Mary Barbara Tolusso

Premio Cetonaverde poesia 2018

cetonaverde

COMUNICATO STAMPA

VII Edizione del Premio Cetonaverde Poesia il 13 e 14 luglio

Milano, 07/05/2018 – Interessanti novità per la VII edizione del Premio Cetonaverde Poesia, uno tra i massimi appuntamenti della cultura in Italia, che si celebrerà a Cetona venerdì 13 e sabato 14 luglio.

Il Premio ha le sue radici nella volontà filantropica della fondatrice Mariella Cerutti Marocco e di suo marito Antonio Maria Marocco per dare ai giovani poeti spazio e notorietà nell’espressione artistica. L’iniziativa è sostenuta dalla “Fondazione Antonio Maria e Mariella Marocco per la tutela del libro manoscritto e stampato” nata a Torino nel 1998.

Il Premio Cetonaverde Poesia, del quale è presidente d’onore Guido Ceronetti, si articola in due sezioni: il Premio Poesia Giovani e il Premio Internazionale.

Al Premio Poesia Giovani – Certame, possono concorrere autori italiani (nati dopo il 1° gennaio 1983), che abbiano già pubblicato poesie e che non siano risultati vincitori delle precedenti edizioni. I finalisti dovranno svolgere in versi un tema assegnato dalla giuria la sera di venerdì 13 luglio e avranno solo 24 ore di tempo per comporlo. Per la prima volta, il vincitore sarà votato e proclamato direttamente dal pubblico nella serata di sabato 14 luglio. Quest’anno, otto saranno i giovani protagonisti che, in ottemperanza dello spirito del Premio fondato nel 2005 e sviluppato dal poeta Maurizio Cucchi, si confronteranno in versi su un tema assegnato dalla giuria.

Il Premio Internazionale, l’altra sezione dell’evento, è dedicato a un poeta italiano o straniero, i cui lavori sono pubblicati in Italia tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2017. La terna dei finalisti vede Maria Grazia Calandrone, con “Il bene morale” (Crocetti, Milano 2017), Vivian Lamarque, con “Madre d’inverno” (Mondadori, Milano 2016) e Francesco Scarabicchi con “Il prato Bianco” (Einaudi, Torino 2017).

La giuria, è formata da Maurizio Cucchi (Presidente), Mariella Cerutti Marocco, Arnaldo Colasanti, Giuseppe Conte, Milo De Angelis, Giorgio Ficara, Terry Marocco e Alberto Pellegatta. Nuovo il Comitato Promotore, composto da Mariella Cerutti Marocco, Terry Marocco, Maurizio Cucchi, Gian Arturo Ferrari.

All’organizzazione del Premio, sponsorizzato quest’anno dal Gruppo Atlantia, aderiscono personalità del mondo della cultura, dell’economia e del giornalismo.

Il bando di partecipazione, che scade 31 maggio 2018 e tutte le informazioni sulla modalità, sono consultabili sul sito web www.cetonaverdepoesia.org

(altro…)

Respirare il limite. Note su ‘Futuro semplice’ di Gianni Montieri

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[In occasione della ristampa – LietoColle, 2016 – ripropongo una mia nota di lettura su Futuro semplice, il primo libro di Gianni Monieri, pubblicata su Nellocchiodelpavone qualche anno fa. (F.F.)]

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Imparassimo almeno dalle foglie/ cadere nella stagione giusta/ mantenendo un tono di decoro/ la scelta del colore.  Leggere la poesia di Gianni Montieri significa entrare in una dimensione di limpidezza cristallina, in un esercizio di pulizia e purezza. Di Montieri è propria l’attenzione, mai manieristica, per il dettaglio del dettato; ogni parola in questi versi vive di una propria necessità insostituibile, che scaturisce dalla percezione precisa, chirurgica, del flusso di vita che scorre dinanzi allo sguardo del poeta. Un’attenzione che sintetizza la vertiginosità del dettato poetico con la profonda capacità descrittiva del vero narratore. Non è un caso che una delle poesie del libro sia dedicata a Raymond Carver, quasi alter ego del poeta.

