Marc Chagall

Pas de deux # 3

berlino 2011 - foto gm

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il terzo numero della rubrica Anna Ruotolo ed Elio Grasso  hanno tradotto una poesia di Marc Chagall.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::La redazione

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Comme un barbare

Là où se pressent des maisons courbées
Là où monte le chemin du cimetière
Là où coule un fleuve élargi
Là j’ai rêvé ma vie
La nuit, il vole un ange dans le ciel
Un éclair blanc sur les toits
Il me prédit une longue, longue route
Il lancera mon nom au-dessus des maisons
Mon peuple, c’est pour toi que j’ai chanté
Qui sait si ce chant te plaît
Une voix sort de mes poumons
Toute chagrin et fatigue
C’est d’après toi que je peins
Fleurs, forêts, gens et maisons
Comme un barbare je colore ta face
Nuit et jour je te bénis

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Marc Chagall (1930-1935), Poèmes, Cramer éditeur, Genève, 1975

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Come un barbaro

Là dove si affollano case ricurve
Là dove sale il sentiero del cimitero
Là dove scorre un ampio fiume
Ho sognato la mia vita
Di notte, un angelo vola nel cielo
Un bagliore bianco sui tetti
Mi predice una lunga, lunga strada
Lancerà il mio nome più oltre le case
Mio popolo, è per te che ho cantato
Chi lo sa se il mio canto ti piace
Una voce esce dai miei polmoni
Tutta dolore e fatica
È secondo ciò che sei che dipingo
Fiori, foreste, genti e case
Come un barbaro coloro il tuo viso
Notte e giorno io ti benedico

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*************************************Traduzione di Anna Ruotolo

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Come un barbaro

Dove premono case inarcate
Dove sale la via al cimitero
Dove scorre un fiume esteso
Là ho sognato la vita
Di notte, un angelo attraversa il cielo
Un lampo bianco sui tetti
Mi predice una lunghissima strada
Lancerà il mio nome sulle case
Gente mia, per te ho cantato
E chissà se ti piace il canto
Una voce sorta dai polmoni
Colma di dolore e fatica
Dopo di te dipingo
Fiori, foreste, genti e case
Come un barbaro ti coloro la faccia
Notte e giorno io ti benedico

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::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::traduzione di Elio Grasso

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Marc Chagall nasce a Vitebsk il 7 luglio 1887. Pittore russo d’origine ebraica, dopo varie vicende difficili vissute tra la  Russia e la Francia, nel 1923 si trasferisce per un periodo significativo a Parigi con la moglie Bella e la figlia Ida, acquisendo la cittadinanza francese nel 1937. È in questo periodo piuttosto felice che pubblica le sue memorie in yiddish, scritte inizialmente in lingua russa e poi tradotte in lingua francese dalla moglie Bella ma anche articoli, racconti e vibranti poesie.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli Chagall fuggono da Parigi. Si nascondono a Marsiglia poi si dirigono verso la Spagna e il Portogallo. Nel 1941 si stabiliscono negli Stati Uniti. Nel 1944, Bella, compagna amatissima, soggetto frequente nei suoi dipinti e nelle sue poesie, muore. Due anni dopo Chagall fa ritorno in Europa e nel 1949 si stabilisce in Provenza.

Esce dalla depressione, causata dalla morte della moglie, quando conosce Virginia Haggard, dalla quale ha un figlio.

Chagall si risposa nel 1952 con Valentina (detta “Vave”) Brodsky. Viaggia molto tra la Grecia, Israele e la Russia ma non tornerà mai più nella natìa Vitebsk.
L’ormai famosissimo Marc Chagall muore a novantasette anni, a Saint-Paul de Vence, il 28 marzo 1985.

Cubismo e Surrealismo in Chagall tra Eros, Agape e Torah (post di natàlia castaldi)

Miguel de Unamuno nel 1923 dopo essersi imbattuto negli scritti di Pirandello, scrive un articolo intitolato Pirandello y Yo,  pubblicato nel ‘39 su “la Nacion”, in cui sottolinea la medesima lunghezza d’onda circa la visione della vita, dell’arte e della storia da entrambi sviscerata e sviluppata pur non conoscendosi e che appare invece profondamente legata nei due autori da un comune filo conduttore. Scrive Unamuno:

“È un fenomeno curioso e che si è dato molte volte nella storia della letteratura, dell’arte, della scienza o della filosofia, quello che due spiriti, senza conoscersi né conoscere una per una le loro opere, senza porsi in relazione l’uno con l’altro, abbiano perseguito uno stesso cammino ed abbiano tramato analoghe concezioni o arrivati agli stessi risultati. Si direbbe che è qualcosa che fluttua nell’ambiente. O meglio, qualcosa che è latente nelle profondità della storia e che cerca chi lo riveli” (VIII, 501).

