Maupassant

Cartoline persiane#7

immagine catacombe

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Caro Rhédi,

sarai felice di sapere che non mi sono ammalato come credevo, e che la stessa città sembra essersi scrollata di dosso la sventura. Capita che le pestilenze durino solo lo spazio di una notte. Per festeggiare il mio ritorno alla vita, ho deciso di visitare le Catacombe dei Cappuccini. Si tratta di un grande cimitero sotterraneo, dove i cadaveri sono esposti appesi o coricati, e stretti stretti fra di loro, come per farsi coraggio. Ma di cosa deve avere ancora paura, un morto?

Pare fosse un grande privilegio finire qui dopo il trapasso. Uno scrittore francese si era molto stupito per l’allegria di quel tale che indicava a un amico il proprio posto una volta defunto. Stramberie da ricchi, senza dubbio. Tanto più che le mummie sono troppe e tutte uguali per distinguerle davvero. Quelli che erano belli adesso sono brutti, quelli che erano brutti continuano a esserlo, con qualche peggioramento. Soltanto, un po’ in disparte, c’è una bambina di due anni che pare addormentata da quanto è intatta… Pure la morte ha le sue pause.

Per il resto, credimi, Rhédi, la maggioranza degli inquilini non ha davvero una bella cera… La fiducia nella resurrezione dei corpi qui è clamorosamente smentita, almeno per il momento. Continuano a proliferare unghie e capelli, ma non basta come consolazione. Se le mummie ridono, è solo perché non hanno più labbra. I preti raccolti nei sai sembrano dire sommessamente: “Ci siamo sbagliati, scusate…”. I militari decorati e alteri aspettano una guerra già persa da tempo, e di cui nessuno ha dato loro notizia. Ma le più furiose di tutti sembrano essere le vergini.

C’è poi da dire che i teschi si presentano in esubero, com’era prevedibile, e vengono accatastati in cassette di legno come fossero frutti, non proprio di stagione. Qualche visitatore ha esorcizzato la morte scrivendo il proprio nome in nero sul bianco delle ossa. Coppie di quindicenni o poco più lasciano addirittura messaggi di amore eterno sulle pareti, e non sanno ancora che si muore un milione di volte prima di morire davvero. Non c’è qualcosa di assolutamente eroico e di assolutamente idiota in tutto questo?

Adesso devo uscire, mi manca l’aria. La mia allergia alla polvere non perdona.

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@Andrea Accardi