Macaco Records

Vers la Lune, il nuovo album dei Grimoon. Intervista

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Alberto Stevanato e Solenn Le Marchand – Grimoon

Poetarum Silva è felice di ospitare in esclusiva un’intervista ad Alberto Stevanato e Solenn Le Marchand, ‘nucleo’ creativo della band Grimoon. Oggi esce infatti il nuovo lavoro del gruppo, Vers la Lunedisco+dvd (Macaco Records/Vaggimal Records/Audioglobe) che sarà presentato stasera con un ‘release party’ presso il CSO Rivolta di Marghera, Venezia.
Quattro domande attorno alla musica e sulla musica, e che sondano il rapporto tra musica e immagine le trovate in coda alla presentazione del progetto. Quello che tengo ad anticipare è che stimo moltissimo il lavoro dei Grimoon, da diversi anni: la tenacia e l’impegno, le idee e la forza con cui vengono difese, artisticamente; la bellezza della musica, certo; la capacità di Alberto e Solenn di essere anche in mezzo agli altri e partecipare, facendo rete, in un territorio di provincia e anche altrove, oltreconfine.
Come già in altre interviste a musicisti, anche questa volta l’intento è quello di portare a più pubblico possibile opere che, spero, incuriosiscano lettori e ascoltatori attenti.

© Alessandra Trevisan

L’album/film [guarda il teaser n.2 e il making of qui] celebra i dieci anni di attività ed esce tre anni dopo Le déserteur e centinaia di concerti in tutta Europa.
Vers la Lune è un ambizioso progetto di cinema e musica e racconta una fantascientifica odissea nello spazio, interpretata da quattro personaggi bizzarri che accompagnano i Grimoon in questo lungo “viaggio”. Vers la Lune racchiude immagini e musica, per una simbiosi totale raggiunta dopo anni di esperienza.

IL FILM
Il film racconta le avventure di Pixel, Nina, Olmo e di un gattino giocattolo nero. I quattro attraversano lo spazio viaggiando in una bizzarra astronave ma un impatto con un immenso uccello spaziale di latta devia la loro traiettoria portandoli alla deriva nella galassia. Scoprono così spazi immensi e pianeti surreali, come il pianeta dove cadono le stelle e il pianeta oceanico, dimora di uno strano dio che crea e distrugge.

Il film è un progetto di cinema di animazione in cui si alternano numerose tecniche di animazione (quasi tutte) per un totale di circa 50.000 fotogrammi.
Risultato di un anno di intenso lavoro, questo film dei Grimoon sfida i confini della fantasia e li porta oltre la galassia, esplorando nuovi territori visivi. Dietro quel che può sembrare un semplice film di animazione si cela una complessa trama fantascientifica, che denuncia le cattive azioni dell’uomo.

Il film racchiude 12 video in animazione e totalizza ben 50.000 frames, ovvero 50.000 fotografie. I materiali utilizzati sono stati: 3 kg di silicone, 20 metri di filo d’alluminio, 30 kg di gesso, 15 kg di argilla, 2m3 di polistirolo, 1 kg di plastilina, 5kg di pongo, un’inquantificabile quantità di tubetti di pittura acrilica, colla di ogni sorta per tutti i materiali, 2 litri di colla vinilica, 10 tavole di legno, pezzi di legno vari di tutte le dimensioni, 4 pannelli di cartongesso, viti, vitine, vitoni, una ventina di palline di polistirolo, diluenti chimici, 2m di filo di lega d’argento e rame per saldature, 1 ruota di bici per bambini.
Le tecniche d’animazione usate sono state in primis stopmotion, ma anche pixilation, claymation (plastilina animata), animazione 3d digitale, disegno animato, carta ritagliata, motion graphics, animazione di sabbia.

