mariangela gualtieri

I poeti della domenica #180: Mariangela Gualtieri, In quest’ora della sera

In quest’ora della sera
da questo punto del mondo

Io ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che popolano questo universo singolare
ringraziare desidero
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e per il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l’arte dell’amicizia
per l’ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini

e per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare
senza uno stupore antico

e per il mare
che è il più vicino e il più dolce
fra tutti gli Dèi
Io ringraziare desidero
perché sono tornate le lucciole
e per noi
per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati
per la bellezza delle parole
natura astratta di Dio
per la lettura, la scrittura
che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo

per la quiete della casa
per i bambini che sono
nostre divinità domestiche
per l’anima, perché se scende dal suo gradino
la terra muore
per il fatto di avere una sorella
ringraziare desidero per tutti quelli
che sono piccoli, limpidi e liberi
per l’antica arte del teatro, quando
ancora raduna i vivi e li nutre

per l’intelligenza d’amore
per il vino e il suo colore
per l’ozio con la sua attesa di niente
per la bellezza tanto antica e tanto nuova (altro…)

Intervista a Cesare Ronconi e ‘Semplice e immenso’ a Mestre

foto di Maurizio Bertoni

Intervista a Cesare Ronconi
di © Chiara Tripaldi
Semplice e immenso – esito del seminario di Teatro Valdoca a Forte Marghera, Mestre (VE), domenica 16 luglio alle ore 20.00

Il workshop in corso in questi giorni a C32, Mappe per l’Invisibile, continua il lavoro iniziato con Comizi D’Amore, che si è svolto nel luglio del 2016. Nel mezzo, c’è stata una residenza di tre mesi fra i boschi della Romagna, dove i 15 attori e performer selezionati hanno vissuto condividendo l’abitudine quotidiana e la ricerca poetica. Qual è stato il risultato di questa commistione? Lei pensa che parola e azione siano inscindibili, che l’una viva grazie all’altra?

Negli ultimi due anni abbiamo ripreso una delle modalità di lavoro congeniali alla Compagnia, la produzione di uno spettacolo – Giuramenti, attraverso una serie di laboratori selettivi ed esiti performativi aperti al pubblico. Fino ai tre mesi di lavoro e vita in comune, da gennaio a marzo di quest’anno, a L’arboreto – Teatro dimora di Mondaino. Teatro e bosco sono stati i due luoghi che abbiamo abitato ogni giorno, l’avventura comune. Il bosco ci ha lavorato in profondità facendo di noi una comunità teatrale animale. In teatro la danza, il canto, i versi che Mariangela ha scritto e dato in consegna a ognuno degli attori ci hanno lavorato, anche. La parola, che per il nostro teatro è sempre parola di poesia, e l’azione sono più che inscindibili: la parola verticale della poesia va tenuta alta e leggera dal movimento, dal canto, dall’andamento ritmico dell’insieme dei corpi in scena, per un teatro al presente, “semplice e immenso”. Di cui il pubblico è chiamato a fare esperienza, prendendo parte ad un rito capace di attivare i simboli di cui si serve.

In Giuramenti l’aspetto performativo del movimento e della parola sono centrali, ma in Mappe per l’Invisibile lei, Mariangela Gualtieri, Lucia Palladino ed Elena Griggio avete chiamato a raccolta anche musicisti e sound designer. Qual è la differenza di approccio al verso poetico di un artista del suono rispetto a un artista “fisico”?

La poesia è musica, la musica non è così lontana dal verso poetico: è un allargamento. Nel nostro teatro non c’è separazione tra le arti: si approfondisce una ritmica, una melodia generale che riguarda tutto il lavoro. Verso un grande concerto in cui il gesto, l’aspetto visivo, la parola, tutto fa armonia – e disarmonia, anche, ugualmente importante. (altro…)

Ghirri: spazio siderale

Copertina-Luigi-Ghirri-Spazio-Sideralecorsiero editore, Reggio Emilia, 2016 – € 40

