Leone Traverso

Georg Trakl, cento anni fa

TRAKL

Cade il suono
come il tonfo di un remo
nel silenzio.

(A.M. Curci)

Il 3 novembre 1914, cento anni fa, moriva all’ospedale di Cracovia, probabilmente suicida per una dose eccessiva di cocaina, il poeta austriaco Georg Trakl. Nelle sue poesie, che si possono leggere anche nelle traduzioni di Elio Gianturco (1925), Leone Traverso (1938), di Giaime Pintor (1939-40), di Ida Porena (1963), di Ervino Pocar (1974), di Enrico De Angelis (1999; l’elenco prosegue, ché la poesia di Trakl continua a essere frequentata assiduamente anche in quella lettura ‘al quadrato’ che è la traduzione) la «azzurritudine» (Bläue) della natura limpida e, insieme, trasfigurata, si affianca alla cadenza, come attutita dal manto di nebbia, del remo nelle acque che scorrono, chiare o torbide, lente e inesorabili e, ancora, alla visione inequivocabile del disfacimento (Verfall) all’orrore della guerra – la lirica Grodek ne è l’esempio più esplicito e sconvolgente – che schiaccia, maciulla, stravolge, annienta l’umanità.

Nel centenario della morte di Georg Trakl propongo, in ordine cronologico di composizione (dall’autunno 1912 all’inizio di ottobre 1914), alcune sue liriche nell’originale e nella mia traduzione.

Anna Maria Curci

.

Verklärter Herbst

Gewaltig endet so das Jahr
Mit goldnem Wein und Frucht der Gärten.
Rund schweigen Wälder wunderbar
Und sind des Einsamen Gefährten.

Da sagt der Landmann: Es ist gut.
Ihr Abendglocken lang und leise
Gebt noch zum Ende frohen Mut.
Ein Vogelzug grüßt auf der Reise.

Es ist der Liebe milde Zeit.
Im Kahn den blauen Fluß hinunter
Wie schön sich Bild an Bildchen reiht –
Das geht in Ruh und Schweigen unter.

Autunno trasfigurato

Finisce così l’anno, con vigore,
Con vino d’oro e frutto dei giardini.
Tacciono intorno i boschi, ed è stupore
Al solitario sono per la via vicini.

Allora dice il contadino: è bene.
Voi campane del vespro a largo raggio
In fine ancora, piano date forze serene.
Migranti uccelli salutan lungo il viaggio.

È dell’amore l’epoca clemente.
Giù per l’azzurro fiume sulla chiatta
Immagini si susseguon, quanto dolcemente –
Tramonta in silenzio il tutto ed in quiete perfetta.

*

Im Frühling

Leise sank von dunklen Schritten der Schnee,
Im Schatten des Baums
Heben die rosigen Lider Liebende.

Immer folgt den dunklen Rufen der Schiffer
Stern und Nacht;
Und die Ruder schlagen leise im Takt.

Balde an verfallener Mauer blühen
Die Veilchen,
Ergrünt so stille die Schläfe des Einsamen.

In primavera

Senza rumore cadde la neve da passi oscuri,
All’ombra dell’albero
Levano amanti le palpebre rosate.

Sempre alle grida oscure dei barcaioli
Seguono astro e notte;
E sommessi i remi battono in cadenza.

Presto su mura in rovina fioriranno
Le viole,
Così s’inverdisce silente la tempia al solitario.

*

Karl Kraus

Weißer Hohenpriester der Wahrheit,
Kristallne Stimme, in der Gottes eisiger Odem wohnt,
Zürnender Magier,
Dem unter flammenden Mantel der blaue Panzer des Kriegers klirrt.

Karl Kraus

Bianco sommo sacerdote della verità,
Voce di cristallo, in cui dimora l’algido soffio di Dio,
Mago in collera,
Cui sotto cappa fiammante tintinna la cotta azzurra del guerriero.

