Luigi Fontanella

Lettera all’autore #4. Lo scialle rosso, Luigi Fontanella

Caro Luigi,

nel leggere il suo Lo scialle rosso, quel che, tra le altre cose, mi colpisce, sono le sue Note dell’Autore, che, pur presentandosi come delle semplici note esplicative o chiarificative dei testi, rivelano altro. Infatti, in alcuni passaggi, sono delle vere e proprie prese di posizione teoriche che indicano la poetica sottesa ai testi. Io, come lei, ritengo che sia compito non secondario del poeta quello di poter, anzi di dover, dire in maniera consapevole e intelligente sui suoi testi, perché la poesia non può essere nulla di ingenuo e d’inconsapevole. Essa è una atto artistico e conoscitivo insieme e il poeta, se nell’atto generativo è passivo, nel momento della composizione è e deve essere consapevole di quel che sta producendo. Riscontrarlo nel suo libro mi ha colpito e confortato sulla possibilità e la necessità di una scrittura poetica che, pur rispettandone le radicali differenze, non smetta mai di dialogare con la teoria.

Inoltrandomi nei nove poemetti che compongono il suo libro, mi è sembrato d’immergermi in un flusso di lettura, di parole e d’immagini che si muovono lungo diversi sentieri che aprono a vere e proprie dimensioni ulteriori, tra loro dialoganti. Vi è un continuo muoversi nello spazio, i vari poemetti e narrazioni in versi si aggirano lungo lo spazio geografico dei tanti luoghi che ha incontrato nei suoi viaggi e soggiorni e, al tempo stesso, percorrono lo spazio immateriale della memoria. Le dimensioni del tempo e dello spazio si confrontano nella radura della parola con una forza calma e discorsiva, che non toglie nulla alla potenza della visione e dei versi ad essa legati, ma, anzi, li amplifica in un’eco che riverbera in chi legge fino a toccarne le corde più profonde. Potrei azzardare che una cifra del suo dettato poetico in questi testi – diversi per tematiche, tempi e occasioni di composizioni – sia una forma poetica della distensio animi di agostiniana memoria, un’esperienza del tempo soggettiva e radicale, in cui il tempo non è più solo cronos ma si fa aion, forza vitale e durata, e kairos, occasione propizia. Diventa un protrarsi dell’anima nel passato che si trasforma in trasfigurazioni e visioni che proprio la forma distesa del poemetto, con il suo filo narrativo nascosto e con le accensioni e le pause che gli sono proprie, favorisce. I luoghi quindi sono al tempo stesso luoghi geografici e luoghi dell’anima, sono sia protagonisti, sia occasione e sfondo del dramma lirico che di volta in volta si accende. E qui mi sembra ci sia un aspetto che si fa vera e propria cifra del suo dettato poetico e che diventa palese nell’ultimo poemetto del libro, Canto del distacco, in cui, come anche lei richiama nelle note, vi è un salto qualitativo del rimembrare, in quanto il ricordo, reso preciso dai frammenti che punteggiano questo vero e proprio diario poetico, non è un semplice ricordare o il rammemorare che si fa parola poetica, ma esso diventa un immaginare e di conseguenza un reinventare il passato, contro la furia del tempo che travolge ogni cosa. Quindi è sì un proustiano ricercarlo o rivederlo, ma, anche e soprattutto, un vederlo per la prima volta, quindi un inventarlo, un trasformarlo da com’è, o meglio come fu, a un come sarà o meglio a come dovrebbe essere. E in questo passaggio mi sembra che la dimensione del sogno, richiamata opportunamente da Paolo Lagazzi in prefazione, sia il segno di questa produzione di immagini che rifondano la visione poetica e la rendono nuova, inaudita, una consapevole illusione (Sono già/ seduto nel treno, spalle rivolte/ alla mia destinazione, mentre/ davanti ai miei occhi socchiusi/ tutto vertiginosamente regredisce, sfuma/ e ai fa sogno/ oblìo/ ombra/ aria/ illusione). Nei versi che chiudono Efemeridos, nelle spalle rivolte alla sua destinazione, che è poi la destinazione di ogni vita, in cui tutto regredisce in un sogno e nell’oblio, vi è una sintesi mesta e ferma di un’intera esistenza, che però coinvolge sia il singolo, l’io lirico in questo caso, ma sembra aprirsi ad una meditazione comune. In questo passaggio mi sembra di cogliere la lettura benjanimiana dell’angelo della storia di Paul Klee, sul senso umano del tempo e della memoria, del viso dell’angelo che è rivolto al passato mentre è implacabilmente sospinto nell’ignoto del futuro dalle forze che muovono la storia e le nostre vite. A questo proposito non mi sembra essere un caso che i suoi poemetti siano popolati da persone, figure, personaggi della sua memoria personale – su tutte la figura paterna, protagonista di un vero e proprio dramma nel e del ricordo – ma anche animati da molti e intensi riferimenti letterari, in un dialogo costante con la tradizione, che è continuamente ripensata e ridetta. La poesia, dunque, ha il compito di creare simboli e segni che dicano ciò che si mostra dal profondo e che reclama di esser detto in maniera originaria. Nel poemetto che dà il titolo alla raccolta, ad esempio, il simbolo, in questo caso lo scialle rosso, viene usato in maniera estensiva e intensiva al tempo stesso. Estensiva perché copre, nel suo volteggiare dai primi versi, l’intero svilupparsi del poemetto, accompagnando le varie figure e personaggi che lo animano; intensivo perché nei versi finali si fa cifra, segno della condizione esistenziale e si palesa addirittura come farmaco, come cura ai dolori, alle cicatrici della vita, trasformandosi in un sole altro che tutto illumina e che porta con sé l’anima di chi scrive ( È tardi, ormai./ Vento e pioggia hanno spazzato via/ tutti e tutto./ … avvolgiti, anima mia,/ in quello scialle rosso/ vola fino ad un altro Sole,/ questo/ che oggi scioglie i nostri corpi le nostre dita/ i nostri pensieri le nostre ore/ sotto uno stesso cielo di mani e di mari, sole/ che cicatrizza/ ogni dolore/ ogni ferita.). Ecco, caro Luigi, mi sembra che la sua sia una vera e propria operazione mito-poietica, compiuta con un linguaggio volutamente piano e colloquiale, con rare ma significative accensioni, che, oserei dire, prende per mano il lettore e lo conduce, con un canto sommesso, ma fermo. Una malia che però non si slabbra mai, ma conserva una sobrietà di fondo che si fa vera e propria sostanza etica, che è la sostanza ultima di ogni vera poesia.

