luca sossella editore

I poeti della domenica #117: Andrea Inglese, Non accade

distrazione

I poeti della domenica #117: Andrea Inglese, Non accade (La Distrazione, Luca Sossella editore, 2008)

Non accade. E intanto passano
le minuscole cose, e ad esse
ti attieni, spiando gradazioni
infime di colore, infami, vuote.

Non giunge. L’equilibrio è buono,
aprendo la bocca l’aria vi entra,
respiri, guardi lontano, fermo
sulle due gambe, e le muovi.

Non avviene. Intanto vanno,
di ora in ora, con un delicato
meccanismo di strazio, i giorni:
siedi e ti alzi, cambi di tasca
le chiavi, perché non scavino
dentro la tela, passi la spugna
sul tavolo, rivolti una maglia,
guardi ad uno ad uno i gradini
o in alto la flessione dei rami
con l’ultima luce e sembra
il raggio fare di ogni fine
una cosa solenne. Non era questo.

Ma quelle storie monche,
rade, filtrate in inverno
attraverso muri e pareti,
hanno a lungo preparato
un sogno: verrà l’unica viva
sorte a devastare di nuovo,
verrà guastando ogni misura
di calma e di conforto,
per ricomporre il piccolo vivere nostro
dentro i ferocissimi mali
del mondo. E sentiremo, quel giorno,
ampio come un pianeta l’attimo
e il passo, e la difficoltà
ad ogni metro di non cadere.

*

© Andrea Inglese

 

Una frase lunga un libro #70: Carlo Bordini, Memorie di un rivoluzionario timido

bordiniintera

Una frase lunga un libro #70: Carlo Bordini, Memorie di un rivoluzionario timido, Luca Sossella Editore, 2016, € 10,00

*

Il problema di ogni reduce. Lui crede che ha cambiato il mondo facendo la guerra, e invece il mondo è cambiato in pace, nel costume, ecc.. Ci sono altri dischi, le ragazze portano altri vestiti

All’inizio di questo libro, tra le avvertenze al lettore, Carlo Bordini scrive:

Tutte le irregolarità grafiche, grammaticali, ortografiche e sintattiche sono quindi volute. Mi riferisco ai capitoli che terminano senza punto, all’uso arbitrario delle maiuscole e delle minuscole, alle irregolarità nella punteggiatura, alle parentesi quadre, alle parole deformate; tutti accorgimenti volti al perseguimento di un impasto musicale fatto di dissonanze. Non si tratta infatti di refusi ma dell’uso di un linguaggio deformato, di cui ho creduto necessario servirmi per cercare di superare la piattezza dell’italiano televisivo su cui si basa il linguaggio letterario contemporaneo e per creare un impasto sospeso tra il sogno e la realtà.

Bene, c’è un’altra avvertenza che fa il recensore e che è molto semplice, riguarda il modo di porsi davanti alle pagine di questo romanzo autobiografico, ovvero di abbandonare la rigidità (non solo quella formale e lessicale) che pone l’occhio come primo ricettore delle parole scritte; per leggere bene il libro di Bordini bisogna aprire da subito anche le orecchie, bisogna immediatamente ascoltare la musica che viene già dalla prima parola, bisogna sdraiarsi o stare in piedi, bisogna aver cura della maniera che più ci consentirà di seguire il ritmo, perché se si indovina quel ritmo, il ritmo di Bordini, si comprenderà davvero ciò che questa storia personale rappresenta, un pezzo della storia di tutti noi. Leggere poi è sempre un fatto di ascolto, lo abbiamo imparato anche con le poesie di Bordini, tra gioco e profondità, abbiamo imparato l’ampia visione e la prospettiva, il campo lungo, lo sguardo profondo; le regole di Bordini sono le stesse, per niente rigide, sono flessibili e conducono alla scoperta.

