Le pause della serie evolutiva

“Sono state le correnti”. Su “Un nome in meno” di Vincenzo Frungillo

Frungillo ci ha già mostrato in passato come la terra talvolta si rivolta ed esplode, soprattutto se caricata di segreti criminali e velenosi da parte degli uomini. Lo ha fatto ad esempio in un progetto poetico tutto napoletano, La disarmata (CFR 2014), con un contributo di sei titoli, poi parzialmente confluiti tra Le pause della serie evolutiva (Oèdipus 2016), che fra le altre cose toccavano il tema dei rifiuti tossici e del tumore. Nel primo di quei testi, Il lago Patria, un pescatore di frodo, ironicamente chiamato Pietro, otteneva una pesca miracolosa con la complicità degli scarichi. Si potrebbe dunque dire che l’impulso a una narrazione che ha molte delle caratteristiche del giallo Frungillo lo debba anche a queste storie recenti della sua terra di origine, dove segreti criminosamente seppelliti si sono poi manifestati in forme terribili, costringendo all’indagine, allo scavo e al racconto. Nel suo primo romanzo, Un nome in meno (Ensemble 2019), affiora un tipo di reperto che non consiste in un portato dell’inquinamento, ma che testimonia ancora una volta una reazione della terra (non sembri strano parlare di un’etica materialista per questo autore, che ha dedicato a Lucrezio alcuni fra i suoi versi più belli) all’orrore che le è stato somministrato: il ritrovamento in questione è quello di una vertebra umana, e al lettore risulta da subito evidente che non si tratta di una pacifica sorpresa archeologica. A trovarla durante una delle sue immersioni è l’adolescente Sofia, figlia di Pietro (che qui non fa il pescatore, ma è comunque imbarcato). Ci troviamo nella zona dei Campi Flegrei, vasta area storicamente in subbuglio vulcanico, e sembra quasi trasparire la figura di Plinio il Vecchio (già trattata da Frungillo sempre nelle Pause della serie evolutiva), un corpo che scompare (“gli fu testimone Plinio il giovane,/ su una tavoletta di cera annotò la sparizione”) inoltrandosi nel disastro. Il corpo spinto al limite è un’altra immagine centrale nella riflessione poetica di Frungillo: i fisici dopati delle campionesse di nuoto dell’ex- Repubblica Democratica Tedesca (Ogni cinque bracciate, Le Lettere 2009); la ricerca del piacere portata all’estremo nulla del desiderio tra i lacci del bondage (Il cane di Pavlov, Edizioni D’If 2013). Anche al centro di un importante saggio critico sulla poesia recente (Il luogo delle forze, Carteggi letterari 2017), Frungillo pone l’idea del corpo esemplare come grande rimosso del contemporaneo, e del “corpo nero” come negazione essenziale di un senso condiviso. Un nome in meno nasce dunque all’incrocio tra le due figure ossessive dell’autore: affiora dalla terra (dal mare) che reagisce respingendolo (“Sono state le correnti di Cuma”, p. 178) il resto di un corpo, la mancanza di un corpo, e con essa il dovere di cercarlo. (altro…)

Una frase lunga un libro #56: Vincenzo Frungillo, Le pause della serie evolutiva

frungillo

Una frase lunga un libro #56: Vincenzo Frungillo, Le pause della serie evolutiva, Oèdipus, 2016, € 11,50

Ma tentare, bisogna tentare,
perché il vuoto valga per ciò che vale,
resti una variante, sia lo sguardo pulsante,
ci distragga per un solo istante, ci porti a fondo,
ci porti a trasformare il tempo in spazio,
in camere e strofe, ci ricordi le parole,
la nostra scommessa finale. […]

Come fosse un viaggio.
Questo libro è un viaggio, fate proprio come se fosse un viaggio, perciò sedetevi e leggete, ma, come si fa nei viaggi, poi alzatevi, guardatevi intorno, alzate gli occhi e guardate in alto, osservate, lasciatevi portare per mano. Guardate la gente, non pensate a un monumento, pensate a un mondo, fate una pausa quando credete e poi ricominciate a camminare, perché così si legge la poesia, ci si porta una borsa leggera, ci si mette in ascolto e si fa in modo che il poeta la riempia, così si legge la poesia. Così faremo con Le pause della serie evolutiva, nuovo libro di Vincenzo Frungillo.
Frungillo ha sempre fatto i conti con la storia, con la scienza, con la filosofia. Ha sempre fatto in modo che la conoscenza entrasse nei suoi versi, e facesse da tramite alla comprensione del testo; fosse cioè un codice di lettura in più: insieme alla metrica, al ritmo, alla scelta delle parole e dell’argomento. È accaduto con Ogni cinque bracciate (Le Lettere, 2009), l’indimenticabile poema in ottave sulle nuotatrici della Germania Est, dove epica e allegoria portavano a galla – è proprio il caso di dirlo -, mostravano il senso del tempo e dell’uomo, e quindi della storia, attraverso un “racconto” sportivo estremamente simbolico, per periodo e luogo di collocazione. È accaduto ne Il cane di Pavlov (d’If, 2013), dove una storia sadomaso, di sottomissione e reclusione, e di morte, ci veniva – in fondo – a dire della solitudine, dello smarrimento e di come, a volte, ci si possa riconoscere e così sperare di salvarsi negli occhi di un altro.
Il viaggio che Frungillo ci invita a fare ha come stazione di partenza un lutto, una perdita. Una cosa naturale ma estremamente complicata, come la perdita del padre quando si è ancora giovani. Quella perdita, in un dato periodo, che è quello della crescita, della formazione, quello in cui un genitore trasmette, è una lacerazione, uno strappo che genera un vuoto profondo e inesorabile.

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Croma k, collana di poesia italiana contemporanea diretta da Ivan Schiavone, “Oèdipus edizioni”

Due anticipazioni della nuova collana di poesia italiana contemporanea diretta da Ivan Schiavone

Croma k, Oèdipus edizioni

Lorenzo Durante, Quarantore, Croma k 1, 2016

Vincenzo Frungillo, Le pause della serie evolutiva, Croma k 2, 2016

di Alessandro Morino, "qui tutto è distanza,"

di Alessandro Morino,
“qui tutto è distanza,”

Croma K 1 cròmo– e –cròmo (o –cromo) [dal gr. χρῶμα «colore»]. – Primo e secondo elemento di parole composte in cui significa «colore», «colorazione», «sostanza colorante, pigmento» e sim. 2 cròma s. f. [dal lat. chroma «colore (della pelle); intervallo musicale d’un semitono»]. – Figura musicale di durata equivalente alla metà d’una semiminima, cioè a un ottavo di semibreve; ha forma uguale a quella della semiminima ma con l’aggiunta di una codetta (♪). 3 chromakey (o chroma-key) s. ingl. (propr. «chiave cromatica»; pl. chromakeys), usato in ital. al masch. – 1. Nella televisione a colori, particolare tecnica che consente di far apparire sugli schermi televisivi un intarsio con immagini (scritte, disegni, luoghi o persone reali) diverse da quelle riprese dalla telecamera, ottenuto disponendo nello sfondo uno o più pannelli di un colore al quale il sistema di ripresa non sia sensibile, e sovrapponendo la scena, resa così incompleta, alle altre immagini registrate in precedenza o riprese contemporaneamente da altre telecamere. 2. estens. L’effetto ottenuto con tale tecnica. 4 komak (30’-DV-2002) Docu-fiction fantascientifica sul mondo dei rave-party. Ha visto la partecipazione di Alberto Grifi e Michele Canosa.

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