Lettres persanes

Cartoline Persiane#8

parigi

Caro Rhédi,

l’ultima volta che ti ho scritto ero a Palermo, adesso mi trovo a Parigi. Devi sapere che per molto tempo in passato queste due città si sono contese il ruolo di centro culturale europeo (sono stati degli intellettuali siciliani a dirmelo). Bene, non so a che punto del confronto siano arrivati, ma ti dico subito che Palermo per me vince e convince, molto più che l’altra. Insomma, credo davvero che Parigi sia la classica mosca scambiata per elefante. C’è tutt’intorno un’aria di provincia irrimediabile, hanno voglia di alzare torri e fondare musei pieni di refurtiva. Ti faccio qualche esempio.

In tutti i caffé c’è qualche giovane scapigliato che scrive guardandosi intorno come se vedesse le idee che volano. Resiste insomma questa visione dell’arte ingenua, loro direbbero naïve, che fa un po’ ridere, come se tutti i ventenni in disordine dovessero diventare un novello Rimbaud. Ce n’è già stato uno, può bastare, direi! I giovani siciliani sono molto più concreti, anche perché il primo che viene beccato in quegli atteggiamenti assorti e trasognati viene prontamente deriso e strattonato, come dev’essere.

Un altro esempio di immaturità collettiva: non riescono ad accettare il loro clima. Appena c’è un lembo tenue di sole li trovi tutti sdraiati sugli argini del fiume, tremando per il freddo. Sono ridicoli, no? A Palermo, quando fa caldo fuori stagione, e capita spesso, mica si mettono il cappotto per protesta!

Altra cosa: il cibo. Mangiano di continuo formaggio. Fanno tanto gli evoluti, e poi hanno una dieta da pastori! La toilette è invece una specie di celletta o cabina stretta, dove si mortifica il corpo quasi vergognandosene. Il bagno di clausura è una prova evidente del cattolicesimo trionfante, molto più che Notre-Dame. Ma poi, a proposito di toilette, parliamoci chiaro: sono sporchini. Davanti al bancone dei bar ti scricchiolano le scarpe sopra briciole e gusci, negli ascensori si trattiene il fiato, dentro i tunnel della metro ci pisciano. Tu sai meglio di me che la sporcizia del corpo rimanda sempre a una sporcizia dell’anima: infatti i camerieri sono sgarbati.

Qui è pieno di immigrati siciliani diventati artisti, che cantano la nostalgia della terra d’origine. Questa è la prova che al sud si vive meglio, mica si diventa nostalgici per capriccio o convenzione! Cantare in francese, però, mi sembra solo un inasprimento della pena. Tra l’altro, nel cimitero di Père-Lachaise per quarant’anni è stato sepolto il compositore catanese Vincenzo Bellini, poi riportato in patria. Ma ti rendi conto? Non gli bastano le opere d’arte, questi provano a fregarsi pure i cadaveri! E ti ho spiegato nella cartolina precedente quanto laggiù siano attaccati alle loro salme.

Infine, ed è l’aspetto più sorprendente, a Parigi capita spesso di vedere maschi che si baciano fra loro, e nessuno che protesti o almeno si scandalizzi platealmente. Il percorso verso la normalità sembra ancora molto lungo. In Sicilia l’uomo è uomo, poche storie.

Ps.: Mi è capitato tra le mani uno strano libro intitolato Lettres persanes. Racconta di due persiani in viaggio per l’Europa, e uno di loro scrive di continuo al suo serraglio, per controllare le numerose mogli. Che cretinata, questa del serraglio. Già è difficile con una per volta.
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@Andrea Accardi

Cartoline persiane#7

immagine catacombe

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Caro Rhédi,

sarai felice di sapere che non mi sono ammalato come credevo, e che la stessa città sembra essersi scrollata di dosso la sventura. Capita che le pestilenze durino solo lo spazio di una notte. Per festeggiare il mio ritorno alla vita, ho deciso di visitare le Catacombe dei Cappuccini. Si tratta di un grande cimitero sotterraneo, dove i cadaveri sono esposti appesi o coricati, e stretti stretti fra di loro, come per farsi coraggio. Ma di cosa deve avere ancora paura, un morto?

