Lutz Seiler

I poeti della domenica #280: Lutz Seiler, (nosferatu)

(nosferatu)

fritz w. plumpe alias murnau, perì
per disgrazia negli USA. nikolaus
nakszynski alias kinski abitava in subaffitto, 7
anni bonner strasse a berlino. io

vivevo in campagna & mangiavo »zetti« di
zeitz per la buonanotte  con bacio-nocciola oppure
in braccio stavo al tavolino da fumo
col piano di bronzo, poi

già più fuori che dentro, nel corridoio, una musica
m’afferrò alle caviglie & per entro
a un interstizio di luce, fievole, volsi

gli occhi al film della sera: un
morto smilzo, che inviperito sgusciava
—-dal suolo con
cricchiare di gomene, mi

cinse col suo sguardo – lì
la porta si serrò & io, confuso, al buio
salii le scale alla mia stanza; non
è ancora finito il film che ne seguì

(traduzione di Federico Italiano)

 

(nosferatu)

fritz w. plumpe alias murnau ver-
unglückte in USA. nikolaus
nakszynski alias kinski wohnte untermiete, 7
jahre bonner strasse in berlin. ich

lebte auf dem land & ass »zetti« aus
zeitz zur gute nacht mit walnusskuss oder
umarmt stand ich am rauchertisch
mit der bronzeplatte. dann

halb schon hinaus, im flur, erwischte mich
auf kaltem fuss eine musik & durch
den lichtspalt, leise, sah

ich zum abendfilm zurück: ein
dünner toter, der verbissen, knirschend wie
—-an trossen aus
dem boden klappte, um-

fasste mich mit seinem blick – so
fiel die tür ins schloss & ich, verwirrt, im dunkel
stieg die treppe auf mein zimmer; der
film, der folgte, läuft noch immer

 

Edizione di riferimento: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott. A cura di Paola Del Zoppo. Traduzioni di Gio Batta Bucciol, Anna Maria Curci, Milo De Angelis, Paola Del Zoppo, Federico Italiano, Theresia Prammer, Silvia Ulrich, Del Vecchio Editore, pp- 186-189.

I poeti della domenica #279: Lutz Seiler, hubertusweg

hubertusweg

….. sbarramento, crescita irta: il bosco prussiano
è meccanica morenica, come se
potesse ancora avanzare, parola

per parola, quando fresco
tra le foglie, con la pioggia che arriva, il vento
attacca e
inizia il suo lungo, lento
parlare per anni
io stesso sono stato bosco di giorno

nelle resistenze alla luce
degli alberi, di notte sepolto
nelle venature degli iris – per anni

niente. ciò che udii
la battuta di caccia, l’inchiostro nel vello dei suoi corpi
volanti grandi un pugno, ogni
salmo seguito

dal salmodiare, un odore
che anneriva gli specchi nella casa, quelli
erano i vecchi: le loro orme
che già salivano sulla schiena, il loro
procedere osmotico
dalla pelle al bosco, dal

senso agli occhi: giocato
alla cieca persi immagine per immagine, vidi
il mio cranio tremante premuto

contro la testata del letto, udii
l’inchiostro nel vello, la parola base scritta
con scriminatura balbettante, il bosco

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

hubertusweg

…heimleuchten, hartwuchs: der preussische wald
ist moränen-mechanik, als ob
er noch aufrücken könnte, wort

für wort, wenn kühl
im laub mit dem regen, der kommt, der wind
anschlägt und
sein langes, langsames sprechen
beginnt jahrelang
selber wald gewesen tags

in den lichtbeständen
der bäume, nachts in den maserungen
der iris vergraben – jahrelang

nichts. was ich hörte
die treibjagd, die tinte im fell seiner faustgrossen
fliegenden körper, jeder
psalm verfolgt

vom psalmodieren, ein geruch
der die spiegel schwärzte im haus, das
waren die alten: ihre spuren
die schon stiegen im rücken, ihr
osmotisches schreiten
aus der haut in den wald, aus

dem sinn in die augen: blind
gespielt verlor ich bild für bild, ich sah
meinen zitternden schädel gepresst

an den giebel des bettes, ich hörte
die tinte im fell, das grundwort geschrieben
mit stotterndem scheitel, der wald

 

Edizione di riferimento: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott. A cura di Paola Del Zoppo. Traduzioni di Gio Batta Bucciol, Anna Maria Curci, Milo De Angelis, Paola Del Zoppo, Federico Italiano, Theresia Prammer, Silvia Ulrich, Del Vecchio Editore, pp- 132-135.

