Mastroianni

Le cronache della Leda #34 – Due che se ne vanno via e il cinema

Vacanze romane (fonte repubblica.it)

Vacanze romane (fonte repubblica.it)

Le cronache della Leda #34 – Due che se ne vanno via e il cinema

Conservo un’unica immagine nella memoria, un uomo e una donna che si allontanano di schiena, la donna tiene l’uomo sottobraccio. Nell’altra mano tiene una borsetta. Di lui si vedono il cappotto e il cappello, forse ha le spalle larghe. Lei ha un cappotto chiaro stretto in vita da una cintura. In una mano ha una borsetta dello stesso colore del cappello. Mi hanno appena accompagnata a scuola, è il primo giorno delle elementari. Io li sto guardando dalla finestra e provo amore per quelle due schiene che mi hanno portata a scuola insieme. È Il primo giorno, quello più importante. Li guardo fino a che quelle schiene diventano due piccoli punti in fondo alla strada, lì dove c’è la chiesa, dove finisce il viale, svoltano. La maestra mi chiama: «Leda, vieni a sederti al tuo banco.» Cominciava la mia lunga carriera scolastica, studentessa e poi insegnante. Ho vissuto tra i banchi più che nel mio salotto. Seduta in cattedra più che in cucina. Questa è stata la mia vita.

Dopo quell’immagine ho soltanto ricordi raccontati di quando ero bambina, per il resto i miei genitori li ho immaginati. Ho immaginato due brave persone che ogni tanto andavano al cinema. Tante volte li ho visti seduti nelle poltrone uno accanto all’altro. Magari ogni tanto con le mani che si sfioravano, con gli occhi che si cercavano al buio ogni tanto, con un commento sussurrato all’orecchio ogni tanto, con mio padre che prendeva una bibita a mia madre nell’intervallo, ogni tanto. A mia madre piaceva la Magnani, poi le piaceva Mastroianni, ma lui piaceva anche a mio padre. A mio padre piacevano i film americani, diceva che il cinema era un sogno e che gli americani quella cosa lì del sognare l’avevano capita meglio. Mia madre sosteneva che, in quanto a sogni, gli europei non avevano nulla da invidiare, sognavano in maniera diversa, e allora anche i film erano diversi. Poi lo guardava e diceva: «E Fellini, allora?», dopo scoppiavano a ridere tutti e due. Chissà come sarebbe stato averli per amici, averli più a lungo.

È morto Mark Strand, aveva ottant’anni, ben spesi, molto ben spesi. È morto e mi dispiace tanto, ma muore mai veramente un poeta? In un certo senso no, e io mi aggrappo a quel “certo senso” e stasera vado dalla Luisa con un suo libro e le leggo qualche poesia.

Leda