La saluto con profonda stima e in amicizia.

© Francesco Filia

 

Luigi Fontanella, Lo scialle rosso, prefazione di Paolo Lagazzi, Moretti e Vitali, 2017.

Il poeta-internauta – prof. Luigi Fontanella (Firenze 11-12/02/2011 – “Our digital Renaissance”)

[Intervento del Prof. Luigi Fontanella a proposito di poesia digitale, tenuto al Convegno Internazionale “Our Digital Renaissance“, Firenze, 11 e 12 novembre 2011.]

IL POETA-INTERNAUTA: LA POESIA ITALIANA NELL’ERA DIGITALE

Con questa relazione mi propongo di offrire alcune riflessioni schematiche sulla poesia italiana di oggi, così come essa viene elargita e fruita in àmbito digitale/telematico. Allo stesso tempo vorrei presentare una campionatura emblematica di alcuni siti prettamente finalizzati a questo scopo; una campionatura forzatamente essenziale, in quanto dettata da esigenze di economia del mio scritto, risultando, tra l’altro, il panorama cosiddetto internautico (uso questo termine prendendolo in prestito da una Nota amicale che mi ha inviato Roberto Corsi), oggi come oggi, alquanto alluvionale. Il termine internauta è ovviamente un neologismo composto da inter[net] e dal latino nauta, a sua volta derivante dal greco nautes (navigante); dunque “internauta” è chi naviga nella rete, ossia colui che si muove nel ciberspazio, ambiente elettronico in cui spazio e tempo sembrano azzerarsi.
Facendo un piccolo passo indietro, mi sembra opportuno partire da un’asserzione contenuta in un saggio di Cesare Segre, Critica e testualità, scritto in anni recenti.