Bordini racconta un numero congruo di anni della sua vita e di questo paese. Racconta senza paura l’incapacità d’amare, la sua. Che poi è comunque una capacità, ma irrealizzabile sulla distanza. Il narratore ama ma è più felice in certi momenti d’assenza, ama ma soffre, a volte non respira. Il nostro narratore non è mai sereno, scappa – naturalmente – ma sempre da se stesso. È in perenne lotta col sentimento e con la lucidità, è un scompenso ambulante, che tra timore e panico fugge, ma comunque non smette di cercare, e se non è l’amore è una carezza, e se non è un letto di una notte è il chiarore di un riparo. La ricerca continua di una spiegazione a ciò che non si spiega, che non è l’amore ma la sua completa accettazione, viverlo senza recare dolore. E invece si fugge la serenità appena la si intravede. E questo è un punto. Ci sono poi i viaggi all’estero, che era un altro viaggiare, un viaggiare sul serio, alla ricerca di tutto e di niente. Sono gli anni cinquanta, sessanta e settanta. «Tanto il romanzo finisce nel ’75. Tra non molto». La Svezia, in tanti a dormire in una stanza, le donne, gli scambi, i lavori nelle cucine, tutto era una continua scoperta. La Germania, avanti e indietro dall’Italia, per amore o altro, non importa. Trovare i soldi e ripartire di nuovo. Gli studi, le difficoltà, l’abbandono e la ripresa. La psicanalisi. L’ansia e il dolore, e poi la politica. Bordini e il Pci, Bordini trotskista, Bordini che raccontando questo aspetto importante della sua vita ci racconta un pezzo della nostra storia politica. La cosa bella, e qui conta la scrittura, è che il punto di vista è sempre personale ma lo sentiamo come collettivo. Comprendiamo Bordini quando abbandona il partito, capiamo le sue critiche ai dirigenti, li vediamo molto chiaramente quando li descrive, riconosciamo quelli che sarebbero venuti dopo, a non concludere come tutti gli altri. Bordini a Roma, Bordini alle manifestazioni, Bordini a Torino vero organizzatore. A Torino dove svolge vari lavori, la Torino delle fabbriche, delle lotte. Le città che cambiavano, le università, le lotte, il ’68.

Il giocattolo lo uccise il ’68 con tutta la sua carica di crudele novità, la crudele carica non prevista da nessuno, che scardinava tutti gli schemi, creava basi per futuri sociologi e futuri rivoluzionari, anche se nessuno se ne accorse perché lo rivestirono subito con un cappottino di vecchio rivoluzionario, gli misero in mano un fucile e una stella rossa sul berretto, cercando di esorcizzarlo e sussurrandogli: è vero che vuoi bene al papà e alla mamma?, e cercando di insegnargli a dire mam-ma, mam-ma, e lui invece a dire parolacce.

Il ritmo, lo vedete, le parole, il suono, la ricerca del linguaggio, il disegno personale che diventa paesaggio di tutti. È un romanzo che ipnotizza e allo stesso tempo ti culla, ti fa venire voglia di svegliarti. Bordini scrive che la sua è la storia di un disadattato, ma non lo siamo tutti? La vita non è altro che la ricerca costante di un equilibrio e molti sono i modi di cercarlo, si procede per tentativi, Bordini ci ha raccontato i suoi, ha richiesto la nostra attenzione, ha messo la sua storia al servizio del lettore, facendo fatica e mostrandoci di nuovo quanto sia mobile il linguaggio, quanto ancora lo si possa reinventare, rispettandolo senza averne paura. Memorie di un rivoluzionario timido è un libro che commuove, e ognuna di quelle frasi spezzate provoca una lacerazione che riguarda ciascuno di noi.

*

© Gianni Montieri

Poesie per l’estate #8: Antonia Pozzi: Pensiero

Dal 27 luglio al 23 agosto la programmazione ordinaria del blog andrà in vacanza. In questo periodo vi regaleremo comunque due post al giorno, una poesia al mattino e una al pomeriggio, “Poesie per l’estate”. Vi auguriamo buona estate e buona lettura. (La redazione)

pozzi

Pensiero

Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento
sorriso.

maggio 1934

(da Antonia Pozzi, Poesia che mi guardi, Bologna, Luca Sossella editore, 2010)

*la foto è già apparsa nel blog La Poesia e lo Spirito

I costruttori di vulcani | Carlo Bordini

 

I costruttori di vulcani | Carlo Bordini

Carlo Bordini, I costruttori di vulcani (Tutte le poesie 1975-2010), a cura di Francesco Pontorno, 496 pagine Prezzo € 20,00

 

I costruttori di vulcani | Carlo Bordini
(Tutte le poesie 1975-2010)
Luca Sossella Editore 2010
a cura di Francesco Pontorno

