Lost in quotation

Lost in quotation (6) – Last in quotation

Sono sempre felice di poter iniziare una nuova pagina. Il punto, professore, è che se nella tua vita non ci fosse la sofferenza, come faresti a capire quando invece sei felice? Felice rispetto a cosa? Dopo aver guardato un temporale, alla domanda “quante gocce di pioggia hai visto?” la risposta più adatta è “molte”: non che il numero preciso non esista, ma non lo si può conoscere. Furono gli studi universitari e le pratiche religiose a riportarmi lentamente alla vita. Ancora oggi conservo quelle che alcuni considerano le mie strane inclinazioni in fatto di culto. Il tempo e il luogo sono le sole cose di cui ho certezza. Ci chiesero di ricostruire il fatto. Vollero da noi molti dettagli su come avevamo passato le ore tra le dodici, quando ci avevano visti tornare dalla chiesa, e le quattro e trenta del pomeriggio, in cui forzarono la finestra ed entrarono in casa. Se posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo? Certo che posso spiegare perché volevo buttarmi dal tetto di un palazzo.

Ricordo stranamente bene quel pomeriggio. Qualcosa di terribile stava per accadere, lo si sentiva nell’aria. Anche la mia presenza, in un certo senso, era una menzogna. Esistono molti modi di avere un’infanzia poco felice. Uno di essi consiste nell’essere troppo fortunati. Provò a distinguere un odore dall’altro. Il respiro del lager si percepiva a chilometri di distanza – lì convergevano i fili della luce, sempre più fitti, la strada e la ferrovia. Era uno spazio riempito di linee rette, uno spazio di rettangoli e parallelogrammi che fendevano la terra, il cielo d’autunno, la nebbia. Avevo la bocca impastata da una specie di polvere grigiastra, quella stessa che copriva il pavimento, spessa un centimetro. I quadri erano stati tolti dalle pareti, i libri dagli scaffali, e i tappeti arrotolati negli angoli. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Non arrabbiarti con la pioggia. È solo che non sa cadere verso l’alto.

Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione. Sono due i pericoli che minacciano l’universo: l’ordine e il disordine. Ora tu hai una scelta. Eppure era uno di quei giorni in cui non succede nulla. Il silenzio della neve, pensava l’uomo seduto dietro all’autista del pullman. Se questo fosse stato l’inizio di una poesia, avrebbe chiamato “silenzio della neve” ciò che sentiva dentro. Sapeva già tutto a memoria: eppure, continuava a cercare di fare nuove scoperte. Era, ci dice, un uomo consunto e terroso, grigio d’occhi e di barba, dai tratti singolarmente vaghi. Tutti pensavano che fosse morto. E anche se il vecchio sapesse che lo stanno guardando, non cambierebbe nulla. Nel corso della nostra amicizia, aveva fatto le prove della sua morte. Aveva la sua bottega di ciabattino vicino a un negozio di ferramenta dalla facciata verde e bianca. Si tratta, naturalmente di un mestiere ormai scomparso, così come molti altri mestieri di cui un tempo viveva questo paradiso. Tutti nascono con qualche talento speciale. E lui fa solo copie, bellissime copie, autentiche copie, sembrano talmente vere da sembrare gli originali. Ci rifletto un attimo. Se si vuole fare qualcosa di assolutamente onesto, qualcosa di vero, alla fine si scopre sempre che è una cosa che va fatta da soli. Prima c’è stata quella frase che mi ha attraversato la mente: “La morte è un processo rettilineo.” A quei tempi era sempre festa. In nessun posto si fermava tanta gente come davanti alla bottega. Un cane corre per strada, inseguito da un ragazzo. Una lunga corda li unisce, si impiglia nelle gambe dei passanti. A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito.

Essere completamenti sinceri con se stessi è un esercizio che vale la pena di fare. Il paradiso dev’essere bello ma non sarà troppo noioso? Forse potrei prendere un appartamento lì e poi passare i weekend all’inferno. L’unico modo per far sì che i tuoi sogni si avverino è svegliarti. Quando entrò nell’appartamento, fu investito da un fracasso assordante e da colori abbaglianti. Che cosa faceva in quei momenti? Guardava la parete immaginando la finestra che non c’era. Non sta contemplando, perché per la contemplazione ci vuole un temperamento adatto, uno stato d’animo adatto e un concorso di circostanze esterne adatto. Non aveva idea di quanto avesse dormito. Chiude gli occhi per proteggersi, un mal di testa fuori del comune. La morte, pure, trovo sia una delusione. Niente archi di nuvole o gallerie di fuoco. Piuttosto, c’è consapevolezza. Il contenuto della tua tazzina si svuota nell’oceano.

Poteva essere una forma di follia. O forse era realmente, come suol dirsi, “ossessionato”. Oppure ancora, benché non pretenda di capire in qual modo, può essersi trattato dello sviluppo di una sorta di sesto senso in un soggetto assai nervoso ed eccitabile, in seguito ad un’intensa sofferenza. Gli abitanti di uno stesso edificio vivono a pochi centimetri di distanza, separati da un semplice tramezzo, e condividono gli stessi spazi ripetuti di piano in piano, fanno gli stessi gesti nello stesso tempo, aprire il rubinetto, tirare la catena dello sciacquone, accendere la luce, preparare la tavola, qualche decina di esistenze simultanee che si ripetono da un piano all’altro, da un edificio all’altro, da una via all’altra. Ieri soffiava un vento conosciuto. Un vento che avevo già incontrato. Sei già stato qui. Sì che ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia.

Non desiderava niente, non aspettava niente, non percepiva niente, non rifiutava niente e niente lo interessava. La vita era di una pienezza talmente intensa che non era vita. Non avrai dimenticato i granchi pescati giù nella caletta, spero. E certo ricordi il grande telescopio che volevi portare ogni sera. Il suo viso gonfio si muove a fatica sul cuscino. Non c’era speranza per lui questa volta: era il terzo attacco. Avrò pur sempre tratto questo vantaggio dalle mie parole, di aver guarito meglio me stesso, e, come la volpe presa in trappola, avrò tagliato il mio piede prigioniero. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Un giorno ho intrappolato una vespa dentro a un bicchiere. Per due giorni ha fatto avanti e indietro nel bicchiere, fino al momento in cui si è resa conto che non aveva via di scampo e si è rannicchiata in un cantuccio, immobile, aveva capito che non c’era niente da fare, niente da fare se non aspettare, senza sapere cosa si aspetta. Bisognerebbe vivere a posteriori. Decidiamo tutto troppo presto. Ero una volta giovane e aggiornato e lucido e sapevo parlare di tutto con nervosa intelligenza e con chiarezza e senza far tanti retorici preamboli come faccio ora. Ma ecco, finalmente, le prima case. Ora non ha più fretta, sa di essere vicino al paese e si mette a sedere, lontano dalla strada. Il suo sguardo vaga lungo le pendici dei monti. Scruta quella natura così poco generosa con i suoi abitanti. Qui non c’è di che vivere, – pensa. – I figli, li devono dare via.