La cultura multimediale sta operando una grande polverizzazione dell’insieme di testi che noi chiamiamo letteratura, Un’intera letteratura nazionale può essere ridotta e polverizzata in CD-Rom, in base a scelte delle opere e dei brani che possono risultare condanne a morte di quanto è stato omesso; un’opera può essere polverizzata anch’essa in CD-Rom, con grande vantaggio degli studi lessicali e dei raffronti intertestuali, ma cancellando l’unità e la personalità del testo. Se si passa a un panorama più ampio, sappiamo che Internet ci offre una miriade, un polverone di notizie non verificate né inserite in un rapporto razionale; uno spirito ben attrezzato saprà trarne gli elementi genuini in funzione di una qualche ricerca, e anche qui i profitti conoscitivi non devono certamente essere taciuti; ma va pure detto che la massa dei lettori piomberà nell’atonia e alla fine nella disperazione per l’incapacità di scegliere. (Cesare Segre, Critica e testualtà, nel volume La lotta con Prometeo, a cura di Luigi Ballerini, Gay Bardin e Massimo Ciavolella, Firenze, Edizioni Cadmo, 2000, p.19)

L’illustre studioso lanciava quest’allarme poco più di un decennio fa indirizzandolo, in particolare, a critici e a filologi, constatando, con l’avvento di Internet e il suo sempre più preponderante (prepotente) dominio negli strumenti sia di ricerca sia di creatività letteraria, lo sbriciolamento del discorso, ridotto, a suo dire, a “vaniloquio”. Ancora Segre: “ Vien fatto di pensare che la parola discorso è molto vicina a chiacchiera, vaniloquio, persino a sproloquio”(cit., p.19).
Ciò che Segre paventava è – ben si sa – ormai diventato realtà quotidiana e, riferendomi qui precipuamente al campo della creatività poetica, è proprio la poesia – più di ogni altro genere letterario – a essere (stata) penalizzata dall’esplosione di Internet. Sono nati ovunque in tutta la nostra penisola (e nel mondo intero) blog, siti web, portali, case editrici virtuali, ebooks, e circuiti digitali di vario genere che, se da un lato hanno portato la poesia a una divulgazione “cosmica” e pluriparcellizzata, dall’altro le hanno fatto perdere inesorabilmente il suo carattere di esperienza privata, esclusiva; quella, insomma, che un importante poeta della mia generazione ha recentemente definito “un’esperienza segreta e segregata, difficile per natura” (Milo De Angelis, No, il dibattito no. La poesia è esperienza segreta, in “ Il Venerdì di “Repubblica”, n. 1216, 8 luglio 2011, p. 118).
Eppure, almeno apparentemente, tutta questa parcellizzazione internautica ha fatto sì che la poesia uscisse dai suoi “antri” occulti ed entrasse nella vita di tutti i giorni, che la si sentisse parte della nostra quotidianità, che la si fruisse facilmente al semplice click di un tasto, con buona pace di non pochi poeti che – a ragione o a torto – considerano gli effetti di questa sua “mondanizzazione” assolutamente deleteri. La questione è aperta anche perché siamo di fronte a una fenomenologia espressiva ancora ai suoi albori, benché già preponderante, e che forse non può essere ignorata con un’alzata di spalle.
Dunque, più che (o prima di) trinciare giudizi e/o lanciare anatemi su un fenomeno ancora in-progress, credo che il vero studioso di poesia, il poetologo – se mi è lecito usare questo lemma un po’ enfatico – dovrebbe innanzi tutto valutare questa nuova forma di divulgazione (di avvicinamento) della poesia, anche perché essa – come mi scrive un poeta attento al network della creatività in rete – “ non può non suscitare interesse, anche perché la possibilità di proporre la poesia, ma più in generale la letteratura, attraverso il mondo digitale è un’opportunità mai avuta prima, che allarga a dismisura le opportunità per tutta la gamma degli scrittori, dai più giovani e inediti autori ai più anziani che magari hanno già pubblicato libri importanti con editori importanti e che colgono la potenza della rete nel diffondere, oltre le limitate distribuzioni cartacee, la loro poesia. Dall’altra parte il libero accesso alla rete, la facilità con cui è possibile realizzare un blog dove esporsi ed esporre le proprie tendenze culturali e poetiche, implementa purtroppo anche la quantità di poesia diaristica e immediata, estemporanea, che rischia di inquinare il lavoro serio ed accurato di molti poeti” (Roberto Maggiani, http://www.larecherche.it).
Siamo già all’epicentro di questa problematica. I vari blog permettono di “circuitare” libri di poesia esclusi dall’editoria cartacea; alcuni di loro (ne accennerò tra breve) nascono all’interno di gruppi ben funzionanti dentro i quali si aggregano intere comunità di scrittori fra le più disparate (e talora disperate) che, pubblicando in rete i propri versi, possono scambiarsi reciprocamente idee e opinioni, giudizi e consigli.
Siamo, in definitiva, di fronte a un mare sterminato di voci nel quale – lo aveva ben indicato Segre nell’asserzione da me citata – è facile smarrirsi, in quanto ogni cosa si affastella disordinatamente, l’una sull’altra, l’una dentro l’altra, l’una contro l’altra, e vengono vanificati i concetti di scelta e di valore effettivo di un testo.
Chi decide pertanto di esporre la propria creatività in rete rischia, in effetti, di trovarsi relegato ai margini o frammischiato dentro un mondo poetico diseguale, caotico, del tutto effimero, spesso mediocre dal punto di vista qualitativo, e la cui immediata autogratificazione è l’unica cosa che conta ma che ruota sterilmente attorno a se stessa.
E tuttavia, pur in mezzo a questo mondo estremamente composito e transitorio, ci sono alcuni aspetti positivi per chi decida di rendere visibili e fruibili i propri testi online. Ne elenco succintamente alcuni.

