manuela dago

Supernove (Sartoria Utopia 2019)

SUPERNOVE – POESIE PER GLI ANNI 2000 (Sartoria Utopia, 2019).

Cinque artiste unite in un collettivo per una poesia attiva che integri la dimensione estetica e etica,  che sia punto di partenza per risanare/inventare parole, cose, creature, mondi.
Poesie come messaggio, rimedio, ponte, manciata di sassi.

Manuela Dago, Roberta Durante, Francesca Genti, Francesca Gironi e Silvia Salvagnini danno vita a un lavoro corale dove le parole della poesia si intersecano con immagini fotografiche e collage.

Il cofanetto Supernove-Poesie per gli anni 2000 contiene 47 cartoline da spedire o conservare, per una poesia che sia messaggio e ponte di comunicazione privato e politico, fuori da una inattuale turris eburnea, dentro la durezza della realtà e la dolcezza della vita interiore.

Manuela Dago nel ciclo Rotocalco Micidiale realizza poesage di matrice dadaista, dove parole e immagini operano un cortocircuito beffardo e spiazzante, giocando con eleganza formale e forza poetica con luoghi comuni e attualità.

Roberta Durante, da un dolce e sconnesso paesaggio interiore, spedisce le sue Cartoline Siberiane, biglietti e messaggi, dove aleggia il mistero di un lessico familiare che invita il lettore a scaldarsi sulla soglia di una stanza illuminata in mezzo al nulla.

Francesca Genti, in amoroso dialogo con i trovatori provenzali, compone il poemetto i baci si possono dare ragionando sui limiti desiderio e sui confini dell’Altro da Sé, sull’eros e sulla sua sublimazione, sulla matrice di una poesia che ha come legge e fine un’inesauribile nostalgia di conoscenza tramite i sensi.

Francesca Gironi, affiancata dalle meravigliose fotografie di Francesca Tilio, con le poesie Faccio una bambina e Le femmine sono stupende mette a punto due piccoli e potenti manifesti politici che parlano della condizione e del coraggio delle donne, parole oneste e crude, senza perdere la tenerezza.

Silvia Salvagnini, tramite delicate immagini e parole sussurrate, orchestra cura nei luna park,  manifesto ecologista in versi e rime, dove semplicità e musicalità danzano insieme su una melodia di carillon, per rimediare disastri e ipnotizzare l’apocalisse.

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Manuela Dago, Poesie che non mi stavano da nessuna parte

Manuela Dago, Poesie che non mi stavano da nessuna parte, Sartoria Utopia 2017, € 20,00

 

*

oggi ho voglia di niente
fregare il presente
ritrarre le foglie

usare i colori in modo incosciente
aprirmi le mani
toccarmi la vita in modo indecente

*

Ossibuchi

chi conosce il mio corpo
sa cose che io non so

di dove vanno i miei umori
di come fanno le lentiggini
a guardare fuori

di cerchi che stringono
al centro di un imbuto
bassoventre
scodella
ossobuco

*

Quando la pelle pensa

Si fuma penombra fra le dita
i nostri confini sfumano
nei bassi del cuore
di cinque sensi
non uno
rimane al suo posto
radunati in superficie
chiedono alla pelle
di poterla toccare
quella infine pensa
e impara a godere
nell’essere l’organo più sociale
prima di tornare
ad estinguersi nel rituale
di quattro vestiti
che la sprofondano
celebrando un funerale
la pelle impara ora il dolore
dell’essere cerebrale

*

Il cuore è un osso duro

non può un muscolo
tenero e indifeso
creare tutti questi problemi:
ne deduco che il cuore
è un osso duro
al pari di un femore
o di una costola
si rompe il cuore
come tutto il resto

*

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Roberto Canella, Il nostro amore distruggerà il mondo

Roberto Canella, Il nostro amore distruggerà il mondo
Edizioni Sartoria Utopia, € 22,00

 

ecco che si ripete:

infilarsi nel letto come
dentro una tasca orizzontale
diventare la lingua sepolta
sotto il palato
eppure parlare nel sonno senza voce
frasi rinsecchite di un amore labiale.

rigirarsi fra le coperte raggomitolato
e trafitto come un pollo allo spiedo.
nel buio non amo, non prego.

 

*
non potere arrivare a te neanche se
fossi più veloce della mia ombra.

o se avessi parole al posto di pagine
o pagine al posto d’inchiostro
o inchiostro al posto di sangue
o sangue al posto di un corpo
o un corpo al posto di un’ombra.

 

*
mi piacerebbe chiamarti,
dirti allora passo da te
cinque minuti e arrivo.
ma non chiamo. o correre
nella luce fiamminga che
riempie la piazza del mercato,
oggi venti novembre, sotto
casa tua, proprio adesso che
si sta svuotando. ma non muovo
un dito. e almeno cosa penso?
neanche questo ti dico.
lo scrivo però a fondo
pagina, murato vivo.

 

(ritorno?)

ogni ritorno a casa è una sconfitta
ogni gesto arricchito di perdita
scavo millenario, quotidiano.
la traccia già segnata la via già tracciata
da troppi altri piedi penne pugnali
non avere ali saltando giù dalla finestra
come mandel’stâm senza essere mandel’stâm.

il solito sole sul davanzale non buca
l’ombra suicida del mio salto incompiuto,
il davanzale, anche il davanzale è una strada
che cola a picco a est e a ovest di sé
una sciarada inerme spiaccicata sulla pagina,
nell’aria. mio piede stupido segugio
che segue ancora le via del rifugio.

perché scavi domenica, perché domeniche
una dopo l’altra, perché tutte le volte
castelli di carte morte. giorni come questi
dove ogni movimento ogni sterzata
ogni parola è un replay riflesso incondizionato
dove non si può scrivere niente di nuovo.

non senti la mancanza, la distanza da queste
labbra essiccate, da questa lingua
nacchera rinsecchita. non immagini neanche
che il passato ritorna a ombre, a sassate.

