L’opera in versi

I poeti della domenica #319: Giorgio Caproni, Senza esclamativi

SENZA ESCLAMATIVI

Ach, wo ist Juli
und das Sommerland

   Com’è alto il dolore.
L’amore, com’è bestia.
Vuoto delle parole
che scavano nel vuoto vuoti
monumenti di vuoto. Vuoto
del grano che già raggiunse
(nel sole) l’altezza del cuore.

 

da Il muro della terra, ora in Giorgio Caproni, L’opera in versi. Edizione critica a cura di Luca Zuliani. Introduzione di Pier Vincenzo Mengaldo. Cronologia e Bibliografia a cura di Adele Dei, Milano, Mondadori, “I Meridiani”, 1998

I poeti della domenica #141: Giorgio Caproni, Marzo

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Marzo

.  Dopo la pioggia la terra
è un frutto appena sbucciato.

.  Il fiato del fieno bagnato
è più acre – ma ride il sole
bianco sui prati di marzo
a una fanciulla che apre la finestra.

.

da Come un’allegoria (1932-1935), ora in Giorgio Caproni, L’opera in versi, Mondadori, “I Meridiani”, 1998

Coriandoli a Natale #5: Eugenio Montale, Di un natale metropolitano

Renato Gottuso, Ritratto di Eugenio Montale (1939)

Renato Gottuso, Ritratto di Eugenio Montale (1939)

Di un natale metropolitano

Londra

Un vischio, fin dall’infanzia sospeso grappolo
di fede e di pruina sul tuo lavandino
e sullo specchio ovale ch’ora adombrano
i tuoi ricci bergère fra santini e ritratti
di ragazzi infilati un po’ alla svelta
nella cornice, una caraffa vuota
bicchierini di cenere e di bucce,
le luci di Mayfair, poi a un crocicchio
le anime, le bottiglie che non seppero aprirsi,
non più guerra né pace, il tardo frullo
di un piccione incapace di seguiti
sui gradini automatici che ti slittano in giù…

.

© da La bufera e altro (1956), ora in Eugenio Montale, L’opera in versi, Einaudi, 1980

Eugenio Montale, Lettera a Bobi

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Lettera a Bobi

A forza di esclusioni
t’era rimasto tanto che tu potevi
stringere tra le mani; e quello era
di chi se n’accorgeva. T’ho seguito
più volte a tua insaputa. Ho percorso
più volte via Cecilia de Rittmeyer
dove avevo incontrato la tua vecchia madre,
constatato de visu il suo terrificante amore.
Del padre era rimasto il piegabaffi e forse
una bibbia evangelica. Ho assaggiato
la pleiade dei tuoi amici, oggetto
dei tuoi esperimenti più o meno falliti
di creare o distruggere felicità coniugali.
Erano i primi tuoi amici, altri
ne seguirono che non ho mai conosciuto.
S’è formata così una tua leggenda
cartacea, inattendibile. Ora dicono
ch’eri un maestro inascoltato, tu
che n’hai avuti troppi a orecchie aperte
e non ne hai diffidato. Confessore
inconfessato non potevi dare
nulla a chi già non fosse sulla tua strada.
A modo tuo hai già vinto anche se hanno perduto
tutto gli ascoltatori. Con questa lettera
che mai tu potrai leggere ti dico
addio e non aufwiedersehen e questo
in una lingua che non amavi, priva
com’è di Stimmung.

.

(da Diario del ’71 e del ’72 in Eugenio Montale, L’opera in versi, Torino, Einaudi, 1980; p. 454)