Osservando il sipario del bellissimo Teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, si può immaginare quanto da quel punto focale sia possibile apprezzare l’insieme dell’architettura, la “rotondità” e la “circolarità” che caratterizzano questo teatro. Una vera concentrazione di simboli, un imbuto di segni, entro cui l’invenzione e la rappresentazione, grazie alla luce e al raccoglimento che un teatro come questo sa regalare, si mostrano in silenzio.
Quanto pensato e compiuto da corsiero editore con lo splendido Spazio siderale non è offrire al pubblico un libro postumo di Ghirri, ma realizzare qualcosa di probabilmente meno arbitrario e senz’altro più profondamente curioso. Una sorpresa, una rarità: si tratta della pubblicazione del menabò di un progetto, un libro forse (e sarebbe stato l’ultimo: siamo nel 1991, e la morte per Ghirri sarebbe arrivata nel 1992), intorno al quale il fotografo reggiano stava lavorando.
Ci troviamo nel vivo di una storia, al cospetto di un incontro/confronto fra le arti. Spazio siderale consente infatti di rivivere l’intreccio che legò il soggetto del terzo sipario monumentale dipinto nel 1991 da Omar Galliani, dal titolo Siderea, alla fotografia di Luigi Ghirri, in stretta aderenza a molti dei temi maggiormente cari al fotografo (in questo senso basti pensare ad alcuni dei suoi titoli precedenti, come Infinito e Il profilo delle nuvole).
I materiali sono riportati con cura puntuale, attenta. Un libro di grandi dimensioni (30 x 30 cm, 108 pagine, e una carta con grammatura di qualità) che testimonia come Ghirri avesse già predisposto una selezione delle fotografie e ne avesse anche in gran parte precisato una sequenza espositiva. Mancava il titolo, mancava ancora quell’elemento che tanta parte ha sempre avuto nella costruzione dei progetti e dei libri di Ghirri.
Di fatto, Spazio siderale sarebbe potuto essere già allora un titolo possibile. Del resto è una definizione attraente, una dimensione affascinante: avvicinare ciò che è distante, o solo apparentemente tale, ma soprattutto desiderare (appunto) questa vicinanza, fino al “gioco”, come diremo poi, dell’immedesimazione. È quello che un’arte qui fa con l’altra, in una reciprocità di richiami e di effetti davvero notevoli. E tutto racchiuso nel racconto del dietro le quinte di quel lavoro, tutto nel testimoniare l’operato: come nasce l’idea di un sipario; i bozzetti preparatori di Galliani; i passepartout che Ghirri preparava con le note autografe relative ai tagli e al colore per la stampa delle fotografie ecc. (altro…)

“Noi corridori veloci” di Teatro Valdoca a Forte Marghera

5_CTU_COMIZI_2016_ph.M.Donato

copyright M. Donato

NOI CORRIDORI VELOCI
Evento di chiusura di COMIZI D’AMORE
terzo laboratorio di Teatro Valdoca
in collaborazione con Live Arts Cultures
Domenica 24 luglio, ore 20.00
Forte Marghera, Mestre (VE)

Io voglio diventare indocile.
Io comincio a pensare
che sarò indocile.
Io comincio a pensare
che niente è immodificabile.
Io comincio a pensare
che adesso tocca a me.
Adesso tocca a me
fare di questo mondo
un buon mondo.

Mariangela Gualtieri

Che cosa può fare chi oggi ha vent’anni? Quali pratiche di resistenza può mettere in atto in questo tempo in cui ognuno è frastornato in se stesso, abbandonato ad un privato, personale e generale ottenebramento?
Come immunizzarsi rispetto agli innumerevoli ordini seducenti, alcuni taciti e pervasivi, altri rimbombanti, ordini che vengono impartiti in ogni momento, dalla pubblicità, dal mercato mondiale, e anche dalle gravi omissioni di un mondo adulto disorientato, di maestri imbozzolati nel proprio narcisismo, di docenti depotenziati e senza un magistero efficace?

Sono queste alcune delle domande che hanno nutrito il seminario Comizi d’amore organizzato da Teatro Valdoca, il cui esito sarà presentato domenica 24 luglio (ore 20.00) a Forte Marghera, con la conduzione di Cesare Ronconi e di Lucia Palladino al movimento, testi di Mariangela Gualtieri. L’esperienza conclusiva di un percorso, che ha toccato prima di Mestre anche altre città, vedrà la partecipazione di oltre trenta tra attori, performer e musicisti, e sarà realizzata grazie alla collaborazione con l’associazione culturale mestrina Live Arts Cultures per il terzo anno consecutivo. (altro…)