LA MUSICA
I brani che compongono il nuovo album mescolano il folk rock di matrice anglo americana con una particolare impronta psichedelica seventies che rimanda a influenze di band quali Pink Floyd periodo “More” e i Flaming Lips più oscuri dell’ultimo “The Terror”. Ma si fanno sentire anche forti echi di elettronica registrata con la folta strumentazione analogica che i Grimoon hanno raccolto negli anni (principalmente Moog e Mellotron) e di orchestrazioni sgangherate realizzate in collaborazione con il loro amico storico Enrico Gabrielli (Mariposa, Calibro 35 e molti altri). Gli altri immancabili ospiti della scena internazionale sono Pall Jenkins, storico cantante e leader dei mai dimenticati The Black Heart Procession (alla voce sul primo brano “Flying away from you” e alla sega musicale su “Goodybe”) e Scott Mercado, poliedrico strumentista statunitense, leader dei Manuok e occasionale collaboratore di Pall Jenkins and company (alla batteria su tutte le tracce del disco).
Come sempre le lingue si mescolano (inglese e francese) per andare oltre i confini di ogni genere e spazio. Le tematiche sono legate allo Spazio ma si spingono metaforicamente oltre parlando di vita e arte, che per i Grimoon assolutamente coincidono, in quanto il loro principale mestiere è proprio quello degli animatori video.
“Vers la Lune” è una nuova riflessione dei Grimoon, che fa seguito al disco precedente anche in materia di tematiche. Difatti “Le déserteur”, uscito nel 2012, raccontava di guerre e ingiustizie, proponendosi di ridare dignità alla figura del disertore. Con questo nuovo lavoro, le riflessioni partono proprio dall’apocalisse e il viaggio riserva sorprese e scoperte. Così ogni pianeta visitato e ogni storia vissuta diventa un aspetto della poetica musicale e visiva dei Grimoon.

La simbiosi tra musica e immagini è ormai tale da non poter separare i due linguaggi. Il risultato ottenuto è un’esperienza unica, che riserva tutta la sua magia sul palco quando ai sei componenti della band si uniscono gli innumerevoli personaggi e ambienti spaziali, pianeti, stelle cadenti e paesaggi fantastici del film di animazione.
L’album, artisticamente prodotto dalla stessa band, uscirà in Italia in cofanetto cd e dvd per la loro etichetta Macaco Records in collaborazione con Vaggimal Records, l’etichetta montanara dei C+C=Maxigross, con cui condividono la stessa maniera di lavorare e intendere l’arte e la musica.
Da gennaio la band sarà finalmente in tour ovunque per portare in giro uno spettacolo a 360° dall’inconsueto impatto emotivo che gli appassionati di musica e cinema non potranno perdersi. E in primavera 2015 il disco sarà distribuito anche in Germania e USA!

copertina alrisol

1) Vers la Lune è il vostro ultimo progetto: un album-film che celebra dieci anni di musica. Vi chiedo incuriosita cosa sia cambiato in questi dieci anni, e perché avete intrapreso un viaggio nello spazio, destinazione peraltro molto “speciale”.
Alberto:
I Grimoon sono sempre in divenire, in dieci anni anni abbiamo prodotto molto a livello musicale e visivo, abbiamo suonato con formazioni di tutti i tipi: più elettriche,più folk, più elettroniche, più rock, più punk, ma alla fine il nucleo creativo di me e Solenn è rimasto solido vivace e creativo.
Quando ci siamo incontrati abbiamo da subito voluto coniugare musica e cinema e ci siamo improvvisati videomaker producendo per ogni canzone un cortometraggio. All’inizio siamo andati a ruota libera spronati dall’entusiasmo e dalla vitalità creativa che abbiamo affinato con gli anni studiando e documentandoci. Negli ultimi anni abbiamo voluto concentrarci sul cinema di animazione e grazie all’insegnamento di Francesca Ferrario (animatrice professionale che ha lavorato all’AardMan e in altri studi Europei) abbiamo avuto la possibilità di imparare molto nel campo dello stop-motion. È stato un incontro fortunato che ci ha permesso di migliorare moltissimo. Per quanto riguarda la musica, ci siamo costruiti un piccolo studio di registrazione nella co-housing “Rio Selva” [in provincia di Treviso n.d.r.], dove abbiamo abitato per molto tempo e lì, assieme a Mattia Gastaldi abbiamo prodotto l’ultimo disco. Per la prima volta ho voluto mantenere le redini sulla musica dei Grimoon producendo artisticamente ”Vers la Lune” assieme a Mattia.