*

Frühling der Seele

Aufschrei im Schlaf; durch schwarze Gassen stürzt der Wind,
Das Blau des Frühlings winkt durch brechendes Geäst,
Purpurner Nachttau und es erlöschen rings die Sterne.
Grünlich dämmert der Fluß, silbern die alten Alleen
Und die Türme der Stadt. O sanfte Trunkenheit
Im gleitenden Kahn und die dunklen Rufe der Amsel
In kindlichen Gärten. Schon lichtet sich der rosige Flor.

Feierlich rauschen die Wasser. O die feuchten Schatten der Au,
Das schreitende Tier; Grünendes, Blütengezweig
Rührt die kristallene Stirne; schimmernder Schaukelkahn.
Leise tönt die Sonne im Rosengewölk am Hügel.
Groß ist die Stille des Tannenwalds, die ernsten Schatten am Fluß.

Reinheit! Reinheit! Wo sind die furchtbaren Pfade des Todes,
Des grauen steinernen Schweigens, die Felsen der Nacht
Und die friedlosen Schatten? Strahlender Sonnenabgrund.

Schwester, da ich dich fand an einsamer Lichtung
Des Waldes und Mittag war und groß das Schweigen des Tiers;
Weiße unter wilder Eiche, und es blühte silbern der Dorn.
Gewaltiges Sterben und die singende Flamme im Herzen.

Dunkler umfließen die Wasser die schönen Spiele der Fische.
Stunde der Trauer, schweigender Anblick der Sonne;
Es ist die Seele ein Fremdes auf Erden. Geistlich dämmert
Bläue über dem verhauenen Wald und es läutet
Lange eine dunkle Glocke im Dorf; friedlich Geleit.
Stille blüht die Myrthe über den weißen Lidern des Toten.

Leise tönen die Wasser im sinkenden Nachmittag
Und es grünet dunkler die Wildnis am Ufer, Freude im rosigen Wind;
Der sanfte Gesang des Bruders am Abendhügel.

Primavera dell’anima

Un grido nel sonno; per neri vicoli si abbatte il vento,
L’azzurro della primavera ammicca da rami che si spezzano,
Purpurea rugiada notturna, e si spengono intorno le stelle.
Verdognolo albeggia il fiume, argentei i vecchi viali
E le torri della città. Oh mite ebbrezza
Nella chiatta che scivola e le grida oscure del merlo
In giardini infantili. Già si dirada la rosea peluria.

Solenni mormorano le acque. Oh le umide ombre del prato,
L’animale che incede; Rami in fiore che inverdiscono
Agitano la fronte di cristallo; chiatta che ondeggia luccicante.
Piano risuona il sole tra le nubi di rosa sul colle.
Grande è la quiete dell’abetaia, le ombre serie sul fiume.

Purezza! Purezza! Dove sono gli orrendi sentieri della morte,
Del grigio silenzio di pietra, gli scogli della notte
E le ombre senza pace? Abisso raggiante di sole.

Sorella, quando ti trovai in solitaria radura
Del bosco ed era mezzogiorno e grande il silenzio dell’animale;
Bianchezza sotto quercia selvatica, e argenteo fioriva il duomo.
Morte possente e la fiamma che canta nel cuore.

Più cupe le acque circondano i bei giochi dei pesci.
Ora del lutto, sguardo silente del sole;
L’anima è uno straniero sulla terra. Sacra albeggia
Azzurrità sopra il bosco abbattuto e rintocca
A lungo una campana cupa nel villaggio; in pace estremo saluto.
Silenzioso fiorisce il mirto sopra le palpebre bianche del morto.

Piano risuonano le acque nel pomeriggio al declino
E verdeggia più cupa la sterpaglia alla riva, gioia nel roseo vento
Il canto lieve del fratello sul colle vespertino.

*

Klage, II

Schlaf und Tod, die düstern Adler
Umrauschen nachtlang dieses Haupt:
Des Menschen goldnes Bildnis
Verschlänge die eisige Woge
Der Ewigkeit. An schaurigen Riffen
Zerschellt der purpurne Leib
Und es klagt die dunkle Stimme
Über dem Meer.
Schwester stürmischer Schwermut
Sieh ein ängstlicher Kahn versinkt
Unter Sternen,
Dem schweigenden Antlitz der Nacht.

