Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni: poesie edite e un inedito

A Marilyn, sulla bellezza

Penso che le donne belle servano ad essere esibite.
Avanzano come ambulanti trofei.
Io sono contro la bellezza, ha rovinato troppe vite.
La bellezza mi ha reso schiava
perché credevo di non possederla.
Chi ama la bellezza non ama se stessa
perché si guarda in uno specchio deforme
e deforma lo specchio della propria esistenza.
Il confronto con la bellezza è spreco di sé.
Essa si insinua a distruggere
a dire la perdita e mai l’amore
con cui ogni giorno accudisci e rinforzi
la tua vera umanità ineguagliabile
che non sa sorridere della bellezza che possiede.
La bellezza è sempre uguale a se stessa.
Rigida e fredda come una statua greca
congelata nell’eternità di un sorriso.
Tu che muovi le labbra invece puoi
modulare un’ampia gamma di sorrisi
davanti ad occhi che sanno lo sguardo
irriverente e libero del vero amore di sé.

*

Alcune persone non sanno dire noi.
Saranno stati figli unici nelle loro costellazioni
familiari. Io ho tre fratelli e una sorella.
Nella mia casa non si stava mai soli.
Anche la casa non restava mai sola.
Ognuno entrava a tutte le ore.
Era scortese non gioire di una visita.
Poi vennero gli anni Settanta,
le donne, gli amici
dell’Università.
Vestivo coi fiori e gli zoccoli
ascoltavo Cat Stevens e ti ammiravo, Marilyn.
Il mondo che vedevo mi sembrava
il migliore possibile. Non avevo il
coraggio di parlare.
La città si improvvisava
amica.
Dire noi voleva dire
cambiare. Eravamo piene di sogni.
Non ci immaginavamo vecchie.
Nessuno di noi poteva mai invecchiare.
Questa era la bellezza.
Anche tu, Marilyn, non sei invecchiata mai.

.

Da Gruppo ’98 poesia, In dialogo. Vent’anni di poesia 1998-2018, qudu editore, 2018

* (altro…)

Audre Lorde, da ‘D’amore e di lotta. Poesie scelte’ (2018)

A Litany for Survival

For those of us who live at the shoreline
standing upon the constant edges of decision
crucial and alone
for those of us who cannot indulge
the passing dreams of choice
who love in doorways coming and going
in the hours between dawns
looking inward and outward
at once before and after
seeking a now that can breed
futures
like bread in our children’s mouths
so their dreams will not reflect
the death of ours;

For those of us
who were imprinted with fear
like a faint line in the center of our foreheads
learning to be afraid with our mother’s milk
for by this weapon
this illusion of some safety to be found
the heavy-footed hoped to silence us
For all of us
This instant and this triumph
We were never meant to survive.

And when the sun rises we are afraid
it might not remain
when the sun sets we are afraid
it might not rise in the morning
when our stomachs are full we are afraid
of indigestion
when our stomachs are empty we are afraid
we may never eat again
when we are loved we are afraid
love will vanish
when we are alone we are afraid
love will never return
and when we speak we are afraid
our words will not be heard
nor welcomed
but when we are silent
we are still afraid.

So it is better to speak
remembering
we were never meant to survive.

Litania per la Sopravvivenza

Per quelle di noi che vivono sul margine
ritte sull’orlo costante della decisione
cruciali e sole
per quelle di noi che non possono lasciarsi andare
ai sogni passeggeri della scelta
che amano sulle soglie mentre vanno e vengono
nelle ore fra un’alba e l’altra
guardando dentro e fuori
e prima e poi allo stesso tempo
cercando un adesso che dia vita
a futuri
come pane nelle bocche dei nostri figli
perché i loro sogni non riflettano
la fine dei nostri;

Per quelle di noi
che sono state marchiate dalla paura
come una ruga leggera al centro delle nostre fronti
imparando ad aver paura con il latte di nostra madre
perché con questa arma
questa illusione di poter essere al sicuro
quelli dai piedi pesanti speravano di zittirci
Per tutte noi
Questo istante e questo trionfo
Non era previsto che noi sopravvivessimo.

E quando il sole sorge abbiamo paura
che forse non resterà
quando il sole tramonta abbiamo paura
che forse non sorgerà domattina
quando abbiamo la pancia piena abbiamo paura
dell’indigestione
quando abbiamo la pancia vuota abbiamo paura
di non poter mai più mangiare
quando siamo amate abbiamo paura
che l’amore svanirà
quando siamo sole abbiamo paura
che l’amore non tornerà
e quando parliamo abbiamo paura
che le nostre parole non verranno udite
o ben accolte
ma quando stiamo zitte
anche allora abbiamo paura.