Lost in quotation (5)

 

Se non diventi l’oceano, soffrirai sempre il mal di mare. Ci sono dei pesci che nessuno riesce a catturare. Non è che sono più veloci o forti di altri pesci. È solo che sembrano sfiorati da una particolare grazia. Pensa se tu e io avessimo una macchina da sogno così che cosa non potremmo fare. Una macchina veloce, l’orizzonte lontano e una donna da amare alla fine della strada. Se vuoi fare un attimo un sonnellino, lungo la strada, guiderò per te. Vieni da una parte e ti sai orientare; giungi allo stesso punto da un’altra parte, e non ti raccapezzi più. La maggior parte degli uomini in ultima analisi non ama e non brama di vivere se non per vivere. L’oggetto reale della vita è la vita e lo strascinare con gran fatica su e giù per una medesima strada un carro pesantissimo. Quando arriviamo allo scopo, crediamo che la strada sia stata quella giusta. È perché l’Umanità non ha mai saputo dove stesse andando che è stata in grado di trovare la sua strada. Perché per me l’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano, come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale.

I libri aggiungono all’infelicità dell’uomo una profondità che scambiamo per consolazione. Una manciata di personaggi letterari hanno segnato la mia vita in modo più durevole di buona parte degli esseri in carne e ossa che ho conosciuto. Sotto tutti gli aspetti fu un errore grossolano. Su di essi immaginiamo, costruiamo, inventiamo, deliriamo, sogniamo. Cosa succede nel sogno non è importante e del resto non succede quasi mai niente di straordinario. Al momento non c’è una nuvola in cielo, non c’è nemmeno un’allusione all’idea di nuvola. Sono arrivato qui alla fine di Luglio e come al solito ho preso in affitto un appartamento. Il sole sorgeva lentamente, come se non fosse sicuro che ne valesse la pena. Mentre dormivo non avevo smesso di riflettere sulle cose che poco prima stavo leggendo. Finché si stringono in mano le ortiche non si sentono le punture. Il dolore inizia quando si allenta la presa. Ogni mattino, quando fa ancora fresco, mi metto alla scrivania a lavorare. Tema delle mie riflessioni: le mie attività letterarie, a cui dedicavo le mie ore libere. L’idea che un libro dovesse avere un solo inizio e una sola fine, non mi convinceva. Questa mattina mi sono alzato abbastanza tardi. Saputo che erano passate da un pezzo le dieci, ho cominciato in fretta a vestirmi. Sognai che un tizio mi chiedeva se volevo un cane e io dissi di sì, mi piacerebbe avere un cane e lui se ne andò e tornò con un cagnolino nero dal pelo duro e quasi dorato in superficie e occhi tristi, che somigliava a qualcosa come un terrier a pelo corto. Diciamo solo che ho tossito, respirato, trattenuto il fiato. Nessuno riusciva a capire che malattia fosse. Quando il medico se ne fu andato, stavamo cambiando l’acqua alla vasca del pesce rosso. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. Un bambino voleva vedere. Occhi lucenti come gocce di caffè. Il modo del tutto inaspettato con cui lo fece ci colse completamente di sorpresa. Il bambino era inchiodato alla porta come un uccello del malaugurio. Non avevo precedenti esperienze nel tirar su bambini: neanche la minima idea di come parlare o comportarmi con loro. Ricordate in che paese e in che epoca viviamo.

Devo raccontare lentamente. Ero nudo, in piedi. Bocca aperta alle mosche. Il giorno in cui lasciai l’ospedale camminavo a fatica e quasi non ricordavo più chi avrei dovuto essere. Non so come ci sono arrivato. Forse in un’ambulanza, certamente un mezzo qualsiasi. Mi hanno aiutato. Da solo non ci sarei arrivato. Fu soltanto una logica conseguenza. La pratica d’ospedale non sta solo nell’assistere a complicate operazioni intestinali, nell’incidere peritonei, nel pinzare lobi polmonari, nell’amputar piedi, non sta davvero soltanto nel chiuder gli occhi ai morti o nel tirar fuori bambini per farli venire al mondo. Ma il futuro non possiede questa realtà (contrariamente al passato rivisto nel ricordo e al presente percepito); il futuro non è che una figura retorica, un fantasma del pensiero.

Chi lo sa. Magari i compleanni sono pericolosi. Come il Natale. Decorazioni sugli alberi, ghirlande sulle porte, e cadaveri che penzolano dai soffitti. Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Non è strano che a Natale qualcosa ti faccia rattristare tanto? Non so esattamente cosa ma è qualcosa a cui non dai molta importanza non avendolo provato in altri momenti. A volte penso che pretendiamo troppo dal giorno di Natale. Il Natale è il momento in cui tutti vogliono il loro passato dimenticato ed il loro presente ricordato.

Ma il punto, ovviamente, è che la paura più grossa dell’ubriacone non è quella di morire per colpa dell’alcol, cosa che tanto gli capiterà. È restare a corto di alcol prima che gli succede.

Di fronte a me sedevano due addetti alla manutenzione dei trasporti pubblici. Li guardai con una sorta di meraviglia, indotta dal capogiro e dall’ubriachezza, sbalordito al pensiero di quelle vite alla rovescia e dal fatto che il loro mestiere dipendesse dal nostro viaggiare, ma potesse essere esercitato, lo vedevo adesso, solo quando noi non stavamo viaggiando. Però hanno bisogno di preoccuparsi e d’ingannare il tempo con necessità fasulle o d’altro genere. I personaggi appaiono immersi nel torpore della vita provinciale, sia quelli che hanno trascurato di mettere l’orologio all’ora attuale, sia quelli che si illudono di incrementare il proprio destino con spunti di cinismo o atti di violenza. Tutti guardano la TV: ladri, guardie e gente comune. Su un’isola ci sono un numero k di persone con gli occhi azzurri, il resto della popolazione ha gli occhi verdi. C’è almeno una persona con gli occhi azzurri sull’isola (k>=1). Se una persona viene a sapere che ha gli occhi blu, deve lasciare l’isola entro l’alba del giorno dopo. Ognuno può vedere il colore degli occhi degli altri, non ci sono specchi né conversazioni a proposito del colore degli occhi. Ad un certo punto un esterno arriva sull’isola e fa il seguente annuncio pubblico, sentito e compreso da tutte le persone sull’isola: “Almeno uno di voi ha gli occhi blu.” Il cielo è blu perché tu vuoi sapere perché il cielo è blu. Se cerco di girarmi l’universo si gira con me e dall’altra parte dell’universo non va affatto meglio.