a) La possibilità che, pur nei gorghi della scrittura in rete, un poeta dotato, magari alle prime armi, abbia la possibilità di pubblicare (di rendere pubblica) la propria poesia, evitando piccoli editori (molto spesso da sottobosco) che regolarmente si fanno pagare i libri o libracci che vanno stampando.
b) La possibilità di essere recensiti sia nello stesso blog presso cui hanno esposto i propri testi sia in altri blog ad esso collegati (una delle caratteristiche di questi siti è che quasi tutti hanno una sezione denominata links che, di fatto, moltiplica la rete di ricezione-e- risposta). Quest’ultima peculiarità arricchisce culturalmente quel sito, e quel poeta che vi ha “pubblicato”, grazie a un suo carattere che qui potrei definire pedagogico in quanto chiunque, dopo aver letto i testi presentati in quel sito può esprimere commenti personali, osservazioni critiche, suggerimenti, talora provenienti anche da poeti affermati o di maggiore esperienza. Insomma, attorno a quei testi online, si materializza (virtualmente e concretamente allo stesso tempo) un vero e proprio “dibattito”, parola molto in auge qualche decennio fa fra gli intellettuali italiani engagés, ma che oggi sembra nettamente ripudiata da alcuni poeti affermati (si veda il titolo del pezzo relativo a Milo De Angelis prima riportato).
c) Un altro aspetto positivo, infine, è che quel sito che ospita i testi di Tizio o Caio – se ha alle spalle un’equipe seria e preparata – generalmente vaglia rigorosamente i materiali inviati, dando consigli e suggerimenti, realizzando, di fatto, un vero e proprio editing di quei testi all’interno del ciberspazio. Con il risultato – sia pure illusorio, ma tant’è: non vive la poesia di “illusioni” in questo caso telematiche? – che quel Tizio e quel Caio, in questa Ipotetica Repubblica Virtuale della Poesia, si sente partecipe e protagonista.
Tutto ciò, ovviamente, si articola esclusivamente all’interno di un sistema informatico nel quale fornitori e fruitori di poesia sono sempre e comunque le stesse persone. Il pubblico della poesia – come recitava il titolo di una nota antologia di tanti anni fa a cura di Berardinelli e Cordelli – è in effetti costituito e utilizzato dagli stessi poeti-internauti. Molti dei quali – mentre un tempo perlomeno acquistavano e leggevano i libri dei loro colleghi – ora, con l’avvento della tecnocrazia ciberspaziale, si limitano a trascorrere ore e ore davanti a uno schermo a chattarsi reciprocamente i propri versi e versacci, aumentando in modo elefantiaco il mondo degli scriventi a danno di quello dei leggenti. Ma questo dell’aumento a dismisura dello scrivere a danno del leggere è un altro problema che meriterebbe d’essere discusso più ampiamente a parte.