(ogni ritorno ha in sé fughe, fantasmi
finestre aperte, invitanti)

(marzo/maggio 1998)

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Rovigoracconta la nuova poesia femminile italiana nell’edizione 2017

Nell’ambito del festival Rovigoracconta 2017, che vedrà moltissimi scrittori, musicisti, saggisti in una quattro giorni di eventi gratuiti da giovedì 4 a domenica 7 maggio a Rovigo (tutto il programma dettagliato si trova qui e un breve riepilogo in coda a questo post) a presentare e raccontare – appunto – il loro lavoro, saranno cinque le voci poetiche ospiti: Francesca Genti, Silvia Salvagnini, Alessandra Racca, Manuela Dago e Francesca Gironi. La loro partecipazione mette al centro di uno tra gli eventi-festival più attesi della primavera, creato dallo scrittore Mattia Signorini con la curatela di Sara Bacchiega, alcuni appuntamenti che intrecciano poesia ‘performativa’, musica, canzone e sperimentazione visiva (e non solo) in un nuovo e inedito percorso tutto da scoprire, atto a trasportare lo spettatore ‘dentro’ il linguaggio della poesia contemporanea più sperimentale scritta dalle donne in Italia oggi. Con Rovigoracconta la nuova poesia femminile italiana, progetto pensato e voluto in esclusiva per il festival, le cinque poete ospiti dichiarano quello che è il loro personale tracciato poetico sino a qui e d’ora in avanti, fatto di forti tratti comuni, soprattutto per ciò che riguarda la volontà profonda negli intenti di ciascuna e la pluridisciplinarietà. Lo fanno esponendosi anche con un ‘manifesto‘ scritto a dieci mani, un ‘coro di voci’ sonanti che rivela una responsabilità linguistica fuori da scuole e movimenti precostituiti ma anche da rigide etichette: quella che potrebbe dirsi una rinnovata attenzione al presente poetico e all’umano non lirici, laddove il ‘fare’ della parola è anche il fare con il corpo che performa, un corpo-parola in movimento in momenti diversi eppure affini: nei reading, in concerto, in piazza; dentro una casetta di cioccolato e sopra un palco; tra strumenti musicali e altri. Il pubblico scoprirà così direzioni differenti di cui è fatta la ‘poesia contemporanea live’ scritta da autrici, vera novità per una manifestazione di forte richiamo nazionale che festeggia, nel 2017, quattro compleanni con un titolo immaginifico: Cerca la meraviglia. Buon ascolto!

Alessandra Trevisan

Il programma poetico

Venerdì 5 Maggio 2017, ore 18.00-21.00
Sabato 6 maggio 2017, ore 11.00-13.00 e ore 15.00-18.30
Domenica 7 maggio, ore 11.00-13.00
Piazzetta Annonaria, Rovigo
LA CASETTA DI CIOCCOLATO
Performance per uno spettatore
con FRANCESCA GENTI e SILVIA SALVAGNINI

Che tu sia un adulto o un bambino entra nella casetta di cioccolato e mettiti comodo in questo piccolo mondo creato apposta per te. Non sarai tu a scegliere una poesia, ma sarà la poesia a scegliere te. Ti arriverà leggera, sussurrata, e poi si trasformerà in cioccolato che ti verrà regalato e ti indicherà la strada per cercare la meraviglia.

Con questo incontro inizia un viaggio nella nuova poesia femminile italiana di letture, performance e meraviglie che continuerà per tutto il festival nell’Area Poesia in piazza Annonaria. Un vero e proprio manifesto. Un progetto inedito di Rovigoracconta. 

*

Venerdì 5 Maggio 2017, ore 21.30, Piazzetta Annonaria
CONSIGLI DI VOLO ROCK
Reading-concerto con ALESSANDRA RACCA

Ci sono ali, barattoli, chitarre, dadi giganti, voli e molto rock ‘n’roll. Poesie che hanno la forza di un’esortazione e sono agili come canzoni. Un invito a liberarsi dei troppi pesi che ci mettiamo addosso e a poggiarci sopra l’essenziale.

*

Sabato 6 Maggio 2017, ore 18.30, Piazzetta Annonaria
LE POESIE NON STANNO DA NESSUNA PARTE
Performance con MANUELA DAGO

Manuela Dago prende le sue poesie e le fa a pezzettini: i testi vengono decomposti, smembrati, le parole ritagliate. E finiscono letteralmente dentro a dei vasi di vetro da cui nasceranno nuove poesie assemblate in presa diretta. Le poesie non stanno da nessuna parte, o forse sono da sempre dentro di noi, e aspettano solo di uscire e andare in giro per il mondo.

*

Sabato 6 Maggio 2017, ore 21.00, Piazzetta Annonaria
LE PAROLE CAMBIANO IL PAESAGGIO
Performance di e con SILVIA SALVAGNINI
e con ALESSANDRA TREVISAN, Marco Maschietto ai visuals
la musica di NICOLÒ DE GIOSA e le scenografie di CRUNCHLAB

Una performance-concerto per musica, voce e leggerissime sfere bianche. Le parole generano un nuovo paesaggio, la realtà frantumata e ridisegnata si perde in un live che suggerisce nuove costellazioni e potenzialità immaginifiche dello spaesamento. Le poesie di Silvia Salvagnini diventano canzoni, si sdoppiano e si moltiplicano in altre lingue e si trasformano in proiezioni che arrivano fino al cielo.