Pare fosse un grande privilegio finire qui dopo il trapasso. Uno scrittore francese si era molto stupito per l’allegria di quel tale che indicava a un amico il proprio posto una volta defunto. Stramberie da ricchi, senza dubbio. Tanto più che le mummie sono troppe e tutte uguali per distinguerle davvero. Quelli che erano belli adesso sono brutti, quelli che erano brutti continuano a esserlo, con qualche peggioramento. Soltanto, un po’ in disparte, c’è una bambina di due anni che pare addormentata da quanto è intatta… Pure la morte ha le sue pause.

Per il resto, credimi, Rhédi, la maggioranza degli inquilini non ha davvero una bella cera… La fiducia nella resurrezione dei corpi qui è clamorosamente smentita, almeno per il momento. Continuano a proliferare unghie e capelli, ma non basta come consolazione. Se le mummie ridono, è solo perché non hanno più labbra. I preti raccolti nei sai sembrano dire sommessamente: “Ci siamo sbagliati, scusate…”. I militari decorati e alteri aspettano una guerra già persa da tempo, e di cui nessuno ha dato loro notizia. Ma le più furiose di tutti sembrano essere le vergini.

C’è poi da dire che i teschi si presentano in esubero, com’era prevedibile, e vengono accatastati in cassette di legno come fossero frutti, non proprio di stagione. Qualche visitatore ha esorcizzato la morte scrivendo il proprio nome in nero sul bianco delle ossa. Coppie di quindicenni o poco più lasciano addirittura messaggi di amore eterno sulle pareti, e non sanno ancora che si muore un milione di volte prima di morire davvero. Non c’è qualcosa di assolutamente eroico e di assolutamente idiota in tutto questo?

Adesso devo uscire, mi manca l’aria. La mia allergia alla polvere non perdona.

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@Andrea Accardi

Cartoline persiane#5

hopper

Edward Hopper, Nighthawks (1942)

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Caro Rhédi,

se c’è una cosa che ho imparato durante i miei innumerevoli viaggi, è che gli studenti di filosofia si combattono lasciandoli parlare. Quello che ho incontrato stavolta sul treno mi raccontava di uno strano concetto che da qualche anno sembra andare molto di moda in Occidente: il “non luogo”. Cos’è un non luogo? Se ho capito bene, potrebbe essere ad esempio quello in cui mi trovo adesso, un anonimo bar notturno davanti al porto di Livorno, dove aspetto la mia nave che partirà all’alba.

Il non luogo è un posto che trovi ovunque e che rimane sostanzialmente uguale in ogni sua occorrenza, è uno spazio da cui si passa senza fermarsi, in cui sai già cosa aspettarti, e non chiedi nulla di più. Il mio studente si domandava se questo dovesse rassicurarci o angosciarci, ma in realtà si lasciava sfuggire una conseguenza logica ancora più vertiginosa, e cioè questa: ogni gesto che si compie in un non luogo, dal più grave al più insignificante, è in realtà una non azione, qualcosa che avviene senza però avvenire, un atto mancato pur essendo accaduto. Ecco la terribile giurisdizione del non luogo, una non legge che governa in un non spazio.

Sono le quattro di notte, nel bar siamo soltanto io e l’anziano barista. Potrei aspettare che mi dia le spalle, e andare da lui con i passi felpati di una tigre ircana, stringendo tra le mani un laccio teso. Servirebbe un primo gesto deciso per cingergli il collo, poi durante una breve lotta ascolterei i suoi versi strozzati, immaginerei senza vederli gli occhi esorbitanti, guarderei cambiare in porpora il colore delle orecchie, infine sentirei una specie di “crack” sommerso e il tonfo del corpo sul pavimento. Così me ne andrei e niente sarebbe stato, riassorbito nel non rumore di questo non luogo.