Lamento , II

Sonno e morte, le aquile tetre
Mugghiando sorvolano di notte questo capo:
Il flutto gelido dell’eternità
Divori il dorato sembiante
umano. Su orride scogliere
Si schianta il corpo purpureo
E la voce oscura si leva di lamento
Sopra il mare.
Sorella di tempestosa malinconia
Guarda una barca pavida affonda
Tra stelle,
Al cospetto silente della notte.

Georg Trakl
(traduzione di Anna Maria Curci)

Tra le righe #6: Rainer Maria Rilke

Rainer Maria Rilke

Tra le righe #6: Rainer Maria Rilke

la traduzione è nella sua essenza etica plurale dell’ascolto

Antoine Berman*

Rainer Maria Rilke
Der Panther

Im Jardin des Plantes, Paris

Sein Blick ist vom Vorübergehn der Stäbe
so müd geworden, daß er nichts mehr hält.
Ihm ist, als ob es tausend Stäbe gäbe
und hinter tausend Stäben keine Welt.

Der weiche Gang geschmeidig starker Schritte,
der sich im allerkleinsten Kreise dreht,
ist wie ein Tanz von Kraft um eine Mitte,
in der betäubt ein großer Wille steht.

Nur manchmal schiebt der Vorhang der Pupille
sich lautlos auf -. Dann geht ein Bild hinein,
geht durch der Glieder angespannte Stille –
und hört im Herzen auf zu sein.

 

La pantera

Jardin des Plantes, Paris

Il difilar dei ferri entro la gabbia,
il suo sguardo accecò. Più non ravvisa.
Moltiplica le sbarre, a cento, a mille:
ma, dietro quelle sbarre, è il vuoto, il nulla.

Nel flessuoso molleggiar dei passi
grevi tornanti entro il racchiuso giro,
par che l’Impeto danzi attorno a un centro,
ove una enorme Volontà vien meno.
Solo, a volte, su l’arida pupilla,

tacito, un velo si solleva; e irrompe
una immagine in essa; e via balena
lungo il silenzio delle membra tese,
per smorzarsi, veloce, in fondo al cuore.

(traduzione a cura di Leone Traverso in: R. M. Rilke, Poesie e Prose, Le Lettere, Firenze, 1992, p. 346)


La pantera

Nel Jardin des Plantes, Paris

Del va e vieni delle sbarre è stanco
l’occhio, tanto che nulla più trattiene.
Mille sbarre soltanto ovunque vede
e nessun mondo dietro mille sbarre.

Molle ritmo di passi che flessuosi e forti
girano in minima circonferenza,
è una danza di forze intorno a un centro
ove stordito un gran volere dorme.

Solo dalle pupille il velo a volte
s’alza muto – . Un’immagine vi pènetra,
scorre la quiete tesa delle membra –
e nel cuore si smorza.

(traduzione di Giacomo Cacciapaglia in: R. M. Rilke, Nuove poesie. Requiem, Einaudi, Torino, 1992)

 

La pantera

Nel Jardin des plantes, Parigi

Il suo sguardo, per lo scorrere continuo delle sbarre,
è diventato così stanco, che non trattiene più nulla.
È come se ci fossero mille sbarre intorno a lui,
e dietro le mille sbarre nessun mondo.

L’incedere morbido dei passi flessuosi e forti,
nel girare in cerchi sempre più piccoli,
è come la danza di una forza intorno a un centro
in cui si erge, stordito, un gran volere.

Soltanto a tratti si alza, muto, il velo delle pupille.
Allora un’ immagine vi entra, si muove
Attraverso le membra silenziose e tese
E va a spegnersi nel cuore.