Perciò è meglio parlare
ricordando
che non era previsto che sopravvivessimo. (altro…)

I poeti della domenica #307: Lucianna Argentino, Gestazione dell’addio

Gestazione dell’addio

a Valentina Cavalli

“Impossibile pronunciarla
quella parola; ma forse
si poteva farla risuonare”

(Marguerite Duras)

 

Trovarla nella caduta perpendicolare
del sangue la parola giusta
che mi raschi dalla pelle tutto il male,
che mi scavi le ossa e mi faccia cava
per galleggiare almeno in quest’aria
che non riesco più a respirare.
Trovarla negli otto minuti di travaglio
della luce ora che sto come il cielo
dismesso dalle rondini,
la verità dimenticata dall’ombra,
le lenzuola sui davanzali, al mattino,
prostrate in un rigurgito di buio.
Trovarla la parola giusta e difficile
ora che il mondo è tutto e solo visibile,
la parola che è segreto e mistero di te ed io,
quella che dice l’amore
quella che m’è rimasta dentro muta
perché non ho più un te
e nemmeno un io e sono metallo gelido
campana che suona
tamburo che rimbomba.

Non sanno che non è solo il corpo
che m’hanno profanato
ma tutta tutta intera la vita
che il corpo ricco di messi e bello lo sentivo
e adesso non è più mio e mi sta addosso
come guerra, come piazza di mercato
dopo un attentato.
Corpo estirpato, corpo incolto,
concesso alla mancanza
e se Dio esiste
in me non sento più il suo alito
e sono polvere
alla polvere già ritornata.

 

© Lucianna Argentino

da: Cuore di preda. Poesie contro la violenza alle donne, a cura di Loredana Magazzeni. Immagini di Fabiola Ledda, Edizioni CFR 2012, pp 33-34

Gruppo ’98 Poesia: ‘In Dialogo. Vent’anni di poesia 1998-2018’. Nota di lettura

Gruppo ’98 Poesia, In Dialogo. Vent’anni di poesia 1998 – 2018, Qudulibri, 2018, pp. 79, euro 11

Questo libro raccoglie otto voci di un gruppo che festeggia il ventennale della nascita, un gruppo di donne senza leader e che basa il proprio lavoro sulla «’critica affettiva’ a sostegno dell’autostima di ognuna». La dedica del volume è a Serena Pulga, tra le fondatrici, e il libro unisce le poesie di Silvia Albertazzi, Paola Elia Cimatti, Zara Finzi, Serenella Gatti Linares, Loredana Magazzeni, Alessandra Vignoli, Vannia Virgili, Anna Zoli. I testi sono In Dialogo tra loro, ‘a più voci’, prendendo a prestito il titolo di un famoso saggio di Adriana Cavarero che − in apparenza − non ha a che fare con questo lavoro ma che, in realtà, ha molto a che vedere con il tragitto percorso. Ogni anniversario porta in sé la traccia di qualcosa di solenne, legato al valore che la comunità di riferimento trasporta nel presente; innanzitutto: la ‘differenza’ dello scrivere che queste donne intrecciano − come soggetti-donne − alla poesia come genere letterario esperienziale. In secondo luogo ci sono alcune delle autrici che le hanno maggiormente influenzate: Virginia Woolf e Simone Weil, per fare due nomi cari al Novecento tutto. Una certa nostalgia del passato, visto come momento del viaggio e della presa di coscienza della propria necessità di libertà − e sono gli anni del femminismo. I registri autoriali, come conferma anche Alessandra Pigliaru nella sua ricca postfazione, sono tutti diversi eppure tutti tendono a raccogliere temi simili: dal rapporto con il materno ai ruoli del femminile, dalle riflessioni sul corpo al rapporto con l’altro sesso, per un attraversamento di posizioni, mondi, riflessioni, «consonanze» (Pigliaru). Vittoria Ravagli, nell’introduzione, parla di «contagio» quando l’universo delle donne apre alle forme d’arte in termini di partecipazione collettiva; trovo sia una parola necessaria, capitale, anche per quest’operazione di unione (editoriale). Nessuna di queste voci sceglie una rotta anti-lirica, anzi: resta negli schemi lirici per parlare di un sé che trova eco nelle parole delle compagne, nello scambio differente come unico bagaglio di senso. Il loro è un rinnovato apporto, uno sguardo al futuro, in un’avventura che resiste.