Questo è un libro «cresciuto, stratificato, ingrossato con redazioni e versioni differenti, titoli che si ripetono, titoli di sezione che sono anche titoli di poesie», è «l’oggetto più emblematico del percorso poetico di Bordini; l’uso di tutte le proprie poesie come se non fossero proprie o come se fossero nuove – per esempio, spostandole […] da una sezione all’altra» (dalla prefazione di F.Pontorno). E Bordini così si pronuncia sulla quarta di copertina: «Per cominciare non ho rispettato l’ordine cronologico. Ho cercato di creare una struttura musicale, e con questo criterio ho montato il libro. Ma c’è qualcosa di più; ho cercato di dare forma a un libro nuovo, indipendentemente dal fatto che esso sia formato dalle poesie che ho scritto nella mia vita».
I costruttori di vulcani
appare quindi come una ricostruzione autobiografica dell’opera omnia del poeta, come il tentativo di ricreare una stratificazione della memoria.
Ma non è quel genere di rimaneggiamento che fu di Umberto Saba, è piuttosto un tentativo sincero di ricostruire i moti della memoria, con le sue sovrapposizioni, capovolgimenti, innesti, con il suo magma informe – ma formato da forme costanti. Un tentativo di registrare le sue misteriose forze telluriche.
L’io del poeta non è preponderante nella poetica di Bordini, tanto piuttosto lo sono quelle forze invisibili che agiscono, strisciando: sono i démoni della terra.
Non sbagliamo seguendo il consiglio di F.Pontorno, che ricerca le cause prime della poetica di Bordini nei dati biografici. Il curatore del volume cita una memoria del poeta:

Era come se mi sentissi un intruso. Era come se non sapessi esattamente dove dovevo stare e cosa doveva fare. Da bambino ero quasi catatonico. Era come se sentissi il bisogno di scusarmi per il fatto di esistere. […] Conosco uno scrittore abbastanza noto che non cammina, striscia; io strisciavo. Dopo imparai a ribellarmi strisciando.

Un’io che striscia, insicuro. Un’identità sociale “debole”. Un “macchiavellismo fragile” di cui Bordini parlerà in Manuale di autodistruzione. Un’adolescenziale volontà di annullarsi che diventa poi il fuoco della rivolta:

Suicidio (da Sasso)

Nulla di ciò che è vivo mi interesserà
Sarà come non essere mai nato
Che è il mio sogno di sempre
Non ricorderò nulla.
Non ricorderò nemmeno di essere morto
Non saprò mai di essere stato vivo
E non saprò
Si averti amata
Gli altri si meraviglieranno
Si chiederanno perché.
Non capiranno.
Se sarò bravo
non mi accorgerò nemmeno del passaggio
Non ricorderò nemmeno di aver scritto questa poesia.

 

Forse è una sofferta morte dell’io, un morire a sé stessi (ma con qualche insicurezza, qualche remora) che rende il poeta «spietato, ironico cronista del vero». Ma è anche, addirittura, la poesia che muore a sé stessa, e morendo rivela la sua vera vita.
Forse rispondendo a Giorgio Manganelli (una sua cara lettura giovanile) – che si interrogava sul «perché scrivo?» e rispondeva «perché da piccolo non sapevo allacciarmi le scarpe» –, Bordini dice «io non scrivo, io sono scritto». La poesia scrive il poeta.
C’è in Bordini un grande Senso che manca a tanti poeti della sua generazione, spesso impregnati di ideologismo o nella ricerca di aride sottigliezze stilistiche, di autoreferenziali giocolerie del ricordo.
C’è in Bordini un vivere puramente la poesia, anzi – pardon! –  un lasciarsi vivere da essa.
Mauro Fabi scrive su Pericolo di un linguaggio «stupefacente che Bordini ha creato e che non ha riscontri nel panorama poetico italiano, un linguaggio piano, asciutto, pulitissimo».
Già Olivier Favier – che è anche traduttore di Bordini in francese – ha parlato di semplicità e oscenità nella poesia di Bordini, trovando interessanti legami con T.S.Eliot. Qui vorrei riuscire a mostrarvi un poeta «sgradevole, come solo la grande poesia sa esserlo» (T.S. Eliot parlando dei versi giovanili di W.Blake).
C’è in lui un’ ingenuo artigianato del verso, lì dove l’ingenuità è la virtù più grande che possiamo attribuire a un poeta; lì dove l’ingenuità è quella caratteristica che permette al bimbo di cogliere in flagrante l’oggetto, in tutta la sua pienezza e vitalità.
Così lo sguardo del bimbo scruta la vita in tutte le sue forme, con acuto ma misurato senso del gioco, con velocissima capacità sintetica e dialogica, con «irresistibile vocazione alla polifonia», dove persino le maiuscole e le minuscole – private del loro senso grammaticale – assumono valore semantico e tonale: sono gli alti e i bassi (F.Pontorno).