(traduzione di Gina Sfera su Progetto Babele)

 

Rainer Maria Rilke. Nasce a Praga nel 1875 da un’antica famiglia originaria della Carinzia. La prima raccolta di poesie è Vita e canti (Leben und Lieder) del 1894, cui seguono Sacrificio ai lari (Larenopfer, 1896), Incoronato di sogno (Traumgekrönt, 1897), Avvento (1897). A Lou Andreas-Salomé  dedica un diario composto a Firenze nel 1898 (Florenzer Tagebuch). Il racconto Il canto di amore e di morte dell’alfiere Cristoforo Rilke (Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke) del 1899, pubblicato nel 1906,  lo pone al centro della scena letteraria europea. Negli anni 1899-1900 si collocano  il viaggio in Russia e l’incontro con Tolstoj. Al soggiorno russo si ispirano le tre parti del Libro d’ore (Il libro della vita monastica, Il libro del pellegrinaggio, Il libro della povertà e della morte). Le Storie del buon Dio (Geschichten vom lieben Gott) sono scritte fra il 1900 e il 1904; nel 1902 appare anche Il libro delle immagini. Durante il soggiorno nella colonia di artisti di Worpswede, presso Brema, conosce la scultrice Clara Westhoff, che sposa nel 1901 e dalla quale si separa dopo pochi mesi. L’incontro, a Parigi, con Rodin, di cui fu segretario, e con Cézanne segna una svolta.  (Nuove Poesie, 1907-08, I quaderni di Malte Laurids Brigge, 1910). Le Elegie Duinesi (1911-23), insieme ai Sonetti a Orfeo (1923) e alle Poesie estreme, postume,  segnano il culmine della sua produzione poetica interrotta dalla morte sopravvenuta nel 1926 a Valmont presso Montreux.

Leone Traverso. “Reputato a ragione il maggior grecista e germanista nella brillante schiera dei cosiddetti «ermetici» fiorentini, possiede accanto a uno straordinario senso della lingua un talento poetico  che pone al servizio dei poeti che traduce, ma che al dire di amici come Mario Luzi, Tommaso Landolfi, Oreste Macrì gli avrebbe permesso di esprimersi altamente con la sua voce, non avesse tutta piegata quella voce a offrire al lettore italiano i versi assoluti di Pindaro, dei tragici greci, di Hölderlin, di Trakl, di Rilke, di Hofmannsthal.” (dalla nota di Margherita Pieracci Harwell in: Cristina Campo, Caro Bul. Lettere a Leone Traverso (1953-1967), Adelphi, Milano 2007. 207-208).

______________________________________________
*Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.

Tra le righe n. 5: Hugo von Hofmannsthal

Tra le righe n. 5:  Hugo von Hofmannsthal

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

.

Ballade des äußeren Lebens

Und Kinder wachsen auf mit tiefen Augen,
Die von nichts wissen, wachsen auf und sterben,
Und alle Menschen gehen ihre Wege.

Und süße Früchte werden aus den herben
Und fallen nachts wie tote Vögel nieder
Und liegen wenig Tage und verderben.

Und immer weht der Wind, und immer wieder
Vernehmen wir und reden viele Worte
Und spüren Lust und Müdigkeit der Glieder.

Und Straßen laufen durch das Gras, und Orte
Sind da und dort, voll Fackeln, Bäumen, Teichen,
Und drohende und totenhaft verdorrte…

Wozu sind diese aufgebaut? und gleichen
Einander nie? und sind unzählig viele?
Was wechselt Lachen, Weinen und Erbleichen?

Was frommt das alles uns und diese Spiele,
Die wir doch groß und ewig einsam sind
Und wandernd nimmer suchen irgend Ziele?

Was frommts, dergleichen viel gesehen haben?
Und dennoch sagt der viel, der ”Abend” sagt,
Ein Wort, daraus Tiefsinn und Trauer rinnt

Wie schwerer Honig aus den hohlen Waben.

.

Hugo von Hofmannsthal, 1903

.

.

Ballata della vita apparente

E fanciulli dai grandi occhi innocenti
Fioriscono e declinano nel buio
E ognuno corre la sua via nel mondo

E d’acerbi maturan dolci frutti,
Cadono a notte come uccelli,
Giacciono al suolo in pochi dì corrotti.