“C’è un ingegno, X, un io più profondo del mio io empirico o fisiologico e che l’io empirico e fisiologico dello scrittore Pirandello, che ha cercato ingegno in lui ed in me, un Io X, come direbbe Silvio Tissi, un altro scrittore italiano. E questa distinzione fra l’io empirico o fisiologico e l’io trascendente -forse immanente- o storico è ciò che apparenta le nostre singole opere, quella di Pirandello e la mia” (VIII, 501-502).

 

Uscendo dal contesto Unamuno-Pirandello ed estendendo questo concetto a tutta la produzione artistica di un dato secolo, sia essa pittura, scultura, cinema, musica, poesia, narrativa …,  diremmo quindi, che il pensiero è un qualcosa di a sé stante, fluttuante ed in costante divenire che va a permeare di epoca in epoca, e quasi inconsapevolmente, l’operato di ogni artista intrecciando nessi e stringendo legami nel simbolo, nell’immagine, nel suono, nel grido che ciascun autore esprime nella propria forma d’arte.

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Cubismo e Surrealismo in Chagall – Eros, Agape  e Torah

M. Chagall – la tenerezza

“Mio padre aveva gli occhi azzurri, ma le sue mani erano piene di calli. Egli lavorava, pregava e taceva. Osservai le mie mani. Erano troppo delicate… Dovevo cercare un’occupazione che non mi costringesse a voltare le spalle al cielo ed alle stelle e che mi consentisse di trovare il senso della mia vita”. dall’autobiografia di Marc Chagall

Osservare i quadri di Chagall è tuffarsi nell’immaginifico ed evocativo mondo della poesia e dell’emozione. In lui ogni aspetto della vita, dal quotidiano allo spirituale, sembra uscire dalla penna-pennello d’un poeta d’emozioni, e temi come l’amore, la solitudine, la città natale, la festa, i suonatori di shofar (il corno di montone della tradizione liturgica ebraica)  il circo, la guerra e la morte prendono forme oniriche popolate di galli, cavalli, mucche, agnelli, tori, sposi amanti, traslati in un mondo distaccato, come in volo, facendoci compiere un’immersione nell’azzurro cristallino dell’occhio che vede oltre il reale, terso dalle nuvole, al di sopra dei tetti.

M. Chagall – interno d’abitazione

Tuttavia, bisogna dire che non si può prescindere nella lettura delle sue opere dalla considerazione del suo stretto legame con la Torah, o meglio, dal rapporto fra la Torah e la simbologia utilizzata nella sua pittura, che assume sempre nuovi risvolti di senso adottando simbologie sempre più complesse, che finiscono per creare un dizionario simbologico che ha poco a che fare con la Torah, pur essendone stata punto d’origine e fine.

Nel primo Chagall, ad esempio, troviamo una ragazza intenta a disegnare  un agnello, immagine sì sacra quanto naturale nell’immaginario di una ragazza di campagna intenta a disegnare, e poi ancora una successione di quadri che rappresentano scene del quotidiano, interni d’abitazione, animali domestici e aie pullulanti di galli ed agnelli, quindi, vediamo come in questa prima fase artistica l’ordinario e comune simbolo quotidiano e domestico, per mano di Chagall viene a fondersi oniricamente con significati più che sacri, comuni ad un immaginario fantastico della tradizione popolare, che affollerà via via tutto il suo universo artistico.

M. Chagall – Io ed il villaggio

Nelle illustrazioni della Torah dei primi anni ’30, invece, troviamo “trascrizioni” precise dei testi sacri  prive di simbolismo fantastico ed assolutamente aderenti alle sacre scritture.  Tutto appare “reale”, la descrizione paesaggistica è verosimile, essendo state tra l’altro realizzate successivamente ad una serie di viaggi-pellegrinaggio in Palestina. Si tratta di rappresentazioni di grande ed intensa spiritualità in cui, ad esempio in “Abramo”, l’immagine dell’agnello è ora fedele descrizione biblica del sacrificio di Isacco, nel cui sfondo però si intravede la scena della Crocifissione, quasi ad anticipare un senso drammatico di impotenza davanti alla malvagità storica, cui nessun popolo pare sapersi sottrarre.

M. Chagall – Il sacrificio di Isacco

La simbologia di Chagall non prescinde, inoltre, dal dolore di un’epoca macchiata dall’infamia della shoa, così saranno del periodo americano il “Cristo ebreo”, opera in cui ritrae un Cristo sulla Croce ricoperto da un tallit (tallet,  mantello quadrangolare della tradizione ebraica che presenta un fiocco per ogni lato), che divenne presto icona di contestazione e rivendicazione del dolore di un intero popolo “crocefisso”. Sembianze Cristologiche verranno molto più tardi, nel 1975, attribuite anche al suo “Giobbe” dipinto nel quale ritroviamo la simbologia degli agnelli accostata ad un crocefisso, anch’esso polemicamente presente nel quadro.