Qui, nella pagina della rubrica di Poetarum Silva “Gli anni meravigliosi” dedicata a Peter Huchel, la ‘storia’ del titolo di questo componimento di Lutz Seiler.

Annamaria Ferramosca, Ciclica (La Vita Felice)

ciclica-171831

 

A pochi giorni dall’uscita in libreria, presentiamo in anteprima una scelta di poesie tratte dalla raccolta Ciclica di Annamaria Ferramosca.

Annamaria Ferramosca, Ciclica (La Vita Felice, 2014)

Nota di lettura di Anna Maria Curci

Con Ciclica prosegue il viaggio nella produzione poetica di Annamaria Ferramosca. Il titolo della raccolta conferma le premesse: si tratta di una scrittura a tutto tondo – scorrere ampio e soste meditate – animata da musica e ritmo che conoscono la variazione e non nascondono, tuttavia, l’aderenza, fedele e coerente, a uno stile sicuro e inconfondibile. I versi di Lutz Seiler in esergo – tratti dalla poesia Il diavoletto di Cartesio, nella traduzione di Paola Del Zoppo nella raccolta La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott – compongono una cornice di riferimento solida: scomoda per chi si accontenta di increspature leziose di superficie e salda per chi conosce il prezzo dell’inattualità e l’impegno alla memoria. «Sotto lucitravi delle macchine a due tempi/ un mondo soffiava di crisantemi-da-/ film-muto, fresco/ pulito dalle tende &/ la sua forma sibilava senza / titolo senza luogo», scrive Lutz Seiler, e Annamaria Ferramosca raccoglie la sfida dell’inusuale, coglie il senso della creazione di parole nuove e nuove combinazioni per dirlo, già nel testo di apertura, che oppone vera etica dell’ascolto al mero ‘baratto dell’apprezzamento’:

scelgo mi piace e condivido
soltanto se
la posa non è teatrale se intravedo
il capo rasato sotto la pioggia
la stanza fiammeggiare
allontanarsi il punto cieco
l’urto mi chiedi l’urto ma
sei virtuale un’ipotesi una
finestra sul vuoto poi non so
quanto davvero vuoi
farti plurale
dimmi se chiami per conoscermi o solo
per riconoscerti
chiami chiami dai tetti
da eccentriche lune chiami da
nuvole pure dal basso chiami
voce di fango che mi macchia il petto
segna la fronte pure
si fa lacrima cristallo che
taglia il respiro

(p. 11)

Sempre lucido e consapevole della padronanza e dell’ampiezza dei mezzi di conoscenza e di espressione del reale è l’equilibrio tra la formazione scientifica e la nutrita vocazione al dire poetico di chi scrive:

FIORITURE

Fior di loto è fiorito,
vorrebbe dirci che s’arrende
a una domanda così grande
da non saper altro che fiorire

Kikuo Takano, Secchio senza fondo

.

amo questo lavoro di biologo
anche se piuttosto idraulico ma
a volte vorrei essere esperta
in altra scienza della vita
penetrare la pasta segreta
dei pensieri quotidiani degli urti
vita che invade invisibile i corpi
lingua molecolare che parla
a impalpabili stelle
scalare la doppia elica
dei perché dei quando fino alla vetta
scavare nel mio nulla senza scampo
nucleotidi a brandelli su cui inciampo
cercando nel mosaico la mia tessera
di terra cruda nuda
fragile come appena sbozzata
ma è nello sbreccio delle imperfezioni
che avverto il tocco-random di una mano
che plasma e scompiglia
i geni sulla spirale tutto vedono si ravvedono
– un parlottìo continuo là per le scale –
cercare il massimo vantaggio per
proseguire il viaggio vis à vis
senza mai perdersi
sì venga pure la notte

(pp. 14-15)

