivo a Festivaletteratura per la prima volta e avevo da poco letto Holden (che ho scoperto oggi essere il titolo suggerito, a quel tempo, da Italo Calvino più di recente da Colombo stesso, mentre la proposta di Motti fu Il pescatore nella segale, poi scartato). Nel 2004 ero una liceale onnivora e ‘macina pensieri’. Oggi invece ho scelto cosa farò da grande e penso che il mio tempo qui sia quello che prendo per me, per nutrirlo di aspettative che dieci anni fa non avevo, e che sono cresciute con me, ma anche di sempre nuove domande.

© Alessandra Trevisan