E vaga eterno il vento, eternamente
S’ascoltano e rispondono parole
E gioia e noia piegano le membra.

E strade bianche corrono fra l’erba,
Incontro a piazze lumi alberi stagni,
Fra cupo rombo e squallidi deserti.

Tante pietre perché, tante contrade,
E nome e volto mai non hanno eguali?
Riso e pianto, che muta, e impallidire?

E questo a noi che giova e questi giochi,
Che grandi siamo ed in eterno soli
E non cerchiamo al nostro andare un fine?

Cose tante, che giova aver vedute?
E molto dice chi mai dica «sera»,
Parola da cui tardo un lutto stilla

Come da l’arnie vuote grave miele.

.

(Traduzione di Leone Traverso)

.

.

Ballata della vita apparente

E crescono i bambini, con i profondi occhi
Che nulla sanno, crescono e poi muoiono,
ed ogni uomo va per la sua via.

E in dolci frutti mutano gli acerbi
e nella notte cadono come uccelli
e in pochi giorni giacciono corrotti.

E sempre spira il vento e sempre ancora
noi diciamo e ascoltiamo numerose parole
e voluttà e stanchezza tocca le nostre membra.

E strade corrono, traverso l’erba, e luoghi
sono qua e là, con lumi, alberi, stagni,
o minacciosi e mortalmente calvi…

A che furono edificati? E mai
due si uguagliano? e sono innumerevoli?
Che mutano le risa, il pianto ed il pallore?

Che giova il tutto a noi, e questi giuochi,
se siamo grandi ed in eterno soli
e non poniamo segno al nostro andare?

Che vale aver veduto tanto? Pure
Dice molto colui che dice «sera»,
parola da cui goccia lutto e meditazione

come dai vuoti favi il miele greve.

.

(Traduzione di Cristina Campo)

.

.

Ballata della vita esteriore

Fanciulli che crescono con occhi profondi.
Di nulla sanno, crescono e muoiono,
E tutti gli uomini vanno per la loro strada.

Dolci frutti che nascono dagli acerbi
E cadono giù di notte come uccelli morti,
Giacciono pochi giorni e marciscono.

Sempre soffia il vento e sempre torniamo
Ad ascoltare e dire molte parole
Ad avvertire il piacere e la stanchezza delle membra.

Strade che corrono attraverso l’erba e luoghi
Qua e là, pieni di fiaccole, alberi, stagni,
Ora minacciosi, ora spettralmente disseccati.

Perché vi sono queste cose? e tanto
L’una all’altra dissimile? E in così grande numero?
Cos’è che alterna il riso, il pianto ed il pallore?

Tutto ciò, e questi giuochi, a noi che giovano?
A noi che pure siamo adulti ed eternamente soli,
Che vagando non cerchiamo mai una meta?

Che giova, di queste cose averne viste tante?
E tuttavia dice molto chi dice «Sera»,
Una parola da cui scorre profondità e tristezza

Come greve miele dagli incavati favi.

.

(Traduzione di Elena Croce)

.

.

Hugo von Hofmannsthal (1874-1929). Viennese di nascita, ha antenati paterni di origine boema e di religione ebraica; in lui, come scrisse Hermann Broch, convivono due patrie, l’austriaca e la lombarda: il nonno August Hofmann von Hofmannsthal aveva sposato la nobile milanese Petronilla Rho. Hugo von Hofmannsthal esordisce sulla scena letteraria viennese con lo pseudonimo di Loris, mentre è ancora studente liceale. Nel 1892 pubblica il frammento drammatico Der Tod des Tizians (La morte di Tiziano) su “Blätter für die Kunst”, rivista letteraria diretta a Monaco dal poeta Stefan George. Nel 1897, durante un viaggio in Italia, scrive di getto opere teatrali (tra queste, Il piccolo teatro del mondo, La donna alla finestra, L’imperatore e la strega). Conclusi gli studi, Hofmannsthal si sposa nel 1901 e va a vivere nel castello di Rodaun nei pressi di Vienna, dove conduce una vita ritirata. A quel periodo risale la redazione di Ein Brief (traduzione italiana: Lettera di Lord Chandos), segnale di una crisi poetico-esistenziale e della scoperta di un «significato latitante» (Claudio Magris). Nel 1906 incontra Richard Strauss, del quale diviene consulente e librettista ufficiale. Dal sodalizio nasce, tra l’altro, Der Rosenkavalier (Il Cavaliere della Rosa), 1911.