Non c’è mai resa, pratica consueta altrove, né comoda concessione all’oscuro per maniera, al confuso per convenienza. Di tutto questo non trapela alcuna tentazione, né, tanto meno, la ricerca si fa altezzoso deposito di certezze incrollabili. Scrittura è coscienza del dubbio come compagno di viaggio:

sono accerchiata
batte una luce cruda
sull’ultima mia isola
si vuole ogni mia traccia disperatamente
la misura irretita del bosco
i sobbalzi dietro la siepe
si vuole la chiave della mia tua stanza
dello sconfinamento
(chi sorride dall’alto
del suo altopiano etiope?)
siamo nomadi corpi notturni
impazienti di alzare il velo su ogni sillaba
di urti sulla fronte rarefatta dai tuoni
siamo corpi già dimezzati ombre
che implorano ancora un’altra infanzia
di più ti amo
quando sul monitor mi lanci
inutile dire chi scrive vede di più
ha solo più dubbi

(p. 21)

È una poesia che si muove tra paesaggi naturali, mitologici e dell’epica antica, familiari – dal Salento delle radici, soprattutto, ma con una significativa tappa nella Lucania di Scotellaro – ed esotici, e che, allo stesso tempo, sa attribuire a stanze domestiche (sì, stanze, da leggere qui nella doppia accezione del termine)  una voce che cambia volume e modulazione nel tempo:

NASCITA

a Nicole

Il tuo arrivo in settembre una migrazione
da magma scuro verso la radura
che abbaglia di promesse
nella stretta della mano minuscola
abbozzi di frasi come desideri
guardo il sole assentire
lembi di cielo piegarsi
respiro largo della casa che ti accoglie
ieri solo spazio d’attesa muto
annullata d’un tratto per te la sua storia
tutti i pianti trascorsi le risa
ora nuova a ospitare il tuo grido
dispotico tuo segno lanciato al mondo
che incide il tempo della compassione
e fa i gesti di cura perfetti come una metrica
ché l’accostarsi al piccolo corpo accende
inauditi segnali visioni lampi
tutti gli inviti tutte le preghiere
ti chiamo sottovoce mentre dormi
soffio il tuo nome intorno
– battesimo di sillabe nell’aria –
veglio il tuo sonno arreso che trascina
fiumi di stelle alla mia notte

(p. 34)

La poesia di Annamaria Ferramosca – e i testi di Ciclica costituiscono a questo proposito una  tappa significativa di un progetto, in progressivo formarsi, dalle vaste articolazioni – sa alternare e far risuonare, in partiture animate, coralità e voce solista, che percepisco come voce piena e profonda di contralto, come in

STALATTITI

inciamperò – lo sento – su pietre native
in questo viaggio del disorientamento
fuori da ogni codice da ogni latitudine
sono in partenza e in molti mi salutano
da piattaforme di stazioni che sfrecciano
nomi in fuga illeggibili e nessuno
che possa vedermi commossa
agitare le braccia rispondere al saluto
unico appoggio achtung
per non cadere di solitudine sporgendomi
è la voce bambina che affiora lontanissima
allo scoccare dell’ora della favola
la parola d’ordine segreta
zínzuli!
(sugli stracci salivamo leggere
come sospese solo orecchio essenziale)
fosse un arcano di grotta la
biblioteca chiara dove riconoscersi
deprogrammarsi nudi
oltre il tempo
un rampicare insieme lungo pareti sdrucciole
verso un tetto carsico
cercando l’aggancio al pieno il cavo da saziare
fosse questa dalla grande madre
la risposta in lingua stalattitica
lente parole da dire lente da elaborare
sedimento che edifica pietra
contro ogni legge di gravità
come a scan-dire una costanza
sempre sarò qui per te
nonostante

(pp. 50-51)

 

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Annamaria Ferramosca è nata a Tricase (Lecce). Da molti anni vive a Roma, dove ha lavorato in campo scientifico dedicandosi in contemporanea alla scrittura poetica e alla divulgazione di poesia contemporanea. È stata cultrice di letteratura italiana per l’Università Roma3; è ideatrice e curatrice della rubrica non autoreferenziale Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0. Collabora con testi poetici e note critiche a varie riviste di settore tra cui «La Clessidra», «La Mosca di Milano», «Le Voci della Luna», «Gradiva», «IPR – Italian Poetry Revue», «Poesia». In poesia ha pubblicato: Il versante vero (Fermenti, 1999) – Premio Opera Prima «A. Contini Bonacossi», Porte di terra dormo, plaquette (DialogoLibri, 2001), Porte/Doors (Edizioni del Leone, 2002), Curve di livello (Marsilio, 2006) – Premio «Astrolabio», Paso Doble (Empiria, 2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, traduzione di Riccardo Duranti), Canti della prossimità in «La Poesia Anima Mundi», monografia a cura di Gianmario Lucini (Puntoacapo, 2011), Other Signs, Other CirclesPoesie 1990-2009 (collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, Chelsea Editions, N.Y., 2009).

