luca denti

Nel mare dell’indifferenza AA.VV. – Lietocolle 2010

NEL MARE DELL’INDIFFERENZA AA. VV.  – ED. LIETOCOLLE  – ANNO 2010

Esistono mondi di cui sappiamo poco o nulla. Luoghi tristi e terribili. Luoghi come il carcere. Dentro le prigioni ci sono, però, molti angoli e tante storie, provenienze diverse. L’angolo luminoso di cui voglio raccontarvi è quello del laboratorio del carcere di Bollate, appena fuori Milano. Il laboratorio di poesia si svolge settimanalmente ed è curato e seguito da due poetesse: Maddalena Capalbi  e Anna Maria Carpi. Ecco in breve come si svolge l’attività del laboratorio nelle parole della Capalbi:

“Ci si incontra ogni sabato nella così detta Area Trattamentale del carcere, il laboratorio viene seguito da circa 20 detenuti italiani e stranieri. Cerchiamo di introdurre discorsi che possano interessare e far interagire tutti. Solitamente si leggono i testi di ognuno frutto  dei temi trattati o nati dopo la lettura di qualche poeta contemporaneo. Sono tutti interessati e pronti a farsi ascoltare, mettersi in gioco. Ovviamente si parla principalmente dell’affettività che manca anche se spesso riusciamo a intrattenerli con problematiche sociali.”

Questo è, invece, ciò che mi ha raccontato Anna Maria Carpi:

 “Il Laboratorio di poesia si riunisce in uno stanzone nudo, tipo palestra di scuola: parete-scaffale con cassette dei film, finestrelle con le inferriate su un cortiletto interno, al centro un tavolo lungo – a  volte qualcuno porta caffè e cioccolatini, è vietato fumare ma si fuma – e a volte a questo tavolo risuona davvero la poesia. Ognuno legge agli altri quello che ha composto in reparto, in cella, se non ha composto niente sta ad ascoltare, si critica, si discute, in un clima di parità e non competizione che fuori di qui dove lo trovi? E non è merito della poesia, è merito della libertà con cui ci guardiamo, noi volontarie e loro – i “ragazzi” come chiamiamo questi uomini fatti e con pesanti vicende alle spalle. E’ un piccolo patto di vita, muto ma in qualche modo sacro.”

Dall’incontro, dallo scambio e soprattutto dalle poesie composte dai detenuti, anzi , dai “ragazzi” è nata un’antologia dal titolo “Nel mare dell’indifferenza” curata da Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi, con prefazione di Roberto Vecchioni. Si  resta molto sorpresi leggendo i versi qui raccolti, prima ancora che dalla bellezza, dalla serietà con cui i partecipanti al laboratorio approcciano la poesia. Si percepisce un rigore e un impegno che spesso non si trova in opere di poeti più o meno “ufficiali”. Lo dice Vecchioni quando scrive: “Qui siamo davanti a poeti veri”.

“ Sei tu la mia terapia / quando sono nei guai, / sei stata una rosa che ho piantato / anzi una poesia / ma le sue parole sono impossibili, / per questo l’ho infilata nel dizionario./” (da Sei stata di Fauz Megri pag. 14).

“Ti amo a squarciagola / con i capelli al vento / gli occhi slavati che mi danno l’aria / del sonnambulo/ (da Ti amo a squarciagola di Habib H’man pag. 22).

L’antologia è ben fatta. Il dolore, la sofferenza, la solitudine ma anche l’amore e la speranza, qui trovano voce . Leggendo questi versi si impara qualcosa, che le parole possono essere il fiammifero che fa luce nell’anfratto più scuro. Mi viene in mente Carver quando diceva “le parole sono tutto ciò che abbiamo”. Forse non sono proprio tutto ma a volte possono quasi tutto. Succede con la poesia vera, succede nel laboratorio del carcere di Bollate.

“ A chi è rimasto / ho rubato/ le lame oblique / del solo d’ottobre / A chi è rimasto / ho rubato / le vendemmie a piedi scalzi / di sere, ubriache di baci / A chi è rimasto / ho rubato / gli anni di sorrisi sciocchi / tutte le saggezze degli errori / A chi è rimasto/  ho lasciato/  come prigione il mondo/ e me ne sono andato./ Io piccolo re / di queste fortezze, / che non mi appartengono. / (A chi è rimasto di Luca Denti pag . 51).

L’antologia edita da Lietocolle è uscita quest’estate ed è patrocinata da Amnesty International. E’ un progetto bellissimo quello del laboratorio di poesia del carcere di Bollate. Io penso che valga la pena leggere questi versi, un modo per cercare di comprendere, di non stare sempre dall’altra parte.