* * *

Mi soffermo ora a puro titolo esemplare – nell’impossibilità di fornire una rassegna completa – su una dozzina di siti che non solo a me sembrano tra i più significativi ma che hanno anche alle spalle già vari anni di rispettabile attività. Chiedo anticipatamente
scusa della mia sintetica elencazione dovuta a questioni di pura economia espositiva. Del resto il panorama, come ho detto all’inizio, è assai vasto e qualsiasi scritto su questo argomento non potrebbe mai essere esaustivo.
Parto proprio da un poeta e critico toscano (nativo di Viareggio) che stimo al quale, fra l’altro, rivolgo i miei ringraziamenti per la cooperazione offertami in occasione della stesura di questa relazione.

DEDALUS, sito curato da Ivano Mugnaini: http://www.ivanomugnaini.splinder.com
Oltre a essere uno dei siti più interessanti, Dedalus – da non confondere con Le reti di Dedalus ( http://www.retididelaus.it), rivista online, molto importante, del Sindacato Nazionale Scrittori – si occupa, tramite direttamente il suo fondatore-autore-redattore, di libri e testi letterari della scena contemporanea italiana. Affianca testi di poeti e narratori già noti ad altri di autori giovani ma già in possesso di uno stile personale ben individuabile e con ottime prospettive di crescita. A detta di Mugnaini, tale abbinamento non è effettuato allo scopo di creare una omologazione e un “appiattimento”, quanto, piuttosto, per far sì che giovani autori possano beneficiare della vicinanza con autori di livello. Il pubblico dei lettori ha poi, volta per volta, colto le caratteristiche di ciascun autore e degli scritti presentati in rete, interagendo tramite commenti che spaziano dal puro telegrafico apprezzamento a vere e proprie “contro recensioni” in cui i visitatori hanno fornito un forte e deciso feedback, manifestando e soprattutto motivando sia la propria condivisione dei contenuti pubblicati sia la propria contrarietà e le proprie specifiche obiezioni. Il sito Dedalus ha un taglio essenzialmente letterario, a meno che la discussione riguardante un libro o un testo non porti a concentrarsi su fatti di cronaca o politica. È tuttavia possibile ricavare indirettamente, tramite la scelta dei libri e degli autori presentati, la “filosofia” di base del sito, mirata a privilegiare quei testi che sono attenti alla dimensione sociale, attenti, cioè, a quei valori profondamente umani, contro violenze e sopraffazioni, favorendo, in definitiva, un effettivo dialogo e la ricerca di una dimensione interiore. I testi che appaiono in Dedalus sono preceduti da uno scritto introduttivo – perlopiù di tipo recensorio del curatore stesso: veri e propri “medaglioni critici” (auspico che Mugnaini possa e voglia raccogliere i più significativi in un volume), il cui scopo e valore consiste, soprattutto, nell’invogliare il fruitore a ulteriori letture di altri testi di volta in volta proposti.

LaRecherche (www.larecherche.it), cui ho già fatto cenno, sito nato da un’idea di Giuliano Brenna e Roberto Maggiani, creato appena quattro anni fa, offre l’opportunità a scrittori noti e non noti, di rendere immediatamente fruibili opere intere altrimenti invisibili nel panorama editoriale italiano. LaRecherche è prima di tutto un luogo di lettura che sfrutta la rete e la sua capillarità a sostegno di una rinnovata concezione più democratica del sapere e della creatività letteraria, dove chiunque può pubblicare (telematicamente) i propri scritti. Ovviamente in questo “chiunque” è insito anche il pericolo di un certo qualunquismo o di un affastellamento letteralmente scriteriato (non da intendersi, però, in senso derogativo). Altro pericolo: il sito ha reso pubbliche molte voci validissime (Bettarini, Buffoni, Calandrone, Maleti, Pecora, ecc.), ma a cadenze a mio avviso troppo strette e con un effettivo affollamento che rischia di essere asfissiante. Va comunque dato il merito a questo sito d’essere una sorta di gigantesco laboratorio in costante fermento e che dà spazio effettivamente a tutti. Un laboratorio – a detta di Maggiani – che vuole essere anche un punto di riferimento per tutti, scandito in varie sezioni: Intervista a; Poesia della settimana; Recensioni; Altri autori e testi proposti; Libri liberi (sezione dedicata agli eBook). Un altro merito è costituito dall’iniziativa – lanciata di recente – di incontri reali, effettivi tra gli scrittori: un modo per conoscersi meglio e scambiare idee-scritture-letture intorno a un tavolo. Ancora Maggiani: “È nostra intenzione rimescolare le acque, non per intorbidirle ma per avvicinare scrittori già affermati e di grande esperienza con scrittori esordienti, ancora ai primi tentennamenti, ma dei quali è evidente un cammino verso una scrittura eccellente (…). LaRecherche è in fase di continuo sviluppo; spesso modifichiamo le applicazioni e le caratteristiche del sito e le sue funzionalità in base alle esigenze che ci segnalano gli utenti. Un sito, dunque, in continua evoluzione, che si adatta e si modella, nella sua usabilità, alla comunità che lo abita.”