La fantasia che da sempre è il cuore del progetto, ci ha portati verso la scelta dello spazio. Nessun altro tema ci poteva lasciare una libertà tale. Siamo riusciti ad esprimerci in completa libertà affrontando tutte le tematiche a noi care e a far succedere cose improbabili, come l’uccello spaziale che colpisce l’astronave e dirotta la via in altre dimensioni, oppure riuscire a creare il pianeta dove fabbricano le stelle, ecc. In mezzo a questo viaggio delirante abbiamo voluto comunque lasciare un messaggio importante e una forte critica sul rapporto tra l’uomo e la Terra.

2) Da qualche tempo il vostro lavoro musicale e “filmico” sono un tutt’uno. Mi chiedo come vi poniate nei confronti di una e dell’altra arte in sede di composizione: nasce prima la musica, poi si lavora sulle immagini, oppure avete già un canovaccio in testa, una sorta di partitura mentale che permette di lavorare su più piani artistici contemporaneamente?

Solenn: dipende: in passato le immagini sono quasi sempre nate dopo la musica, ma ultimamente sono sempre più unite e difatti l’idea di “Vers la Lune” è nata prima per immagini che per suoni. Volevamo raccontare un viaggio verso la Luna, una fuga dalla Terra. Così i testi sono stati scritti sapendo che il tema base sarebbe stato lo spazio. Non è stato facile perché solitamente i testi sono sempre stati molto libertari e certe tematiche sembravano più difficili da affrontare nello spazio… ma devo dire che in qualche modo ci siamo comunque riusciti… In passato è capitato sia che i testi ispirassero musica e video, o che la musica ispirasse testi e video, oppure che l’idea del video ispirasse musica e testi. Direi che non c’è mai stata una regola rigida a riguardo.

3) Avete realizzato Vers la Lune grazie ad una campagna di crowdfunding; la trovo una scelta intelligente in campo artistico che, se da una parte aiuta l’autofinanziamento e l’autoproduzione, crea anche un pubblico che non solo sostiene artisti in cui crede ma partecipa anche ad un’opera in cui crede, in piccola parte. Cosa vi ha portato a scegliere questa modalità di produzione?

Alberto:
Quando abbiamo pensato di fare un disco con tutti i video realizzati in animazione, ci siamo accorti subito che non sarebbero bastati i nostri mezzi finanziari, soprattutto considerando di lavorare principalmente in stopmotion… Questo genere richiede materiali molto diversi, alcuni anche costosi. Abbiamo lavorato 8 mesi per realizzare i video.
Se avessimo dovuto fare solo il disco non avremmo nemmeno pensato al crowdfunding che trovo molto più appropriato se diretto al finanziamento di progetti singolari e se si vuole “extramusicali”. Credo che i nostri sostenitori abbiano capito sin da principio l’ampiezza del progetto che stavamo mettendo in piedi e ci hanno sostenuto con entusiasmo dandoci anche fiducia: è stata una bella esperienza anche dal punto di vista umano ed emotivo.

4) Questo è un blog letterario; da sempre voi avete curato moltissimo i testi delle vostre canzoni, utilizzando sia l’inglese sia il francese, scelta musicalmente molto interessante (oltre che linguisticamente!). Vi chiedo oggi, ma anche guardando al passato, quali siano le vostre fonti d’ispirazione letterarie, poetiche, filosofiche contenute nei testi, quali autori abbiano ispirato la scrittura oggi e ieri.