Il senso del verso #2. Intervista a Mariangela Gualtieri

di Gianluca Garrapa

[Con questa intervista prosegue la nuova rubrica, a caduta mensile, a cura di Gianluca Garrapa, “Il senso del verso”. Alcuni poeti, tra i quali Valerio Magrelli, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone, Biagio Cepollaro, sono chiamati a rispondere a cinque domande, ognuna delle quali fa riferimento a una facoltà sensoriale: vista, tatto, odorato, udito, gusto. A ogni senso, ogni domanda sarà, inoltre, accompagnata dalla citazione di un verso del poeta. Una sesta domanda, l’ultima, ribalterà invece il tutto: chiederà ai poeti di porre una domanda in forma di poesia. Rigraziamo Gianluca Garrapa e i poeti per la disponibilità. lm]

gualtieri

 

1. Vista: Buon giorno a voi che non vediamo. / Ciò che non vediamo / preme: cosa vede il poeta, che altri non vedono?


Il poeta guarda lì dove tutti guardano, in quella che sembra la realtà ordinaria e vede ciò che gli altri non vedono. Dunque vede in sottigliezza e presagisce ciò che non si vede. Il poeta si dispone davanti al nulla, in ascolto, in attesa, e da quel nulla prendono vita le parole, se si ha il dono di un io diminuito e di una attenzione plenaria. Dunque direi che il poeta vede il nulla, sa reggere quell’appuntamento e sa farsi fecondare. Ma a volte è una manovra pericolosa, perigliosa.

2. Tatto: Non sappiamo. Non so. Non è dato sapere / con parole. Solo il corpo sa. / Sapienza di respiro: come parla il corpo de Le giovani parole?

Il corpo ha una propria sapienza. Lo capiamo a volte quando si ammala, quando si inceppa, quando rifiutandosi di funzionare ci costringe a rivedere certe situazioni, certe scelte probabilmente non giuste. Ne Le giovani parole, la prima sezione, quella più legata alla mia vita in campagna, o l’ultima con gli Esercizi al microscopio, in un certo senso parlano della vita del corpo.

3. Udito: Imparare quel mantra che contiene / l’antica vibrazione musicale / forse la prima, quando dal buio immoto / per traboccante felicità / un gettito innescò la creazione: quali suoni accompagnano, e quali rumori?, il momento di scrivere e dire la poesia?

È il silenzio, la grande melodia della poesia, sia quando scrivo che quando recito. Nella resa orale del verso a volte serve qualche nota. Quasi sempre in questi anni sono state per me note di Arvo Pärt.

– 
4. Odorato: Un odore smielato / precipita le forme / e tutto vira verso qualcosa / che è ancora fiore: qual è l’odore delle poesie di questa raccolta?

– 
Non so rispondere a questa domanda. D’istinto direi che questa raccolta, la sua uscita, è legata all’odore del mosto sotto il portico di casa mia. Nei giorni dell’uscita eravamo impegnati con la vendemmia e così il libro è arrivato proprio durante le operazioni di vinificazione – operazioni magnifiche e fortemente profumate, se il vino è buono.

5. Gusto: Butta su le forme i sapori / per farsi mangiare: si può mangiare una poesia? E che sapore ha, quando la si declama?

Quando la si declama lo stomaco è perfettamente vuoto e l’impressione è piuttosto quella di dare da mangiare a chi ascolta, di dare un nutrimento ora estremamente necessario e cercato, da alcuni, con urgenza, con una necessità e passione che alla fine si trasformano in gratitudine.

6. Mi fa una domanda in forma di poesia?

Mi dispiace ma non sono capace.

[È possibile leggere la prima intervista a Valerio Magrelli cliccando qui: Il senso del verso 1. Intervista a Valerio Magrelli]

Helicotrema 2015. Cronaca di un festival a “orecchie aperte”