 

@ recensione di Gianni Montieri

 

Notizie sulle curatrici:

 Maddalena Capalbi è nata a Roma, ma vive a Milano dal 1973. Dal 2006 coordina un corso di scrittura creativa nella Casa di Reclusione di Bollate (Milano). Suoi testi sono inseriti in numerose antologie e, in qualità di curatrice, ha collaborato a diverse pubblicazioni di sillogi personali di autori e volumi antologici. Ha pubblicato in poesia: Fluttuazioni (LietoColle, 2005), Olio (LietoColle, 2007), Sapevo… (Ed. Pulcinoelefante, 2008), Il giardino di carta (stampato dal laboratorio grafico ‘Fil de Fer’ Freedom Coop, 2008), Arivojo tutto , poesie in dialetto romanesco (LietoColle, 2009).

 Anna Maria Carpi vive a Milano. Insegna letteratura tedesca a Ca’ Foscari a Venezia. Ha pubblicato romanzi, fra cui Il principe scarlatto (Tartaruga, 2002) e Un inquieto batter d’ali. Vita di Kleist  (Mondadori, 2005) e le poesie Compagni corpi  (Scheiwiller, 2004), E tu fra i due chi sei  (Scheiiwiller, 2007). Traduce lirica tedesca, fra cui Della neve di Durs Gruenbein (2005) e Le poesie di Nietzsche (Einaudi, 2000, 2008).

Luca Denti – Amore interrotto (poesie per tanti)

Sarebbe troppo facile dire “poesie dal carcere” decidendo di scrivere del libro di Luca Denti : Amore interrotto (poesie per tanti). Sarebbe comodo,  perché le poesie di Luca nascono dai laboratori di poesia tenuti da Maddalena Capalbi e  Anna Maria Carpi,  per Lietocolle,  nel carcere di Bollate (di questo parlerò meglio un’altra volta quando uscirà l’antologia di poesia del laboratorio), sarebbe comodo ma riduttivo. Una delle chiavi di lettura della scrittura di Luca Denti (almeno per me) sta in quel sottotitolo tra parentesi “poesie per tanti”. Perché è così. Nel dolore, nel distacco, nella voglia di libertà, desiderio di vivere una vita normale, stare con la donna amata, c’è tutto quello che sentiamo o che abbiamo sentito almeno una volta. Luca scrive in maniera semplice ma non scontata, lirica ma diretta. Ci sono alcune poesie nel libro, forse, ancora acerbe  ma molte veramente riuscite, belle. Le parole svolgono la loro funzione e, per fortuna, toccano.

Quello che dico spesso quando parlo di poesia è che questa “c’è” quando ci giunge a prescindere dalla storia dell’autore , da dove venga, cosa faccia, perché scriva in questa o altra maniera. Questo ho pensato quando ho letto le poesie di Denti. Ne sono ancora più convinto ora, dopo aver fatto la sua conoscenza e averlo sentito leggere le sue poesie. Luca è convinto di quel che scrive, ne va fiero, sta dentro le sue parole. Non è uno scrivano improvvisato, è un poeta. Quella sera alla “libreria del mondo offeso” è stata fatta una domanda a Luca e, successivamente a me, e cioè: “se la scrittura possa essere una via di fuga.”

Luca ha risposto più o meno così: ” Una via di fuga ma incontro con se stesso, quindi una falsa fuga se rapportata al dialogo interiore. Valida fuga invece per lo straniamento che ne può derivare.”  Io, sinceramente, non lo credo, almeno non penso sia solo questo. Penso che  scrivere sia una maniera di stare al mondo. Mi piace pensare che anche per Luca Denti possa essere così.

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Alla morte si darà il benvenuto

addosso ad un’umana religiosità zoppicante

C’è un monte dove accanto al cielo

sembra fioriscano tulipani.

Con color d’aurea come

fossero già essenza. Monaci

a contemplare in silenzio, i sogni, le follie

l’innocenza dei dormienti.

E sembrano vivere senza respirare

immobili nel tempo, senza scarpe

posizioni yoga, col capo rasato, da nazi-skin

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Nei vacui sguardi reclamizzati

di gioventù in pillole,

farmacie di parole e psicologie

per ferite razionali

di questa prole targata

educata in serie e ridotta

a funzione numerica,

per la troppo agognata vita eterna.

Quale Dio l’ha voluto?

La religione politicamente corretta

si misura a giorni alterni

in polveri sottili

da consumare a piccole dosi…

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QUELLA ROSA ORMAI COLTA

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Cosa ne sa la farfalla

del nascere del sole?

Sottrai gli errori dalle colpe,

le testate contro il muro

il sangue dal naso.

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La delicatezza punge

sulla punta delle dita,

appassisce la rosa (la voglia)

fra le mani; e goccia…

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Lascerò ai tuoi occhi

il bianco e nero delle intenzioni

dove il foglio, anche se lo giri

non ha più spazi.

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ADESSO

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Ricordo il futuro

quando bussò  alla mia mente

fiero, esigente

come Casanova,

ma la radice quadrata

del mio essere uomo

concepisce soltanto morire di sete

quel mezzo litro d’anima

che mi è rimasto.

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@Luca Denti – Amore interrotto (poesie per tanti) – Lietocolle 2008