Spiegazione di me stesso (da Effimere)

Certo
mio padre
cercò
di fare di me un uomo
vale a dire
uno
capace di disprezzare gli altri
sei un poeta! – (mi diceva) …

io però
non sono mai diventato un uomo
e quindi sogno
quanto segue:
verrà
l’età della donna e del bambino
l’umanità femminile-infantile

questo non è il sogno di un poeta
state sicuri

 

D’altro canto c’è anche qualcosa che spaventa, che inquieta il poeta, in questa tenerezza infantile. L’ingenuità non è sempre virtuosa. L’osceno e la semplicità – come ha scritto O.Favier.



C’è qualcosa di osceno
(da Città)

Noi che
siamo tutti rannicchiati nei nostri sogni
sappiamo che
C’è qualcosa di osceno nei sogni altrui
C’è qualcosa di osceno
che consiste nel fatto che i sogni altrui sono / assurdamente / e spaventosamente

uguali ai nostri
e svelano la vergogna
dei nostri sogni privati
[…]

 

oppure:

(da Mangiare)

odiamo i topi
perché sono
i nostri fratelli

 

Se di ecologia della letteratura si può parlare (per citare Giulio Ferroni in La passione dominante), mi piace scrivere di Bordini come di un’ecologia del verso, come d’un cercatore di verità in rotta verso un’ecologia del verso.
«Bordini impiega per i suoi testi materiale estraneo, scorie e altra scrittura apparentemente insignificante. Collage, innesto, inserto» (F.Pontorno): in questo ritrovo un tentativo di sintesi, di semplificazione, anche emozionale. Gli strumenti di questo tentativo sono le reti per il il colino della coscienza; sono la lentezza e la pigrizia.
Una lentezza contrapposta a una Città fatta di gesti sbagliati, abitudinari, goffi, maldestri, fatta di tic un po’ ridicoli, una pigrizia di chi è troppo solitario, / troppo introverso / troppo poco pratico / troppo poco sociale (da I gesti).
C’è nei collages di Bordini un desiderio di pulizia, una paura dei rumori.

 

(da Mangiare)

Mangiare troppo rende brutti e
grassi
ma c’è qualcosa di peggio
mangiare troppo rende laidi
perché
si imitano i topi e chi mangia troppo
è come un gigantesco
roditore
che consuma inopinatamente e senza
ragione
come un vigliacco
le risorse della terra
e la vita
altrui.
Consuma
cereali,
erbe
e per ultimo consuma inopinatamente
e senza ragione
le carni, gli altri, animali,
come un gigantesco sozzo roditore
e
questo
siamo noi
uomini dell’Occidente
grassi e ingrassati a
ingrassare, rodi-
tori enormi che
troppo mangiano
che tutto
mangiano
e condannano tutto il resto
della vita a
finire
nei loro stoma-
ci

L’attimo dopo – Massimo Gezzi

E’ probabile che io sapessi, prima ancora di riceverlo, che, “L’attimo dopo” di Massimo Gezzi , sarebbe stato un gran bel  libro di poesia. Come è possibile che io somigli più a un fan che a un critico. In realtà sono un lettore incallito, appassionato e abbastanza scaltro (concedetemelo). Aggiungete che alcune delle poesie contenute nella raccolta le conoscevo per averle lette nel nono quaderno marcos y marcos  . Altre più recenti come “mattoni” le ho ascoltate in una sera di inverno, a Milano, in una freddissima( che novità) Casa della poesia. Ne rimasi molto colpito e lo dissi a Massimo già allora. A quel punto restava solo da aspettare il libro.

Nel frattempo ho rivisto Gezzi una mattina prima di Natale mentre entrambi cercavamo di prendere un treno per casa, sfidando neve e ferrovie dello stato. Entrambi sorridenti nonostante tutto e sopravvissuti, pare.

E’ un libro completo “L’attimo dopo”, di rara intensità. Mi piace che non ci sia il “sussulto” immediato, non compaia così spesso il verso che ti strappi il “però”. Questo succede quando è tutto il libro ad essere una scossa costante, un accordo, andirivieni quasi perfetto fra la parola scritta e il sentire dell’autore. Sentire che diventa il nostro, usiamo i versi del poeta a nostro piacimento. Immaginiamo noi stessi, ricordiamo, riviviamo, ne prendiamo possesso. Questo quando accade? Soltanto quando leggiamo poesia alta, poesia ben scritta. Quando l’autore possiede la leggerezza dell’ispirazione immediata e l’equilibrio, la cura costante per ogni verso. Ogni parola. (altro…)