Il tratto comune di molti testi di Futuro semplice (LietoColle, 2010) sta nella capacità di dire un sentimento, di mostrarlo nella sua originaria verità, senza nominarlo, ma attraverso la condensazione nei gesti, negli oggetti; e più che a un uso, che pure è presente, del correlativo oggettivo, questo procedere mi dà la sensazione di un approccio fenomenologico: mostrare gli eventi nel loro originario manifestarsi. Il mondo viene colto nel suo darsi prima di qualsiasi  distinzione tra soggetto e oggetto, tra interiorità ed esteriorità e quindi, stilisticamente, tra lirica e realismo. In questi versi le cose ci accadono nella loro evidenza primigenia – e quindi nella loro semplice apertura alla vita, al futuro – nella loro immensa gratuità e sono colte prima che si possano interpretare, giudicare, prima che il vivere ci costringa a scegliere a perpetuare quell’errore che l’esistere è. Tutto ci accedeva insieme ripete Montieri in più testi mostrando un’attenzione che, al tempo stesso, è un ricordo mitico e un percepire originario (l’occhio non distingueva/ l’inevitabile dallo straordinario/ conteneva nella stessa iride/ il contrabbando e San Martino/ il parcheggio abusivo e via Orazio) e che diventa un vero e proprio atto d’amore per la vita, nelle sue contraddizioni irrisolte (si veda il bellissimo frammento XXVI dell’inedito (Sud) in caso di morte). (altro…)

Futuro semplice (Ristampa)

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Futuro semplice – nuova ristampa 2016, per info qui: Lietocolle

 

*
RISPARMI

Io sto al sud proporzionalmente
appartenenza più che somiglianza
porto tracce degli umori, la durezza
-certi sguardi-

(ci allenavamo a sognare
davanti alla chiesa di San Giovanni
certi che Dio non sarebbe passato
ma questo ci ha reso tenaci
indossiamo una pazienza
non concessa altrove)

se non fai attenzione
nei miei occhi non vedrai le briciole
di una purezza conservata a stento
sotto strati di maglioni a fibra mista

dicono che non ho l’accento
particolare privo d’importanza
le parole tronche, questo conta
sono tutti i miei risparmi

(all’una tornavamo a casa
l’appuntamento per la partita
il pomeriggio di nuovo urla, risate
altri sogni).

*
STAGIONE DI CONCERTI

È un rarefarsi lento d’aria livida
un colpo battuto in terra di nessuno
questo sintomo di vento umido
che non scompone foglie
su noi non lascia traccia

non piove in segno di rispetto
in memoria di un’estate troppo breve
di nuotate in vasca corta

mentre è già stagione di concerti
di code ai botteghini.

*

RESTYLING

Di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro

(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)

anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”

Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-

stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?

*

EFFETTI PERSONALI

L’armadio a poco a poco
dall’alto in basso
camicie jeans pullover
(mi darai una mano)

i cassetti in fretta ma con cura
una parvenza di rigore
i libri, tutti quanti i cd

ieri ho mangiato uno yogurt
prima che scadesse
l’ultima comparsa delle chiavi
sul piano di lavoro là in cucina

i passi all’indietro per non voltarsi
come l’albero in giardino mesi fa
non abbiamo retto
la fine segnata ben prima della soglia.

*
© Gianni Montieri

 

Premio Cetonaverde poesia 2015

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Si chiude il 31 maggio il bando per la partecipazione al Premio biennale Cetonaverde Poesia per autori under 35. Il bando è consultabile nel sito http://www.cetonaverdepoesia.org

La giuria del Premio biennale Cetonaverde Poesia selezionerà otto autori che si confronteranno l’11 luglio prossimo in un pubblico Certame a Cetona (Siena), in occasione della cerimonia della consegna dei premi. La novità di questa VI edizione è l’istituzione di una nuova sezione nel Premio Poesia Giovane per la poesia inedita. Possono partecipare autori che non abbiano pubblicato poesie in volume autonomo. Ogni concorrente dovrà inviare una raccolta inedita di poesie per un totale dai 500 ai 1000 versi, preferibilmente in versione PDF. Il nuovo premio prevede la pubblicazione della silloge vincitrice presso l’editore Stampa 2009. Cetonaverde Poesia ha come obiettivo la promozione e la valorizzazione dei migliori talenti della poesia contemporanea in un momento in cui la poesia esprime un irrinunciabile valore anche nella sua pratica etico-sociale.
Le edizioni passate del Certame sono state vinte, per i giovani da: Alberto Pellegatta (2005), Giovanni Turra (2007), Massimo Gezzi (2009), Piero Simon Ostan (2011), mentre i riconoscimenti per la poesia internazionale contano vincitori come Seamus Heaney, Mark Strand, Michael Krüger, Valerio Magrelli, Cesare Viviani, Milo De Angelis, Patrizia Valduga.