*

Domenica 7 Maggio 2017, ore 18.30, Piazzetta Annonaria
ABBATTERE I COSTI
Performance con FRANCESCA GIRONI e la musica di LUCA LOSACCO. Prima data in Veneto

Performance poetica a base di corpo, testo, megafono, hula hoop e polaroid, caldamente consigliata per chi soffre di mal d’amore e capitalismo. Francesca Gironi scrive poesie dedicate all’Enel e all’amministratore di condominio. Confonde la polizza dell’assicurazione con un’invocazione, trasforma gli annunci di Trenitalia in un discorso amoroso. La danza crea ulteriore ambiguità, espande e distorce il senso del testo. I gesti provengono dai segnali subacquei, dalle istruzioni degli assistenti di volo, dalla lingua dei segni e da quella dei gesti. Perché le poesie si dicono con tutto il corpo.

La nuova poesia femminile italiana è un progetto inedito di © Rovigoracconta. Salvo dove indicato, ciascun evento ha una durata di 30 minuti. Questi eventi sono realizzati in collaborazione con © Baratti & Milano

Il programma del festival, con oltre 100 ospiti, vedrà salire sul palco NICCOLÒ FABI, STEFANO BARTEZZAGHI, DIMARTINO & FABRIZIO CAMMARATA, GIULIO CASALE & NORMAN, MASSIMO ZAMBONI, LIDIA RAVERA, VALERIA PARRELLA, CLAUDIO MORANDINI, CARMEN PELLEGRINO, MASSIMILIANO SANTAROSSA e moltissimi altri autori. 

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/325526497850231/

I poeti della domenica #79: Manuela Dago, Milano porta poesia

manifesti

MILANO PORTA POESIA

I muri delle case
sono stanchi di stare
in piedi contro
il caffè della stazione
che sa di muffa
mentre muovi su binari
vite dismesse
vagoni rimessi alla tua misericordia.
Milano di lana
di vetro specchi e scudi
di pietra.
Milano Piazza Vetra
Porta Venezia
porta pazienza
porta poesia.
Mi hai detto Amami!
senza darmi un bacio
e io ho ceduto
come un legno fradicio.

© Manuela Dago, Milano porta poesia, in Milano, MANIFESTI, collana antologica tematica n. 0, Milano, 2012. Progetto editoriale a cura di Versi Umani – associazione culturale.

Anna Lamberti-Bocconi, La signorina di Cro-Magnon

lambertibocconi - foto di thomaspopoli

Anna Lamberti-Bocconi, La signorina di Cro-Magnon, edizioni Sartoria Utopia, 2014, € 20,00

 

Quando lessi per la prima volta Canto di una ragazza fascista dei miei tempi (Transeuropa, 2010) di Anna Lamberti-Bocconi rimasi folgorato, e in seguito da quel libro non mi sono mai staccato, tornandoci diverse volte, ogni volta con più attenzione, senza però perdere lo stupore della prima lettura. La folgorazione di quando si incrocia il talento e ci si sente bene, come sempre si vorrebbe stare davanti a un libro. Quel libro era un poemetto in cui la storia e l’attualità, metrica e ritmo, si fondevano in maniera esemplare, un libro che non avuto il giusto riconoscimento. Ma il talento non si può mettere da parte, non sparisce ed ecco che ritorna. Oggi, nel 2014, a primavera, dentro un libro fatto a mano dalle tipe di Sartoria Utopia: La signorina di Cro-Magnon. Terminata la lettura del libro mi sono domandato se questo, per la Lamberti-Bocconi, possa essere il libro della vita e della vita fin qua. Che siano queste le poesie con cui ha deciso di marcare il confine e di mostrarci quello che è stato fin qui. Quello che è stato per lei ma anche per noi che leggiamo e ci incantiamo.

 

Guardare la disfatta evolutiva con tremendo distacco –
io, la signorina di Cro-Magnon, in piedi sugli acquedotti
romani, su dolmen e menhir – averlo dentro il futuro
tutto saputo già […]

(pag. 9)

[…]Sempre le stesse cose, che ne sarà
di me che ripeto e ripeto e ripeto canti
come da un iceberg, staccato dalla banchisa.[…]

(pag. 14)

 

La signorina di Cro-Magnon è una raccolta fitta e intensa, che concede poche pause e lascia invece molto spazio alla riflessione e alla meraviglia. La miseria umana è la grande protagonista di questi testi. «La nostra piccolezza, la nostra insignificanza e natura mortale, mia e vostra, la cosa a cui per tutto il tempo cerchiamo di non pensare direttamente, che siamo minuscoli e alla mercé di grandi forze e che il tempo passa incessantemente e che ogni giorno abbiamo perso un altro giorno che non tornerà più[…]», scriveva David Foster Wallace (scrittore molto amato anche da Lamberti-Bocconi) ne Il re pallido (Einaudi, 2011); il nostro essere piccoli e soli, toccati e segnati in maniera indelebile dalle cose che accadono o che non accadono, da quello che perdiamo per sfortuna o per incapacità, dalla tenerezza (se va bene) e dai: doveva andare così (se è andata male). Dall’amore che sempre ci salva.

 

Alcune cose reputo piacenti
in questa vita che non mi dà pace:
bere del vino bianco col panino;
avere dei gatti certosini;
guardare una persona come tutti
sulla sedia a rotelle mentre ride;
andare al ristorante “Piero e Pia”
quando qualcuno mi viene a trovare.
Di tutte queste cose si materia
la mia incredibile solitudine.