Leone Traverso. «Reputato a ragione il maggior grecista e germanista nella brillante schiera dei cosiddetti “ermetici” fiorentini, possiede accanto a uno straordinario senso della lingua un talento poetico  che pone al servizio dei poeti che traduce, ma che al dire di amici come Mario Luzi, Tommaso Landolfi, Oreste Macrì gli avrebbe permesso di esprimersi altamente con la sua voce, non avesse tutta piegata quella voce a offrire al lettore italiano i versi assoluti di Pindaro, dei tragici greci, di Hölderlin, di Trakl, di Rilke, di Hofmannsthal.» (dalla nota di Margherita Pieracci Harwell in: Cristina Campo, Caro Bul. Lettere a Leone Traverso (1953-1967), Milano, Adelphi, 2007, pp. 207-208).

Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923-1977), ha pubblicato in vita la raccolta di poesie Passo d’addio (1956), e le prose di Fiaba e mistero (1962) e Il flauto e il tappeto (1971), oltre a traduzioni e saggi. Tra questi ultimi vanno menzionate le introduzioni alle versioni poetiche, in particolare a quelle da John Donne (introduzione a Poesie amorose e teologiche, a cura di Cristina Campo, Torino, Einaudi, 1971) e William Carlos Williams (Introduzione a Poesie di William Carlos Williams, tradotte e presentate da Cristina Campo e Vittorio Sereni, Torino, Einaudi, 1961). Di Cristina Campo Adelphi ha pubblicato due volumi di saggi, Gli imperdonabili (1987) e Sotto falso nome (1998), il volume di poesie e traduzioni poetiche La Tigre Assenza (1991), le Lettere a Mita (1999) e le Lettere a Leone Traverso (1953-1967) nel volume Caro Bul (2007)

Elena Croce (1915-1994). Figlia primogenita di Benedetto Croce, è stata traduttrice, scrittrice e ambientalista. Con il marito Raimondo Craveri ha condiviso la conduzione del mensile letterario “Lo spettatore italiano”. A lei si deve il riconoscimento del valore del romanzo di Tomasi di Lampedusa Il Gattopardo; nel 1957 ne invia il manoscritto all’amico scrittore Giorgio Bassani. Con Bassani e altri intellettuali fonda nel 1956 l’associazione Italia Nostra. Ha contribuito alla creazione della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici.


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.

Tra le righe n. 2: Friedrich Hölderlin

Tra le righe n. 2: Friedrich Hölderlin

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

Friedrich Hölderlin, Hälfte des Lebens

Mit gelben Birnen hänget

Und voll mit wilden Rosen

Das Land in den See,

Ihr holden Schwäne,

Und trunken von Küssen

Tunkt ihr das Haupt

Ins heilignüchterne Wasser.

Weh mir, wo nehm ich, wenn

Es Winter ist, die Blumen, und wo

Den Sonnenschein,

Und Schatten der Erde?

Die Mauern stehn

Sprachlos und kalt, im Winde

Klirren die Fahnen.

Metà della vita

Si curva con pere dorate

E folto di rose selvagge

Il paese nel lago;

E voi cigni beati

Ed ebbri di baci

Tuffate voi il capo

Nell’acqua limpida e sacra.

Ma quando viene l’inverno,

Dove trovo i fiori e dove

Il lume del sole

E l’ombre della terra?

Muti e gelidi stanno

I muri, al vento

Stridono banderuole.