M. Chagall – Il Cristo Ebreo

Nel Cantico dei Cantici, invece, Chagall sembra fondere l’attenzione del Surrealismo –  di cui nella sua opera di maturazione e superamento/interiorizzazione del Cubismo,  può considerarsi a pieno titolo precursore –  per l’Eros con la tradizione mistica dell’Agape in un unicum d’amore ascendente e discendente, che rapisce al di là della potenza espressiva dei versi, ad essi plasmandosi magicamente:

M. Chagall – Il cantico dei cantici

7-11 Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
7-12 Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
7-13 Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!

M. Chagall – Il cantico dei cantici

2-6La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
2-7
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l’amata,
finché essa non lo voglia.

M. Chagall – Il cantico dei cantici

3-16 Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

M. Chagall – Il cantico dei cantici

 3-4 […] quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l’abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

M. Chagall – Il cantico dei cantici

4-1 Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.

 

 

Chagall, aderì al gusto per le forme del Cubismo personalizzandolo e interiorizzandolo fino ad arricchirlo di visioni fantastiche, surreali e mistiche, derivanti dalla sperimentazione diretta del malessere di un’epoca che lo portò a vivere la Rivoluzione Sovietica e l’esperienza della persecuzione nazista. A Chagall la capacità di penetrare la spiritualità rivivendola e ripercorrendola simbolicamente fino a dar voce alla sofferenza e significato al dolore, quasi a voler dire, dissacrando-sacralmente, che la malvagità, tipicamente umana, sovrasta qualunque credo religioso, qualunque fede.

 

Note:

*La Torah è formata da 5 libri e per questo essa è anche chiamata Pentateuco. Fu scritta da Mosè su ispirazione divina e contiene le leggi del popolo ebraico, tra cui i Dieci Comandamenti, e la sua storia fino alla morte di Mosè. I 5 libri sono: Genesi (Bereshìth); Esodo (Shemòth); Levitico (Vaikrà); Numeri (Bemidbàr); Deuteronomio (Devarìm).

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Brevi cenni Biografici:


Marc Chagall nacque a Liosno, presso Vitebsk, in Bielorussia nel 1887 da una famiglia di religione ebraica lituana. Studiò all’accademia di Pietroburgo fino al 1910, quando si trasferì a Parigi. Qui conobbe, venendone affascinato, Fauvismo e Cubismo ed entrò in stretto contatto con gli ambienti artistici ed intellettuali del momento, divenendo amico di Guillaume Apollinaire e Robert Delaunay. E fu proprio grazie all’amicizia con Delaunay che conobbe Herwarth Walden, musicista e gallerista berlinese, che nel 1914 allestì per lui una mostra personale presso la famosa galleria Der Sturm. Nel 1914 per via della guerra fece ritorno a Vitebsk, dove fondò l’Istituto d’Arte, di cui fu direttore fino al 1920. Trasferitosi a Mosca, si dedicò alla realizzazione degli allestimenti e delle decorazioni per il teatro ebraico statale “Kamerny”, per poi ritornare nel ’23 a Berlino e dopo poco nuovamente a Parigi dove gli vennero commissionati, dall’amico Ambroise Vollard, le illustrazioni di vari libri. Nel 1924 venne realizzata un’importante mostra su Chagall presso la Galerie Barbazanges-Hodeberg, mentre negli anni a seguire realizzò una serie di lunghi viaggi in Europa ed in Palestina. Nel 1933 si tenne una nuova esposizione delle sue opere presso il Kunstmuseum Basel ma a causa dell’ascesa del nazismo egli, ebreo, non si sentì più sicuro in Europa e preferì partire per l’America. Le sue opere vennero confiscate ai musei tedeschi. Nel 1947 fece ritorno a Parigi, stabilendosi poi definitivamente a Vence nel 1949. In quegli anni, superato il periodo di stasi creativa xche succedette alla morte dell’amata moglie Bella, si dedicò alla decorazione di grandi strutture pubbliche e nel 1962 realizzò le vetrate per la sinagoga dello Hassadah Medical Center di Gerusalemme e per la cattedrale di Metz. Del 1964 sono le pitture del soffitto dell’Opéra di Parigi e del ’65 le pitture murali sulla facciata della Metropolitan Opera House di New York. Nel 1970 sono le vetrate del coro e del rosone del Fraumünster di Zurigo ed il grande mosaico di Chicago. Morì a Saint-Paul-de-Vence nel 1985.

natàliacastaldi