letteratura inglese

Riletti per voi #14: Peter Pan

Cattura

Carlos Schwabe, Il Fauno (1923)

(Si fa riferimento, per i brani citati, all’edizione Fanucci 2013 a cura di Beatrice Masini con traduzione dall’inglese di Milly Dandolo)

La signora Darling, madre di Wendy, Gianni e Michele, ha un bacio all’angolo sinistro della bocca che nessuno dei suoi familiari può prendere, benché sia perfettamente visibile. Un bacio che lo stesso Napoleone, secondo il narratore, sarebbe costretto a lasciare lì dove si trova sbattendo la porta dopo il tentativo. Con questo bacio, o quasi, si chiuderà il libro, quando Peter riuscirà a coglierlo senza sforzo alcuno. E questo bacio inespugnabile, la profonda natura di una persona che non è permessa neanche ai suoi cari ma che non ha segreti di fronte all’irruente divinità panica di Peter, è il primo motivo di turbamento in un libro quasi insostenibile per un lettore adulto, nella sua capacità di toccare corde inquietanti e critiche come lo scorrere del tempo, la simulazione dell’età adulta, l’ignoranza della sessualità e la sua sostituzione con la messa in scena, la gelosia e l’assassinio, la rappresentazione esatta della strafottenza e del capriccio propri dell’età dell’infanzia, vista non come innocenza ma come infinita possibilità di dominio su tutto quello che è desiderato. (altro…)

La botte piccola #9: Rudyard Kipling, Come nacque la paura

La botte piccola contiene il vino buono, e questo non è, come si può pensare, un malcelato sfottò di consolazione: l’accoglienza costringe ogni minima particola di vino a venire prima o poi a contatto con le note del legno. Il racconto, la meno diluita delle forme, impone a se stesso la medesima procedura. Ci sono storie che pretendono questa e nessun’altra forma: alcuni autori l’hanno accolta come propria lungo l’intera carriera, altri l’hanno esplorata, come prova massima di controllo. Ciascun episodio di questa rubrica analizzerà un racconto, la sua capacità di essere incendiario quanto una poesia e appagante quanto un buon romanzo. Il nono appuntamento è con il racconto Come nacque la paura di Rudyard Kipling. Buona caccia a voi.

Copertina dell'edizione Einaudi a cura di Ottavio Fatica, euro 14,80

Copertina dell’edizione Einaudi a cura di Ottavio Fatica, euro 14,80

Non appena torno a insegnare in una scuola, riprendo tra le mani con la stessa emozione I Libri della Giungla, consapevole di star per regalare grazie a Kipling un’esperienza indimenticabile a quelli che mi ostino a chiamare “cuccioli d’uomo”. Quest’anno, per variare, ho deciso di non leggere i racconti del ciclo di Mowgli in stretto ordine, ma di chiedermi, entrata in classe, d’istinto, quale fosse il racconto più bello e rappresentativo delle due raccolte che compongono i Libri. E mi sono risposta, cambiando idea più volte durante e dopo, con il racconto di apertura del Secondo Libro della Giungla, ovvero Come nacque la paura. È così per un motivo particolare: mai come in questo racconto si ascolta – non esiste altro termine – il linguaggio fiabesco, cantilenante e antico anche se chiarissimo dell’autore inglese, la sua abilità nel fare incursione nel mito, nella narrazione primordiale per contenuto e per forma. Anche se l’atmosfera da siccità fa sì che latitino le avventure, infinite cose succedono nel racconto prescelto, infinite corde vengono toccate nel lettore quando, a metà della narrazione, tutto si interrompe per ascoltare la voce di un elefante secolare che racconta come la Paura fece il suo ingresso nel mondo.
Ma andiamo con ordine. (altro…)