Clepsydra Edizioni (http://www.clepsydraedizioni.com), sito che ha la specificità di pubblicare sillogi di autori che devono pervenire in forma anonima al fine di evitare discriminazioni. Un comitato di redazione valuta i testi ricevuti e infine ne decide la pubblicazione (o meno) in forma di un ebook.

La poesia e lo spirito (http://lapoesiaelospirito.wordpress.com): è un blog – come si legge nella “autopresentazione” – “collettivo di letteratura e società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico e politico. La redazione si propone di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell’alterità, in una accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Insomma, uno strumento di cambiamento e di trasformazione delle strutture di potere, spesso ingiuste e indegne dei valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.”

Poesia 2.0 (http://poesia2punto0.com), è un sito collettivo che si articola in varie rubriche, tra cui “poesia contemporanea”, una mappatura di testi, eventi, luoghi e autori di poesia. Un’altra rubrica, abbastanza innovativa, si intitola “Poesia condivisa”, nella quale un autore-collaboratore propone ai lettori un altro autore che stima in modo particolare. Nella rubrica “Parliamone” si apre un dibattito con i lettori su argomenti che spaziano dall’ambito letterario a quello sociale.

Via delle belle donne (http://viadellebelledonne.wordpress.com) è un sito così chiamato dal nome eponimo di una via fiorentina, la cui caratteristica è di avere una redazione composta prevalentemente da donne autrici e critiche di rilievo. L’approccio è molto diversificato, anche considerando che ciascun redattore ha facoltà di presentare autori, libri, e testi affini ai gusti, piuttosto vari, della redazione. Ne risulta un blog molto seguito, con un taglio non restrittivamente critico ma divulgativo, il cui intento è di allargare il pubblico della poesia, coinvolgendo anche persone non strettamente “addette ai lavori”.

Cito poi di seguito, schematicamente – scusandomi -, almeno Absoluteville (http://www.absolutepoetry.org), sito curato da Lello Voce, tecnicamente piuttosto evoluto, con grafica adeguata e un canale multimediale per le video-performances; Poetarum Silva (https://poetarumsilva.wordpress.com, sito collettivo ben impaginato, abbastanza seguito, rivolto in particolare ad autori giovani, con un taglio innovativo e informale; FARE POESIA (http://farepoesia.blogspot.com ), rivista online di poesia e arte sociale diretta da Tito Truglia; Rebstein, blog di Francesco Marotta nel quale oltre al rigore scientifico risalta l’impegno sociale e di conseguenza politico; Ippocrene (www.ippocrene.com), ideato e diretto da Ugo Entità, composto di varie sezioni molto invitanti. Il nome Ippocrene fa riferimento alla “Fonte del Cavallo” che zampillava dal monte Elicona in Beozia, fatta scaturire da un calcio del cavallo Pegaso; fonte consacrata alle Muse e ad Apollo, la quale dava l’ispirazione poetica a coloro che bevevano delle sue acque.