Sono sempre pronto a imparare anche se non sempre mi piace che gli altri mi insegnino qualcosa. La mia è una filosofia semplice. Riempire quello che è vuoto. Vuotare quello che è pieno. Grattare dove prude. Il nostro compito è diventare sempre più quello che siamo. Un poeta cresce quanto più è capace di essere a suo agio di fronte alla vita. La vita imita l’arte. Non riesci più a fare distinzione tra vita e letteratura. Oh, si che ci riesco. La letteratura tratta soprattutto di sesso e molto poco delle sue conseguenze concrete: i bambini. La vita, invece, è esattamente l’opposto. Non sono le somiglianze ma le differenze che si somigliano.

Si è addormentato sul libro. All’improvviso la finestra gli è apparsa aperta su qualcosa di desiderabile, e da lì è volato via, per sfuggire al libro. Immaginazione non significa menzogna. Tanta pazienza sarebbe stata ricompensata, finalmente. Indossa una blusa rossa e quei jeans che non si toglie quasi mai. È come se la vedessi con indosso gli abiti di sempre. L’unica differenza è la giacca blu con una spilla sul risvolto, che ha messo appositamente per l’occasione. Quella che faceva avanti e indietro non lontano dall’ingresso del metrò conservava tracce di una buona educazione: “Buonasera, signore”, mi disse quando la raggiunsi. Risposi: “Buonasera, signora”, e proseguii per la mia strada. Non era lei che cercavo.

Lost in quotation (4)

(4)

Cantando nel sole, ridendo sotto la pioggia, scoprendo il chiaro di luna, rotolandosi nel grano. L’idea di omicidio evoca spesso l’idea di mare, di marinai. Venerdì sera sono andato a una festicciola a casa di un collega di lavoro. I pescatori – insinuai io – sono tradizionalmente incuranti della verità. Tutto quello che ho fatto io è stato, di tanto in tanto, desiderare con tutte le mie forze che morisse. Una parola di troppo, uno sguardo sbagliato, e il gruppo rischiava di disperdersi, tutti e ciascuno di corsa verso la propria macchina. Un vero e proprio miracolo. Non è durato, certo, ma è stato piuttosto convincente per qualche attimo. Il pesce che segue l’acqua vive nel tempo dell’acqua; più acqua non significa più tempo. Tutto sommato l’unica ragion d’essere della vita oppure di una storia è “cosa succede dopo?”.

Anche quel giorno, nel tardo pomeriggio, si incamminò per la via in salita. Non avrebbe dovuto prendere quella scorciatoia. La prima cosa che ho visto è il fumo. Una catena con un lucchetto chiudeva il cancello. L’erba bruciata in cima alla scogliera e la strada polverosa oltre il cancello. Non c’era miseria, ma neppure ricchezza. Era una gioia appiccare il fuoco.  Fossero i colori malinconici, fosse la luce pomeridiana pallida, anemica, estenuata dalla caligine: uomini e cose avevano qualcosa d’indifferente, di spento, di meccanico, quasi fossero parte della scena d’un teatro di marionette. Il sole spariva dietro le colline che limitavano la vista verso ponente. Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto. C’era di tutto, nel cielo.

Ma la processione su per il colle straniero, delimitata dai cipressi, sospinta dal monotono salmodiare del sacerdote e ritardata dalle soste alle quattordici stazioni. Fu lui che ebbe l’idea. Fu lui che mi disse di portarmi la vanga. E fu sempre lui che mi diede gli ordini, al momento buono, e le istruzioni del caso. È meglio essere invisibili. La cosa più abbondante sulla terra è il paesaggio. Anche se tutto il resto manca, di paesaggio ce n’è sempre stato d’avanzo, un’abbondanza che solo per un miracolo instancabile si spiega, giacché il paesaggio è senza dubbio precedente all’uomo e nonostante ciò, pur esistendo da tanto, non è esaurito ancora.

E sul porto ho trovato una strana, quasi consapevole rispondenza. Era un rumore sconosciuto e inquietante, un tuono lontano. Benché si fosse tolto la maglia della scuola, che ora gli penzolava da una mano, la camicia grigia gli stava appiccicata addosso, e i capelli gli erano come incollati sulla fronte. Attraversare un guado: era questo che mi veniva in mente quando ci ripensavo. Credere al progresso non significa credere che un progresso ci sia già stato. Molti si sentono soddisfatti del proprio lavoro perché credono di fare qualcosa di importante, qualcosa che vale la pena fare. Non cominciare con niente, non smettere con niente: ecco il migliore stile di vita. La vita, vedete, non è né così bella né così brutta come si crede. La vita è una perpetua distrazione, che non lascia neppur prendere coscienza di ciò da cui distrae. Alcuni avanzi di leggi di un antico popolo conquistatore. Offrono il vantaggio di far risparmiare tempo alla gente, perché non pretendono un’attenzione che si prolunghi per settimane e mesi. Mentre l’uovo cuoce, mentre aspettiamo che il numero chiamato si liberi (se è occupato). Dimentichiamo facilmente le nostre colpe quando siamo i soli a conoscerle. Dobbiamo convenire che l’errore è la radice costitutiva del pensiero umano e della sua storia. Spesso è necessario persino tornare sui propri passi per cercare un’altra via d’uscita, prima che la notte sia definitivamente nera, ma l’acqua sempre più alta e più agitata rende il ritorno ancora più pericoloso. Gli ho sparato negli occhi.

Chi può mai sapere perché facciamo le cose che facciamo?  Sono proprio le avversioni e i desideri non espressi ad arrivare più lontano e a indirizzare la nostra condotta, simili alle linee di un campo magnetico. Si sa che sono otto i colori che fanno il bianco. Il bianco è anche una specie di nero. Quando si riconosce che qualcosa è necessario si prova una sorta di libertà. Era forte. Era esultante. Era pronto. Sono pronto, si disse, e si chiese che cosa ciò significasse. È penoso considerare il problema di quanti sono morti, nel corso della storia, perché altri non fossero morti invano. Molte sono a questo mondo le opinioni, e una buona metà di esse appartengono a persone che non sono mai state nei guai. E su questo non c’è altro da pensare, mi pare.