© Alessandra Trevisan (altro…)

La tesa fune rossa dell’amore. Recensione

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AA.VV., La tesa fune rossa dell’amore, a c. di L. Magazzeni, F. Mormile, B. Porster, A. Maria Robustelli, Milano, La Vita Felice, 2015, pp. 268, € 18,00. I testi e le traduzioni sono delle singole autrici e traduttrici.

Tante autrici e tante traduttrici per costruire un’antologia che, da circa un anno, circola grazie alla pubblicazione de La Vita Felice: La tesa fune rossa dell’amore è una raccolta preziosa curata da Loredana Magazzeni, Fiorenza Mormile, Brenda Porster, Anna Maria Robustelli, che riuniscono tante voci quanti sono i modi – pensati, scelti, detti – per raccontare, in versi, il rapporto delle donne con il materno. Della complessità e del legame con la madre ha, sempre e spesso, parlato con più frequenza la prosa, non soltanto in Italia e l’ha fatto non soltanto il romanzo ma anche il diario – e, più in generale l’hanno fatto le scritture private anche, che sono state in grado di dare molto in questi termini. Molto ha dato anche l’immagine – e non si può fare a meno, in questa sede, di citare di nuovo il documentario del 2002 di Alina Marazzi, Un’ora sola ti vorrei, che ricostruisce la memoria del materno sul piano filmico ma lo fa servendosi di porzioni testuali private (i taccuini materni); lo fa attraverso l’immagine muta che prende vita grazie alla voce narrante della figlia (ne abbiamo parlato qui). Quale valenza abbia un documento come questo nel nostro presente non è difficile a dirsi: mantiene vivo il legame con ciò che manca, nel caso di Marazzi una madre – Liseli Hoepli – morta suicida nel 1972, quando colei che poi sarebbe divenuta regista era troppo piccola per comprendere il significato del loro legame ma non per intuirlo.
Anche nel libro di cui si sta parlando si può dire che il fattore “mancanza” sia determinante; si parla in assenza, in esclusione, da un ‘circuito’ (quello tra «fusionalità e separazione», Mormile) e da un discorso, quello che vede al centro l’identità. Ciò che si trova importante è l’aver saputo riportare l’attenzione sulla poesia e sul valore che questo genere ha nel poter tracciare i contorni della problematicità che la relazione con la figura, con il corpo, con la lingua delle madri pone al centro della vita delle autrici scelte. Inglese e italiano, ma una diversa provenienza geografica, non strettamente di area anglosassone (ci si spinge fino all’India, al Pakistan) danno le direttrici secondo cui l’opera si sviluppa, in tre sezioni (Lasciarle andare; Nelle stanze della memoria; Retaggi, lignaggi) che permettono di collocare i testi e dar loro una scansione chiara, eppure giocano sulla metafora delle «matrioske russe» ben enunciata nella prefazione di Silvia Vegetti Finzi – e tra i punti cardine del suo pensiero sul femminile, che vede le donne essere «acqua nell’acqua». Le poesie scelte, inoltre, coprono l’ultimo quarantennio con qualche escursione fino agli anni Sessanta: rivelano cioè un racconto del materno e della figlitudine vicino nel tempo, dentro lo ieri e l’oggi. (altro…)

PAESAGGI DI POESIA 2016 – SETTIMA EDIZIONE

PAESAGGI DI POESIA 2016 – SETTIMA EDIZIONE

a cura di Sergio Rotino, con la collaborazione di Luciano Mazziotta

BOLOGNA, Ibs.it bookshop, piazza dei Martiri, 5 – Libreria Trame, via Goito 3/C

Modo ipofrigio, 2015 Stefania De Salvador Tecnica mista su tavola di legno, 60x40

Modo ipofrigio, 2015
Stefania De Salvador
Tecnica mista su tavola di legno, 60×40

 

 

Settima edizione consecutiva per Paesaggi di poesia, rassegna di incontri e dialoghi con alcuni dei nomi più interessanti del panorama poetico italiano ed europeo.
Organizzata a Bologna da Sergio Rotino,  principalmente negli spazi di Ibs.it bookshop ma anche in quelli di Libreria Trame, in questo settimo anno la rassegna si avvale dei suggerimenti di Luciano Mazziotta, giovane critico e poeta.

