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Il nostro comune amico (ceci n’est pas un examen)

Quando leggerò Il nostro comune amico ne farò una recensione. Oppure, se non dovesse piacermi, non ne parlerò e voi capirete dal mio silenzio che mi ha deluso. Ma quello che Il nostro comune amico sta facendo a me, in questi giorni in cui attende chiuso sul mio comodino, vale bene più di due parole.
Volevo comprarlo già da qualche mese. Poi mi ero detta: compralo appena ti prenderanno a scuola, come portafortuna per l’anno che viene. Ho aspettato una supplenza quasi più per la voglia di comprare Il nostro comune amico che di mettere assieme il pranzo con la cena. E quando è successo, tempo un paio di giri di librerie e ho potuto poggiarlo sul mio comodino.
È ancora lì.
Ecco, il fatto è che Il nostro comune amico è grande, sono più di mille pagine. Questo vuol dire che non posso portarlo in metropolitana, ed escludo di lasciarlo in un cassetto a scuola. Non posso leggerlo a letto, perché mi prendo molta cura del mio polso e cinque minuti de Il nostro comune amico basterebbero a stroncarmi la carriera di pianista, ammesso che io ne abbia una. Quindi non l’ho letto ancora. (altro…)

Flashback 135 – Stella

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Uscendo dall’aeroporto di Catania la prima cosa che vedo è una stella cadente che passa da sinistra verso destra, per poi scomparire nell’azzurro scuro del cielo. “Hai visto la stella cadente lì davanti, l’hai vista?”, mi chiede. “È o non è una metafora perfetta per il Pd?”. Poi ride e io con lui. Le gallerie, rispetto a quando ero bambino, hanno luci bianche e nessun lavoro da ultimare. L’auto, sempre in affanno sulla corsia di destra, si lascia sorpassare anche dai camion con l’adesivo 70 o 80 sul retro. “Quand’è che cambierai l’auto?” chiedo. Lui mi guarda e sorride. “Appena diventa maggiorenne, le faccio un discorsetto in presenza del mio meccanico e poi vediamo”. Saremo a destinazione in circa due ore, tra curve, discese e un vento che cambia gli odori. L’Etna fuma, le città dormono.

© Marco Annicchiarico

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Flashback 135 – Lost

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Cronaca del viaggio in una terra sconosciuta tra immagini e parole

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Il mio vicino si fa il segno della croce, con due ore di ritardo alle spalle e una voce che cerca le parole giuste per scusarsi dell’inconveniente. La frase l’altro apparecchio ha avuto dei problemi tecnici non gli piace e inizia a guardarsi intorno per studiare l’uscita d’emergenza più vicina. Dal finestrino distingue le varie forme colorate di verde e le luci dei monumenti. Quando l’hostess passa per il caffè chiede se su questo apparecchio si può stare tranquilli. Attraversiamo le nuvole come fosse una strada di foschia, stando fermi a guardare fuori. L’ala oscilla e il mio vicino si fa un altro segno della croce. Quando atterriamo, si slaccia la cintura, mi guarda e sorridendo dice che ci è andata bene: “Sa, quelli di Lost non si è mai capito che fine abbiano fatto”.

© Marco Annicchiarico

 

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