lou reed

Dite, sette secoli dopo. Su “Apocalisse pop!” di Lorenzo Allegrini

Apocalisse pop! di Lorenzo Allegrini (Edizioni IlViandante 2018) risponde innanzitutto alla domanda: come immaginare l’Inferno oggi se qualcuno ripetesse il viaggio di Dante? Fatta salva l’idrografia infernale essenziale (Acheronte e Flegetonte continuano a scorrere come se nulla fosse), è la città di Dite ad essersi allargata fino a occupare tutto lo spazio, creando così un iperbolico paesaggio simile a quello contemporaneo delle “ciniche metropoli” in cui “ci si perde senza via d’uscita” (p. 21), ormai molto più facilmente che in una selva più o meno allegorica. Se insomma Eliot aveva portato Dante dentro la città moderna, Allegrini impianta la città moderna nell’inferno dantesco, sfruttando a sua volta l’associazione immediata tra folla urbana e massa per lo più anonima e indistinta dei dannati. È già questo un elemento di grande fascino, il fatto di aver reso con immagini vertiginose il senso di una metropoli incommensurabile: lo stadio che appare “come elefante che svetta” (p. 65), in cui vengono giustiziati i dittatori; la zona industriale, con “la cimiteriale/ vastità delle fabbriche e dei sili” (p. 95), dove passeggia la moltitudine alienata degli operai; la periferia “che trita tutto nei cariati denti!” (p. 207); la metropolitana che buca l’inferno quale “tana/ di treni in un abisso subalterno” (p. 234, e come a Bruxelles raggiunge il comune di Molenbeek, qui divenuto distesa dei corpi dilaniati di terroristi kamikaze); l’epicentro di Dite, il groviglio dei palazzi, il grattacielo di Satana “che come un artiglio/ impugnava la sua arcuata antenna” (p. 204) e sfidava il cielo “come un proiettile diretto a Dio” (p. 242); e quindi Dite vista dall’alto, dalle vetrate del palazzo centrale, “una distesa di luci e budelle” (p. 251). Il modello della Commedia è però scosso, fin dal titolo, da un altro modello, quello biblico dell’Apocalisse di S. Giovanni. Proprio Giovanni l’Evangelista sarà la guida del poeta, il Virgilio della situazione, pronto però ad azzuffarsi anche fisicamente con i diavoli, al punto da eliminare Malacoda (ai due si aggiungerà dal canto XVII Brahma, il cane di Schopenhauer, che appare sub specie di un pupazzetto della Trudy nell’intelligente e ironica campagna promozionale creata sui social dallo stesso autore). E mentre il mondo terreno viene sconvolto e distrutto per sempre (il protagonista assiste allo show apocalittico davanti a uno schermo nel monastero di Dite), lo stesso Inferno con le sue leggi immutabili risulta essere attraversato da un fremito destinato a crescere: è l’enorme rivolta che si prepara contro Satana, sintesi di tutte le grandi rivoluzioni sociali del passato. Tra le tante ovvie differenze, questa è forse quella che marca più profondamente la distanza tra un poeta di oggi e Dante: non è il vento di Dio che soffia in questo poema, ma il vento impetuoso della Storia. (altro…)

Roberto Saporito – Mi ricordo gli anni ottanta (Bonus track)

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Nello scorso settembre abbiamo pubblicato a puntate il romanzo breve di Roberto Saporito: Mi ricordo gli anni ottanta. Qui le quattro puntate #1 #2 #3 #4 . Pubblichiamo oggi “Bonus track”. Gli anni ottanta non sono mai finiti, a quanto pare, buona lettura.

 

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Mi ricordo il mio primo walkman… Mi ricordo che tutte le mattine nel tragitto, breve, tra casa e scuola, per buona parte dell’anno scolastico 1981, mi ha accompagnato la cassetta dei Joy Division “Closer”… Un’autentica ossessione…

 

Mi ricordo i (miei) migliori dischi del 1980:

 

Killing Joke “Killing Joke”

Pink Military “Do Animals Believe in God”

Dead Kennedys “Fresh Fruit for Rotting Vegetables”

The Feelies “Crazy Rhythms”

John Foxx “Metamatic”

The Cramps “Songs The Lord Taught Us”

Ultravox “Vienna”

Joy Division “Closer”

Gaznevada “Sick Soundtrack”

Krisma “Cathode Mamma”

Talking Heads “Remain In Light”

Tuxedomoon “Half-Mute”

The Cure “Seventeen Seconds”

Gary Numan “Telekon”

Gun Club “Fire Of Love”

Japan “Gentlemen Take Polaroids”

Bauhaus “In The Flat Field”

X “Los Angeles”

The Sound “Jeopardy”

Young Marble Giants “Colossal Youth”

Elvis Costello “Get Happy!!

(altro…)

in-side stories #20: Appunti per un racconto da scrivere

Berlin - foto gm

in-side stories #20 – Appunti per un racconto da scrivere

Premessa o incipit: La storia che si andrà a scrivere avrà una premessa. Per premessa si intenderanno alcuni avvenimenti che saranno accaduti prima della storia, che la storia influenzeranno ma che non entreranno nella stessa. La premessa è che uno scrittore italiano stia giocando a calcio balilla con David Foster Wallace in un posto di non facile definizione e localizzazione. Quello che sappiamo è che il posto non è su questa terra, in quanto sia lo scrittore italiano che David Foster Wallace sono morti. L’altra cosa che sappiamo è che questo posto ha un bar e che nel bar ci sono dei bigliardini. Lo scrittore italiano sta vincendo e se la ride. E continua a ripetere a David Foster Wallace di parlare meno. Foster Wallace suda copiosamente.