La formula è però rimasta invariata.
Infatti nell’arco di quattro mesi, da febbraio a maggio, verranno ospitati negli spazi delle due librerie 16 incontri con 18 poeti per un totale di 19 titoli. Gli autori provengono da tutta Italia (Lombardia, Sicilia, Campania, Marche, Veneto, Lazio, Emilia, Toscana), dall’Irlanda (Afric Mc Glinchey) e dal mondo anglosassone in generale.
La discrepanza fra numero di titoli e quantità di autori è dovuta alla creazione di DUE, un ramo della rassegna in cui due poeti dialogheranno l’uno sul volume dell’altro, e viceversa, in uno scambio di presentazioni. Oppure un poeta presenterà due suoi volumi, usciti in contemporanea. Oppure ancora due poeti parleranno del libro scritto a quattro mani, ma separatamente.

(altro…)

Poesiafestival 12 – “assonanze” – Sabato 29 settembre, Spilamberto (MO)

poesiafestival 12
“assonanze”

Sabato 29 settembre ore 16.00
Cortile della rocca
Spilamberto (MO)

Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze
Azione N° 21
Il Baratto
Libera veicolazione di parentele elettive e letterarie
su progetto e concertazione di Enzo Campi

Luca Ariano, Vincenzo Bagnoli, Giorgio Bonacini, Enzo Campi, Patrizia Dughero,
Loredana Magazzeni, Silvia Molesini, Jacopo Ninni, Simone Zanin

interpreteranno brani di

Ingeborg Bachmann, Dino Campana, Giorgio Caproni, Thomas S. Eliot,
Aloiz Gradnik, Durs Grünbein, Andrea Inglese, Edmond Jabès, Francesco Marotta,
Pier Paolo Pasolini, Marge Piercy, Ezra Pound, Sally Read, Arthur Rimbaud,
Roberto Roversi, Adriano Spatola, Wallace Stevens, Emilio Villa

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Qui il programma completo del Festival

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Nell’ambito delle iniziative del progetto nazionale di aggregazione letteraria denominato Letteratura Necessaria – Esistenze & Resistenze, inaugurato il 31 ottobre del 2011 a Bologna, e in vista di una ri-definizione delle possibilità divulgative e performative, a partire dalla fine di settembre del 2012 prenderà il via una nuova fase in cui, oltre ai reading cosiddetti “regolari”, si cercherà di realizzare una serie di eventi in cui sperimentare direttamente dal vivo la plurisignificanza dei termini “aggregazione” e “condivisione”.
Il nuovo corso verrà inaugurato il 29 settembre a Spilamberto (MO), nell’ambito delle iniziative di “poesiafestival12”, con l’azione N°21 denominata “Il Baratto”.
La cosa è molto semplice e parte dal presupposto che gli autori cosiddetti contemporanei debbano anche mettersi in gioco attraverso il confronto con altre voci diverse dalle loro. In poche parole, ogni autore che parteciperà agli incontri non presenterà i propri testi, ma una breve selezione di testi di autori cosiddetti classici o anche contemporanei ma comunque conosciuti ai più, che rappresentino per loro un’idea fattiva e concreta di letteratura. A ciò si aggiungerà, per ogni autore, la lettura (interpretazione, drammatizzazione, performance…) di almeno un testo di un altro degli autori presenti all’incontro. Tutto ciò per far sì che i propri testi vengano presentati, filtrati, interpretati attraverso voci diverse, e quindi per donare al pubblico varie possibilità di approccio.
In poche parole: viene messa al bando qualsiasi situazione di autoreferenzialità e agli autori verrà chiesto di esporsi attraverso le parole di altri autori per dare al pubblico presente un’idea di quella che potrebbe essere la propria personale concezione di “letteratura necessaria”.