La scuola era finita. I ragazzi, finalmente liberi, fluivano a schiere per il cortile lastricato e, usciti dal cancello, si separavano e si allontanavano in fretta, a destra e a sinistra. Nessuno sa cosa significhi essere perseguitato se non l’ha vissuto personalmente e se la persecuzione non è stata costante e attiva, realizzata deliberatamente e con determinazione e con vigore e senza sosta, con perseveranza o con fanatismo, come se i persecutori non avessero altro da fare nella vita che inseguire qualcuno e ancor prima cercarlo, stargli addosso, spiarne i movimenti, localizzarlo e al massimo aspettare l’occasione migliore per regolare i conti. A questo ci si riduce. Non molto tempo prima era una ragazza, una giovane donna, coi suoi pregi e i suoi difetti, fragile e dura, debole e forte. “Cosa c’è?” chiese lui. La stanza era al buio, ma poté vederle la faccia stravolta dal terrore. “Qualcuno ha tentato di aprire la porta”.  Dio solo sa, se non ce l’ho messa tutta per capire come va il mondo, addirittura me lo sentivo, che poteva girare bene. La donna china la testa con aria indifferente, come per nascondersi dalla voce dell’uomo. Ci sarà pure qualcosa di meglio alla tv. La cosa piu’ bella della televisione e’ che se qualcosa di importante accade in qualunque parte del mondo, giorno o notte, tu puoi sempre cambiare canale. Oppure, se proprio hai del tempo da buttare, che so, potresti iscriverti a un corso serale. Diventare un dottore. Così magari riesci a tirare su due soldi. Ti regali una cena fuori. Ti tingi i capelli. Tanto, ringiovanire non ringiovanisci. Il potere è stare in piedi all’angolo di una strada senza aspettare nessuno. Ma è una questione personale. È proprio questo l’effetto dell’istruzione. Rende il mondo intero qualcosa di personale.

Un suono acuto, come la sirena di una nave, ma più stridulo, mi scuote. E così, qui dunque viene la gente per vivere; crederei piuttosto che si muoia, qui. Sono uscito. Ho visto: ospedali. Ho visto un uomo che barcollava e cadeva. La gente gli si è raccolta intorno, mi è stato risparmiato il resto. Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino in cui tutti i cuori s’aprivano, in cui tutti i vini scorrevano. Conosco quella prospettiva da cui ogni cosa appare terrificante e misteriosa. Rifletti sull’eternità, considera, se ne sei capace, l’oblio, e tutto diventa un portento. Eppure in assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse. Perché l’argomento presenta un’allettante combinazione di glamour intellettuale e glamour giornalistico; e perché le ragazze mi hanno sentito recensire libri alla radio o visto parlare di cultura alla televisione. Ero in piacevole compagnia. Il mio è un sentimento personale, irrilevante rispetto al mio scopo presente. È un sentimento così completo, così egoista che io quasi me ne vergogno mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Per aprire una strada si scelgono sempre delle giornate calme, affinché i venti non spazzino via le opere degli uomini. I fatti parlano da sé, si dice, ma i fatti che ci toccano da vicino parlano, mi pare, una lingua un po’ più volgare degli altri. La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. È la stessa differenza che passa tra una camicia e una camicia di forza. In passato è stato particolarmente eccitante seguire un corso di probabilità e statistica: benché piuttosto brutto, mi insegnò che si potevano fare affermazioni precise e utili su un mondo incerto. Io non vi biasimo tanto per la vostra voracità, miei simili; questa è natura, e non c’è niente da fare; ma dominare questa cattiva natura, questo è il punto. Voi siete pescecani, certo; ma se dominate il pescecane in voi, allora siete angeli; perché tutti gli angeli non sono altro che pescecani ben dominati.

Lost in quotation (3)

(3)

Con le luci spente è meno pericoloso. Eccoci qua ora, divertici. La verità diverte sempre gli ignoranti. Non è detto che la maggioranza abbia sempre torto. L’esistenza di una maggioranza, implica logicamente una minoranza corrispondente. Pensate di che tremenda natura sono stati i sospetti che avete nutrito. E in base a quali elementi avete formulato il vostro giudizio? Un uomo quando è davvero appassionato è sempre una contestazione vivente. Lo specchio è a pezzi. Sì, lo so, mi piace così: mi ci vedo come mi sento.

La giornata iniziò male, e tardi. In teoria doveva essere uno dei giorni più felici della mia vita. Cominciò con un numero sbagliato, tre squilli di telefono. Il telefono continuò a squillare senza che nessuno andasse a rispondere. Il trillo rimescolava blandamente il pulviscolo stagnante del buio. Contai fino a venti squilli, poi rinunciai. Continuassero pure, che senso aveva contarli? Il cane graffiava contro la porta a vetri. La prima sensazione che ricordo è di essere sotto qualcosa. Un peso opprimente che schiaccia dappertutto. E quando mi svegliavo nel cuore della notte, come ignoravo dove mi trovassi, allo stesso modo non sapevo in quel primo istante chi fossi. I primi istanti del sonno sono l’immagine della morte: un nebuloso torpore si impossessa del nostro pensiero e non riusciamo a determinare l’istante preciso in cui l’io, sotto altra forma, continua l’opera dell’esistenza. Destato di soprassalto, stavo già per precipitarmi in taxi alla stazione pensando di dover partire. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Non è vero che si conosce meglio una persona soltanto perché si divide con lei lo stesso letto e lo stesso bagno. In fondo che cos’è meglio, una pesca o una pera? Siamo tutti il grande amore di qualcuno. Crediamo tutti di conoscere la persona che amiamo. Nostro marito, nostra moglie. E li conosciamo davvero, anzi a volte siamo loro: a una festa, divisi in mezzo alla gente, ci troviamo a esprimere le loro opinioni, i loro gusti in fatto di libri e di cucina, a raccontare episodi che non sono nostri, ma loro. Ballare è la poesia dei piedi. Piuttosto perdonare un brutto piede che delle brutte calze. Molte ragazze davvero belle hanno dei piedi davvero brutti. La moda è fatta per diventare fuori moda. Mi chiedo cosa faceva la gente dopo l’amore, prima che inventassero la sigaretta. La sigaretta è il tipo perfetto di un piacere perfetto. È squisita e lascia insoddisfatti. Che cosa si può volere di più? La sigaretta è la preghiera del nostro tempo.