Il corpo della storia: La storia dovrà cominciare la sera in cui muore il musicista e cantante rock Lou Reed, perciò in una domenica di ottobre dell’anno 2013. La storia non dovrà fare accenno alcuno allo scambio di tweet tra Emanuele Filiberto di Savoia e Wu Ming sulla morte di Reed, perché allo scrittore italiano di cui si parla nella premessa non piacerebbe. La storia potrà fare accenno alla biografia di Lou Reed, a come è stato ricordato, se bene o se male deve deciderlo il lettore. L’album Berlin deve essere citato nella storia. Si possono aggiungere ma solo sullo sfondo: Patti Smith e David Bowie. Per esempio è possibile inserire un giornalista che raccolga delle loro finte testimonianze. Non provare nemmeno a far entrare nel racconto il ricordo di Gramellini o Riotta. La storia dovrà, in seguito, avere il seguente sviluppo: Una donna italiana che si occupa di editoria, una donna in gamba che sa fare il suo lavoro come si deve, nel momento in cui la storia avrà il suo svolgimento, starà correggendo (lavoro redazionale) un’antologia che andrà nelle scuole o in posti ancora più pericolosi. Tale antologia avrà un ipotetico e improbabile titolo che somiglierà a (a) Approccio a un’opera (b) Come avvicinarsi a un libro (c) La prima cosa è imparare a scegliere (d) Arrivare all’opera attraverso l’autore. La donna in questione dovrà avere tra i trenta e i quarant’anni, per nome non avrà un diminutivo, odierà l’antologia che sta correggendo e, più precisamente, odierà i criteri di selezione degli autori e la loro collocazione in determinate categorie. Lei non potrà impedire che questa antologia vada in stampa. Qui di seguito si forniscono alcuni esempi che si potrebbero usare o dai quali prendere spunto, se vi sembrano troppo distanti dalla realtà, pazienza. (a) Caroflglio tra i fumettisti (b) Carrisi (non Albano) ne “il giallo” vicino a uno come Dürrenmatt (c) Ammanniti trasversale, presente in tre o quattro capitoli, la questione Io e te deve essere trasposta in un nuovo rapporto Io a molti. Si dovrà inventare una vita privata alla ragazza, deve soffrire mentre svolge il suo compito ma ricordatevi che deve essere molto ironica e molto intelligente. La vita privata non deve essere strana per forza, ricordarsi di non scrivere cazzate. Il rock deve entrarci. Lo scrittore italiano della premessa deve essere stato, in vita, molto amico della ragazza. Può anche avere lavorato con lei. Lo scrittore in questione si incazzerebbe a morte se si trovasse tra le mani una di queste antologie e sarebbe dispiaciuto per la morte di Lou Reed. La scelta del clima è libera.

Finale: Ci sarà libertà ma anche un vincolo. La libertà è sull’antologia e sulla ragazza. L’antologia potrà non uscire, gli studenti potranno bruciarla in piazza, gli studenti la ameranno e scriveranno e diventeranno famosi come Moccia, ecc. La ragazza non è un’eroina, potranno solo girarle i coglioni o essere soddisfatta. Il vincolo sarà il seguente: Lou Reed dovrà arrivare nel posto dove David Foster Wallace le sta prendendo a bigliardino dallo scrittore italiano, dovrà salutarli. Lo scrittore italiano dovrà dire: “E tu che cazzo ci fai qua?” e aggiungere: “Sei capace a calcetto?” Lou Reed dovrà rispondere: “No, ma posso imparare.” E ancora: “Ma prima che io impari a giocare c’è qualcosa di cui dovresti occuparti, hanno messo Carofiglio nei fumetti.” Lo scrittore italiano guarderà Foster Wallace e Lou Reed e dirà: “Cazzo. Questa la finiamo più tardi, allenatevi intanto.”

E adesso che qualcuno la scriva. Avete dalle 6000 alle 8000 battute. Una volta scritta la storia potete inviarla all’indirizzo email della redazione: Poetarumsilva@gmail.com .

@Gianni Montieri

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(grazie a Francesca per l’idea)

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Lou Reed – Sweet Jane (Loaded, 1970)

Standing on the corner
suitcase in my hand
Jack’s in his corset, Jane is in her vest
me, honey, I’m in a rock ‘n’ roll band
Ridin’ in a Stutz Bearcat, Jim
you know those were different times
All, all the poets they studied rules of verse
and those ladies they rolled their eyes

Sweet Jane
Sweet Jane
Sweet Jane

Jack, he is a banker
and Jane, she is a clerk
and Both of them save their money
when they come home from work
Sittin’ down by the fire
radio does play, look classical music there, kids
“The March Of The Wooden Soldiers”
you can hear Jack say

Sweet Jane
Sweet Jane
Sweet Jane

Some people like to go out dancing
and other people like us, we gotta work
And there’s even some evil mothers
they’re gonna tell you that everything is just dirt
And you know that women never really faint
and that villains always blink their eyes
That children are the only ones who blush
and that life is just to die

Anyone who ever had a heart
and wouldn’t turn around and break it
Anyone who ever played a part
and wouldn’t turn around and hate it

Sweet Jane, Sweet Jane, etc.
Sweet Jane, oh honey, Sweet Jane

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