(pag. 54)

 

La disperazione e la morte sono il filo che lega le molte poesie di questo libro. Tematiche difficili ma che chi scrive sul serio non può non affrontare, la differenza sta nel modo in cui le si racconta. Anna Lamberti-Bocconi, come Saramago o come Anna Maria Carpi, sa bene che la disperazione e la morte (ma anche la solitudine) sono cose che stanno con noi, cose che non si possono evitare, allora si può provare a renderle quasi amiche, parlando loro, tirandole per la manica della camicia e dire cose come: tu sei la morte ma io ho imparato a guardarti e a aspettarti, nel frattempo vivo, a volte con poco e, credimi, quel poco è già tanto e di questa nostra condizione, se mi gira: rido. O piango. Un forte odore di Milano, di posti veri, si respira. La Milano delle cucine, delle bocciofile, dei tram. La Milano che ti ammazza e che ti risolve la giornata. Milano è grigia solo per chi non sa guardarla.

C’è poco da fare, queste poesie arrivano dirette dove devono arrivare e non lasciano indifferenti, sono poesie vere. Non stupiscono né il perfetto controllo metrico di Anna Lamberti-Bocconi né il senso del ritmo, elementi, che contraddistinguono tutta l’opera della poeta di Città studi, elementi che non cedono mai il passo, il significato e il suono viaggiano sempre insieme.

Anna Lamberti-Bocconi sta dalla parte di chi prova a tenersi in piedi, che resiste alle botte che la vita dà, di chi sa che ogni tanto il cielo ritorna blu, per tutti. La poeta impara il disincanto ma non scorda la compassione.

 

©Gianni Montieri

 

 

Guardando le verdure,
il loro disfacimento composto
di fronte alle procedure,
mi chiedo se si può
dire di no alla morte:
se piano, se più forte,
se solo per amore.

(pag. 86)

 

Sogno di bere una fanta in una bocciofila
poco davanti a una fontana che gocciola,
dopolavoro di autisti e tranvieri, domenica,
sole d’estate che avvita i suoi raggi nell’anima.
Lì piano piano potresti capire che esisto
sempre, con te, senza te, col cuore di vento,
come la linea più bella che traccia una rondine
quando nel cielo rincorre l’arte di perdere.

 

 

Interviste credibili # 13 – Manuela Dago e Francesca Genti su Sartoria Utopia

Calendario Sartoria Utopia - illustrato da Jean Genti

Calendario Sartoria Utopia – illustrato da Jean Genti

G: Allora, ditemi tutto dall’inizio come se fossi un bambino di tre anni. L’idea, le prove, gi spunti, i primi lavori, coraggio.

M: è iniziato tutto circa due anni fa e l’origine è da ricercarsi nel fatto che sia io che Francesca siamo due poete performative e con una forte propensione alla manualità. Da qui il desiderio di produrre materialmente i nostri libri, che ci rispecchiassero quindi al 100%, dai testi all’aspetto esteriore: copertina, formato, colori, tipo di carta, ecc… Il valore aggiunto, non trascurabile, è che facendo i libri a mano avremmo prodotto degli “oggetti d’arte” ognuno diverso dall’altro, questa idea era ed è per noi uno dei motori del progetto.

All’inizio abbiamo frequentato un corso di legatoria e appreso i primi rudimenti, siamo partite subito per il nostro viaggio mettendo in pratica quello che avevamo imparato, ma anche sperimentando senza timori le idee che di volta in volta ci venivano in mente.

I primi libri di Sartoria sono stati il mio, Altre forme di vita, L’arancione mi ha salvato dalla malinconia di Francesca e Manuale Portatile per la Devozione del Fertile Gaudio di Paolo Gentiluomo. Il primo è una plaquette di sedici micro-poesie connotata dal formato anomalo e assolutamente originale e dalla lettura double face; il secondo raccoglie tutte le poesie inedite di Francesca, nel tempo quindi si è ampliato man mano che la sua produzione poetica cresceva e la caratteristica del libro che più attira l’occhio del lettore è senza dubbio la copertina: coloratissima e con collage sempre diversi; il terzo è un canzoniere amoroso sui generis.

G: Sartoria Utopia è un bel nome. Utopia poi è una parola che rimanda sia a cose assolute, epiche, irraggiungibili sia, per come la vedo io, anche a piccoli sogni e al coraggio di crederci, voi che ne pensate? O meglio come l’avete pensata?

F: Il nome Sartoria Utopia è nato da un momento di libere associazioni tra me e Paolo Gentiluomo,  che è molto bravo a trovare i titoli per le cose. Io avevo tirato fuori “ferma utopia” da un verso della poetessa Piera Oppezzo, ma poi sembrava troppo duro, troppo programmatico, però utopia volevo conservarlo e abbiamo cominciato a fare delle rime e a un certo punto Paolo ha detto “sartoria utopia” quindi ho subito scritto un sms a Manuela che ne è rimasta contenta.

Per quanto mi riguarda l’utopia riguarda l’accrescimento della bellezza, l’immaginazione, la creazione di altri mondi: mi basta guardare un francobollo con raffigurato un aviatore sotto un cielo di piombo e la sirena dell’utopia mi seduce con il suo canto.

G: Raccontatemi un po’ di come procede il vostro lavoro: scelta dei materiali, illustrazioni, impaginazione, grafica.

M: La scelta dei materiali e della grafica sono strettamente legati al contenuto del libro. Copertina, formato e le altre caratteristiche devono infatti legarsi ai testi e creare una sorta di armonia tra le parti che accompagni il lettore dal primo approccio materiale col libro fino alla sua fruizione completa.