Sento delle parole. Nel vento e nel passare del vento. Una musica, non sempre trascinante, non sempre triste, a volte fragorosa. Poi si spegne. Una pausa. Io le dico: sei finita, sei finita? Sento delle storie. Io non ho un problema di droga. L’abuso di droga è soltanto un’accelerazione, un’intensificazione dell’ordinaria esistenza di ciascun uomo.  Le strade schiumano di droghe contro il dolore e l’infelicità, noi le prendevamo tutte. La droga in tal caso serve a sostituire la grazia con la disperazione, lo stile con la maniera. Ci saremmo sparati la vitamina C se l’avessero dichiarata illegale. E quando fu arrivato all’angolo riprese a cantare una specie di nenia che, per quanto potevo indovinare dal tono, doveva riguardare il sopraggiungere di disastri, il dolore dei vecchi, la fine dell’amore. L’aria era piena di zanzare, le cose intorno bagnate e tiepide dopo la pioggia autunnale. Perché è la perdita la misura dell’amore?

A volte sei tu che mangi l’orso e a volte è l’orso che mangia te. La droga non è cattiva. La droga è un composto chimico. Il problema è quando quelli che prendono droga la considerano una licenza per comportarsi come teste di cazzo. Sei totalmente sola. Sei sempre sola. Tutto il resto te lo inventi. Tutti abbiamo udito la donnetta che dice: “oh, è terribile quel che fanno questi giovani a se stessi, secondo me la droga è una cosa tremenda.” poi tu la guardi, la donna che parla in questo modo: è senza occhi, senza denti, senza cervello, senz’anima, senza culo, né bocca, né calore umano, né spirito, niente, solo un bastone, e ti chiedi come avran fatto a ridurla in quello stato i tè con i pasticcini e la chiesa. Mi pento delle diete. È una superstizione insistere su una dieta particolare. Tutto alla fine è fatto degli stessi atomi chimici. Gli uomini cercano le donne e le donne cercano gli uomini.  Ma che cosa ci troveranno, poi? Che cosa ci troveranno? Apparteneva a quella categoria di uomini – tendenzialmente spiacevoli, quasi sempre calvi, bassi, grassi, intelligenti – che, per ragioni misteriose, attraggono certe belle donne.

Aggiunse sull’agenda: “Si è seduto troppo vicino, come se ci conoscessimo, invece io non l’ho mai visto. Sono sicura che non l’ho mai visto”. C’è sempre (o c’è stata?) una prima volta, ma mi si spappola il cervello quando cerco di ricordarla e allora concludo che “la prima volta” è una metafora e tutte le altre, invece no. Piccoli dettagli come questi fanno una bella differenza. Non era una domanda nuova. Avevo riletto i miei appunti e non ne ero soddisfatto. I cani non conoscono queste oscillazioni. Il segreto di quell’andatura, ora indolente, ora frettolosa. Tutto cominciò con quel cane sgozzato. Ragazzi giocano a pallacanestro intorno a un palo del telefono sul quale è inchiodata la tavoletta della reticella. Ci fu chi boccheggiò. E, fuori dalla finestra, folle e fuochi d’artificio. Sento la polizia che si stringe, li sento lì fuori mentre fanno le loro mosse. Non fanno che ripetere tutti. La notte i cani randagi invadevano la città. L’enorme edificio aspettava come preparato a difendersi. L’aspetto più positivo del fatto di essere in prigione, secondo lui – forse l’unico aspetto positivo – era una certa sensazione di sollievo. Sollievo all’idea di aver toccato il fondo.

Per qualche motivo, questa notizia non lo sorprese; soltanto lo fece sentir peggio. Come se si fosse aggiunto dell’altro peso all’oppressione che lo schiacciava ormai da ogni parte. Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna. Anche i pensieri talvolta cadono immaturi dall’albero. Un albero non mostra curiosità per il suo ambiente, almeno non in modo per noi riconoscibile; lo stesso vale per una spugna o un’ostrica. La tragedia consiste in questo: che l’albero non si piega ma si spezza. Non riesco a evitare che i pensieri si confondano. Ci riempiamo di speranza come di nuovo sangue. Raramente sono in grado di ricordare quello che ho pensato. Prima che arrivi a riflettere su un’ispirazione, succede sempre che questa si trasformi in un’idea ancora migliore. Avendo deciso di mia volontà, visto che ero in cerca di spunti per una poesia sull’educazione del genere umano. Ma non potevo esserne certo. Puoi avere la tua torta e mangiarne anche tu. Io ascoltavo musica pop perché ero un infelice. O ero infelice perché ascoltavo musica pop? Il rock ‘n’ roll ha una sorta di aura di rivoluzione permanente, senza tempo, di sfida a tutto, inclusa la natura stessa. Quando la mia infanzia fu trascorsa veloce e le giornate, non più eterne, si furono ristrette a dodici ore o meno, cominciai a pensare seriamente alla morte. Fermo davanti alla porta della prigione. Quanto dura un giorno da morti? Non era molto di buon umore; camminava lentamente con le mani in tasca; bisogna dire che quel giorno, un giorno di fine inverno, metteva tristezza. Si va un po’ in giro, si vagabonda da un luogo all¹altro e si finisce fatalmente per imbattersi di nuovo in gente che si è già vista da qualche parte, d¹incontrarla così all’improvviso, in luoghi così inaspettati. Il lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante.

Il tempo che ti piace buttare, non è buttato. Dà coraggio sapere che da una finestra posso arrivare a libri, a lattine di birra, a passati amori, e da questi racimolare sogni a sufficienza per sgattaiolare da una porta sul retro. L’abuso della droga non è una malattia, ma una decisione, come quella di andare incontro ad una macchina che si muove. Questo non si chiama malattia, ma mancanza di giudizio. Odio la puzza degli ospedali. Non quella della malattia e nemmeno l’odore alcolico dei medicinali. Non troverai gente normale, qui. L’uomo che camminava per la strada non era consapevole, ma ne era parte. Nel resto dell’edificio abitavano altre persone. La ribellione era imminente, ma ancora prematura, in quel particolare momento. Alla gente interessa sapere se un uomo è in gamba, se è un lavoratore, se contribuisce al benessere della comunità. Il lavoro era l’unica cosa che avesse importanza. E il lavoro è pieno di sudore e di polvere. È ormai tempo che i comunisti espongano apertamente a tutto il mondo la loro prospettiva, i loro scopi, le loro tendenze. Si dice che nasciamo innocenti, ma non è vero. Ereditiamo ogni genere di cose e non possiamo farci niente. Appena alzavo gli occhi da me stesso, se ne stava seduto a tremare sul marciapiedi. Il giorno che l’avrebbero ucciso, si vestì senza lavarsi e senza pregare. È una cosa grossa uccidere un uomo, gli togli tutto quello che ha e che avrebbe voluto avere. Avendo sparato ad un uomo, ed avendolo ammazzato, avete in una certa misura chiarito il vostro atteggiamento verso di lui. Avete dato una risposta definita ad un problema definito. Nel bene o nel male avete agito in maniera decisiva. In un certo senso, la mossa successiva spetta a lui.

