Limite del Vero

François Nédel Atèrre, Poesie da “Limite del vero” (La vita felice, 2019)

 

Credimi, non so bene se somigli
all’animale cauto di montagna
con l’occhio vivo, o al verme che saltella
sopra una foglia, a un dorso di farfalla,
l’amore che conosco. Di recente
gli ho dato un nome per chiamarlo in strada.
Io lo misuro in tutto ciò che gira
mancando di qualcosa, nelle corde
attorcigliate per ormeggi vuoti,
nell’erba stropicciata, in un pallone
bucato ai ferri di un balcone storto.
E tu nemmeno sai di cosa parlo.
Sfrontato, in mezzo all’orto, è appeso al ramo
e ignora piogge e colline dorate
dopo il tramonto. Ha una buccia sottile,
lucida, sorvegliata dalle fronde.
Se passi, prova a coglierlo. È quel frutto
scampato alla raccolta, che ha più succo.

 

 

È sopra il muro il memento, per poca
cosa che sia, del giardino di casa:
un pezzo di mosaico. Gli anni buoni,
imparalo, hanno i loro riti. Vanno
per strade torte, nell’acqua dei rivi
schiumosa, per le crepe dei mattoni.
Te li ritrovi coi vestiti nuovi
lungo le scale, a volte sulla porta
socchiusa. Fingono di non vederti.

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