Informazioni e Comunicazioni

Segreteria del Premio Cetonaverde Poesia – Certame

Mary Barbara Tolusso
Cell. +393405699148
e-email: marybarbara.tolusso@gmail.com

Segreteria del Premio Cetonaverde Poesia – Opera Inedita

Valeria Poggi
Cell. +39335323056
e-mail: poggivaleria1@gmail.com

Ufficio Stampa

Ernesto Vergani
Cell. +3933382640043
e-mail: ernestovergani@libero.it

Mary Barbara Tolusso – Il freddo e il crudele

il freddo e il crudele cover

Mary Barbara Tolusso – il freddo e il crudele – Ed. Stampa 2012

Il freddo e il crudele sono, con ogni probabilità, due modi di rapportarsi alle cose. Dove freddo è lo sguardo, crudele sarà l’analisi. Due accezioni nel caso di Mary Barbara Tolusso, totalmente positive. Guardare alle cose dalla giusta distanza, regolamentarne il distacco attraverso un rigore intellettuale assai poco comune, permette alla poetessa di metterle in versi per quello che sono. Cose che vengono, ci attraversano, contaminano  e poi se ne vanno. A volte penso che l’amore assomiglia a quelle cose / che deve assomigliare a qualcosa che muore. La crudeltà è lucidità (spesso ironica) messa in versi. Lucidità che sa usare il corpo (come nota M. Cucchi in prefazione) in maniera totale, quasi ossessiva, per arrivare a disfarsene. Si ha una piacevole sensazione di “impersonalità” dell’autrice, solo empatica però. Perché per restituire impersonalità, bisogna essere bravissimi e molto ispirati. Bisogna aver “visto” la vita e averla vissuta. Il freddo e il crudele è uno splendido percorso in versi, a più trame. Un libro sicuramente di questo tempo senza l’ossessione di doverne narrare i mali. Una perfetta miscela tra citazioni colte (Proust, Raboni) e linguaggio quotidiano. Da leggere.

Gianni Montieri

****

Di nulla possiamo lamentarci.
Ci siamo fatti largo nell’angusto
passaggio verso la feritoia
per decidere, infine, un attivo
controllo della respirazione.
È una quiete distesa dove
ognuno conduce, senza volerlo,
questo leggero movimento del corpo
con silenziosa, commossa
partecipazione dal terzo pianeta del sole.

****

Del resto, e per una quantità di ragioni
nessun periodo del passato ci è tanto
ignoto quanto i due o tre decenni
che dividono i nostri vent’anni
da quelli di nostro padre. Perciò
può essere utile ricordare che nei tempi
cattivi si fanno orribili abiti e pessime
poesie seguendo gli stessi principi
dei tempi buoni; e che ogni giovane
uomo si impegna a distruggere i buoni
risultati di un’epoca nella convinzione
di migliorarli. Sempre, invece, hanno
adorato il sole, la salute e il culto
degli eroi non è mai stato chiamato
«sottouomo». Ma stavolta, diciamolo,
le cose si mettono al meglio,
c’è uno spirito di riforma e di felice
coscienza. I tempi non sono più
quelli del babbo, uno sboccio,
un’aurora, una piccola resurrezione.
Non si sentono cani ululare, né si vedono
palizzate sulle strade. Oltre la siepe
un’orma stanca risale, brilla sola.

****

Esame di coscienza

Molte cose sono davvero stupide.
Per esempio quando ti incontro per caso
sentire le palpitazioni come fosse la prima
volta e anche baciare i tuoi pullover, dopo
tutti questi anni, non è una cosa proprio
seria. Sarebbe molto più semplice
non averti mai incontrato, quindi cambio
prospettiva e ti osservo dal bordo
del desiderio e dal bavero del disappunto,
ma la situazione non cambia.
C’è da chiedersi, in una situazione come
questa, che senso abbia scrivere poesie.

****

Case a ringhiera

Penso alla semplicità dei giorni
al sorriso degli architetti

I

Ora le comprano gli ingegneri le botteghe
umide di una febbre da piccioni. Pareti
che di notte ti portano da uno che preme
un interruttore, dall’altro che fa cadere
una chiave. Ma puoi vedere le rovine
del mercato, di notte, riscattarti dal sonno,
spiare quello con la scopa in mano, che guarda
a terra, per cancellare i rifiuti.