Una particolare attenzione in tal senso è sempre rivolta alla copertina, un esempio su tutti sicuramente è la raccolta di invettive Bastarde senza gloria che vede, in linea con i contenuti, un formato che abbiamo ironicamente definito “contundente”: cucitura giapponese, copertina rigida con una serigrafia originale realizzata anch’essa a mano da noi, essenziale ma diretta, il tre di spade del mazzo di Tarocchi Raider-Waite, che raffigura un cuore trafitto da tre spade e che riassume lo spirito dell’antologia, romantico e violento.

F: Inoltre abbiamo la fortuna di avere intorno a noi, tra i nostri cari, persone creative che ci aiutano con generosità, per esempio Anna Castellari, che è un’ottima grafica e ha impaginato tutti i nostri libri o Jean Genti, mio padre, a cui ho rubato due disegni per illustrare l’Utopico Calendario 2014 e che sicuramente sfrutteremo ancora per i prossimi progetti.

G: Tutto fatto a mano?

M: A parte gli interni che vengono stampati in tipografia, tutto il resto è fatto a mano da noi, dal taglio della carta per le copertine, all’incollaggio, alla cucitura.

F: Dateci tempo e realizzeremo anche la carta!

G: Parliamo adesso un po’ delle scelte dei poeti da pubblicare, come procedete? Invitate voi? Accettate manoscritti? Partite da un’idea circa il tipo di poeta che vorreste oppure cercate “la bellezza ovunque”?

M: Non abbiamo uno schema fisso. Ci è capitato di invitare i poeti a collaborare con noi proponendo loro di lavorare su un progetto, come è accaduto prima con Francesca Matteoni e Azzurra D’Agostino, che in una doppia plaquette hanno dialogato sui luoghi dell’Appenino tosco-emiliano e con le nove poetesse di Bastarde senza gloria poi, chiedendo loro di lavorare sul tema dell’invettiva. Ma riceviamo anche testi che ci vengono proposti dagli autori, li valutiamo senza preconcetti e se ci convincono siamo ben felici di pubblicarli, come nel caso di “Anna la nera e altri lividi” di Graziano Mignatta, autore che non conoscevamo fino a che non abbiamo ricevuto questa sua raccolta di caustica bellezza che ci ha subito molto colpite.

G: Raccontatemi un po’ dell’antologia Bastarde senza gloria, che fino ad ora sembra il vostro progetto più ambizioso.

F: Bastarde senza gloria nasce dal mio amore per alcune poetesse  contemporanee la cui scrittura si contraddistingue per una sotterranea e forte qualità eversiva che poi ognuna di esse declina in modo personale. Ho voluto raccoglierle quindi in questa antologia che non rende conto di una linea o di una scuola in particolare, ma di un’attitudine romantica nell’accostarsi alla parola e alla vita. Ho chiesto loro di scrivere delle invettive, di arrabbiarsi, di usare la parola, per dirla con Emily Dickinson, come “un fucile carico”. Ne è uscito un ottimo lavoro che è stato accolto dai lettori con il più sincero entusiasmo. I due reading collettivi che abbiamo fatto a Torino e a Milano sono stati esattamente come io mi immagino debbano essere i ritrovi di poesia: esplosivi.

Ho in mente di continuare questo lavoro di curatrice di antologie pretendendo sempre qualcosa di nuovo dagli autori che chiamo, mettendoli al lavoro su temi che magari non hanno ancora esplorato, e voglio che questi libri vengano poi desiderati fortemente da quattrocento lettori che, tenendo conto che ogni libro è fatto a mano, è il massimo che Sartoria Utopia possa offrire.

G: Quali sono i poeti e poete che state per pubblicare?

M: Stiamo lavorando alla raccolta dell’autrice milanese Anna Lamberti-Bocconi, una delle voci più incisive della poesia italiana contemporanea, che si intitolerà La signorina di Cro-Magnon, titolo eloquentissimo che preannuncia un libro connotato dalla forza che contraddistingue la scrittura di Anna.

F: E dopo Lamberti-Bocconi, che siamo molto onorate di pubblicare, abbiamo in programma una poetessa di cui poco si conosce: Fernanda Woodman, che ha cominciato circa un anno fa a mandarci le sue poesie, il titolo dell’opera sarà, con tutta probabilità, Diario, ma stiamo ancora lavorando sulla forma giusta per accogliere questi testi scuri e misteriosi, ci piacerebbe farne un vero e proprio libro oggetto. Inoltre sta per uscire la quarta edizione di L’arancione mi ha salvato dalla malinconia che, per la nostra capanna editrice, si sta rivelando un lillipuziano long-seller e uscirà in una veste grafica rinnovata e non più rilegato a quadernetto: si trasformerà anche lui in un piccolo Samurai (la collana iniziata con l’antologia Bastarde senza gloria connotata dalla copertina serigrafata e dalla legatura giapponese).

G: Tra voi due esiste un’ideale divisioni dei compiti o fate tutto insieme?

M: Solitamente la divisione dei compiti avviene più che altro per la parte amministrativa di Sartoria e per quanto riguarda la gestione del magazzino e le spedizioni di cui si prende cura Francesca per ragioni pratiche e logistiche.

Per quanto riguarda il lavoro manuale siamo intercambiabili, tutte e due siamo in grado di fare le stesse cose, una curiosità da sapere potrebbe essere che nella realizzazione dei Samurai, Francesca è operaia specializzata trapanatrice mentre io sono operaia specializzata nel posizionamento dei moduli da forare.