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Helicotrema è il festival dell’audio registrato curato dal collettivo Blauer Hase e Giulia Morucchio e che, tra le tappe della quarta edizione, ha toccato anche Forte Marghera a Mestre, Venezia, in collaborazione con Eventi Arte Venezia e Live Arts Cultures.
Moltissimi gli artisti che hanno partecipato con una o più opere (qui), alcuni tra questi rispondendo all’open call lanciata qualche mese fa. Pochi fra loro sono stati presenti fisicamente e, tra questi, Giovanni Lami o ZimmerFrei, che hanno portano nei luoghi del festival due live set di cui però non tratterò (si può leggerne di più qui e qui). Inoltre, interessante è stato l’intervento di bioacustica di Luca Mamprin, che ha riportato gli esiti di alcuni studi condotti sui pipistrelli e sulla loro forma di comunicazione, appunto, sonora e acustica; oppure l’installazione di Naeem Mohaiemen e Paris Furst Voglio andare alla biennale (2015).
IMG_20150927_131154Gli organizzatori hanno da poco rilasciato un’ampia intervista su PIZZADIGITALE (a cura di Matteo Efrem Rossi, da leggere qui) in cui spiegano cosa il festival proponga e come, tra “ascolti collettivi, paesaggi sonori, radiodrammi, opere sonore e radio-documentari”. “Ascolto collettivo e puro” sono le chiavi per accedere alle diverse sessioni, percorsi che sono stati costruiti rispettando un’architettura – dell’ascolto e degli ascolti -, talvolta smontandola dalle fondamenta.
Una cronaca completa non pare possibile in questo caso, e non potrebbe mai essere esaustiva quanto l’esperienza della partecipazione, quanto la condivisione della ricchezza delle proposte. E tuttavia si possono isolare alcune parti, parlarne brevemente, lasciare (o lanciare) una traccia minima di “quel presente” anche in questo presente, progettando un futuro. (altro…)

Mariangela Gualtieri “Le giovani parole”. Recensione

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Mariangela Gualtieri, Le giovani parole, Torino, Einaudi, 2015, pp. 160, € 12,50

Una nuova raccolta di Mariangela Gualtieri implica sempre un’attesa e un desiderio insaziabili. E tuttavia, come le altre già lette, si sa da prima – da molto prima – che anche la novità potrà essere una sorpresa, potrà aggiungere nuova bellezza alla bellezza che vive e risuona altrove.
Le giovani parole è un volume uscito qualche giorno fa per i tipi di Einaudi, che non tradisce affatto le aspettative, un dono che richiede attenzione al lettore, la stessa attenzione che ha avuto in passato e che si moltiplica di lettura in lettura. Il linguaggio di Gualtieri – che è poi il linguaggio del Teatro Valdoca da lei fondato con Cesare Ronconi – possiede una straordinaria forza rigeneratrice qui in forma di “respiro largo”: «Nasce continuamente», per citare un suo famoso verso da Caino (Einaudi, 2011). La sua qualità è soprattutto una, e anche in questa raccolta evidente: una “levità” che quindi contiene in sé delicatezza e grazia insieme, comunque totalizzante, appresa, sottesa ed espressa nella formula di una poesia che “accade” soprattutto, e “fa accadere” poi. L’accadere poetico va inteso come accadere del testo, ma si può parlare in questo caso più che in altri della nostra poesia contemporanea, di un accadere che è anche vocale, di “voce”, strumento che dà luogo al poetico, che risuona nella scelta della parola. Se tutto ciò era vero già in passato lo è ancora qui, dove il titolo Le giovani parole può confermare e, allo stesso tempo, affermare questo portato, di ritorno alla terra, al mondo sensibile, allo ieri ma anche all’umano, talvolta trasfigurato in comparsa, talvolta nella sua veste di carne, dotato di parola o manchevole della stessa. L’ideale spirituale – che pur mantiene la propria dimensione laica – e l’immanente, si congiungono di nuovo, si reinventano, rivengono al mondo: lo dice la poesia di copertina in cui figurano almeno tre sostantivi chiave della raccolta e della poetica di Mariangela Gualtieri, ossia “cielo”, “amore”, “silenzio”, cui si aggiungono “mistero” e “pane”.
Se la prima sessione riporta all’«ebbrezza di vita connessa a ogni forma della natura», la seconda si annuncia in morte della madre, continuando tuttavia un dialogo alla pari, che non tradisce mai il punto d’arrivo, la parola poeticamente e fatalmente efficace. Il luogo, pure, e il tempo, sono qualcosa che accade sotto l’osservazione del poeta e che il poeta comunica: avvengono cioè in un linguaggio “semplice” e nel linguaggio tutto, nel verso e infine nel ritmo che, anche in questa raccolta, dà – o concede – la misura del tempo.
Non mancano i testi nati per il teatro (è il caso di Studio dello stare fermi, nato come monologo in O tu reale scontrosa felicità, Teatro Valdoca 2012) e quelli dedicati a Bruno Schulz; oppure lo spunto tratto da Borges di Bello mondo, in cui si annoverano moltissime voci poetiche amiche di Gualtieri (da Rimbaud a Stevens, da Sant’Agostino alla Rosselli), o gli Esercizi al microscopio che molto hanno a che fare con la biologia, che più volte interseca qui i versi.
L’esercizio, per l’autrice, è anche un “risparmiare fiato”, un respirare poetico consapevole e che mai pesi (sia senza peso, per dirla ancora con le sue parole), che si allunghi o si accorci con consapevolezza, «Facilement, facilement» per dirlo con Cristina Campo e «con lieve cuore, con lievi mani / la vita prendere, la vita lasciare…» per dirla con Hofmannsthal.