Solenn: Mi risulta difficile parlare di influenze letterarie dirette. Di certo siamo molto influenzati dai nostri ideali (libertari) e dall’arte “tout court”. Il nostro disco precedente raccontava di artisti, di creazioni e di disertori. Molto spesso abbiamo parlato di libertà e di quell’atto magico della creazione. Ma davvero non trovo riferimenti letterari diretti. Ne trovo invece di cinematografici: Jean Cocteau su tutti, per l’approccio poetico e surreale all’arte cinematografica ma anche alle Arti. I nostri testi sono molto visivi e forse proprio per questo i riferimenti cadono più sul cinema che sulla letteratura. Per quel che riguarda la lingua, abbiamo sempre mantenuto una grande libertà sonora. Il francese ci viene spontaneo (io sono francese quindi c’è anche un perché) e lo troviamo anche molto adatto al nostro genere musicale. Ma devo dire che ultimamente anche l’inglese ci ha ispirati…e molto spontaneamente abbiamo deciso di scrivere anche in inglese.

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L’intero disco è disponibile da ieri in streaming su Rockit.

I Grimoon sono nati nel 2004 e hanno da sempre abbinato immagini alla loro musica.
Il loro fortunato Ep “Demoduff”, uscito nel 2004 per Macaco Records li ha portati ad esibirsi subito in tutta Europa, fino al Sziget Festival di Budapest.
Hanno successivamente registrato 4 album: La lanterne magique (2006), Les 7 vies du chat (2008), Super 8 (2010), Le déserteur (april 2012) collaborando con produttori quali Giovanni Ferrario (Scisma, Pj Harvey, John Parish) e Pall Jenkins (The Black Heart Procession).
La maggior parte dei loro concerti sono stati fatti all’estero piuttosto che in Italia, con oltre 10 tour in Germania e presenze fino a Londra e negli Stati Uniti.
Hanno inoltre sempre realizzato un cortometraggio per ogni canzone, dando quindi vita ad una quarantina di corti e si sono inoltre avvicinati al lungometraggio realizzando i film “La Lanterne Magique” (2006) e “Neera” (2010).
Dopo anni di video realizzati per i Grimoon, i due cantanti della band, Solenn e Alberto hanno anche dato vita allo studio di cinema di animazione “FrameByFrame” che ha realizzato videoclip per artisti indipendenti e spot televisivi. Da segnalare tra gli altri il video “Negazioni che si negano” di Cabeki, vincitore di diversi premi in Italia, tra cui migliore videoclip musicale al MyGenerationFestival 2013.
I membri della band sono mutati nel tempo. La formazione originale nasceva più folk, con violino e fisarmonica che negli anni sono stati “sostituiti” da chitarra elettrica e synth per un suono più incisivo, rock e psichedelico. Della formazione originale sono rimasti Solenn Le Marchand (voce, synth), Alberto Stevanato (voce, chitarra acustica) e Erik Ursich (basso) ai quali si sono aggiunti Alessandro Fabbro (organo, piano, tromba), Alberto Degrandis/Scott Mercado (chitarra elettrica) e Dario Pironi (batteria).

