Lucía Etxebarría

Lucía Etxebarría, COSMOFOBIA (recensione di Anna Toscano)

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Lucía Etxebarría, COSMOFOBIA, Guanda, Parma, 2008,  Euro 16,50  

Cosa vuol dire quando un romanzo è un bel romanzo, quali canoni gli applichiamo, quali canoni scegliamo di applicare. Ci sono romanzi che sono belli e basta, di quel bello che per quasi quattrocento pagine il naso rimane incollato alla carta e che appena finito lo regali a un’amica perché spiegarlo sarebbe troppo complesso. Ecco, i libri di Lucía Etxebarría fanno questo, inchiodano con passione. L’autrice di “Amore, prozac e altre curiosità” ha ampliato il tema di quel romanzo dove trattava di amore, disamore e malinconia, per applicarlo su una strabiliante mole di personaggi. Perché è la gente a far da padrone in questo libro, una quantità di gente di origine, religione, estrazione, età, sesso e gusti così diversi da formare un carosello vorticoso. L’unico elemento che accomuna tutti è Madrid, e tutti i personaggi passano attraverso il popolarissimo quartiere Lavapiés: nelle vie che lo circondano si intrecciano i destini di molti, con un sottofondo di sapori, odori, colori, costumi e usanze. Ci sono bambini che frequentano la ludoteca del quartiere e tutto il mondo adulto che li circonda, come ci sono, nella sala accanto, le donne del centro di autoaiuto. Sono storie narrate in prima persona, interviste e confessioni di gente povera, poverissima, immigrati, clandestini ma anche artisti, scrittori e gente ricchissima.

Dire che è un romanzo multietnico sarebbe riduttivo, interetnico è più appropriato perché qui le persone interagiscono, non rimangono chiuse nella loro identità culturale.

È un mondo colorato e spesso triste, di quella tristezza che permea le mille ipotesi controfattuali di chi non si sente in pace col presente. Una sorta di affresco dove l’infelicità non è appannaggio solo di chi vive con poco, ma soprattutto di quella classe che tutto può, molto arraffa ma nulla stringe.

I destini si incrociano, per far emergere una fatica quotidiana così reale e vera. Ciò che rende così concreto il tutto è l’esatta coscienza di ognuno nella propria infelicità di sentire “dentro di sé, palpitante, la possibilità di essere felice”.

Forse non è solo un romanzo questo “Cosmofobia”, è una sorta di destini confessati e dichiarati usciti dalla stessa penna. Nulla è in formazione, è un romanzo del divenire e del dipanare del destino. Una scrittura rapida, veloce, compatta quella di Lucía Etxebarría, che non indugia sul male altrui ma lo pennella con colori cangianti, come i muri color canarino di una camera da letto.

Un libro da leggere, per guardare agli altri nelle infinite sfaccettature della sorte.

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© Anna Toscano