© Alessandra Trevisan

Questa recensione è stata tradotta in francese da Silvia Guzzi e si può leggere qui.

Nella mia testa non c’è altro che mare
altro che mare incantatore – altro nient’altro
che mare e sole in un crescendo silente
e dormiente.

Parla un mistero. Tace un mistero
e solo il corpo entra nel fiore
nel fiore d’acqua.

(altro…)

“Tornare al cuore”. Cesare Ronconi e il Teatro Valdoca a Mestre il 26 luglio. Con un’intervista a Cesare Ronconi

FORTE_MARGHERA_2014

Domani, domenica 26 luglio, presso Forte Marghera a Mestre (Ve), vi invitiamo ad assistere all’happening Tornare al cuore, esito performativo dei laboratori tenuti da Cesare Ronconi – regista e con Mariangela Gualtieri fondatore del Teatro Valdoca di Cesena – tra Gubbio e Mestre (coinvolto anche lo spazio di Forte Mezzacapo e il Teatro di Marzo così come gli spazi di c32 e Live Arts Cultures).
Ho desiderato incontrare e intervistare Cesare Ronconi per entrare in questo lavoro con maggiore “attenzione”, la stessa che lui tiene sempre altissima verso il suo lavoro, la stessa che è richiesta dalla poesia, che gioca un ruolo importantissimo e fondamentale nei lavori del Teatro Valdoca.
Maggiori informazioni su www.teatrovaldoca.org e su liveartscultures.weebly.com/

© Alessandra Trevisan

L’anno scorso anno qui negli spazi di c32 a Mestre hai portato Avere attitudine al congedo, quest’anno invece Tornare al cuore. I titoli di queste due ‘azioni performative’ sembrano essere antitetici ma trovano, a mio avviso, almeno un punto di incontro nella parola ‘presenza’. Lo dici anche nel testo che introduce Avere attitudine al congedo: «Il divenire è nella presenza, non nella rappresentazione».

Non mi interessa la rappresentazione, è vero, ma la presenza. Che contiene l’assenza, anche, perché la forma pura della presenza è nel suo divenire, che necessariamente nella discontinuità postula l’assenza. È quello che succede anche nel suono, che contiene il silenzio. Questo è l’argomento del lavoro: quale parte di noi è presente, quale assente.
Se fossimo una cavità, in noi tutto potrebbe venire ad abitare, ma non siamo una cavità sola. È nell’attenzione, che è una forma di preghiera molto profonda, che abbiamo la possibilità di legare assenza e presenza e mettere in contatto tutte le presenze che sono innumerevoli, non solo umane.

Nel manifesto che presenta le idee cardine del lavoro ci sono delle parole chiave che mi portano a chiederti come lavoriate; i versi di Mandel’štam che chiudono il vostro testo critico: “Vita d’argilla! Agonia del secolo/ Ho paura che solo ti capisca/ chi porta sulla bocca l’impotente sorriso/ di chi ha perduto se stesso”. Mi pare che il riso, la solitudine ma anche la ricerca di un’appartenenza (insieme conflittuali, in qualche modo) siano alla base del vostro lavoro. Come si dipanano? 