F: Manuela si occupa anche di organizzare reading, performance, presentazioni di Sartoria Utopia.

G: Mi dite, brevemente, qualcosa circa i vostri futuri progetti individuali?

M: In questo momento sto cercando di gestire la mia vita in modo da poter dedicare più tempo possibile alle attività di Sartoria, oltre alla realizzazione dei libri ci sono ovviamente tante altri aspetti  da curare: i contatti, le presentazioni ecc. Sto inoltre lavorando a una mia seconda raccolta.

F: Anch’io sto cercando di avere sempre più tempo per Sartoria Utopia per la quale sto mettendo a punto due progetti di laboratori che spero partano presto, inoltre mi piacerebbe dare inizio a nuove collane: una per bambini e una che ospiti testi spuri, cosidetti sperimentali, sia di poesia che di prosa, testi che attualmente non trovano spazio nelle collane delle case editrici, mi piacerebbe chiamare questa collana “gli impresentabili” e avrei già almeno un paio di ottimi autori da pubblicare.

G: Nascono sempre più spesso case – capanne nel vostro caso – editrici artigianali, qual è la spinta? L’editoria classica è finita? Inventare qualcosa di diverso è necessario o soltanto divertente?

F: Penso che tutte queste piccole case editrici nascano da una vera esigenza, siano quindi necessarie e non semplici divertissement e anche se lo fossero non ci sarebbe nulla di male: la poesia, la letteratura hanno molto più a che fare con il “divertirsi” che con questa specie di controproducente Realpolitik che livella verso il basso e l’ovvio l’editoria che tu definisci classica.

Per quanto mi riguarda, penso che Sartoria Utopia sia una delle cose migliori che io abbia fatto negli ultimi anni, mi infonde più coraggio, più libertà soprattutto come autrice, pensando che se le case editrici “classiche” non potranno accogliere i miei testi, essi sempre troveranno nell’Utopia un rifugio e un avamposto.

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intervista a cura di Gianni Montieri

 

Francesca Genti – L’arancione mi ha salvato dalla malinconia

l'arancione (una delle cover più recenti)

Francesca Genti – L’arancione mi ha salvato dalla malinconia – ed. Sartoria Utopia – euro 10,00

 

«Io ne uso parecchio di materiale pop nella mia scrittura, ma il significato che gli do non è affatto diverso dal significato che aveva per altri scrittori, cent’anni fa, parlare di alberi, di parchi e di andare ad attingere l’acqua al fiume. È semplicemente il tessuto del mondo in cui vivo.» Parto da questa frase dello scrittore americano David Foster Wallace per entrare nel mondo di Francesca Genti. Il percorso poetico della Genti è molto lungo e ricco e più volte è stata accostata la parola “pop” ai suoi versi. Sbagliando e sminuendo, se per pop s’intende semplice, commerciale (e anche sull’accezione negativa che si dà a quest’ultima ci sarebbe parecchio da dire). Facendo centro se invece si pensa al pop come materiale/linguaggio da utilizzare in scrittura e qui torniamo alla citazione di partenza. Francesca Genti è una poeta del nostro tempo, che nel nostro tempo nuota, tira su la testa, respira, nuota ancora, si sporca nella sabbia, cammina sulla riva, e poi sulle macerie e le macerie le colora e canta. Il materiale pop è ovunque intorno a noi, il pianeta, il nostro quartiere, la nostra casa, sono materiale pop. Noi siamo materiale pop. Ma siamo romantici, dolci, incazzosi, ingenui, stronzi, attenti o distratti, felici e infelici, innamorati o meno, come sempre e da sempre. Se il tempo è questo, se siamo questo, è profondamente sensato e inevitabile che un peluche, un televisore, un parco giochi di periferia, un bullone raccontino uno stato d’animo, una malinconia. Così come continueranno a farlo un cielo azzurro o un mare. Ecco cos’è la poesia di Francesca Genti, è la dimostrazione che un temporale, una stellata, un vaffanculo e un tostapane possano stare sullo stesso foglio di carta, come in un perfetto ingranaggio. Se tutto questo non bastasse, e L’arancione mi ha salvato dalla malinconia ne è l’ennesima conferma, la Genti possiede qualcosa che pochi hanno (o che pochi usano in poesia): fantasia e immaginazione. Non è affatto poco. Per questo quando si legge questo libro si ha l’impressione a volte di essere in un fumetto, a volte in un dramma, a volte in un film, spesso dentro gli stessi pensieri di chi ha scritto. Questo è un libro fatto di stati d’animo, di vita interiore che cambia il paesaggio esterno a seconda dell’umore, di osservazione che restituisce la realtà in maniera mai scontata ma sempre per quella che è. La Genti ha un controllo perfetto della metrica, della musicalità, sa giocare con la rima e rinunciarci. La poeta sa essere sintetica (la rara forma d’accelerazione mentale cara a Brodskij) e sa concedersi un dilatarsi delle strofe quando è necessario. L’arancione mi ha salvato dalla malinconia è anche una lunga dichiarazione d’amore alla vita, lasciata rimbalzare tra amici, perduti e nuovi amori, madri, gatti, case/cose. Mentre scrivo, questo libro artigianale ideato e costruito da Edizioni Sartoria Utopia (casa editrice della stessa Genti e di Manuela Dago) è giunto alla quarta edizione, nel tempo ha cambiato carta, copertina, colore, ma non ha mai perso forza.