AAVV – Contatti – Patrizia Dughero

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Patrizia Dughero

Canto di sonno in tre tempi

in

AAVV  Contatti

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Sergio Pasquandrea Parole agli assenti

Patrizia Dughero Canto di sonno in tre tempi

Enea Roversi Asfissia

 

Edizioni Smasher – Collana Ulteriora Mirari – Sezione Tripodi


Gli studi più recenti sulla cultura delle donne ci dicono che le rane, animali anfibi, che vivono vicino all’acqua, sono il simbolo di un femminile primordiale che si rinnova, legato alla terra. Sono forme che assume la Dea Madre, primigenia e potente, quella dea che nei luoghi natii di Patrizia Dughero, di origine friulana, tra le alte valli dell’Isonzo prende l’aspetto di creature favolose, come le Krivapete o appunto le rane. Anche la dedica “A Lia de’ Savorgnan, mia nonna”, ci mette sulla buona strada: si tratta di un cantare, quello di “Canto di sonno”, che mescola piano autobiografico e familiare al piano simbolico e storico-geografico, affidando alla parola poetica il compito di indagare, nella storia familiare e dei luoghi, il proprio presente. Così, nella prima parte del poemetto, “Le rane gracidano il canto”, la figura della donna che non ha parole per dirsi, poiché “nessuno ha guardato nella sua parte” e che “si priva del senso, ascolta / si muove in tracce lievi di memoria”, prova a decifrare il lento ed uguale canto delle rane, colme di un sapere che va compreso e sviluppato.
Nella seconda parte, “L’inganno dei colori”, sono i luoghi e i loro riflessi che l’autrice insegue, in un percorso della memoria che diviene presa di coscienza della realtà, attraverso monti, valli, profumi, colori: il ronco, la casa divisa, il paese, l’arancio delle rose, la carrozza della madre che non torna, i merli, il graticcio delle rose, i nonni dalle mani nodose come rosmarini, abbarbicati ai nipoti, tutte voci di una lingua di poesia che costruisce se stessa nel confronto con la propria storia.
“Bianca inerzia. Egotica”, terza parte del Canto, si apre “con un botto e un frastuono”. Qualcosa dirompe dalla memoria, per forza d’inerzia, e nella lunga poesia che dà il titolo alla sezione, la bianca figura di donna che disprezza il letto coniugale e che è condannata a vagare “sciolta come un animale” prende contorno “dentro la casa / che s’inazzurra”, prende parola, impasta finalmente senso (in “Canto d’impasto”, una delle poesie più evocative), in cui il canto possa sciogliere la voce, ammorbidirla, “in un amalgama dove il sugo/ del mondo attacchi il suo sapore”

(Loredana Magazzeni)

Selezione testi

applicata alla nuda realtà

Applicata alla nuda realtà
– nessuno può esigerne uno sguardo –
non propone situazioni, mancando attenzione
resta sospesa scrutando chiunque entri
chi chiude la porta
di continuo spaziando
all’interno del luogo ch’è preposto.
Per inciso, non c’è nessuno che chieda
nessuno che guardi dalla sua parte.

*

guadagna il davanzale

Guadagna il davanzale, soltanto.
Schiaccia il suo occhio quasi tempo occupato
giocato da altri, saccheggiato in se stesso.

Nessuno poteva esigere il suo sguardo.

Nel passo, nel salto scopre l’uscita.
Il punto d’uscita, orme lievi
siccome raganella di memoria
guadagna quel punto.

Nessuno ha guardato dalla sua parte.

*

i rosmarini controllano il campo

I rosmarini controllano il campo
controllano il mondo
avvinghiati a muretti screpolati
– antiche fessure –
tenaci odorosi pungenti, nonni
cullano i nipoti con nastri sicuri
come rami secchi che sibilano
tra le falde dei figli.

*

Stasimo

A frastuono diradato le donne
si sono riconosciute
una porta uno sguardo
ambiguo e lontano, onnipresente.
S’accende lentamente
e l’altra rivede
le dice di salire.
Due stanze soltanto, divise
una sottile parete.
Una grande finestra nella stanza che
mostra i white chestnut fiammeggianti
macchine intermittenti che sfilano
stagliate su schermo da videogioco.
Il bianco domina sull’autunno
bianche le pareti, bianco l’abito
della donna, bianco il tavolo
tondo e adornato.

*

Canto d’impasto

Manteca arancione
di zucche grandi appoggiate
ai bordi delle strade greche.
Ho visto le tartarughe tornare
alla sabbia, torno felice.
Manteca arancione
di zucche appoggiate su banchi colmi
pesante autunno ci raggiunge
sulle strade greche ho gli occhi
pieni di volti mai più visti
di miti incrociati con i suoni rozzi
della lingua che ho cercato.
Manteca arancione
di zucca cotta coi pinoli
ammorbidisci questo sogno ruvido
impastalo coi miei vent’anni
in un amalgama dove il sugo
del mondo attacchi il suo sapore.