Mal bianco

Tre poesie da “Mal bianco” di Silvia Giacomini

 

Anche il mare è stanco.
Guarda, sembra ansia di dormire
quando tenta all’infinito di tendere a riva
braccia e braccia venate di bianco
di aggrapparsi alle alghe lucenti come ferri.
Ma non ce la fa
ad allungarsi fermo sulla sabbia
a stendersi con tutto il corpo per riposare –
una forza contraria lo trattiene
e lo risucchia verso i propri moti di tormento.

Stanotte il mare
mi ha teso una mano dalle dita già dissolte
perché lo trascinassi via con me…

Non sa il mare di essere inafferrabile
di non poter essere aiutato da nessuno?

 

 

Sono una cosa che dura finita.

Bevo le mie lacrime
da un bicchiere blu al limite del golfo
come chi non può più fare a me del vino
per trovare energia bastante
a recitare la propria parte tra i vivi –

così nemmeno oggi
si accorgeranno che non sono dei loro
che già da tempo appartengo
al regno invisibile dei morti
che non trovano il cielo.

 

 

Ho invidiato le foglie disseccate
che prendendo congedo dai rami
si adagiavano quiete sull’acqua scura del canale.
L’acqua le portava
più lontano di quanto avrebbe potuto fare il vento
e senza illuderle del volo.
Le cadute l’una all’altra accanto
correvano fianco a fianco
e sembrava che niente
avrebbe mai potuto separarle –
nell’aria turbolenta e senz’argini
sarebbero state subito divise.
Invidiavano la loro libertà –
esaudito il loro compito
potevano finalmente
innocenti
abbandonarsi alla deriva.

 

 

Silvia Giacomini, Mal bianco, Prefazione di Matteo M. Vecchio, Giuliano Ladolfi Editore 2019