Non si dipanano proprio. È impossibile venire a capo di questa mancanza. Io penso che il teatro colga la cavità di cui parlavamo prima, trovandone la corrispondenza nelle emozioni; il teatro è il presente puro e, secondo me, questo presente è l’unica cosa che davvero ci fa sentire che siamo vivi. È dopo un incendio che si vedono le strutture di un edificio, quando crolla un sistema ti accorgi che conteneva della vita, che l’ha vissuto sino ad allora. Probabilmente il teatro deve far crollare delle costruzioni linguistiche. Dopo, il paesaggio non è più quello di prima. 
Questo è un lavoro che per me avviene nel tempo lungo delle prove. Di questo tempo di lavoro ho bisogno. Ed è anche un po’ il mio piacere.

(altro…)

Treviglio Poesia 2012

TreviglioPoesia 2012 parla, immagina e contamina

 

Dal 18 al 27 maggio torna il festival di poesia e videopoesia della bassa bergamasca,

che si allarga disseminando parole, immagini e performance per tutta la città.

 

 

Si svolgerà dal 18 al 27 maggio la sesta edizione di Trevigliopoesia (www.trevigliopoesia.it), festival di poesia e videopoesia ideato dall’associazione culturale Nuvole in Viaggio e organizzato con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del comune di Treviglio (Bg). In tempi di crisi, la manifestazione punta sullo spread artistico e allunga a dieci giorni la propria durata,  sparpagliando le proprie iniziative per tutta la città di Treviglio e puntando sul mescolarsi di parola poetica, immagini cinematografiche e peformance. Insomma, Trevigliopoesia 2012 parla, immagina e contamina.

Nel week-end del 18-20 maggio, i cortili poetici domineranno la scena. Si spazierà da Shakespeare alla poesia erotica, dal teatroconcerto agli spettacoli per bambini fino al cabaret, che animeranno alcune delle corti storiche della città. Ecco la contaminazione. Martedì 22 e giovedì 24 maggio, protagonista sarà l’immagine. Con la proiezione serale dei documentari Quattro giorni con Vivian e Ritratti – Andrea Zanzotto si racconteranno gli autori Vivian Lamarque e Andrea Zanzotto. A seguire, la proiezione dei nove finalisti del concorso internazionale di videopoesia la Parola Immaginata (giunto alla quinta edizione). I cortometraggi si possono votare online al sito www.videopoesia.org. La parola sarà il fulcro del secondo fine settimana della manifestazione. Il 26 e 27 maggio, la piazza Manara di Treviglio ospiterà una fiera dell’editoria di poesia, con sette editori di settore che esporranno e venderanno i loro libri, presentando ciascuno un autore nei caffè del centro. Alle 21.00 di domenica, Mariangela Gualtieri concluderà la sesta edizione del festival con il rito sonoro Bestia di gioia.

Per tutti i giorni della manifestazione saranno visibili nelle vie del centro gli scatti finalisti del concorso fotografico Avrà i tuoi occhi (terza edizione), quest’anno dedicata a Giuseppe Ungaretti, e le polaroid della mostra Istantanee poetiche, esposte dai negozianti in dieci vetrine. A completare il tutto saranno le azioni di guerriglia poetica, eventi estemporanei della durata di pochi minuti che, senza preavviso, animeranno alcuni luoghi trevigliesi al solito poco avvezzi alla poesia.

L’intento di Trevigliopoesia, nel 2012, è quello di coinvolgere sempre più Treviglio, facendo della poesia il linguaggio condiviso di un’intera città. Sarà Treviglio a parlare, immaginare, contaminare la sua realtà. Passanti, appassionati e cittadini non dovranno raggiungere gli eventi del festival, che invece verranno loro incontro nelle strade, nei cortili e nelle piazze. La poesia diverrà affare quotidiano ed escamotage che colorerà la città. Per dieci giorni almeno.

Il programma completo di TreviglioPoesia 2012 è consultabile all’indirizzo www.trevigliopoesia.it/programma.html – Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.

Il programma in sintesi:
18-20 maggio – I cortili e le piazze della poesia (performance e spettacoli)
22 e 24 maggio – Videopoesia (documentari e videopoesie)
26-27 maggio – Microfiera del libro di poesia (editori in piazza, incontri, reading)
27 maggio, ore 21 (Chiostro della Biblioteca) – Reading di Mariangela Gualtieri

Per ulteriori dettagli e informazioni:

348-5225367 – Stefano Pini (Ufficio stampa)

associazionenuvole@yahoo.it

www.trevigliopoesia.it