II

Sono indebitata fino al collo. Sì, succede
spesso. Sì, è sempre stato così. Sogno
con fatica di morire, ma questa
morte qui, con i corpi protesi e scomodi
e l’agente immobiliare, è una versione
migliore, una fine che gode
di naturali precedenze. L’altra
non s’intende di scherzi. Non manca
di guastarci o far cadere un moscerino
in volo. La cosa più astuta, si capisce,
è valutare un prestito come fosse una cosa
seria e la scritta «Vendesi bilocale»
un’epigrafe pazza, adeguata.

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Nota: questa breve recensione è già stata pubblicata sulla rivista QuiLibri nel numero novembre/dicembre 2012

Interviste credibili #7 – Mary Barbara Tolusso

Quale dovrebbe essere, a tuo avviso, la velocità in chilometri orari della Bora, per poterla definire accettabile?

Qui si dice che Rilke, passeggiando tra Duino e Sistiana in una giornata di gelida bora, abbia avuto l’ispirazione per i primi versi delle Elegie duinesi. Corrisponda o meno a verità, resta il fatto che il poeta la definì: “un vento di cosmico spazio che smangia la faccia”, o roba del genere. È un’aria che ti rende folle, da cui si arguisce la folle ipotesi d’ispirazione dei triestini.

Trieste, di tanto in tanto, viene definita: città vecchia. E se fosse il suo bello?

A me piace tantissimo, per carità, soprattutto d’inverno, intorno alle 22. Quando esci le uniche persone under 70 (non munite di cane al guinzaglio) sono le prostitute di Borgo Teresiano, sempre che la polizia non le abbia fatte sloggiare per riguadagnare il bello della città.

Basso impero una volta basso impero per sempre?

A praticarlo una volta sono capaci tutti. Io cerco di distinguermi.

Ho letto (più volte devo dire) il tuo ultimo libro “Il freddo e il crudele” e mi pare che la miscela (perfettamente riuscita) tra testi più recenti e testi di qualche anno fa (L’inverso ritrovato) conduca a una cosa che credo ti stia molto a cuore cioè il ripristino della giusta distanza. Mi pare sia una cosa che conti moltissimo per te, è così?

Non saprei dirti qual è la giusta distanza, sono due diversi esperimenti di scrittura. Da un certo punto di vista “L’inverso” è migliore, per freschezza d’ispirazione e coraggio. “Il freddo” è tecnicamente superiore. Quello che per me conta è avere una voce autonoma. Quando apro un libro delle ultime generazioni spesso mi pare di leggere Cucchi o De Angelis e sono intimorita di cadere in qualche trappola, di diventare un epigono. I maestri vanno rielaborati, non imitati. Oppure copiati spudoratamente, ma la tendenza all’imitazione dissimulata è davvero terrificante.

Secondo me i grandi poeti del passato si divertivano molto di più. Non trovi che esista una certa pesantezza di fondo, un prendersi troppo sul serio, soprattutto nei poeti giovani?

Ipotizzo che anche i grandi poeti del presente siano in grado di divertirsi. Ci perseguita una mitologia popolare inadeguata, come se il pessimismo cosmico non si conciliasse con un’idea sorprendente della vita. E del piacere. I giovani, si sa, sono “dominati” dal sacro fuoco, fastidioso quando si lega a un’idea di arroganza. Io sono stata abbastanza fortunata, ho conosciuto più approfonditamente quei giovani poeti che si sono distinti a premi come il Cetonaverde, ragazzi che si prendono sul serio con una certa salute, per intenderci: non parlano di poesia a cena.

Siamo usciti vivi dagli anni ottanta?

Ringrazio ogni giorno gli anni Ottanta. C’è stata una tabula rasa ideologica che ha permesso un incremento di creatività più schietta, senza seguire una moda politica o ideologica. Sono stati gli anni della leggerezza e del benessere, gli anni della vacuità, gli anni in cui c’era la possibilità di coltivare la propria sensibilità con autonomia, senza subire ricatti morali, non potevi attaccarti a nessun tram di denuncia sociale o politica per dimostrare il tuo “valore”. Naturalmente era anche più difficile non rimanerne mortificati, travolti, ma se lo scopo di qualcuno – tramite la vita o la letteratura – è stata la provocazione, ritengo sia più energica e onesta quella di chi è stato giovane negli anni Ottanta e Novanta. Negli anni Settanta “provocare” era la regola.

