maurizio matrone

Pillole da Mantova #5 – (valigie)

Ieri ho capito che non sono una di quelle a cui piace disfare le valigie. A me, le valigie, piace farle. Comprenderlo pienamente a 27 anni è già qualcosa; scoprirlo alla diciottesima edizione di Festivaletteratura, forse, non è del tutto casuale.
In questi giorni io e Giovanna Amato vi abbiamo raccontato perché e cosa ci ha lasciato questo Festival ma solo ieri ho capito con più chiarezza di un tempo perché da dieci anni vengo a Mantova e cosa mi fa partire per venirci: è il fare ‘comunità’ che le persone di qui permettono, che rende questa manifestazione unica in Italia. Questo è ciò che ci fa stare bene. Ho mutuato il senso di quest’espressione dal giornalista e critico Enrico Bettinello che spesse volte ho sentito interrogarsi sul significato di ‘comunità’ attorno al mondo del jazz in Italia. Ecco: a Mantova tutti, dal comitato organizzativo ai volontari, da chi si occupa della mensa alla redazione, dagli autori agli intervistatori, ecco, tutti fanno comunità per cinque giorni. La città poi, splendida, facilmente percorribile, ci mette del suo (storicamente e praticamente) per migliorare l’accoglienza e farci appartenere. Lo dico con parole molto semplici e forse un po’ banali ma, nell’epoca della ‘crisi delle appartenenze’, sentire di essere inclusi, anche solo per poche ore, in una comunità, è qualcosa di raro e prezioso. Penso proprio che qui sia racchiusa tutta la forza di questo Festival.

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