Lorenzo Pataro

Lorenzo Pataro, Inediti

Lorenzo Pataro, foto di Giorgia Certelli

Sto nella vita come un emigrante
dal corpo, lo osservo da fuori
come fossi morto,
parto per mesi e lontano,
qui forse ti saluta una mano,
la voce forse ti dice ti amo,
ma è tutto falso e sbagliato,
sono sempre stato straniero
di questo mio stato in luogo,
sono altrove, Altrove sono.

 

Dicono che ci passerà
questa pigrizia viscerale,
le lenzuola hanno la forma del corpo,
bianco il male ovattato nella stanza,
non sentiamo aria respirare
nemmeno da una mosca, dicono
che il seme disperso ha causato
nascite improvvise lì fuori,
la finestra ha favorito il passaggio
dei cromosomi, abbiamo bevuto
tutto il nettare dai seni sospesi
di Madre-Noia, dicono che non resta altro
se non piangere, far uscire dalle cosce
le lacrime, spingere fuori
dalle zampe una gioia di carne
come un animale il nascituro
e dargli un nome: Futuro.

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PoEstate Silva #23: Lorenzo Pataro, da “Bruciare la sete”

Icaro

Un giorno di questi
voleremo via
come stormi di uccelli
impauriti dai temporali.
E se il sole
brucerà le nostre ali,
cadremo in mari senza fondali
stringendoci le mani,
liberandoci dai mali.

 

Cassandra

D’ora in poi
prima d’ogni mia fatale catastrofe
come Cassandra
tu prevedimi sempre
coi tuoi profetici baci.
Perché se c’è la guerra
tu sei la Pace.

 

Euridice

Mi manchi non perché
non posso più guardarti,
ma perché forse è solo colpa mia
se all’inferno
ora
dei tuoi bassi occhi fuggiaschi
possono abusarne tutti gli altri.

 

Lorenzo Pataro, Bruciare la sete, Controluna Edizioni, 2018