Contatti
www.grimoon.com
www.macacorecords.com
www.vaggimal.com

Musica “messa a fuoco”: un’intervista a Paolo Brusò

Focus on the Breath

Focus on the Breath

Oggi ospitiamo su Poetarum Silva Paolo Brusò, chitarra, voce, compositore; artista che affronta con grande elasticità e intelligenza tre progetti musicali molto diversi fra loro di cui andiamo a parlare: Margareth, Schrödinger’s Cat e Focus on the Breath.
Com’è già avvenuto qualche tempo fa, facendo 4 chiacchiere con Thomas Zane dei Kleinkief e con Marco Iacampo (a cura di Marco Annicchiarico), speriamo di incuriosire i lettori nello scoprire musicisti che ci piacciono. Facciamo parlare loro e la loro musica.
In un momento di sfrenato revival alla Jack Frusciante è uscito dal gruppo voglio ricordare il primo concerto dei Margareth cui ho assistito: credo fosse il 2007 e, uno dei miei miglior amici (amico a sua volta di Paul e compagni) mi trascinò al pub poco distante da casa. Guadagnai qualche birra e i loro primi EP. Quella musica, prima, dal vivo, mi aveva trascinata fuori da me e poi di nuovo in me, come accade (quasi soltanto) a vent’anni. Mi folgorò. Mi ricordò del mio amore per John Lennon, e quello che stavo ascoltando era una forma d’amore e rispetto simile a quella da lui professata nei confronti della musica. Una consapevolezza genuina del passato, con un orecchio rivolto al futuro. Non mi è sembrato, quella sera, di essere in una città di provincia in Italia, ma in altro luogo, in cui quei testi (in inglese) trovavano una sede diversa, non più consona, semplicemente diversa, e vera. Sette anni e sette o più vite dopo, eccoci di nuovo qui. Ringrazio Paul per aver accettato di rispondere alle mie domande e curiosità: ho grande stima del suo talento e della grande umiltà artistica con cui porta avanti il percorso che sta facendo. In coda all’intervista, qualche video. Buona lettura e buon ascolto!

© Alessandra Trevisan

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1) Iniziamo dal progetto collettivo più longevo, la band Margareth [con Alessandro Benvegnù, Alessandro Fabbro e Niccolò Romanin]. Si leggono molte recensioni sul web o altrove che parlano, negli anni, della vostra evoluzione dal folk-rock e rock di ispirazione beatlesiana al rock più elettronico dei Radiohead (riduco a due termini solo per orientare la lettura), ma vorrei chiedere a te, ora che son passati due anni dall’uscita dell’ultimo disco Fractals (Macaco Records, 2012), raccontaci quale pensi sia stata la vostra storia e quale direzione sta prendendo ultimamente il gruppo, musicale-stilistica-utopica che sia, vista anche l’uscita dell’EP Flowers nel 2013. Musicalmente è più sofisticato di Fractals, a mio avviso, è qualche passo in salita, stratificato per l’utilizzo maggiore di strumenti acustici, per l’utilizzo più ampio dell’elettronica e per il polistrumentismo che mettete in atto nel ‘live’.

Ciao Alessandra e ciao a tutti i lettori. È la prima intervista ‘individuale’ della mia vita, wow! Grazie per avermi contattato, e per aver condiviso i tuoi pensieri su quel tuo primo concerto dei (giovani) Margareth. All’epoca eravamo un’altra band: suonavamo canzoni in punta di dita, frutto di momenti emotivamente delicati; puntavamo a rilassare l’ascoltatore, a farlo sedere assieme a noi. Venivamo da esperienze diverse, e da buoni ventitreenni avevamo già avuto i nostri gruppi rock, punk, reggae, ska, hardcore. Avevamo appena scoperto che si poteva suonare anche senza fare ‘casino’, e ci piaceva. Era bello, era come innamorarsi. Poi il tempo scorre, si ascolta sempre più musica, e parte di questa diventa te, il tuo modo di pensare, di esprimerti. Crescendo, abbiamo voluto inglobare sempre più elementi e giocare con le forme e le strutture, per divertirci, per non ripeterci, per essere il più possibile noi stessi. È stato naturale. White Lines, Fractals e l’EP Flowers raccontano di questa crescita, del nostro modo di amare la musica, di tributarle il rispetto che merita. Oggi la direzione che sta prendendo la band è orientata verso una scrittura maggiormente partecipativa, assieme a una riflessione sull’interazione tra scrivere musica e farla scrivere dalle macchine, dai sintetizzatori, dai sequencers, strumenti che stiamo imparando a usare e a conoscere più da vicino. Per quanto a volte sia difficile, per quanto possa portare spesso a periodi più astratti che concreti, la nostra costante voglia di cambiare è una fase che spero non finirà mai.

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