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Libera nos a Malo: le vicinanze di Luigi Meneghello. Nota di lettura di Renzo Favaron

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Libera nos a Malo: le vicinanze di Luigi Meneghello.
Nota di lettura di Renzo Favaron

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Ci sono due strati nella personalità di un uomo: sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile da spiegare per chi non ha il dialetto. C’è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola in dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare…

Posto nella prima parte di Libera nos a malo, questo brano può costituire la pietra angolare a partire dalla quale affrontare la lettura. Anzitutto, dato il carattere di descrizione e di cronaca a ritroso del libro, risulta essenziale sgombrare il campo da equivoci interpretativi. Sarebbe infatti sbagliato sacrificare la variegata complessità degli elementi evocati, subordinando l’insieme a una visione ristretta di realismo. In essa rimarrebbero esclusi numerosi aspetti. Esiziale risulterebbe non riconoscere le molteplici attestazioni di vita popolare, l’allusività e la significazione ambientale, di cui invece è impregnata l’opera. Occorre altresì sottolineare che Libera nos si mantiene lontano sia dalla fedele ricostruzione naturalistica cara alla tradizione verista, sia da esplicite influenze neo-realiste. Contro il naturalismo gioca un’orchestrazione che tiene aperto il nucleo di realtà intorno a cui ruotano le vicende narrate; l’insieme di idee e di sentimenti esposti non si conchiude mai in se stesso, ma è di continuo attraversato da ciò che ad esso è estraneo, da cose e avvenimenti che fanno parte di altri mondi. In verità, l’interesse per il paese, per gli usi e costumi locali, non sembra derivare da un semplice ripiegamento sulle proprie origini popolari e contadine, ma rappresenta più coerentemente un modo per contrastare il progressivo, inarrestabile azzerarsi di ogni identità individuale e collettiva. È peraltro bandito ogni richiamo di retroguardia a ripristinare una civiltà in irreversibile declino, anche se in essa sono contenute le stratificazioni di un universo in cui ognuno, ben più che compagno, era fratello, uterino germano di ogni altra persona. (altro…)