Gli anni meravigliosi #13: Peter Huchel

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute –  su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

Huchel_Gedichte

La tredicesima tappa passa per un testo poetico di Peter Huchel, pubblicato nel 1972, dopo il suo trasferimento nella RFT, nella raccolta Gezählte Tage (“Giorni contati”) che dice, con l’incisività delle immagini contrapposte, la distanza  tra chi sta “sotto l’ala del potere” e chi dal potere è messo alla sbarra. Centrali, nella quinta strofa, l’immagine del guado del fiume  e la constatazione che non è di tutti l’attraversamento del valico con la schiena dritta. Il verbo “klirren”, che riprende il verso finale di Hälfte des Lebens (Metà della vita) di Hölderlin, è riferito qui agli “speroni dei cardi” (precedentemente Huchel aveva scritto: ” Ora la lingua dimora, e non si distoglie,/sotto la radice del cardo,/ nel fondo di pietra”da: Sotto la radice del cardo, in: Strade strade, traduzione di Franco Fortini e Ruth Leiser) e questi, a loro volta, completano l’immagine del cavaliere (Reiter) con gli occhi bendati dal vento scuro.

Das Gericht

Nicht dafür geboren,
unter den Fittichen der Gewalt zu leben,
nahm ich die Unschuld des Schuldigen an.

Gerechtfertigt
durch das Recht der Stärke,
saß der Richter an seinem Tisch,
unwirsch blätternd in meinen Akten.

Nicht gewillt,
um Milde zu bitten,
stand ich vor den Schranken,
in der Maske des untergehenden Monds.

Wandanstarrend
sah ich den Reiter, ein dunkler Wind
verband ihm die Augen,
die Sporen der Disteln klirrten.
Er hetzte unter Erlen den Fluß hinauf.

Nicht jeder geht aufrecht
durch die Furt der Zeiten.
Vielen reißt das Wasser
die Steine unter den Füßen fort.

Wandanstarrend,
nicht fähig,
den blutigen Dunst
noch Morgenröte zu nennen,
hörte ich den Richter
das Urteil sprechen,
zerbrochene Sätze aus vergilbten Papieren.
Er schlug den Aktendeckel zu.

Unergründlich,
was sein Gesicht bewegte.
Ich blickte ihn an
und sah seine Ohnmacht.
Die Kälte schnitt in meine Zähne

Peter Huchel

(da: Gezählte Tage, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main 1972)

 

Il tribunale

Non nato
per vivere sotto l’ala del potere,
presi su di me l’innocenza del colpevole.

Giustificato
dal diritto della forza,
il giudice sedeva al suo tavolo,
sfogliando brusco la mia pratica.

Non disposto
a  chiedere clemenza,
ero alla sbarra,
nella maschera della luna al declino.

Fissando la parete
vidi il cavaliere, un vento scuro
gli bendava gli occhi,
gli speroni dei cardi tintinnavano.

Tra ontani aizzava a risalire il fiume.
Non tutti attraversano dritti
il guado dei tempi.
A molti l’acqua strappa via
le pietre sotto i piedi.

Fissando la parete,
non capace
di chiamare ancora aurora
la foschia insanguinata,
udii il giudice
pronunciare la sentenza,
frasi in frantumi fatte di carte ingiallite.
Chiuse il dossier.

Imperscrutabile
ciò che muoveva il suo volto.
Volsi lo sguardo a lui
e vidi la sua impotenza.
Il freddo mi tagliava i denti.