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 @ Gianni Montieri

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Il sito di Sartoria Utopia

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NOSTRA SIGNORA DELLʼAZZURRITÀ

tutta la bellezza è struggimento
ma se penso alla cima del dolore
la associo soprattutto a un colore:
lʼazzurro primavera è il mio tormento.

il sole a fine aprile mi fa orrore
il pericoloso caldo appiccicato
il pazzo desiderio che mi invade
di liquefarmi azzurra nel creato.

Il tenero smottare del cemento
sotto il mio passo di cane vagabondo
cercando gentilezza per la strada

lʼabbraccio infedelissimo di un mondo
che mi considera un cane col cimurro
che mai potrà comprendere lʼazzurro.

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LE MASSICCIATE DI VIA FERRANTE
APORTI

Ascolto il canto della città consustanziato
di clacson e cardellini
-movimento- .

Nel cielo blu Yves Klein cʼè un reggimento
di giganti che giocano alle nuvole,
coriandoli cullati dentro il vento:
plastilina metafisica che forma
tigri, cavalli, astri in movimento.

Tutto quello che da testimone sento
mentre inabissa il viola della sera
è lʼavanguardia dello struggimento
è lʼinvasione della primavera.

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TUTTE LE MADONNE DELLA SERA

lente, primitive, in fila indiana
aspettando la Novanta nella sera
nel tramonto che rossiccio si dipana
aspettando nella sera una visione:
un gancio che disceso giù dal cielo
le ascenda a ultraterrena dimensione.

tutte le madonne della sera
estatiche davanti alla TV
aspettando dai programmi-verità
un messaggio, un segno, un dejavu:
la certezza che tutto quello strazio
sia la prova della loro santità.

tutte le madonne della sera
in plotoni verso i disco-pub
inguainate nei tanga e nei push-up
aspettando che un cristo di qualcuno
penetri lʼimene della noia
liberandole dalla loro castità.

tutte le madonne della sera
in vacanza il quindici di agosto
al collo un crocifisso di diamanti
al guinzaglio di uomini arroganti
aspettando un unico miracolo:
incontrare al mare degli amanti.

tutte le madonne della sera
genuflesse davanti alle vetrine
contemplanti con facce da cretine
giacche, minigonne, polacchine
arrancanti sopra tacchi molto alti
aspettando lʼApocalisse: i saldi.

tutte, tutte, tutte. e così sia.

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LA DOMENICA È UN PICCOLO AGOSTO

un morso, una maledizione,
un piccolo mostro, pura morte:
una storia da zucchero marrone.

Manuela Dago (nuovamente inedita)

torna a trovarci la bravissima poetessa friulana Manuela Dago con altri inediti, lettura consigliata

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NORD-EST

Nord-est scardinato

e insonne nei tuoi figli

in parenti e in pareti hai calcolato le distanze

e li hai spinti più lontano

.

hai avuto torto a dirti morto:

la miseria non attacca il nostro senso di appartenenza

(e non è mai veramente miseria)

.

attacca quello che si può toccare

come i capannoni

le fabbriche trasformate in centri commerciali

le strade ingrossate

sulle spinte da ovest

telecomandate.

.

Salgo in treno e la febbre mi sale

ho un po’ di nausea

sarà questo dondolare

.

dal mio piccolo paese

e dal mio piccolo guscio

ho saputo sempre restare fuori

.

passare tra i filari con occhi tremuli

mentre la velocità aumenta

mentre qui non cade una foglia

e tutto attorno è un terremoto oltreoceano.

.

Il mio treno è sempre in ritardo

e così  io non lo perdo.

Lascio la stazione

sui binari che i miei occhi al neon

tracciano nella sera.

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INSENSIBILI ALLE SIRENE

E’ tutto difficile

come trovare le chiavi

di casa la mattina

o perdersi

se non si può partire.

E’ difficile non confondere

il canto di un uccello

con il trillo

di un cellulare

da quando anche loro forse

sono rimasti senza buoni

esempi da imitare.

.

E tutto questo succede

anche perchè noi siamo diventati

insensibili alle sirene

e ci facciamo rinfrescare

la notte dal rumore

del lavaggio delle strade.

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COSA PENSA LA GENTE

E’ un problema di parole

anche il non poter parlare

il non poter spiegare

spiegare le tue parole

a chi ti sta ad ascoltare.

Quando nessuno mi vede

faccio le cose peggiori

e le faccio a me

è un discorso di educazione

un discorso senza parole.

Avrei bisogno di un titolo di studio adeguato

per dire come mi sento

a uno che fa ricerche di mercato

e mi chiama mentre sto scrivendo una poesia.

Mi piace scrivere

perchè mi piace pensare

così direi all’intervistatore

se non mi mancasse il tempo

ed anche il fegato

per non subire le sue domande.

Vorrei poter decidere io

cosa sentirmi chiedere

vorrei una ricerca di mercato

che chiedesse alla gente

Mi dica, oggi a cosa ha pensato?

Come si sente?

Io risponderei:

Qualcosa di finito

che non conclude niente.

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DI COSA è PIENA LA LUNA QUANDO è PIENA?

Di Teste vuote volanti

incastrate una all’altra

nel cielo di un “buonasera signorina!”

con gambe segate

fianchi seduti

e braccia slegate.

Di violini

di una alta concentrazione di mandolini

del vapore di tutte le cucine

di promesse mantenute in ritardo.

.

E’ una bolla d’aria

nel cielo d’arsenico.

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ALTRE FORME DI VITA

Davanti alla porta

una foglia morta

una foglia morta e ritorta

e un gatto che gioca

con la foglia

ecco la foglia risorta.