(Traduzione di Leone Traverso)

Metà della vita

Con pere gialle pende

e pieno di rose silvestri

il paese nel lago,

voi dolci cigni,

ed ebbri di baci

il capo voi tuffate

nell’acqua sacra serena.

Ahimè, dove prendo quando

è inverno i fiori e dove

il lume del sole

e ombra della terra?

I muri stanno

afoni e freddi, nel vento

le banderuole stridono.

(Traduzione di Remo Fasani)

Friedrich Hölderlin, nato nel 1770 a Lauffen am Neckar, studia teologia allo Stift di Tubinga, dove conosce Schelling e Hegel. Non eserciterà mai l’attività pastorale alla quale si abilita. Divenuto precettore dei figli del banchiere Gontard a Francoforte, si innamora della moglie di questi, Suzette, che diventerà il modello di Diotima, figura ricorrente nella sua poesia. Costretto a separarsene nel 1798, prosegue l’attività di precettore a Haltwyl in Svizzera, dopo un soggiorno a Homburg. Nel 1802, quando già cominciano a manifestarsi segni di disturbi mentali, riceve la notizia della morte di Suzette. Hälfte des Lebens è del 1805. Nel 1806 il poeta, sofferente di una malattia catalogata come schizofrenia catatonica, è affidato a Ernst Zimmer, falegname di Tubinga che si prende cura di lui fino alla morte, avvenuta nel 1843. Nella torre di Tubinga, nella quale vive per 37 anni,  Hölderlin continua a scrivere poesie – alcune delle quali analizzate dal linguista e semiologo Roman Jakobson nel suo saggio Hölderlin. L’arte della parola (trad.it. di Oscar Meo, il melangolo, Genova 1979) – firmandosi dal 1837-1838 con lo pseudonimo di “Scardanelli”.

Leone Traverso. “Reputato a ragione il maggior grecista e germanista nella brillante schiera dei cosiddetti «ermetici» fiorentini, possiede accanto a uno straordinario senso della lingua un talento poetico  che pone al servizio dei poeti che traduce, ma che al dire di amici come Mario Luzi, Tommaso Landolfi, Oreste Macrì gli avrebbe permesso di esprimersi altamente con la sua voce, non avesse tutta piegata quella voce a offrire al lettore italiano i versi assoluti di Pindaro, dei tragici greci, di Hölderlin, di Trakl, di Rilke, di Hofmannsthal.” (dalla nota di Margherita Pieracci Harwell in : Cristina Campo, Caro Bul. Lettere a Leone Traverso (1953-1967), Adelphi, Milano 2007. 207-208).

Remo Fasani, poeta, saggista, critico ed artista di rilevante influenza  per Cristina Campo che ne apprezzava la straordinaria cultura e ne condivideva gli interessi, come è documentabile dall’epistolario intrattenuto dalla stessa  tra il 1951 ed il 1954.  Sono stati uniti inizialmente dall’esperienza comune della “Posta Letteraria del Corriere dell’Adda” fondata da Gianfranco Draghi e da Cristina Campo  che affidò allo scrittore alcuni dei suoi manoscritti. È nato a Mesocco (Canton Grigioni) nel 1922; dal 1962 al 1985 è stato docente di lingua e di letteratura italiana all’Università di Neuchâtel.  Cresce culturalmente alla scuola dei grandi toscani (Dante in primo luogo), quindi dei tedeschi (Hölderlin in particolare), per poi dedicarsi allo studio delle filosofie orientali.  L’opera poetica, dal 1943 fino ai primi anni sessanta, appare contrassegnata da una disposizione idilliaca con tendenza al mistico. La seconda fase segna una svolta nettissima e rientra a pieno titolo in una tradizione di poesia saggistica modellata su esempi classici, Parini in primo luogo, poi Leopardi, Manzoni, Dante e i lirici cinesi.  Remo Fasani ha scritto diversi saggi critici, soprattutto su Dante, ma anche sulla metrica, sui Promessi Sposi, su questioni linguistiche.  (dal sito www.cristinacampo.it )


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.