Lost in quotation (2)

(2)

Io sono il figlio, io sono l’erede di una timidezza che é criminalmente volgare. Sono il figlio e l’erede di niente. Comincia, come quasi tutto, con una canzone. La canzone è una vecchia fidanzata con cui passerei ancora molto volentieri buona parte della mia vita, sempre e soltanto nel caso di essere ben accetto. È così difficile trovare l’inizio. O meglio: è difficile cominciare dall’inizio. E non tentare di andare ancor più indietro. Da ragazzo mi piaceva il rumore della pioggia. Temo che non si fermerà finché non mi fermerò io. Io non lo so se mi ricordo. Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima. Ma la grossa differenza, fra gli amici e i libri, è che gli amici cambiano, i libri no.

Era quel genere di giorni per cui certe persone sarebbero pronte, sia pure in senso figurato, a dare la vita. Ma che la maggioranza darebbe qualsiasi cosa per evitare, non fosse altro che per paura della morte. O della vita. Lenzuola sporche. Le pareti erano coperte di libri. Avevano lasciato la porta aperta del corridoio. Eravamo seduti nella mia stanza, fumando e parlando di come eravamo messi male. Il mento poggiato sulle braccia incrociate. Invecchiare in fondo non significa altro che non avere più paura del passato. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. La storia era incomprensibile e non si poteva prevedere alcunché, né dai gesti né dalle azioni. È la verità che conta. La cosa più pietosa del mondo, penso, è l’incapacità della mente umana di mettere in correlazione tutto il suo contenuto.

Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. La mia postura segue consciamente la forma della sedia. Spero di arrivare presto. Mi sento sempre attratto dai posti dove sono vissuto, le case e i loro dintorni. Nei pubblici passeggi e nei ritrovi di una città, la gente va per vedere e per essere vista, e lì la stessa espressione si ripete cento volte con poche varianti. Le persone non sono cambiate molto, ma i luoghi sicuramente sì, e ovunque in peggio. I luoghi dell’infanzia appaiono immiseriti a chi vi torni adulto, lo sanno tutti. Niente, più niente al mondo servirà a mettere a posto le cose. Non è possibile perdere ciò che non si ha fin dall’inizio. Pur essendo vecchio, generalmente passeggio di notte. È meraviglioso essere qui, per conto mio. Sulla strada tutto appariva tranquillo. Ho vissuto in molti paesi dove la gente dice che il tempo è bello anche quando piove. E io sono uno che si mette in viaggio solo quando ne vale la pena. Lei potrebbe esser là in questo momento, appena arrivata. Nervosa com’era, e con tanto bisogno di sonno. No, nessun pallore in lei. La fortuna di certi viaggiatori è incredibile. Basta loro salire su un treno o su un piroscafo per imbattersi in un vecchio amico o, meglio ancora, per farsene uno nuovo. Io sto qui perché ci sono nato e quindi sono inadatto a qualsiasi altro luogo.

Non esiste al mondo un’altra libreria di seconda mano più rispettabile di questa. Ero il custode di un museo. Un museo di oggetti significativi. C’è un’inerzia, in tutto questo, una pesantezza, una tristezza. Adesso conduco una vita falsa, una vita apocrifa, clandestina e invisibile sebbene più reale che se fosse vera. Cammino e cammino cercando di chiarirmi la cosa. Come se non vedessi, ma udissi voci che mi raccontavano che cosa dovessi vedere. Tutto il quartiere è così: strade e strade di case che fanno pensare a vecchie monumentali casseforti, colme dei beni deprezzati e dei brutti mobili di una classe media fallita. Ma lei non avrebbe approvato questa conclusione. Lei aveva già sentito quelle parole, avrebbe dovuto sapere che cosa l’aspettava. Nella semioscurità, debolmente illuminata dalla luce smorzata del museo, lei non guarda me ma la sala che si allarga alle mie spalle. Una sala tanto alta che il soffitto scolpito si sottraeva ad un esame minuto. Ci sono peccati necessari e peccati non necessari. Tuttavia, quello che un uomo immagina è spesso (o molto spesso, se vuoi) la sostanza reale e vera di quello che ha veduto.

Sognò: stava costruendo un enorme muro con tantissimi libri. Cresceva alto, vedeva solo quello, il suo compito era di accatastare tutti i libri del mondo in una grande costruzione. Aveva voglia di restare sola, di allungare il corpo sulle lenzuola pulite, di cancellare il dolore che si spandeva dentro la sua testa come una salsa scura, di pensare a tre o quattro delle cose che erano successe quella sera, di dimenticare le molte altre che senza dubbio sarebbero successe l’indomani. Per quanto grande il numero dei cieli che ci sono crollati sulla testa, dobbiamo pur vivere. Il nostro sonno, oggi, sarà un compito in classe. Un cane abbaiò. Una volta. Un’altra volta. Poi silenzio assoluto, come se l’animale stesse ad ascoltare, nella notte, quello che stava per accadere. Tutto quello che ho visto, è per questo che piango. Vedevo il terrore nei loro occhi. Quando gli altri si avvicinano, vedono solo quel che mi sta intorno, o se stessi, o delle invenzioni della loro fantasia, ogni e qualsiasi cosa, insomma, tranne me. È strano salutarti in questo modo. Sembrava una di quelle brevi poesie che vengono pubblicate sul frontespizio di certe riviste.