Peter Huchel

(traduzione di Anna Maria Curci)

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A Peter Huchel è dedicato un Quaderno di poesia tedesca a cura di Simonetta Mortara; si tratta di un’ampia e approfondita introduzione alla poesia di Huchel. Tra gli studi recenti va senz’altro menzionata la monografia di Huchel – quaderno di text+kritik del 2003 – che vede Lutz Seiler tra i curatori, Seiler vive a Wilhelmshorst, nella residenza nella quale Peter Huchel svolgeva il suo incarico di caporedattore della più importante rivista di poesia della DDR, “Sinn und Form”. La lirica di Seiler la poesia è il mio segugio è dedicata a Peter Huchel. Ricorda Paola Del Zoppo in Odore di poesia, saggio apparso nel volume di poesie di Seiler La domenica pensavo a Dio/ Sonntags dachte ich an Gott: “Quando i ministri della cultura della DDR rilevarono la rivista, esonerando Huchel dall’incarico, il poeta espresse la sua frustrazione nella poesia Il giardino di Teofrasto, in cui, rivolgendosi al figlio, si rammarica che sia ormai perduto il tempo in cui si ricordavano i poeti, ‘coloro/ che un tempo piantavano discorsi come alberi/morto il giardino, il mio respiro più pesante/ serba quest’ora, qui camminò Teofrasto’. Ecco affacciarsi di nuovo il discorso sugli alberi del componimento brechtiano. Seiler si associa al lamento per la perdita delle vecchie generazioni (nel suo caso è Huchel stesso a far parte della generazione passata)”. Seiler si confronta con la scrittura di Huchel anche nel saggio Heimaten, apparso nel 2001, e nella poesia hubertusweg, che ha il nome della via che si apre dietro la dimora dei due poeti – l’indirizzo della casa, punto di incontro per tanti scrittori,  nella quale Huchel visse per quasi 17 anni, fino al suo trasferimento in Italia il 27 aprile 1971, era Hubertusweg 43-45, oggi il civico è 41 –  e lo stesso titolo di una lirica di Huchel (nell’antologia di  poesie di Seiler hubertusweg è nella mia versione). Sempre nel 2003, nel centenario della nascita di Huchel, è apparso, nel quaderno n. 2 di “Sinn und Form”  il saggio di Lutz Seiler Im Kieferngewölbe (“Sotto la volta dei pini”). Lo stesso titolo ritorna nel volume del 2012, Im Kieferngewölbe. Peter Huchel und die Geschichte seines Hauses. (“Sotto la volta dei pini. Peter Huchel e la storia della sua casa”), pubblicato dalla casa editrice Lukas. Il volume, presentato in occasione del 15° anniversario dell’apertura della casa-museo di Peter Huchel (nel 1997 fu Reinar Kunze a intervenire all’inaugurazione con letture di sue poesie e di poesie di Huchel), si avvale dei contributi di Lutz Seiler, di Peter Walther e di Hendrik Röder.

Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio

Lutz Seiler 
LA DOMENICA PENSAVO A DIO
Traduzioni di
Gio Batta Bucciol
Anna Maria Curci
Milo De Angelis
Paola Del Zoppo
Federico Italiano
Theresia Prammer
Silvia Ulrich

Il mio primo incontro con Lutz Seiler è avvenuto a distanza, attraverso un suo componimento poetico che ha immediatamente attratto la mia attenzione, Nel latino dei campi. Poi sono arrivati i racconti de Il peso del tempo, letti nell’originale e nella bella traduzione di Paola Del Zoppo e, finalmente, l’incontro reale a Roma, il 16 novembre 2011, in occasione della presentazione del volume di racconti presso l’associazione “Villaggio Cultura – Pentatonic”.  I primi mesi del 2012 sono trascorsi nella familiarità quasi quotidiana con la sua scrittura. In ordine di tempo, sono venuti prima l’elaborazione di un percorso di geocritica dedicato, tra l’altro, al “paesaggio accidioso” della Turingia mineraria di Seiler, poi la collaborazione alla sua prima antologia poetica in traduzione italiana.

Il volume di Lutz Seiler LA DOMENICA PENSAVO A DIO/SONNTAGS DACHTE ICH AN GOTT, molto ben curato da Paola Del Zoppo, sarà presentato da Paola Del Zoppo e da chi scrive oggi, 7 ottobre 2012, alle ore 17 presso ll’associazione “Villaggio Cultura – Pentatonic”.  Alle poesie di Lutz Seiler in traduzione italiana presterà voce Filippo Nicosia. (a.m.c.)

prima della demolizione

prima della demolizione arriva l’arresto
di tutto, la piazza pulita, il
parlato si allontana &
ammutolisce, un piccolo
secco sentore umano
affiora, staccato dalla casa
batte il bastone sulle frasche.
carta di baro truccata dal riso
è il suo abbeveratoio, leggermente
infiammabili sono le circo–
stanze oculari – il
tremito delle mani
al di sopra del terreno, il loro rintoccare
nell’aria: un andare andare
nel maldestro