Se il Meridiano Mondadori di Alberto Bevilacqua costa (come gli altri) sessanta euro perché una scarpa di Jacobs non dovrebbe costarne trecento?

Oltre al fatto che Jacobs lascerà molte più tracce.

Antonio Moresco è davvero il più bravo degli scrittori italiani? L’unico destinato a restare? Cosa c’è nella sua scrittura che lo rende diverso dagli altri?

Oltre il talento e la disciplina? Il coraggio. Ma sinceramente mi auguro che altri siano destinati a restare. Me lo auguro per Arbasino per esempio.

So che anche tu (come me) ami molto Giovanni Raboni e Giovanni Giudici, in che maniera la loro scrittura in versi li rende simili? E in cosa, invece, li differenzia?

Il passo verso la prosa li rende simili, ma a mio avviso c’è una statura ideologica diversa, in qualche misura il secondo ha osato di più, la sua morale si serve anche di una dimensione cinica che Raboni non ha, nonostante l’ironia appartenga a entrambi. Giudici ci conduce a osservare le mortificazioni della vita quotidiana con crudeltà, senza perderne in lirismo, per dirla con le sue parole: “quel che verrà, verrà da questa pena”.

Ultimamente si fa un gran parlare di una poesia che dovrebbe “vendere di più” “arrivare alle masse”. Stabilito che meriterebbe maggior spazio (quotidiani, librerie) tu pensi che una poesia che raggiunga tutti sia possibile?

Non lo è per principio. La poesia trae la sua forza dalla sua “inutilità”. Una volta che arrivasse alle masse farebbe la stessa fine della narrativa, fermo restando che per me la letteratura è una, che sia in versi o in prosa, ma la massificazione, appunto, ha inquinato e costretto alle distinzioni. Il giorno che sotto qualche ombrellone oltre a “Cinquanta sfumature di grigio” dovessi vedere anche una raccolta di Eliot inizierei a preoccuparmi. O penserei di essere precipitata in uno di quei racconti di Amis da realtà capovolta, come in “Passaggi di carriera” dove i poeti vengono vezzeggiati con consistenti assegni mentre gli sceneggiatori sono costretti a piazzare i loro testi in rivistine sconosciute.

So che dopo “L’imbalsamatrice” stai scrivendo un nuovo romanzo puoi anticiparmi qualcosa?

La cosa terrificante della prosa è la velocità. Indubbiamente è anche una questione di talento e io non ne ho abbastanza per essere rapida. D’altra parte è un vizio che ho anche in versi, solo che in poesia non c’è alcun problema se tra un libro e l’altro passano nove anni. Ti posso anticipare che è un romanzo dell’assurdo, sulla scia dell’“Imbalsamatrice”, ma va riscritto e devo raccogliere il coraggio.

Che ne pensi de “l’etica della comprensibilità” in poesia di cui parla spesso Anna Maria Carpi?

Sono d’accordo, ma bisogna essere all’altezza dell’obiettivo. Lo sforzo tecnico necessario per rendere una poesia “comprensibile” è maggiore rispetto a un testo ermetico o orfico, nonostante spesso si pensi il contrario. Comunque sia io procedo su binari paralleli: più sperimentale in prosa e più lineare in poesia, come se l’una avesse bisogno di complicarsi e l’altra di semplificarsi, un criterio autolesionista, contrario alle esigenze del mercato da una parte, e alla nicchia poetica dall’altra (i poeti amano le cose complicate). In due parole: un suicidio letterario.

Si può pensare a una vita senza Marcel Proust e senza Mojito?

Sì, si può anche pensarla, ma se poi la si vive davvero così, va a finire che non si pensa più.

(c) Gianni Montieri

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Mary Barbara Tolusso vive tra Trieste e Milano dove lavora come giornalista. Ha pubblicato le raccolte l’Inverso ritrovato (Lietocolle, 2003. Premio Pasolini 2004), Il freddo e il crudele (Stampa, Premio Fogazzaro 2012) e il romanzo l’Imbalsamatrice (Gaffi, 2010). Ha curato il volume di Trieste per Le antologie degli scrittori del Nordest (Biblioteca dell’Immagine editore, 2012). Dal 2005 si occupa di una rubrica di poesia per l’Almanacco dello Specchio (Mondadori).

