marco malvaldi

#Festlet 2018 #2: Il riso e la specie

Marco Malvaldi

 

Premetto che sembrerò allontanarmi per qualche rigo dalla letteratura, ma ieri sera sono andata a piazza Castello a godermi Dose e Presta de “Il ruggito del coniglio”, magistralmente accompagnati da Max Paiella e Attilio Di Giovanni. Per un’insegnante (per quanto precaria), assistere a una puntata è sempre una festa, figuriamoci se è live. E io del Festlet adoro il versante lieve: mi lascio sconvolgere la vita da letture drammatiche che scopro in qualche evento tra le navate di una chiesa, e cinque minuti dopo confesso a Lella Costa di averla adorata quando ha riassunto in nove comicissimi minuti la storia di Reva Shein in Sentieri.
Il Festlet è il luogo delle cose sottili, brillanti e profonde: e l’ironia donata lì sull’unghia, con sforzo apparentemente minimo e perfezione di tempo, è grandezza.
Ho detto che mi sarei allontanata dalla letteratura, ma è vero? Forse no, e non solo perché Presta è un narratore di razza, ma perché in questa serata leggera, come ne regala il Festlet assieme ai momenti più densi, grandi ospiti sono state le storie. (altro…)

Pistoia–Dialoghi sull’uomo 2018

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Rompere le regole secondo gli scrittori al festival
Pistoia–Dialoghi sull’uomo

 

Venerdì 25 prende il via la IX edizione di Pistoia-Dialoghi sull’uomo, il festival di antropologia del contemporaneo che si terrà nella città toscana fino a domenica 27 maggio. Pensatori italiani e internazionali, tra cui famosi scrittori come Alessandro Baricco, Simonetta Agnello Hornby, Marco Malvaldi e Nicola Gardini, rifletteranno su cosa abbia fatto evolvere la civiltà umana, qual è il motore che spinge costantemente l’essere umano al cambiamento e quanto sia importante rompere le regole per rinnovarsi.

Venerdì alle 17,30, nella grande tensostruttura in piazza del Duomo, Alessandro Baricco, scrittore fra i più letti e amati in Italia, aprirà il festival con la conferenza inaugurale Sette cose da sapere sulla insurrezione digitale.

In serata, alle 21,30 sempre in piazza del Duomo, la scrittrice Simonetta Agnello Hornby e lo psicologo e giornalista Massimo Cirri dialogheranno sull’essere Diversamente creativi.
La scrittrice, che ha sempre legato la sua professione e scrittura all’impegno per le cause delle vittime di violenza domestica e degli emarginati, ci consegnerà un punto di vista diverso da cui osservare la vita. Sappiamo che diventeremo tutti, a un certo punto, un po’ più fragili, ma resteremo portatori di diritti, resteremo cittadini. Creativi e originali, tutti diversamente creativi, magari solo sopravvivendo con dignità.

Il modo di pensare di un chimico non è troppo diverso da quello di un poeta: si tratta di prendere un fenomeno naturale universale, ma incomprensibile se analizzato solo in termini di ciò che si vede, e cercare una spiegazione solo ed esclusivamente in termini di combinazioni di questi minuscoli mattoncini Lego che non si possono vedere né toccare. Questa è la tesi di Marco Malvaldi, che oltre ad essere chimico e autore di decine di lavori sulla chimica, ha iniziato a scrivere gialli, pubblicando con l’editore Sellerio romanzi di straordinario successo.
Lo scrittore accompagnerà il pubblico attraverso una riflessione sulla creatività fra scienza e letteratura nell’incontro Verso l’infinitamente piccolo, e oltre, sabato 26 maggio alle 12 in piazza Duomo.

Lo scrittore e classicista Nicola Gardini nell’incontro Il centauro femmina: per un primo vocabolario di creatività ricostruirà momenti di un antico discorso sulla creatività, con esempi provenienti da poesia, filosofia, retorica, e critica d’arte, ponendo le odierne definizioni di creatività nella prospettiva del divenire, chiamando in causa concetti antitetici come arte e natura, novità e tradizione, immagine e cosa, genio e abilità, libertà e regola, soggettività e mondo, conoscenza e intuizione, intenzione e caso, originalità e realtà, verità e finzione. L’evento si terrà sabato 26 maggio alle 15 in piazza San Bartolomeo.

 

 

Festlet #3: Empatia

Marco Malvaldi, Simonetta Bitasi, Diego De Silva

Te l’avevo detto, dice al suo compagno il bambino in prima fila. Te l’avevo detto che se la mangiava il serpente.
A voler essere precisi, il serpente le avrebbe solo morso la caviglia. Provo un improvviso afflato verso la verve iperbolica del bambino.
Siamo davanti all’Orfeo di Monteverdi, appositamente ripensato per bambini dai sei anni in su (ma gli adulti sono i benvenuti) da Teatro all’improvviso e Accademia degli Invaghiti. Così i bambini ascoltano selezionati brani, che hanno per collante la voce narrante di Giuseppe Semeraro, mentre Dario Moretti, che ha curato testo, regia e pittura dal vivo, mette in scena con crete e piccoli pupi la storia del cantore innamorato e del suo amore tragico. Te l’avevo detto che moriva di nuovo, chiosa il bambino a spettacolo concluso. Il suo amichetto si chiede perché Orfeo si è girato, dimostrando una certa precocità.
Di empatia ha parlato Marco Malvaldi, intervistato da Radio 3 Fahrenheit, riguardo al patto tra lettore e scrittore: «Se scrivo che gli spaghetti sono scotti, è un errore aggiungere che i commensali sono delusi». (altro…)

Pillole da Mantova #5 – (valigie)

Ieri ho capito che non sono una di quelle a cui piace disfare le valigie. A me, le valigie, piace farle. Comprenderlo pienamente a 27 anni è già qualcosa; scoprirlo alla diciottesima edizione di Festivaletteratura, forse, non è del tutto casuale.
In questi giorni io e Giovanna Amato vi abbiamo raccontato perché e cosa ci ha lasciato questo Festival ma solo ieri ho capito con più chiarezza di un tempo perché da dieci anni vengo a Mantova e cosa mi fa partire per venirci: è il fare ‘comunità’ che le persone di qui permettono, che rende questa manifestazione unica in Italia. Questo è ciò che ci fa stare bene. Ho mutuato il senso di quest’espressione dal giornalista e critico Enrico Bettinello che spesse volte ho sentito interrogarsi sul significato di ‘comunità’ attorno al mondo del jazz in Italia. Ecco: a Mantova tutti, dal comitato organizzativo ai volontari, da chi si occupa della mensa alla redazione, dagli autori agli intervistatori, ecco, tutti fanno comunità per cinque giorni. La città poi, splendida, facilmente percorribile, ci mette del suo (storicamente e praticamente) per migliorare l’accoglienza e farci appartenere. Lo dico con parole molto semplici e forse un po’ banali ma, nell’epoca della ‘crisi delle appartenenze’, sentire di essere inclusi, anche solo per poche ore, in una comunità, è qualcosa di raro e prezioso. Penso proprio che qui sia racchiusa tutta la forza di questo Festival.

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