Venticinquenne, laureata in fisica, assistente di laboratorio all’università, era il tipo di ragazza che gli uomini guardano subito una o due volte e poi continuano a guardare. Sono sicuro che aveva capito che così mi avrebbe fatto innamorare. Ne sono proprio sicuro. Credevo di essere atteso con chi sa quale ansia, e invece mi sbagliavo. Io sono un uomo ridicolo. Ieri ho visto un programma alla televisione e ho pensato a te. Non ho mai trovato che le persone colte, che sanno di logaritmi e d’altro genere di poesia, siano più rapide delle altre nel lavare i piatti o nel rammendare le calze. Guardando in silenzio quelle immagini di banche e ospedali crollati, strade piene di negozi avvolte dalle fiamme, ferrovie e autostrade fatte a pezzi. Ora capisco come la gente possa vivere senza leggere, senza studiare. Ogni giorno attribuisco minor valore all’intelligenza. Lo charme: un modo di ottenere in risposta un sì senza aver formulato nessuna chiara domanda. Non sto dicendo che non c’entri nulla, o che non sia collegato in qualche modo. Credo solo che questa sia una domanda legittima. La stupidità della gente deriva dall’avere una risposta per ogni cosa. Il mondo si divide in fatti. Chi non è certo di nessun dato di fatto, non può neanche esser sicuro del senso delle sue parole. Chi volesse dubitare di tutto, non arriverebbe neanche a dubitare. Lo stesso giuoco del dubitare presuppone già la certezza. È difficile dire qualcosa che sia altrettanto buono del non dire niente. Il mondo non è più quello che conoscevamo, le nostre vite sono definitivamente cambiate. Forse questa è l’occasione per pensare diversamente da come abbiamo fatto finora.

Che idiozia, lanciarmi dentro questa storia e i suoi labirinti. Il beneficio della compagnia di un cane dipende dal fatto che è possibile renderlo felice; chiede cose talmente semplici, il suo ego è così limitato. Non poteva durare, lo sapevano tutti. Non si poteva proprio andare a passeggio, quel giorno. Ma si sa come va a finire; si era presi dal proprio servizio quotidiano, si andava avanti e indietro dall’ospedale alle caserme. Oggi ormai ogni privato cittadino ritiene offesa nella sua persona tutta la società. Conservare distinzioni, qui, non è possibile; così era almeno fino ad alcuni anni fa. E poi volevo dare perlomeno un esame, oltre che respirare aria nuova, evadere, stare lontano per un po’. Chi ha mai sognato di essere diventato un assassino e di continuare la vita normale solo in apparenza? Nessun sogno e’ solamente un sogno. Per adesso il grattacielo sta lì ma può anche darsi che un giorno lo facciano saltare con la dinamite. Sono un soldato, e credo di parlare a nome dei soldati. Non è la legge, ma la terra stessa a porre dei limiti. Non ci sono mestieri ignobili. Sia chiaro sin dall’inizio: non era il mio lavoro ideale. Vi sono mezzi che non si giustificano. Io vorrei poter amare il mio paese pur amando nel tempo stesso la giustizia. Tanti altri uomini hanno vissuto e vivranno la stessa storia. Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio. I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli.

Lost in quotation (1)

(1)

Un amore. Una vita. Se una cosa è così complicata da non poter essere spiegata in dieci secondi, allora non vale la pena di saperla. È un tormento che ha a che fare con me e con voi. Quello che inizia come solitaria alterità diventa familiare e addirittura personale. Ha a che fare con chi siamo quando non stiamo recitando chi siamo. Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere. Una storia non ha né inizio né fine: uno sceglie arbitrariamente un momento da cui guardare indietro o avanti. Sono qui da poco. Voi non sapete nulla di me.  Le cose non vanno mai come ci si aspetta. Sai, non si sa mai, in fondo, o invece sì, o invece sì. Ci sono momenti in cui ciò che deve essere detto ti guarda dal passato – ti guarda come qualcuno da una finestra e tu per strada, che cammini. Voi non sapete nulla di me. Questa frase non dovrebbe infastidirmi, ma non riesco a togliermela dalla testa. Voi non sapete nulla di me. Se sono matto, per me va benissimo. Ho cambiato religione così tante volte che al momento non ho idea se ne sia rimasta qualcuna. Penso che, se sentissi una voce dal cielo che mi predice tutto ciò che mi capiterà nelle prossime ventiquattr’ore, compresi alcuni avvenimenti che sembrassero altamente improbabili, e se poi tutti questi avvenimenti accadessero veramente, forse mi potrei convincere dell’esistenza di qualche intelligenza sovraumana. E se fossero solo le sei? O addirittura le cinque?

Potevano essere le cinque. Qualsiasi ora fosse, non ce l’avrebbe fatta a riaddormentarsi. Ultimamente era diventata un’abitudine, quella di restare sdraiato al buio in preda all’apprensione, in attesa della sveglia. Io non sono chi sembro essere, mi ripeto più volte davanti allo specchio del bagno, in sordina quando non sono solo e ho bisogno della compagnia fondamentale della mia frase prediletta, mentalmente quando persino il sottovoce potrebbe sorprendere quella vigile ed aggressiva disponibilità che gli altri ci dedicano. Non riesco a ricordare esattamente in che modo cominciò. La porta dell’anima è chiusa ma ogni tanto appare un filo di luce, una lettera passa sotto la porta. E pur trattandosi di una resistenza di principio nei confronti di qualunque novità, una lettera, anche la più lunga, costringe a semplificare ciò che non avrebbe dovuto essere semplificato. Nessuno poteva dormire. Sono solo nel buio a rigirarmi il mondo nella testa. Non vorrei darmi il tono d’un piccolo burocrate, però mi spaventa solo l’idea che possa venire qualcuno e non trovarmi. Che si sia o meno fan di Barthes, Foucault, de Man, Derrida, quando si sa una cosa è impossibile non saperla. Scrivo queste parole e mi sembrano senza senso, così come l’immagine della sua bara calata in una fossa di terra. Bisogna stare attenti ai pensieri che vengono di notte: non hanno la giusta direzione, arrivano a tradimento da luoghi remoti e sono privi di senso e di limiti. Il tempo sembra passare. Mi tornavano in mente le immagini di quella giornata, immagini di corpi senza arti né teste. Essere morti è della massima importanza. Forse chi inganna meno sé stesso è chi ammette che tutti stiamo soltanto scherzando. Questa gente adulta e tanto intelligente s’è chiusa dentro una rete, una maglia tiene su l’altra, sicché l’insieme appare naturalissimo. È questa la paura che tien saldo l’universo?