(Trad. di Anna Maria Curci)

vor dem abriß

vor dem abriß kommt die rast
von allem, die bereinigung. das
gesprochene entfernt sich &
verstummt. ein kleiner
trocken mensch geruch
taucht auf, gelöst vom haus
schlägt er den stock ins laub.
vom lachen gezinkt
ist seine tränke, leicht
entzündlich sind die augen–
umstände – das
anzucken der hände
über dem boden, ihr läuten
in der luft; ein gehen gehen
ins ungelenke

(208 – 209)

stai attento

da bambini volevamo sempre
marciare in altri
paesi, ma
ai confini del bosco eravamo vecchi
& dovevamo tornare indietro.
una pupilla la madre, una
pupilla il padre;
& se di sera dovevamo essere per tempo
a casa, con le loro
capriole ci indicavano la strada

(Trad. di Milo De Angelis e Theresia Prammer)

hüte dich

als kinder wollten wir immer
in andere länder
marschieren, aber
am waldrand waren wir alt
& mußten zurück.
ein augapfel die mutter, ein
augapfel der vater;
& mußten wir abends zur zeit
nach haus, so
rollten uns beide voraus

(230-231)

all’est dei länder

il vento si alzava
al confine sui cani che salivano
gli scheletri ramificati
fischiava un’assordante sciocca
canzone di montagna. venne la neve
& strappò la tenda
di ferro dai loro occhi quello
sguardo spento nell’hinterland
era il nostro accontentarci. sì
saremmo se avessimo potuto
andare via sempre
rimasti da noi

(Trad. di Paola Del Zoppo)

im osten der länder

wind kam auf die grenzland
hunde stiegen an
ihren zart verästelten gerippen
pfiff ein betörend töricht
wanderlied. schnee kam auf
& riss der eisen
vorhang ihrer augen jener
stumpfe blick ins hinterland
zeigte dass wir uns beschieden. ja
wir wären wenn wir hätten
gehen können immer fort
bei uns geblieben

(72-73)


prima dell’era volgare

buca delle lettere notturna, colpo d’ombra
della portiera nell’ingresso di casa
battibecco, dal–
l’acqua sollevato & ammutolito
nelle cerchie annuali. All’improvviso
vecchi gli appunti
tra respiri &
ciò che segue, alle spalle, a tavola, ciò
che di notte le vertebre
sfalda nella tua flessione – come
intende la scia lasciata dalla lumaca tutto tempo
tu respiri piano, battendo attraverso
le branchie di questa oscurità

(Trad. di Silvia Ulrich)
vor der zeitrechnung

nachtbriefkasten, schattenschlag
der fahrertür im hauseingang;
wortwechsel, aus
dem wasser gehoben & verstummt
in jahresringen. plötzlich
alt die notizen
zwischen atemzügen &
was nachkommt, im rücken, am tisch, was
nachts die wirbel aus–
einanderzieht in deiner beuge – wie
die verlassne spur es meint der schnecke alles zeit
atmest du langsam, schlagend durch
die kiemen dieser dunkelheit

(116-117)
alla ferrovia

passo a passo, per rallentare
negli occhi: questa
era la tua via di casa. vedevo
lanterne affondare, disseminate
consuete come tombe, brevi
treni, la sera alla ferrovia quando
lente le solette di questo marciapiede
si rizzano & la luce
nei vagoni è
come luce da bei soggiorni, buona gente che
in posizione seduta passa; io
percepii pelle: i colori
di lampade da tavolo, più belle, nel vagone–ristorante &
un bicchiere tra due tali divenne
lento, in alto
agitato a sangue. fermo & appesovi,
fino a che il tempo mi dislocò, rimasi

per Nadja

(Trad. di Federico Italiano)

an der bahn

schritt für schritt, um nachzulassen
in den augen: das
war dein nach–hause–weg. ich sah
laternen untergehn, verstreut
vertraut wie gräber, kurze
züge, abends an der bahn wenn
platten dieses gehsteigs locker
hochstehn & das licht
in den waggonen ist
wie licht aus guten stuben, guten menschen die
in sitzhaltung vorüberfahrn; ich
spürte haut: die farben
schöner tischlampen im speisewagen &
ein glas zwischen zwei beiden wurde
langsam, hoch
aufs blut geschwenkt. ich stand & war
bis mich die zeit verschob: daran gehängt

für Nadja

(136-137)

Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio. A cura di Paola Del Zoppo. Del Vecchio editore, 2012
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« Di Lutz Seiler si racconta molto spesso innanzitutto la biografia: nato a Gera, in Turingia, in un Paese cancellato dalla cartina geografica, ha vissuto l’infanzia e la giovinezza nella profonda DDR, è stato falegname e muratore e “a un certo punto” ha cominciato a scrivere.
Si è affermato come poeta, poi ha sviluppato alcune immagini del suo passato anche in una raccolta di racconti (Die Zeitwaage) per poi tornare di nuovo alla lirica con la raccolta im felderlatein. Vive a Wilhelmshorst, nei pressi di Berlino, dove cura la casa/ museo del poeta Peter Huchel. È importante, la biografia di Lutz Seiler, perché nei due decenni trascorsi, si era affacciato sulla scena poetica tedesca in particolare come cronista del passato più recente che, con mirabile sintesi espressiva, rielabora in tutte le sue raccolte poetiche e in prosa finora pubblicate». (da: Paola Del Zoppo, Odore di poesia, in: La domenica pensavo a Dio, p. 261)

Lutz Seiler, Il peso del tempo

Lutz Seiler, Il peso del tempo

Nota di Anna Maria Curci

L’esordio nella narrativa di Lutz Seiler, tedesco di Gera, è prova di abilità non comune nel raccontare e conferma di una scrittura che già nella produzione lirica ha mostrato toni originali e convincenti .

Il titolo della raccolta è dato dal nome dell’ultimo, in ordine di apparizione, dei tredici racconti che la compongono: Die Zeitwaage, letteralmente “la bilancia del tempo”, un cronocomparatore, strumento che verifica, amplificandone i battiti, l’esatto funzionamento di un orologio.

Proprio il titolo mette in evidenza, in modo programmatico, due tratti caratteristici della raccolta: Il peso del tempo – questa è la scelta operata da Paola Del Zoppo per  la versione italiana – e la centralità, racconto per racconto, di un elemento: uno strumento di lavoro, appunto, ne Il cronocomparatore;  un animale, per la precisione un merlo, ne Il merlo della colpa e in Allora?; una poesia della grande tradizione lirica tedesca, Loreley di Heine, in Turksib, racconto con il quale Lutz Seiler si è aggiudicato il premio Ingeborg Bachmann nel 2007, il gioco degli scacchi ne La trilogia degli scacchi, composta da L’ultima volta, Gavroche, Il buon figliolo; un capo d’abbigliamento,  ne Il bacio sul cappuccio; un luogo, un ristorante sulla spiaggia californiana,  in Frank, primo racconto della raccolta, ambientato, a differenza degli altri, negli Stati Uniti.

La presenza di un elemento centrale intorno al quale ruota l’azione – si pensi alla “teoria del falco” di Paul Heyse – avvicina i racconti di Lutz Seiler alla classicità della produzione novellistica e a un altro autore di lingua tedesca, Ingo Schulze.  L’accostamento a Ingo Schulze non va fatto risalire esclusivamente al filo conduttore della raccolta – come in Semplici storie di Schulze la tensione, se non addirittura frizione,  tra passato e presente è vissuta da personaggi nati nella Germania dell’Est, nella ex–RDT – ma anche alla potenza dello sguardo, discreto e acuto allo stesso tempo.  Chi ha letto,  anche sullo slancio dell’interesse nei confronti di prospettive ‘altre’ sulla storia recente,  Semplici storie di Ingo Schulze, il romanzo Terra di conquista di Christoph Hein, le poesie Sponda occidentale di Volker Braun, ritrova qui una voce critica, profonda e mai urlata.

Una peculiarità della scrittura di Lutz Seiler, nella narrativa come nella poesia, è, accanto alla sapienza nel far dialogare piani temporali diversi e richiami al patrimonio letterario, la capacità di illuminare il punto di vista, raccontato con lucida sensibilità, di giovani e giovanissimi.

L’edizione italiana della raccolta si distingue per l’ottima traduzione di Paola Del Zoppo, che arricchisce l’opera con un dotto e utilissimo apparato di note esplicative.