Cito infine – ma non alla fine – il sito ULU-LATE (http://www.ulu-late.com) curato da Liliana Ebalginelli, molto suggestivo e accattivante, attento allo sperimentalismo neoavanguardistico, così come lo è lo stesso blog di Roberto Corsi, che, pur non essendo gestore di alcun sito specifico, va comunque menzionato come una sorta di “stazione di transito e di smistamento” sia per il suo stesso lavoro creativo sia per quanti poeti-internauti operano in àmbito telematico (http://robertocorsi.wordpress.com). A tale proposito non posso tacere – visto che siamo qui a Firenze – l’enorme, stratificato lavoro di due poeti e operatori culturali fiorentini: Franco Manescalchi e Massimo Mori. Il primo è presidente dell’Associazione “Novecento – Poesia, centro di studi e documentazione” a cui fa capo Pianeta Poesia (www.novecentopoesia.it), ben coadiuvato da Liliana Ugolini, Annalisa Macchia e Giuseppe Panella. Pianeta Poesia, fondato esattamente vent’anni fa, ha avuto ed ha tuttora lo scopo di creare una rete di promozione nazionale di scrittori affermati ed emergenti e, al contempo, organizzare seminari, incontri con l’autore, corsi di aggiornamento, iniziative editoriali, ebooks e altre proposte nel campo della poesia multimediale, quest’ultima con l’attiva cooperazione di Liliana Ugolini, promotrice a sua volta di non poche iniziative, anche in campo interdisciplinare fra teatro e poesia, qui a Firenze e in tutta Italia. L’intera attività di Pianeta Poesia è fra l’altro documentata in tre volumi di Atti; cito, in particolare quello curato nel 2005 da Manescalchi e dalla Ugolini.
Massimo Mori è non soltanto, già da parecchi anni, l’intelligente direttore artistico dello storico Caffè Giubbe Rosse, ma è anche un importante artista e poeta performativo, “voce in movimento”, insomma – come avrebbe detto Adriano Spatola – un poeta totale. In questi ultimi anni ha fondato l’Associazione Olistica Nuovo Orizzonte (www.nuovorizzonte.it) che organizza letture, incontri e seminari tematici, nella cui sede è nata anche la Scuola di Tai Chi Chuan e di Chi Kung, della quale Mori è direttore.
Mi sia concesso, in chiusura, ricordare che anche “Gradiva” la rivista internazionale di poesia italiana da me diretta fin dal 1982 (www.italianstudies.org/gradiva) ha dall’anno scorso aperto le porte anche alla creatività multimediale, digitale e prodotta attraverso cd e dvd. Mi riferisco alla sezione curata da Luigi Cannillo, intitolata Oltre Margine. Poesia da vedere e ascoltare, che negli ultimi numeri della rivista (37-38, 39-40) ha presentato il lavoro dei seguenti poeti: Milo De Angelis, Valerio Magrelli, Umberto Fiori, Ida Travi e il gruppo musicale Pane.
Ora, tornando circolarmente a quello scritto di Cesare Segre, da cui ho tratto quella “minacciosa” citazione iniziale, si può, dato il carattere assolutamente diversificato, labirintesco, talora effettivamente mediocre, ma, allo stesso tempo, anche a suo modo didattico, informativo ed espansivo dell’attuale poesia digitale, si può, dico, forse solo in parte concordare con la sua agghiacciante conclusione, che qui riporto esclusivamente allo scopo di riflettere sulle quelle che sono e saranno le magnifiche sorti e progressive della nostra letteratura.

Sarebbe lecito concludere che l’uomo d’oggi avendo rifiutato padri e maestri [letterari], fedi e ideologie, sta dibattendosi in un mondo dove ogni notizia ha lo stesso valore dell’altra, dove, ignorando qualsiasi giudizio morale, tutto è diventato uguale a tutto, e non esistono verità ma opinioni, egualmente disponibili a dibattiti o battibecchi senza bussola: un mondo di polvere, da cui magari qualche riflettore ben puntato può trarre qualche effimero brillio. Non ci si rende conto che questa polvere è probabilmente quella a cui tutti ritorneremo: “ pulvis et umbra”. Il più tardi possibile. (Segre, cit. p. 20).

LUIGI FONTANELLA
State University of New York, ottobre-novembre 2011

Luigi Fontanella è ordinario di lingua e letteratura italiana e direttore del programma d’Italiano presso la State University di New York. Poeta, critico e narratore, i suoi titoli più recenti sono Pasolini rilegge Pasolini (Archinto, 2005, tradotto in varie lingue); L’azzurra memoria (Moretti & Vitali, 2007); Oblivion (Archinto, 2008); Controfigura (romanzo, Marsilio, 2009), L’angelo della neve. Poesie di viaggio (Mondadori, Almanacco dello Specchio, 2010), Soprappensieri di Giuseppe Berto (Aragno, 2010). Di imminente uscita Bertgang (poema narrativo, Moretti & Vitali, 2012). Dirige la rivista internazionale “Gradiva” ed è presidente della IPA (Italian Poetry in America).
luigi.fontanella@stonybrook.edu