La Poesia della domenica (di Mary Barbara Tolusso)

Non so che pensare della risposta del Domenicale del Sole a proposito della coraggiosa lettera di protesta di Azzurra D’Agostino. Istintivamente, di pancia, leggendo in fretta l’articolo d’apertura di Serena Danna, e quello di spalla di Davide Rondoni, si evidenzia solo una sorta di pacata risposta a un tentativo di rivolta. Pare diano il lecca lecca ad Azzurra facendola finire in prima pagina, accanto a opinioni di Cortellessa e non ricordo più chi, ma ne vengono fuori le solite cose: il piagnisteo dei “ma” e dei “però”. Insomma la poesia è la forma di scrittura più alta ma non la compra nessuno, ma non la legge nessuno, ma non se la fila nessuno. Più in là, la replica di Rondoni non esiste. Neanche un cenno, a destra e a sinistra, sulla questione del monopolio, sul fatto che occupi molti spazi, finanche alla sua scelta di introdurre la raccolta poetica di Bondi. Cioè, mi spiego, sui bunga bunga della poesia neanche una parola, se non liquidare la faccenda con la solita stronzata che, chi si lamenta, è indubbiamente un invidioso (o un purista). Non basta. Rondoni che fa? Scrive un pezzo dove alza ancora di più il suo scettro, quasi a sberleffo di D’Agostino, la quale, inconsapevolmente, gli ha fornito il pretesto per infilare i suoi migliori under 40. Mi sarebbe piaciuto invece, così, tanto per dare ai poeti la luce che meritano, che qualcuno avesse affrontato serenamente le faccende di traffici e commerci che esistono qui – anche se credo in forma più limitata rispetto ad altre forme d’arte – alla faccia della purezza, come dappertutto. Dire le cose, con una certa serenità, non avere paura delle parole. Invece il mio scoraggiamento parte dai poeti stessi. Nell’occasione, a parte Azzurra, a cui diplomaticamente tentano di mettere il bavaglio, scorrendo le pagine di blog e riviste in internet, tante le risposte (anche irruenti) di solidarietà alla nostra, ma quasi nessuna a firma reale, con nome e cognome autentici, e questa viltà, questi sfoghi da frustrati repressi, sono davvero il contrario della poesia. Non sono certo il tipo che tende a unire arte e vita, ci mancherebbe, ma come per Mastercard, alcune cose non si possono comprare. Oppure sarebbe stato bello, o per lo meno più significativo, che qualcuno avesse approfondito quanto il verso sia basico per tutte le forme di scrittura. Infilare nella capoccia della gente quanto anche i loro romanzieri preferiti si siano nutriti di poesia (da Proust a Houellebecq, tanto per dire), invece che le solite geremiadi su quanto poco i poeti siano apprezzati letti amati, innescare invece un escamotage che aiuti la poesia a uscire dal suo pantano. Io per me, devo essere sincera, amo il pantano della poesia, inteso come contesto chiuso e selettivo, non adatto alle masse, ma se proprio dovete farle pubblicità almeno fategliela con qualche trucco più ardito. E infine mi sembra molto inutile, tirare fuori la genuinità di un Rimbaud, o Testori e Bigongiari come esempi puri di aiuto gratuito ai più giovani. Lo sappiamo. Lo sappiamo che puttane e marchettari sono sempre esistiti, così come sappiamo che alcuni poeti laureati aiutano i più giovani senza tornaconto. Ma il punto è che la lettera di Azzurra D’Agostino non parlava degli “altri”, si riferiva a un nome preciso. Sull’ordine del sogno, mi sarebbe piaciuto immensamente di più che Rondoni avesse detto, con la bella libertà della verità: ho fatto l’introduzione a Bondi perché, chessò, in questo modo mi assicuro dei fondi per aiutare alcuni giovani autori, oppure miglioro il mio centro di poesia o semplicemente mi faccio un amico onorevole in più. E certo però, addio Bondi. In ogni caso, anche questo: “sfruttare” mecenati con velleità poetiche (almeno) per ottimi fini, è sempre esistito. E sappiamo che Baudelaire non si risparmiava nel correre dietro ai critici e tanti gli autori eccelsi disposti a compromessi pur di ottenere ciò che volevano (Pasolini scriveva a Moravia per farsi appoggiare ai premi letterari, ma erano autori eccelsi). Se oggi però non siamo più disposti a un solo criterio di qualità, e lo scambio è legittimo con chiunque, per favore, per favore, almeno lasciamo a casa la purezza di un Rimbaud per misurare la vita della poesia.

© Mary Barbara Tolusso