Lutz Seiler, Il peso del tempo, edizione originale 2009, traduzione dal tedesco di Paola Del Zoppo, Roma, Del Vecchio, 2011, 222 p.

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Lutz Seiler (Gera, 1963) è uno dei più importanti scrittori contemporanei di lingua tedesca. Le sue poesie e i suoi racconti gli sono valsi numerosi riconoscimenti, tra i quali il PREMIO ANNA SEGHERS (2002), il PREMIO LETTERARIO DELLA CITTÀ DI BREMA (2004) e il PREMIO INGEBORG BACHMANN (2007). Con Il peso del tempo si è aggiudicato il prestigioso PREMIO FONTANE (2010) e il DEUTSCHER ERZÄHLERPREIS (2010), premio nazionale per la narrativa. Dal 1997 vive a Wilhelmshorst (Potsdam) nella casa/museo in cui abitò fino al 1971 il poeta dissidente Peter Huchel (1903–1981), divenuta, grazie all’attivo impegno di Seiler, un’importante istituzione nel panorama culturale della Germania contemporanea

Lutz Seiler, Nel latino dei campi

“Coltivare una lingua”: mai il senso pieno di questa espressione mi è apparso così familiare come nel leggere e nel tradurre im felderlateinnel latino dei campi, di Lutz Seiler.
La poesia di Lutz Seiler, che dà il titolo alla raccolta di versi pubblicata nel 2010 dalla casa editrice Suhrkamp, suggerisce – “leise”, a voce bassa – percorsi nei campi coltivati delle lingue e, allo stesso tempo, rivendica diritto di parola, lungo “strade radiali”, fuori dalle città, oltre i giardini pre-ordinati, alla ruvidezza della corteccia, al rollio sommesso, alla sete di ponti d’acqua, all’atto creativo, figlio-bimbo seduto sulla collina, che annusa, contempla, percorre con tutti i sensi il “latino dei campi”.

im felderlatein
einmal begründet sind wir ein bast
auf der borke
zu gast in der rinde & inneres kind
der ausfall strassen. diese

strassen sind eine leise gesprochene
sprache noch über das einmal
gesagte hinweg an den gärten
ins felderlatein. dort

sitzt das kind auf einem hügel die
welt ist aus sand gemurmelte sprachen
rollen nach innen wollen
auch wasser brücken

& strassen
benötigen leise
rollende sprachen das
eigene kind im felderlatein

Qui si può ascoltare Lutz Seiler che legge im felderlatein

nel latino dei campi

una volta fondati siamo un filo di rafia
sulla scorza
ospiti nella corteccia & figlio interno
delle strade radiali. queste

strade sono una lingua parlata
a voce bassa oltre ciò che è stato detto
un tempo passa per i giardini
fino al latino dei campi. lì

siede il bimbo sopra un colle il
mondo è lingue mormorate di sabbia
rotolano all’interno vogliono
anche acqua ponti

& strade
hanno bisogno di lingue
che rotolano a voce bassa il
proprio figlio nel latino dei campi

Lutz Seiler
(traduzione di Anna Maria Curci)

Dalla raccolta di racconti Il peso del tempo (traduzione di Paola del Zoppo, titolo originale Die Zeitwaage, letteralmente “la bilancia del tempo”), appena pubblicata dall’editore Del vecchio, riporto le notizie biografiche relative a Lutz Seiler:
“Lutz Seiler (Gera, 1963) è uno dei più importanti scrittori contemporanei di lingua tedesca. Le sue poesie e i suoi racconti gli sono valsi numerosi riconoscimenti, tra i quali il PREMIO ANNA SEGHERS (2002), il PREMIO LETTERARIO DELLA CITTÀ DI BREMA (2004) e il PREMIO INGEBORG BACHMANN (2007). Con Il peso del tempo si è aggiudicato il prestigioso PREMIO FONTANE (2010) e il DEUTSCHER ERZÄHLERPREIS (2010), premio nazionale per la narrativa. Dal 1997 vive a Wilhelmshorst (Potsdam) nella casa/museo in cui abitò fino al 1971 il poeta dissidente Peter Huchel (1903–1981), divenuta, grazie all’attivo impegno di Seiler, un’importante istituzione nel panorama culturale della Germania contemporanea”.
Lutz Seiler è borsista all’Accademia Tedesca di Villa Massimo. Questa è la pagina che lo presenta sul sito di Villa Massimo.