Ecco, il momento sembra propizio. Il vecchio è girato da qualche secondo, armeggia convulsamente davanti all’apparecchio del caffè. Mi alzo senza sbattere la sedia, respiro con lentezza, allontano i pensieri, gli sono vicino, ancora pochi passi e… fuori! Adesso ho di nuovo davanti a me il mare e la notte, e il vento sulla faccia. Capito, Rhédi? Sono uscito senza pagare la mia consumazione, un succo di frutta, e un pessimo caffè italiano. Tutto è come se non fosse mai stato in quel non luogo dove nulla avviene. Una notte sono scappato senza pagare da un bar uguale a mille altri, e lo sapremo soltanto io, tu, e un vecchio barista vivo per miracolo.

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@Andrea Accardi

Cartoline persiane#2 – di Andrea Accardi

pianura padana

Caro Rhédi, ti racconto di un’avventura che mi è successa.

Rispetto all’ultima volta che ti ho scritto, mi sono spostato un bel po’, in direzione delle Alpi. Sono arrivato tra il tramonto e il buio in un territorio di pianure, uniforme e monotono. Una leggera nebbia avvolgeva le cose, rendendole fantasmi di alberi e campanili. A quel punto, da lontano, ho visto una folla radunata  lungo il fiume. Contro il cielo grigio, distinguevo sagome di corna e bandiere, e pensai a uno spettrale esercito di conquista smarritosi nei secoli. Si assiepavano sull’argine, e uno di loro compiva strani gesti nell’acqua, stringendo qualcosa di simile a un’ampolla. Capii che si trattava di un rito, di  una riconciliazione tra gli uomini e il mondo, tra la ragione e le sue radici più oscure. Quante cose abbiamo perso, Rhédi, illudendoci di conservarle. Nell’asfissia del mio serraglio esiste solo quello che le sue mura contengono; non ci sono ritmi e cicli che non siano quelli dei premi e delle punizioni che io, Usbek, elargisco o infliggo. Proprio dall’Occidente dovremmo imparare quella profondità che una volta insegnavamo?

Perso in queste riflessioni, uscii un po’ allo scoperto, e fui notato. Avendo interrotto la sacralità del momento, venni giustamente assalito da urla e strepiti. Mi allontanai per la vergogna, mentre alle mie spalle, attraverso la nebbia, arrivarono per un tempo indefinito misteriose parole tronche, brandelli di sillabe simili a una musica risentita: “Va… ciapà… rat… terùn…”.

 

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Cartoline Persiane#1 – di Andrea Accardi

GOVERNO:  VOTO ANCHE TEST PER GOVERNO, QUOTA 330 PER RISPOSTA A COLLE

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Caro Rhédi, ti scrivo di nuovo dall’Occidente e dall’Europa. É incredibile il modo in cui percepiamo il Tempo: mi sembrano passati secoli dall’ultima volta. Mi trovo a Roma, ho passeggiato tra i fori imperiali, lungo il fiume, davanti al Colosseo ho visto dei pretoriani, ero convinto che non ce ne fossero più.
Sai che qui oggi è nato il nuovo governo? Pare che a gestire la faccenda sia stato il Presidente della Repubblica rieletto, un uomo di ottantotto anni… Allora è vero che la medicina occidentale è progredita enormemente! Se un uomo di questa età può assumere di nuovo un incarico così lungo e importante, e nessuno se ne stupisce, vuol dire che ormai la vecchiaia è stata sconfitta o quasi…
Il governo di cui ti parlo sarà costituito dalle due fazioni che sulla carta sarebbero l’una contro l’altra, da vent’anni… Insomma, in Italia la politica ha degli ideali così alti che riesce a trascendere le differenze particolari. Non posso che ammirare l’equilibrio e l’armonia che la democrazia produce: in questo abbiamo ancora molto da imparare. Non stupirti, Rhédi: spesso il despota è il primo a interrogarsi circa il proprio potere assoluto.
Durante il giuramento, io ero poco distante, ho sentito come uno sparo. Probabilmente era il colpo a salve che annunciava i fuochi d’artificio.

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