VERSI UMANI: Bando per MANIFESTI – collana antologica sperimentale – n. 0, “MILANO”

Segnalo con piacere questa nuova iniziativa dei ragazzi di VersiUmani, gli organizzatori delle – ormai – famosissime e bellisisme serate del Libero Spazio di comunicazione poetica  ( al Maga Furla a Milano ogni primo giovedì del mese e da pochissimo anche a Brescia)- microfono aperto – tanta poesia e libertà. Vi consiglio di leggere il bando e di partecipare numerosi. L’associazione VersiUmani rispecchia molto le idee che portiamo avanti nel nostro blog

gianni montieri.

Il gruppo VersiUmani lancia un progetto editoriale chiamato MANIFESTI.

La proposta è quella di unire le poetiche e gli sforzi e dare corpo a una serie di volumi antologici a tema.

L’idea di organizzare i numeri della collana MANIFESTI per argomento è nata da una serie di considerazioni sulla funzione che può svolgere la poesia, come linguaggio specifico, all’interno del dibattito collettivo.

Noi crediamo che il poeta e la sua visione possano ancora farsi guida vaticinante e coscienza critica.

Da qui l’idea di assemblare dei prontuari, dei ricettari, dei vademecum poetici di pronto utilizzo,  nel tentativo di coinvolgere un pubblico quanto più vasto possibile.

Non tanto manifesti poetici quanto manifesti di poesia, mappe ad hoc per esplorare la Nostra realtà.

 

L’invito a partecipare è esteso a tutti.

 

Il primo numero avrà titolo MILANO, perciò regolatevi di conseguenza.

 

Aspettiamo i vostri invii alla mail versiumani@versiumani.it.

Di seguito il bando di partecipazione:

1)  Dal momento in cui VersiUmani propone una nuova tematica è possibile inviare i testi;

2)  Si partecipa inviando da 1 a 3 componimenti originali, di massimo 30 versi (30 righe) ciascuno, all’indirizzo: versiumani@versiumani.it ;

3) Ogni volume si riterrà completo e verrà stampato quando sarà raggiunto un numero sufficiente di testi inviati;

4) Qualora uno o più testi venissero selezionati per la pubblicazione l’Autore verrà contattato all’indirizzo di posta elettronica dal quale i testi sono stati inviati per gli accordi e le autorizzazioni del caso;

5) Saranno scartati automaticamente i testi che si rivelassero non originali o il cui diritto alla pubblicazione risultasse indisponibile.

Data la natura sperimentale del progetto, per i primi numeri si prevede un’edizione underground e artigianale a cura di Versi Umani Edizioni. Se il progetto prenderà piede VersiUmani valuterà se trasformare la collana in libri “veri” e commerciabili ufficialmente, intanto vediamo come va!

VU

Manuela Dago – Anelli senza dita e altre poesie

Manuela Dago, ecco una che lascia il segno. Consiglio la lettura di queste poesie. Scrittura che tocca, prende allo stomaco. Roba che non dimentichi.

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ANELLI SENZA DITA

I corpi sono tronchi
in cui puoi vedere
gli anni a venire.

I nostri piedi sono le scarpe
di chi ci ha alzati per le braccia
e ci ha insegnato a camminare.

La trama della pelle si ricava
dalla stoffa che stringeva la pancia
di tua madre in gravidanza.

Gli anelli che scegliamo
potrebbero
dimezzarci le dita

per abbracciare i tronchi
inflilare le scarpe
o sfiorare la stoffa

ma tanto passa sempre
dai palmi la linea della vita.

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SETTEMBRE

Le mie ginocchia piegate
sono due teste calve
a picco sull’estate
e l’estate è una carogna puzzolente
che si disfa tra le mani
concima il settembre che scende dai tetti.
Io che sui tetti vorrei vivere
mi attorciglio ogni anno
giù dal muro
per ritrovarmi allineata
coi piedi alla strada,
la mia sterrata
con una corda d’erba nel mezzo
di quelle che avvallano il terreno,
la fine nel fianco
d’erba di collina
e il verde sempre lo stesso
di quando ero bambina.

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LACRIME DA ALLEVAMENTO/CRY-BOY

E se invece di lacrime
piangessimo guance?

Guance sbattute giù come bistecche
cavalli manzi e buoi interi
schiaffati al suolo inermi
molli e senza l’osso.
Carne cruda sana
macinata fine
dal macellaio sottocasa
che ti mandava a comprare tua madre
quando lei era malata.

Lacrime da allevamento
cresciute dentro
foraggiate dai barlumi di dolcezza
della vita che matura
e si ripara tra le sponde dei letti
sempre sproporzionati
ai nostri desideri.

Non sai fino in fondo cosa mangi
e non sai fino in fondo cosa piangi.

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AL MIO CARO BAMBINO

Caro bambino
munto dallo specchio.
Caro bambino
allungato dal soffitto
che tira da una parte
e dal pavimento
che tira dall’altra.
Hai cambiato troppo spesso la lampadina
della pura luce
prima che si fulminasse
per paura di rimanere al buio.
Caro bambino
piccolo è il mondo
e noi siamo fatti su misura.
Nello specchio mentre ti chiedi
scusa tu non sei più un bambino
la pura luce non esiste più
esistono solo centrali elettriche
che impagliano il cuore per farti vivere per sempre
immobile.

Caro bambino
ti è saltato il cuore in bocca
la prima volta
che i mostri sono usciti dal buio
ma poi ti sei abituato no?
Ti-sei-abituato-o-no?

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(SENZA TITOLO)

Le mie parti dure
sono i calli dell’infanzia
rinvenuti
e venerati come fossili
sotto una teca
di sensi di colpa.

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@ poesie di Manuela Dago

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@post di gianni montieri