Un dolore diverso da qualsiasi dolore patito finora si preannuncia. Se attingo alle mie riserve di pazienza è perché qui per me il tempo scorre senza senso, uno stato che predispone alla ribellione. Probabilmente sono stato in guerra. Ho una cicatrice dietro l’orecchio, una macchia oblunga di carne sterile dove non crescono peli. Adesso è coperta e può essere nascosta anche dal più maldestro dei barbieri, ma nessun barbiere può nascondere la cicatrice che ho sulla schiena. Per quella sarebbe più indicato un sarto. Dopo cena rimasi ad aspettare. Notti più buie del buio e giorni uno più grigio di quello appena passato. Seguono la notizia alla televisione dopo cena, con una tazza di caffè appoggiata lì accanto. Non occorre tenerne conto, come di una guerra fra due Stati africani del quattordicesimo secolo che non ha cambiato nulla sulla faccia della terra, benché trecentomila negri ci abbiano trovato la morte fra torture indicibili. Penso che la facilità e la capacità che hanno di parlare con tanta sicurezza, non ci porti molto lontano. Parliamo pure della buona salute mentale. Parlare, non c’è che questo, parlare, vuotarsi, qui come sempre, nient’altro che questo. Meno sappiamo e più lunghe sono le nostre spiegazioni. Certe cose esistono solo perché se ne parla. Siamo fatti per questo. Per resistere e arrivare fino alla fine.

Con un piccolo sforzo è possibile dimostrare che ogni cosa si ricollega a ogni altra. Era cominciato con la paura. Penserei volentieri ad altro. Ma so che devo tentare di scrivere ogni cosa finché rimane in me una traccia. Tutti sappiamo che molti sono sfortunati nel loro cammino attraverso il mondo, ma non conosciamo tutti quelli che lo sono. Il che in un certo senso giustificava tutto. Non avevamo nessuno. Il mio infermiere non può essermi nemico. Ho preso a volergli bene a questo controllore appostato dietro lo spioncino. Appena mi entra nella stanza, gli racconto vicende della mia vita; cosí, nonostante lo spioncino che gli è d’ostacolo, impara a conoscermi. Un grido attraversa il cielo. Non è la prima volta, ma ora è quasi inaudito. L’abitudine è necessaria; è l’abitudine di avere delle abitudini, di fare di una traccia un solco, che è necessario combattere, se si vuole rimanere vivi. Siamo continuamente incalzati dalla domanda: “E dopo? – Sì, ora capisco, ma dopo?”- Conosco solo il mio angolo e quel che mi passa davanti. Il giorno che mi hanno portato qui, ho notato solo un cancello aperto perché entrassi. Quando mi sono alzato, ho colto con l’occhio alcune gabbie che c’erano più avanti. Un tempo la mia cella doveva essere una lavanderia: la porta e la finestra danno sul cortile. Le sbarre della finestra sono state aggiunte all’interno in modo che non si possa arrivare al vetro e romperlo. Nascosti da una tenda ci sono i servizi igienici. Addossate a una parete ci sono un tavolo e quattro sedie fissate al pavimento, addossati alla parete di fronte quattro letti che si possono ripiegare. Tre sono ripiegati. L’impulso di condividere con qualcuno un’esperienza è irresistibile per me, e ridano pure alle mie spalle, gli altri. Non m’importa. Soffocherei se non parlassi. E, con tante visite, la porta di casa rimaneva aperta come nelle veglie funebri o come nelle case dove è accaduto qualcosa di grave. Ero sfinito, sfinito mortalmente da quella lunga agonia, e quando alla fine mi sciolsero e mi permisero di sedere, sentii che i sensi mi abbandonavano. La vera autenticità non sta nell’essere come si e’, ma nel riuscire a somigliare il più possibile al sogno che si ha di se stessi. In questa vita ci mostrano soltanto i trailer. Per questo bisogna reggere.

Questo succedeva molto tempo prima. Nessun poliziotto era mai venuto a casa per arrestarlo. Nessun dottore in camice bianco aveva mai proposto di farlo internare in un manicomio. Gli pareva, tutto sommato, di essere un tipo piuttosto facile. Che cosa c’era in lui di così complicato? Nel giro di qualche settimana già faticava a ricordare i nomi delle cose. Sono andato a trovarlo due o tre volte. Tre volte. L’ultima volta il giorno dell’esecuzione. Non ero tenuto ad andarci, ma ci sono andato lo stesso. E non avevo certo voglia. Oppure sarà stato un altro motivo venuto da chissà dove e poi scomparso dalla memoria, come scompare il seme una volta che la pianta è cresciuta. Io invece mi trovavo a mio agio in quel silenzio. Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Sotto i portici, di notte passate le tre. Qualsiasi forma di debolezza comporta sofferenze e umiliazioni, non importa come si manifesti o di chi si tratti. È stato straordinariamente semplice fuggire. Poiché la fortuna, a lasciarla fare, è quello che è. L’idea della sedia elettrica, poi, mi fa star male fisicamente, e i giornali non parlavano d’altro: titoloni che mi guardavano fisso a ogni angolo di strada e all’imboccatura di ogni stazione della metropolitana con quell’odore di noccioline stantie. È una metropoli quella che abbiamo sotto gli occhi. La vediamo attraverso lo sguardo di un uccello notturno che vola alto nel cielo. Di fronte a me c’è una donna coi capelli grigi. Ogni volta che l’infermiere guarda da un’altra parte schiocca le labbra, dice muta aiutami, ti prego aiutami. In faccia ha solchi profondi e sporchi. Gli occhi sono gonfi di paura. Sono quelli sulla metropolitana il cui sguardo indifferente ha qualcosa dentro che in un certo senso mette i brividi. Qualcosa di rapace. Un po’ come gli automobilisti che rallentano e restano a bocca aperta se vedono un incidente stradale: ci tengono molto a una concezione di se stessi come testimoni. Tutta la vita umana è profondamente immersa nella non verità. E’ buffo come i colori del vero mondo divengano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo. Il cinema è solo una moda passeggera. È il dramma in lattina. Il pubblico vuole vedere storie di carne e di sangue rappresentate in palcoscenico. Poiché il cinema non è solo un’esperienza linguistica, ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un’esperienza filosofica. Il cinema non è un mestiere. È un’arte. Non significa lavoro di gruppo. Si è sempre soli; sul set così come prima la pagina bianca. E per Bergman, essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico. Soltanto una vita vissuta per gli altri è una vita che vale la pena vivere. Una vita che miri principalmente a soddisfare i desideri personali conduce prima o poi a un’amara delusione. La vita non ha senso a priori. Noi non abbiamo né dietro a noi, né dinanzi a noi, in un dominio luminoso dei valori, delle giustificazioni o delle scuse. Siamo soli, senza scuse. La storia della nostra società è come la storia di un uomo che si butta da un grattacielo e, man mano che precipita, si ripete per farsi coraggio: “Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene.”